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COPPOLA (FUTURA) – INTERROGAZIONE * PESTICIDI: « PER UN “TRENTINO FREE ” SI INVESTA SULLA QUALITÀ DEI PRODOTTI AGRICOLI, A MAGGIOR RAGIONE IN TEMPO DI CORONAVIRUS »

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09.15 - mercoledì 22 aprile 2020

Per un “Trentino Free Pesticidi” che investa sulla salute di tutti e sulla qualità dei prodotti agricoli a maggior ragione in tempo di Coronavirus.

Premesso che:

le analisi dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ha evidenziato come i pesticidi siano presenti nel 54% delle acque dei fiumi e dei laghi trentini;
gli esiti della ricerca scientifica, condotta su persone residenti in Val di Non, raccontano che, analizzando le acque di superficie e sotterranee, gli erbicidi sono le sostanze più presenti, seguiti da insetticidi e fungicidi;
i dati relativi alla salute sono davvero allarmanti, soprattutto per quanto riguarda il famigerato glifosato, che è l’erbicida più diffuso al mondo, sparso a piene mani per finire le scorte visto che su indicazioni dell’Unione Europea doveva essere vietato dal 16 aprile;
chi affronta in Trentino, con lungimiranza e senso di responsabilità, il tema dei pesticidi non è certamente né contro i contadini né contro l’agricoltura;
non può non destare viva preoccupazione che tracce di questi veleni siano stati trovati anche in persone non collegate direttamente al loro utilizzo;
i Medici per l’Ambiente spiegano come la presenza nel DNA umano crei una rottura del genoma, inibendone successivamente la ricostruzione e obbligando la cellula a riprodursi in modo sbagliato e che il rischio di future malattie degenerative o di tumori è piuttosto concreto;
i cittadini che vivono in zone particolarmente dedicate ad agricoltura intensiva denunciano di essere stati, oltre che chiusi nelle case adiacenti alle coltivazioni dal Covid-19, pure devastati dai numerosi trattamenti effettuati con uso smodato di pesticidi;
la presenza della pandemia unita ai veleni sparsi nell’aria impedisce anche la semplice discesa nell’orto, nel giardino o lo sfogo necessario dato da terrazze e balconi;
è ormai chiaro che non serve produrre cibo con modalità intensive usando più OGM, più pesticidi, più veleni, ma ciò che serve è produrne di più alta qualità, sano, nutriente, al servizio delle persone e non contro di loro;
tracce di pesticidi vengono rinvenute nella polvere delle abitazioni, nell’urina, anche nei periodi di non trattamento, nel latte delle mamme e persino nei cordoni ombelicali dei bambini, gravidi di veleno;
ci sono esempi di agricoltori che producono cibo di qualità e con maggior reddito senza l’uso di pesticidi e con riduzione di trattamenti: questo modo di produrre si chiama agricoltura biologica e biodinamica.

Tutto ciò premesso interrogo il presidente della Provincia di Trento per sapere:

come mai anche la nostra provincia non si sia resa conto dell’effetto perverso e moltiplicatore di disagio costituito dall’epidemia di Covid-19, unito all’uso di pesticidi, stabilendo, secondo il principio di precauzione, un patto con gli agricoltori, prime vittime dei danni alla salute provocati dai pesticidi, in un momento così delicato per la vita di tutti noi;
perché si è ritenuto di non dare importanza al grido di allarme delle popolazioni investite da questo grande problema che caratterizza il Trentino più di altre regioni e province italiane, anche in relazione alla pandemia;
perché, a fronte di una palese sofferenza da parte degli operatori del settore agricolo, dei cittadini, soprattutto dei bambini, dei malati e delle persone più fragili, non si sia colta l’occasione per operare un salto di qualità non più rinviabile, anche alla luce delle migliaia di firme, oltre 13 mila, raccolte in Trentino per promuovere un Referendum che consenta alla nostra provincia di diventare un Distretto Biologico;
perché non si rende più stringente la normativa che riguarda le distanze, il rinnovamento dei macchinari, vietando l’uso di pesticidi in aree adiacenti a zone sensibili, frequentate da persone vulnerabili (ma la salute dovrebbe essere un diritto per tutti!);
perché non si stimolano i Comuni comuni ad applicare il principio di precauzione così come definito nella specifica norma europea, rendendo più stringenti le attuali linee guida, a tutela non solo della salute dei cittadini, ma anche di chi pratica l’agricoltura e dell’attività turistica, che costituisce per il nostro territorio una fonte di reddito importantissima;
perché non si ambisca, oltre i proclami pubblicitari, a un marchio Verde di qualità, spendibile nel resto d’Italia e all’estero, che sancisca la salubrità del nostro Trentino;
perché non si miri ad una produzione di qualità, a un territorio sano con aria e corsi d’acqua liberi da sostanze tossiche;
perché non si investa di più nel recupero delle aree agricole, fonte di reddito e di lavoro buono per tanti giovani interessati, censendo terreni abbandonati e dismessi, con la Banca della Terra;
perché non si sovvenzionano, a partire dalla crisi economica incombente, imprese che potrebbero riconvertirsi nello sviluppo agricolo, individuando le eccellenze dei prodotti e perseguendo la bio-diversità;
perché, a fronte della nuova disoccupazione e della mancanza di manodopera straniera, dovuta all’epidemia in corso, non si incoraggi e incentivi con azioni concrete il ritorno al lavoro agricolo, anche sostenendo le aziende che investono sull’occupazione e sulla salute degli agricoltori, dei cittadini e dell’ambiente.

 

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Cons. Lucia Coppola

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