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COPPOLA (FUTURA) – INTERROGAZIONE * CORONAVIRUS – PROTEZIONI DPI : « QUANTE MASCHERINE DI TIPO FFP2 SONO A DISPOSIZIONE DI OSPEDALI, CASE RIPOSO, GUARDIE MEDICHE E MEDICI DI BASE? »

In questi giorni di emergenza sanitaria è arrivato forte e chiaro l’allarme lanciato dal sindacato Nursing Up che lamenta la mancanza di dispositivi di protezione, in particolare nelle terapie intensive degli ospedali Santa Chiara di Trento e Santa Maria del Carmine di Rovereto.

Le guardie mediche riferiscono che i kit di sicurezza a loro disposizione sono spesso insufficienti.

La stessa denuncia viene dal Direttore della Scuola di Medicina generale. Molti medici di base e guardie mediche hanno dovuto provvedere in proprio ad acquistare strumenti di protezione, spesso reperibili con difficoltà e a prezzi lievitati.

I Sindacati lamentano che i kit di protezione sono insufficienti. Una mascherina chirurgica copre al massimo per 3 ore, una mascherina FFP2 al massimo per 8 ore.
Il dott. Ioppi, Presidente dell’Ordine dei Medici, sostiene che mancano gli strumenti per lavorare in sicurezza.

Analoga situazione nelle case di riposo trentine dove il problema della mancanza di ausili di protezione mette in grande pericolo sia i residenti che gli operatori sanitari.
A chi lavora quotidianamente in trincea e vive una situazione drammatica sulla propria pelle la Giunta risponde che i dispositivi di protezione ci sono. Sarebbero in distribuzione tre tipi di mascherine: quelle prodotte da aziende locali, protocollate non per il sistema sanitario ma di tipo prudenziale; quello di tipo chirurgico-sanitario per la protezione reciproca che non garantisce però chi lo porta; e quello di tipo FFP2 a doppio supporto sanitario (aspiratorio/espiratorio) con filtro, destinato ad ospedali e case di riposo.

Desidero ricordare la dottoressa Gaetana Trimarchi, professionista di continuità assistenziale in Val di Fassa, deceduta dopo aver contratto il virus. A lei va il mio grato ricordo e alla sua famiglia il mio cordoglio più sincero. E’ stato riferito in un primo tempo che abbia seguito e curato pazienti senza protezioni di sicurezza adeguate, perché non a disposizione. La Giunta smentisce. Ci sarà una indagine interna all’APSS.

Nessun medico e operatore sanitario dovrà morire perché sono mancati i dispositivi di protezione. Non è accettabile.

Su un quotidiano locale ho letto una intervista ad un virologo dell’Università statale di Milano che ha tracciato un futuro quantomai incerto per quel che riguarda l’evoluzione della pandemia.

Secondo il suo illustre parere il ritorno alla normalità sarà lungo e graduale e per almeno un anno, o forse più, dovremo abituarci ad indossare le mascherine di protezione ed avere un gel disinfettante sempre a portata di mano. Questo soprattutto per evitare una seconda ondata di influenza Covid.

Le mascherine sono difficilmente reperibili nella farmacie e dove sono presenti ne consegnano pochissime per evitare di rimanere senza.

 

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Ciò premesso si interroga il presidente della Provincia per sapere;
quante mascherine di tipo FFP2 sono a disposizione degli ospedali, delle case di riposo, delle guardie mediche e dei medici di base;
se il numero di mascherine FFP2 sono sufficienti a coprire il fabbisogno e in caso di risposta negativa quali sono i tempi di approvvigionamento;
come intende rispondere alla denuncia del Sindacato Nursing Up, che lamenta la mancanza di mascherine e dispositivi di protezione, nei reparti di terapia intensiva di Trento e Rovereto e anche in altri reparti;
quale è la reale situazione relativa alla copertura di dispositivi di sicurezza nelle case di riposo trentine;
se si intende provvedere a aumentare la fornitura di mascherine alle farmacie;
se viene effettuato un controllo sui prezzi della vendita al pubblico delle mascherine di protezione;
se, facendo seguito a quanto ha riferito il virologo intervistato, citato in premessa, e cioé che la popolazione dovrà abituarsi a indossare mascherine di protezione per lunghi mesi, intende promuovere una produzione massiccia di un dispositivo di protezione adeguato, in modo da non ritrovarsi scoperti nel momento del bisogno, quando la popolazione riprenderà gradualmente l’attività esterna;
se non ritenga utile rendere obbligatorio, come fa la vicina Austria, l’uso di mascherine protettive a tutti coloro che si recano a fare la spesa nei negozi e supermercati e utilizzano i mezzi pubblici.

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cons. Lucia Coppola