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COPPOLA (FUTURA) – INTERROGAZIONE * ORSA JJ4: « LA PAT NON RITIENE LA CAPTIVAZIONE PERMANENTE PRESSO IL RECINTO DEL CASTELER UNA MISURA SPROPORZIONATA? »

Tutti ricordiamo la vicenda di JJ4, l’orsa Gaia, protagonista lo scorso 22 giugno di un incontro sul Monte Peller con due cacciatori, che hanno riportato fortunatamente ferite non gravi.

A seguito dell’incidente è scattata l’ordinanza del presidente della Provincia di Trento per l’abbattimento dell’orsa che il Tar di Trento ha sospeso ritenendo il fatto non imputabile al comportamento problematico dell’orso ma a un più ampio problema di gestione della convivenza con gli esseri umani.

L’11 agosto scorso una nuova ordinanza del presidente della Provincia di Trento revocava la precedente e ordinava al Servizio foreste e fauna, tramite il personale del Corpo forestale, a dare continuità al monitoraggio dell’area interessata da JJ4 al fine della tutela della sicurezza pubblica ed a procedere nel più breve tempo possibile alla cattura dell’orsa per la captivazione permanente nel recinto del Casteler, ormai noto per essere una prigione a cielo aperto del tutto inadatta alla reclusione permanente degli orsi, come ha ammesso lo stesso Genovesi di Ispra.

Chi ha seguito la vicenda di JJ4, madre di tre cuccioli, sa che nei 14 anni della sua esistenza non ha mai creato nessun tipo di problema. Da quando è stata catturata e collarata è tornata ad essere “un’ orsa fantasma”: nei due mesi seguenti è praticamente rimasta sempre nascosta nei boschi coi suoi cuccioli. Non si capisce quindi come l’incidente abbia potuto creare “significativi e immediati rischi per l’incolumità pubblica”, come riportato dall’ordinanza. Si legge che “dati pregressi relativi al Trentino e bibliografici evidenziano la possibilità che determinati soggetti di orso possano arrivare a reiterare gli attacchi all’uomo”, ma questa appare un’affermazione temeraria considerato il temperamento mite ed elusivo che JJ4 ha mostrato durante tutta la sua esistenza, fino all’incontro fortuito coi due cacciatori. Si legge inoltre che “la zona dove è avvenuta l’aggressione si trova a monte di un grosso centro abitato (Cles), che è accessibile liberamente al traffico automobilistico ed è caratterizzato nella stagione estiva da un importante flusso di gente, locali e turisti, facendo aumentare in maniera significativa la possibilità di ulteriori incontri, anche ravvicinati, con il soggetto in questione”.

Affermazioni molto imprecise: la zona dell’incidente in loc. Torosi si trova in luogo isolato e disabitato a quasi 1800 metri circa di quota, mentre il paese di Cles si trova a 600 metri e a ben 13 km di distanza, ovvero a circa mezz’ora d’auto per una disagevole strada forestale. Il fatto tra l’altro è accaduto in orario serale – 18.30 – e non diurno come affermato. Il luogo in questione non ha alcun sentiero ufficiale riportato sulle mappe e quindi è poco frequentato a parte qualche locale, come per esempio cacciatori del posto, ma certamente non dai turisti che di solito transitano in automobile sulla strada forestale sottostante che porta verso il rifugio Peller o verso la Val Nana.

Il dosso di Torosi, che ad ovest degrada in un versante selvaggio, impervio e disabitato, per la sua conformazione orografica sulla sommità ha favorito l’incontro fortuito tra orsa e cacciatori che, provenendo da versanti opposti, non hanno potuto avere percezione della reciproca presenza. Insomma l’orsa, coi suoi cuccioli, era assolutamente nel suo ambiente naturale e ha reagito a una intrusione a difesa della prole.

La relazione forestale alla quale ci si appella nell’ordinanza è piuttosto chiara nel ricostruire la dinamica in proposito e non afferma in alcun modo le ipotesi di pericolosità di JJ4: la “fatta” dell’orsa rivenuta sul luogo dell’incidente è sintomo invece di forte stress dell’animale. La successiva conferma della presenza dei 3 cuccioli dimostra inoltre la fondatezza del parere dei vari esperti che si sono pronunciati: l’orsa ha difeso il suo territorio e la prole da una intrusione umana. Perciò la decisione dell’abbattimento prima, e della cattura poi, è un provvedimento assolutamente sproporzionato e senza alcun fondamento scientifico.

Lo stesso Pacobace prescrive altre azioni primarie prima di arrivare alla captivazione: analisi accurata della storia dell’animale, monitoraggio, traslocazione e solo in casi estremi, e non è questo il caso, la captivazione o l’abbattimento.

 

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Ciò premesso interrogo il presidente della Provincia di Trento per sapere:

la motivazione per la quale l’ordinanza dell’11 agosto scorso, di cui si parla in premessa, come quella del 27 agosto 2020 avente per oggetto altri orsi segnalati in prossimità degli abitati di Andalo, Dimaro Folgarida, non è consultabile sul sito della Provincia di Trento, tenendo conto che ogni atto amministrativo deve essere trasparente e quindi rintracciabile facilmente;

la motivazione reale che induce a scrivere in una ordinanza che sussistono significativi e immediati rischi per l’incolumità pubblica, tenuto conto che l’orsa JJ4 in 14 anni non ha mai dato alcun problema e che il Pacobace stesso prescrive formalmente lo studio caso per caso, con accurata analisi della storia dell’animale, cosa mai avvenuta, prima di procedere ad abbattimento o captivazione. Addirittura in prima istanza l’animale era stato condannato all’abbattimento da una ordinanza emessa in meno di 24 ore, senza neppure sapere quale fosse l’orso protagonista dell’incidente coi cacciatori;

la motivazione reale che descrive la vicinanza della zona dell’incidente al paese di Cles (distante oltre 10 km) e l’afflusso di persone e turisti a 1800 metri di quota, in una zona assolutamente disabitata;

se non ritenga, come evidenziato da esperti, che si è trattato di un incontro del tutto fortuito favorito dall’orografia della zona dove l’orsa, madre di tre cuccioli, fattore da non sottovalutare per comprendere l’incidente, ha reagito naturalmente per paura ad un’ intrusione umana;

se non ritenga che la captivazione permanente presso il recinto del Casteler sia una misura sproporzionata ed anzi appaia piuttosto la strada più facile per liberarsi di un problema piuttosto che affrontare seriamente e in modo costruttivo la gestione della possibile convivenza tra orsi e uomo;

come mai da mesi sono segnalati diversi orsi sulla Paganella (vedi i molti articoli di giornali e video su Youtube), abituati ad alimentarsi dai cassonetti dei rifiuti, che indica chiaramente che non ci sono cassonetti antiorso a sufficienza e che soprattutto non è stata fatta efficace dissuasione per scoraggiare questi comportamenti.

La stessa Forestale sul caso M57 ha affermato che l’orso è stato catturato poco distante dall’incidente col carabiniere, mentre era intento a rovistare nei rifiuti dei cassonetti. A questo proposito si chiede di conoscere il numero e le date delle dissuasioni, con quali mezzi sono state fatte, quanti cassonetti antiorso sono stati posizionati in Paganella. Nella mappa diffusa dalla Provincia è inoltre segnalata un’orsa con cuccioli a pochi chilometri dal lago di Andalo dove è successo l’incidente con M57: si chiede pertanto di conoscere quali azioni di prevenzione e informazioni ai turisti e residenti siano state intraprese;

se non ritenga utile fare in modo che i turisti trovino nella stanza d’albergo delle zone interessate un apposito depliant informativo sulle cautele da adottare e i comportamenti da osservare in caso di incontro col plantigrado.

 

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Cons. Lucia Coppola