Il 24 novembre scorso è stata presentata una ricerca commissionata ad Euricse dalla rete di organizzazioni Arcobaleno, Centro Astalli, Atas, Cgil e Kaleidoscopio e pubblicata nella collana “Quaderni” da Fondazione Migrantes. Il volume indaga l’impatto del sistema di accoglienza trentino da un punto di vista sociale ed economico e valuta i cambiamenti introdotti dal Decreto “Sicurezza e immigrazione” del 2018.

La Giunta Fugatti, dal suo insediamento, ha scientemente smantellato le politiche di supporto e integrazione dei migranti, generando disagio sociale, aumento del lavoro nero e disoccupazione.
Riporto testualmente quanto scritto nel comunicato stampa di Euricse: “Lo studio evidenzia come in Trentino, fino all’entrata in vigore del Decreto Sicurezza e Immigrazione del 2018, esistesse un sistema di accoglienza centralizzato e ben funzionante, basato sul coordinamento di circa 20 enti gestori, in particolare organizzazioni del Terzo settore, da parte di Cinformi.

Il numero di territori comunali interessati dall’accoglienza straordinaria è andato ampliandosi negli anni: 42 comuni nel 2016, 65 nel 2017, 69 a fine 2018. Due terzi del totale dei richiedenti asilo sono però sempre stati ospitati a Trento e Rovereto. Il 2018 ha visto un cambio di tendenza per il numero di richieste di asilo in Trentino, come nel resto d’Italia, con la conseguente riduzione di persone accolte e una diminuzione delle strutture ospitanti (84 strutture nel 2019 contro le 170 dell’anno precedente).

I principali cambiamenti introdotti dal D.L. 113/2018 riguardano la cancellazione del permesso di protezione umanitaria, la trasformazione del Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) in Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati (SIPROIMI) e la cancellazione dei servizi di integrazione per i richiedenti asilo, cambiamenti accompagnati da un sostanziale taglio delle risorse dedicate all’accoglienza.

L’analisi qualitativa, basata su 27 interviste e due focus group dedicati agli aspetti cruciali dell’abitare e del lavoro, porta in primo piano il punto di vista delle realtà direttamente e indirettamente coinvolte nella fornitura di servizi a richiedenti asilo e rifugiati, per quanto concerne l’accesso ai servizi di welfare locale, il mercato del lavoro, la coesione sociale e l’impatto territoriale.
Secondo i risultati dell’analisi di impatto realizzata da Eddi Fontanari con riferimento al 2016 – ovvero al massimo delle presenze – la spesa pubblica per l’accoglienza dei migranti ha contribuito a generare lo 0,03% del valore della produzione dell’economia trentina, con un’attivazione di oltre 9 milioni di euro distribuiti in particolare tra commercio, alloggio e ristorazione, sanità e assistenza sociale, oltre a trasporto e prestazioni professionali.

Guardando inoltre alle ulteriori ricadute sulle attività produttive in termini di beni e servizi intermedi e di consumi finali indotti, lo studio evidenzia che ogni euro speso per l’accoglienza ha generato complessivamente nel sistema economico trentino quasi due euro di valore della produzione (1,96), portando il totale da 9,4 a 18,5 milioni di euro nel 2016.
Nel capitolo dedicato alle conseguenze economiche della mancata accoglienza, curato da Sara Depedri, emerge che, a fronte di un risparmio di spesa, i potenziali costi diretti e indiretti generati dalla riduzione dei servizi di accoglienza, orientamento al lavoro e integrazione rischiano di superare significativamente i benefici.

Basti pensare al mancato prelievo fiscale legato al calo delle assunzioni di richiedenti asilo, all’aumento di costi a carico delle strutture di accoglienza a bassa soglia e di quelli per la fornitura di generi di prima necessità, al rischio di aumento delle fragilità socio-sanitarie alle quali i servizi territoriali devono rispondere, tra i quali gli accessi impropri al pronto soccorso. Senza contare i licenziamenti di operatori altamente qualificati, spesso giovani laureati trentini, con una conseguente dispersione delle competenze acquisite”.

 

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Tutto ciò premesso interrogo il Presidente della Provincia di Trento per sapere:

come valuti la decisione assunta, vale a dire smantellare il precedente sistema di accoglienza, anche alla luce di quanto emerge dalla ricerca Euricse, scelta che oltre ad aver prodotto gravi disagi sociali ha provocato costi economici superiori di quelli derivanti dal precedente sistema di accoglienza. In particolare mentre prima un euro speso per ogni persona accolta raddoppiava il valore di produzione nell’ economia trentina, oggi non genera più alcun beneficio;

se non ritenga che, alla luce dei dati forniti dello studio, la riforma genererà nel medio e lungo periodo sempre più consistenti costi sociali ed economici.

 

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Cons. Lucia Coppola