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COPPOLA E GHEZZI (FUTURA) – INTERROGAZIONE * SANITÀ TRENTINA: « LA PAT HA INTENZIONE DI AVVIARE DELLE TRATTATIVE CON IL GOVERNO NAZIONALE PER RIDEFINIRE L’ENTITÀ DELLE RISORSE? »

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16:15 - 27/05/2019

La sanità trentina naviga in un mare di incertezze e contraddizioni. L’assessora alla sanità ha chiesto al direttore generale dell’Apss un piano di efficientamento che porti nel giro di quattro anni a ridurre di 120 milioni in totale la spesa per la sanità (10 milioni nel 2020, 20 nel 2021, 40 nel 2022 e 50 nel 2023).

L’assessora spiega che «l’attuale dinamica di spesa è insostenibile» e chiede che i tagli incidano sul nuovo modello organizzativo dell’Azienda sanitaria e che, quindi, tutta la macchina si adegui al fine di arrivare a una sostanziale riduzione della spesa annuale.
Una decisione presa dalla Giunta senza un confronto con le parti sociali.

Recentemente l’assessora Segnana aveva annunciato un piano di intervento milionario a sostegno della natalità oltre all’intenzione di realizzare la promessa elettorale della riapertura dei punti nascita e potenziamento degli ospedali periferici. Ha comunicato inoltre la possibile istituzione di un’unità operativa di neurochirurgia ad Arco. Un progetto che necessita di mezzi e risorse importanti, nuovi macchinari, medici e anestesisti 24 ore su 24.

Non si capisce come si riescano a conciliare tali progetti faraonici con i tagli prospettati. Infatti di tagli si tratta e poco importa che l’assessora li chiami invece razionalizzazione e efficientamento.

Una riduzione di risorse di 120 milioni di euro in quattro anni avrà senz’altro ripercussioni sulla qualità del servizio sanitario che deve essere garantita a tutti i cittadini. Sarà inevitabile penalizzare dei servizi che invece hanno bisogno di sostegno e potenziamento.

E’ assurdo avere l’obiettivo di garantire l’apertura dei punti nascita sul territorio, quando un parto a Cavalese costa all’incirca 12 mila euro e a Trento circa 1800 euro, ed è contraddittorio con la richiesta di razionalizzazione e contenimento della spesa.

Si pensa di procedere con la rotazione dei medici. Già i concorsi vanno deserti, ora si intenderebbe obbligare le equipe mediche a prestare servizio negli ospedali periferici a rotazione. Una modalità che certamente farà scappare ulteriormente i medici dalla nostra provincia. Inoltre questi i medici dovranno essere pagati di più e anche qui sorgono dei dubbi sui metodi che si vogliono adottare per razionalizzare le spese.

Si pensa di efficientare il piano del personale, ma si teme che questo possa essere il preludio ad ulteriori tagli. Eventuali tagli al personale medico e infermieristico, già sottodimensionati, metteranno a rischio la qualità e la sicurezza delle cure. Da tempo anche l’ordine delle professioni infermieristiche della Provincia di Trento richiede l’adeguamento del personale infermieristico a standard internazionali a garanzia della sicurezza dei cittadini. Il settore sanitario è essenziale per una economia stabile e funzionante, in quanto ha un impatto positivo sulla performance economica di altri settori dell’economia, attraverso i posti di lavoro che generano e grazie all’acquisto di beni e servizi.

Sul fronte ricavi l’assessorato parla di compartecipazione alla spesa da parte degli utenti che tradotto vuol dire aumenti dei ticket sanitari. Anche qui le più colpite saranno le fasce più deboli della popolazione.

Per quello che riguarda i farmaci oncologici anche in quel campo si intende ridurre la spesa, aumentando la percentuale dei casi di ricorso ai prodotti generici. Tali farmaci, se da un lato possono avere un costo unitario inferiore, dall’altro è altrettanto vero che possono differire talora, da quelli originali, per biodisponibilità. Pertanto, le scelte di politica sanitaria non dovrebbero considerare i soli aspetti economici, ma anche quelli qualitativi sia in termini di efficacia che di sicurezza.

La popolazione trentina sta sempre più invecchiando e quindi aumenta la necessità di interventi sanitari e di welfare: due settori strategici che ora sono a rischio a seguito della riduzione delle risorse di bilancio ma anche di una politica scellerata. Le promesse elettorali che hanno giocato sulla emotività degli elettori ora si scontrano con la realtà della riduzione delle risorse. Forse non è troppo tardi, quello che è in gioco non sono le percentuali di consenso ma il futuro della sanità trentina e di tutti i cittadini il cui diritto alla salute è messo pesantemente in discussione.

 

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Tutto ciò premesso si interroga il presidente della Giunta provinciale e l’assessora competente per sapere:

se sia nelle loro intenzioni avviare delle trattative con il governo nazionale per cercare di ridefinire l’entità delle risorse a sostegno della sanità trentina;

se abbiano intenzione di convocare gli stati generali della sanità per discutere in modo approfondito delle priorità della sanità trentina;

come intendano affrontare il problema del sottodimensionamento del personale medico e infermieristico rispetto ai bisogni della popolazione;

se non ritengano che eventuali ridimensionamenti del personale medico e infermieristico rappresentino una scelta gravissima, se si considera l’attuale carenza di personale medico e infermieristico e le conseguenti gravi ricadute sulla sicurezza e la qualità delle prestazioni ai malati;

se non ritengano che la rotazione del personale medico sul territorio causerà ulteriori fughe dalla sanità trentina e sempre meno medici parteciperanno ai concorsi presso i nostri ospedali;

se corrisponda al vero che intendano prendere in considerazione la sostituzione dei farmaci oncologici originali con quelli generici;

se ritengano che la riduzione delle risorse a disposizione influiranno sulle promesse riduzioni dei tempi di attesa per le visite mediche e per gli accessi al Pronto soccorso che necessitano, per essere contenuti, di un potenziamento del personale medico e infermieristico;

come intendano conciliare la razionalizzazione della spesa sanitaria con la decisione di investire risorse per la riapertura dei punti nascita periferici e il potenziamento degli ospedali periferici;

i risultati del tavolo di lavoro istituito a marzo con il compito di valutare costi e benefici per la costituzione di un’Unità Operativa di neurochirurgia presso l’Ospedale di Arco, in stretto contatto con l’U.O. del Santa Chiara;

se la razionalizzazione preveda di tagliare il numero di minuti assistenziali per paziente, già a un livello minimo per quanto riguarda le indicazioni della letteratura scientifica;
se sia ancora nelle intenzioni provvedere alla chiusura dell’Osservazione breve presso il pronto soccorso dell’ospedale Santa Chiara, che produrrebbe come risultato o le dimissioni forse premature del paziente o il ricovero in reparti che sono già saturi;

quale sia la strategia che sottende alla richiesta di razionalizzazione della sanità pubblica con una riduzione di spesa di 120 milioni in quattro anni e il contestuale aumento del finanziamento alle strutture private convenzionate che passa da 20,4 milioni di euro nel 2018 a 22,8 milioni nel 2019, con un aumento dell’11,7%.

 

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Lucia Coppola
consigliera provinciale di Futura 2018

Paolo Ghezzi
consigliere provinciale di Futura 2018

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LANCIO D'AGENZIA

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