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COPPOLA (FUTURA) * FEMMINICIDI: « L’ULTIMA CHANCE, COME NEL CASO DI TANTE DONNE UCCISE PER MANO DI UN COMPAGNO, È SPESSO LA TRAPPOLA MORTALE CHE LE STRAPPA ALLA VITA »

Il diritto di vivere. A volte il cielo piange lacrime di pioggia che corrispondono al nostro sentire. E’ il caso di questa mattina di sventate improvvise e di pioggia battente, che muovono gli alberi e il cuore, mentre rifletto sui casi della vita. Sulla difficoltà di essere donna in un mondo ancora profondamente misogino, dove un sessismo esasperato e benedetto da odiatori di professione incoraggia ogni sorta di violenza contro le donne: mediatica, sul web, fisica, vessatoria, persecutoria.

Nelle relazioni personali, sul posto di lavoro, a scuola, in politica. Scritta, detta, decantata, agita. Qualcosa di cui vantarsi, per cui acquisire meriti, visibilità e fare nuovi adepti tra i barbari del consorzio umano, o per meglio dire, disumano. Basti pensare agli attacchi e agli insulti a Carola Rakete o a Michela Murgia, tutti o quasi basati sull’aspetto fisico, sulle presunte appartenenze politiche, ma soprattutto perché fanno parte del genere femminile, da parte dell’ormai ex ministro degli interni.

Per non parlare della derisione e delle offese nei confronti della nuova ministra all’agricoltura, Teresa Bellanova, colpevole di non essere una silfide e di aver osato indossare un vestito blu elettrico a balze. Lei, con dignità e senso dell’umorismo, ha rispedito al mittente, affermando che si sentiva così, elettrizzata e contenta, colorata dentro il palazzo che ha assistito muto e inerme alle esternazioni a torso nudo sulle italiche spiagge, ai mojito e agli hamburger grondanti maionese, al populismo e al sovranismo spinti, nel tentativo, spesso riuscito, di una identificazione corale, di popolo, a questa apparente “semplicità”.

Il tutto condito da volgarità e da una rozzezza politica e umana di cui ora qualcuno sembra accorgersi, svegliatosi all’improvviso dal sonno della ragione che, come è noto, genera mostri. Tutto ciò era, è accettabile perché si trattava di un uomo.

Ma questo cielo che oggi piange mi suggerisce purtroppo immagini di morte, che irrompono dolorose nel paesaggio della mia infanzia e della mia giovinezza. Tra gli ulivi e l’azzurro immenso e profondo del lago di Garda, che hanno assistito impotenti all’ennesimo femminicidio.

Nella notte ancora tiepida di fine estate, quando l’umidità risale dalle onde e avvolge il mondo, mentre si spegne l’ultima stella, la luna impallidisce e si ritrae e il paesaggio diventa silenzioso e immoto nella meraviglia dell’attesa dell’alba. In quella bellezza, tra l’erba e le sdraio, i tavolini e il ricordo di una serata di allegria condivisa è rimasto il corpo senza vita di una giovane donna, Eleonora.

Ancora una volta, per l’ultima volta si è fidata delle promesse d’amore di un uomo violento che ha ucciso il suo sorriso mite, che l’abbracciava nei selfie, pensando già, forse, a come avrebbe potuto spegnerlo, liberarsi di quel sentimento, di quell’amore, della mitezza e della dolcezza che trasparivano dagli occhi di questa donna indifesa, fiduciosa, innamorata.

Che aveva già sperimentato la violenza del marito, suo marito da poco più di un anno, tanto da denunciarlo a fine agosto, ma poi ci aveva riprovato, ad amarlo e a credere in lui.

L’ultima chance, come nel caso di tante donne uccise per mano di un marito, di un amante, di un fidanzato è spesso la trappola mortale che le strappa alla vita.

Cosi, quel mondo pacificato e in armonia avrà assistito impotente alla violenza consumata, che ne ha bruciato la sacralità e violato la compostezza, sporcando gli ulivi, alberi di pace, col sangue di questa donna innocente.

Colpire i viso, soprattutto il viso, deturparne i lineamenti gentili, offendere le fattezze, spegnere lo sguardo. Colpire il capo, il luogo dei pensieri, della mente, incredula ancora di fronte al misfatto che si perpetrava. Allo scempio dei sentimenti, al rispetto della persona, alle carezze che diventano schiaffi, pugni, spinte. Faccio fatica stamattina a pensare positivo e a credere a fatti isolati ad opera di qualche balordo, di una persona disturbata, di un folle.

Perché questo nostro paese, e il Trentino, dove si tagliano i fondi necessari a portare avanti nelle scuole i percorsi dedicati alla relazione di genere e contro l’omofobia, dimostra di non capire la gravità di quanto avviene. Tolto poi strapparsi le vesti e deprecare.

Perché, insieme alla certezza della pena (ricordo che anche nei casi di femminicidio se si procede al rito abbreviato la pena viene decurtata di un terzo!), ci vuole protezione da parte delle istituzioni e di coloro che devono far rispettare le leggi, ma serve soprattutto cultura, ci vogliono saperi e studi.

Ci vogliono interventi specifici e precisi nei confronti dei ragazzi e delle ragazze, dedicati alla cura della relazione sentimentale, della sessualità, protetta e desiderata da entrambe le parti. Mai subita, mai violenta.

Ci vogliono attenzione e azioni educative nei confronti di chi manifesta atteggiamenti violenti o poco consoni e, nel contempo, è necessario rafforzare l’autostima, la consapevolezza dei propri diritti, da parte delle bambine, delle ragazze, delle donne in genere.

Purtroppo con persone problematiche, aggressive, possessive, violente, instabili emotivamente, diseducate all’amore, la propensione sempre presenti nei nostri cuori generosi all’”io ti salverò” il più delle volte non paga. Impariamo a difenderci, dall’amore mal riposto come dall’odio. Da noi stesse.

E l’ultima chance, l’ultimo appuntamento, l’ultimo sorriso, riserviamolo a noi stesse.

Abbraccio forte la famiglia di Eleonora che ha perso il suo sorriso e la dolcezza che traspariva dl suo viso.

 

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Lucia Coppola

Consigliere provinciale Futura