CONI TRENTINO

L'impegno per le Olimpiadi 2026 - intervista Presidente Paola Mora

Proposta di mozione. L’Iran negli ultimi anni è sotto i riflettori mondiali per la sua politica violenta e oppressiva nei confronti della popolazione.

Nel corso del 2018 oltre 7000 persone (manifestanti, giornalisti, studenti, ambientalisti, operai, difensori dei diritti umani, avvocati, attiviste per i diritti delle donne e delle minoranze e sindacalisti) sono state arrestate a seguito di scioperi, rivendicazioni di diritti, informazione anti-governativa o semplicemente critica nei confronti della politica in atto nel Paese.

Nelle piazze iraniane si sono riversati cittadini arrabbiati e desiderosi di cambiamento. Non solo economico, ma anche sociale, culturale e a favore del rispetto dei diritti fondamentali della persona. Le donne hanno manifestato contro l’obbligo di indossare il velo, rivendicando la libertà di decidere come vestire. Lavoratori di industrie, insegnanti, camionisti hanno chiesto, con scioperi e manifestazioni, salari più equi, pagamenti puntuali e condizioni lavorative più umane.

La piattaforma di messaggistica Telegram, con i suoi 40 milioni di utenti è diventata presto una nemica del Governo, poiché mezzo privilegiato per diffondere gli appuntamenti delle proteste nelle piazze. La app è stata quindi chiusa e vietata per ragioni di sicurezza nazionale.

Le storie di ingiustizia e soprusi sono tante. Tra queste quella di Nasrin Sotoudeh,. Premio Sakharov 2012 per la libertà di pensiero, nota avvocata e difensora dei diritti umani iraniana che è stata condannata a 38 anni di carcere e a 148 frustate per “collusione contro la sicurezza nazionale”, “propaganda contro lo Stato”, “istigazione alla corruzione e alla prostituzione”, e “essere apparsa in pubblico senza hijab” (il velo obbligatorio in Iran per le donne che copre la testa).

Nasrin Sotoudeh è conosciuta in tutto il mondo per il suo incrollabile impegno nella difesa dei diritti e delle libertà delle persone, per la sua opposizione alla pena di morte e il suo coraggioso sostegno per l’indipendenza della professione forense e del sistema giudiziario. Si è inoltre battuta per la difesa in particolare di donne e di giovani manifestanti contro il regime iraniano, a loro volta arrestati e condannati a pene ingiuste e sproporzionate. L’avvocata si è inoltre esposta, prima dell’arresto, contro l’applicazione di una nota aggiuntiva all’articolo 48 del codice penale iraniano, che vieta alle persone imputate di un certo tipo di reati, come quelli contro la sicurezza nazionale, il diritto di nominare un avvocato di fiducia. Il legale può essere selezionato solo tramite un’apposita lista approvata dal Capo del potere giudiziario.

Amnesty International chiede alla comunità internazionale, in particolare all’Unione europea, di “prendere pubblicamente una posizione forte contro questa vergognosa condanna e intervenire urgentemente per assicurare il rilascio immediato e incondizionato della detenuta”.

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Tutto ciò premesso il Consiglio della Provincia autonoma di Trento impegna la Giunta provinciale e nell’ambito delle rispettive competenze, la Presidenza del Consiglio

ad esprimere solidarietà e ideale vicinanza all’avvocata iraniana Nasrin Sotoudeh, condannata da un Tribunale iraniano a 38 anni di reclusione e 148 frustate, auspicando che il sostegno possa giungere sino alla sua cella di detenzione e che l’avvocata possa essere presto scarcerata e tornare libera alla sua vita, alla sua famiglia e alla sua professione.

intervenire presso il Governo e il Parlamento italiano affinché operino nei confronti dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea, del Governo iraniano affinché cessi nel Paese ogni forma di violenza e repressione lesiva dei fondamentali diritti umani.

 

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Cons. Lucia Coppola