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COPPOLA (EUROPA VERDE) – INTERROGAZIONE * PANDEMIA: « L’AUMENTO DEL DISAGIO PSICOLOGICO A CAUSA DEL COVID È REALTÀ ANCHE IN TRENTINO? »

Questi lunghi mesi di pandemia hanno prodotto effetti importanti sull’equilibrio psicologico di molte persone, in particolare tra i giovani. L’Oms l’ha chiamata “pandemic fatigue”, stress da pandemia, e colpisce sei persone su dieci.

Degli studi condotti dall’Università di Torino hanno evidenziato nella popolazione un aumento di ansia, depressione e stress collegati al Covid. La convivenza tra il distanziamento sociale, necessario al contenimento del contagio, e la limitazione delle relazioni interpersonali hanno creato e creano un notevole disagio tra la popolazione. La precarietà del presente e la paura del futuro sono in grado di alimentare le angosce che, in alcuni casi, diventano clinicamente evidenti.

I disturbi più diffusi rilevati in questo periodo sono quelli dell’ansia ma anche disturbi psicosomatici, come la difficoltà a dormire o la difficoltà a concentrarsi.

Il Ministero della Salute ha sottolineato che “la paura, la preoccupazione, l’incertezza e i fattori di stress costanti nella popolazione durante l’epidemia di Covid-19 possono portare a conseguenze a lungo termine all’interno della comunità, della famiglia e degli individui.”

Un crescente numero di studi indica che quella degli adolescenti è una delle fasce di popolazioni più esposte alle conseguenze psicologiche della pandemia di Covid-19.

A descrivere le dimensioni del problema in Italia è uno studio nazionale condotto su 2.064 ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 19 anni che ha rivelato disturbi della sfera emotiva di rilievo, specialmente tra le giovani donne. Nella popolazione femminile, infatti, i livelli di preoccupazione e di ansia sono risultati più elevati, così come i sentimenti di angoscia e tristezza causati dalla solitudine avvertita durante il lockdown, facendo emergere il ruolo cardine delle lezioni scolastiche in presenza nello sviluppo psichico e sociale degli adolescenti.

Susanna Esposito, docente ordinario di Pediatria all’Università di Parma, direttore della Clinica pediatrica all’Ospedale Pietro Barilla di Parma e presidente dell’Associazione mondiale per le malattie infettive e i disordini immunologici (Waidid) ha dichiarato, fotografando l’impatto che la chiusura della scuola ha avuto sugli adolescenti, che “nella popolazione femminile, l’80% ha evidenziato disturbi della sfera depressiva e la tristezza si associa a un senso di isolamento.” In particolare, il sentimento di solitudine è stato avvertito dal 42,5% delle ragazze e dal 32,5% dei ragazzi, con mancanza del senso di comunità che è emerso nel 26,5% delle ragazze e nel 16% dei ragazzi.

Tra le altre cause di solitudine, lo stop delle attività sportive svolte a scuola (20%), risultato più evidente tra i ragazzi (13,4%) rispetto alle ragazze (6,7%). Riguardo alle ragazze il 48,7% ha riportato di aver pianto durante il giorno rispetto al 13,7% dei ragazzi, con ansia e agitazione che, in generale, hanno riguardato circa il 40% degli intervistati (24,6% ragazze e 14,6% ragazzi), causata dalla separazione dai propri compagni. Il 27% degli intervistati ha invece riportato sintomi di ansia per timore di non riuscire a stare dietro allo studio. Non è neppure da sottovalutare un ritardo nella formazione scolastica degli studenti che avrà delle sicure ripercussioni nel loro rendimento futuro.

Il problema quindi diventa di salute pubblica, essendo la salute un bene della persona che riguarda la sua globalità fisica e psichica.

 

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Tutto ciò premesso interrogo il Presidente della Provincia per sapere:

se ritenga che il fenomeno dell’aumento del disagio psicologico correlato al Covid sia una realtà anche in Trentino;

se e come la Provincia sta monitorando la situazione;

se le strutture sanitarie hanno rilevato una crescita della richiesta di sostegno psicologico tra la popolazione trentina in generale e nella fascia pediatrica e adolescenziale;

se nelle scuole è emerso un aumento di casi di disagio individuale negli studenti;

quali azioni sono state attivate e si pensano di attivare a livello scolastico per fronteggiare questa situazione;

se le strutture sanitarie pubbliche sono in grado di rispondere alla crescente richiesta di prestazioni, prima della pandemia non prevedibile;

quali azioni intenda intraprendere per potenziare e adeguare la sanità pubblica a questa nuova situazione correlata al Covid, tenuto conto che vi è un’alta probabilità che la pandemia si protragga per l’intero anno.

 

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Lucia Coppola

consigliera provinciale/regionale
Gruppo Misto/Europa Verde