Premesso che:

il Consiglio della Provincia autonoma di Trento nel maggio 2016 ha approvato una mozione che impegnava tra l’altro la Giunta a promuovere la creazione di reti territoriali contro le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, per la realizzazione di interventi di informazione, sensibilizzazione e diffusione di buone prassi, nell’ambito dei soggetti del sistema integrato dei servizi sociali;
per dare attuazione al suddetto impegno, la Provincia autonoma di Trento ha individuato la rete RE.A.DY (Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere ) come opportuno luogo per la promozione, lo scambio e la messa in rete di iniziative e progetti per l’inclusione e la non discriminazione delle persone LGBT;
la Giunta provinciale di Trento ha così approvato nel 2017 la delibera 334, che prevedeva l’adesione della Provincia alla rete “RE.A.DY”;
La rete RE.A.DY è nata nel 2006 su iniziativa dei Comuni di Torino e di Roma con lo scopo di unire gli enti pubblici nella promozione di buone pratiche rivolte alla lotta delle discriminazioni di genere. Attualmente sul nostro territorio provinciale hanno aderito alla rete, oltre alla Provincia di Trento, anche i Comuni di Trento, Mori e Arco.

Tra gli impegni degli aderenti alla Rete e quindi della Provincia di Trento:

avviare, ove possibile, un confronto con le Associazioni LGBT locali;
favorire l’emersione dei bisogni della popolazione LGBT e operare affinché questi siano presi in considerazione anche nella pianificazione strategica degli Enti;
sviluppare azioni positive sul territorio;
comunicare alla Rete le esperienze realizzate;
supportare la Rete nella circolazione delle informazioni;
creare una pagina informativa delle attività della rete sul proprio sito seguendo una traccia comune;
partecipare alla giornata tematica annuale anche con propri eventi di rilevanza pubblica;
partecipare agli incontri annuali tra i partner della Rete;
avviare, ove possibile, una collaborazione interistituzionale tra diversi livelli di governo locale.

Considerato che:

la Dichiarazione Universale dei diritti umani, adottata delle Nazioni Unite nel 1948, all’art. 2 sancisce che ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate dalla Dichiarazione stessa, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione;

la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, proclamata il 7 dicembre 2000, all’art. 21, vieta qualsiasi forma di discriminazione fondata sul sesso, la razza, il colore della pelle e l’origine etnica e sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l’età e l’orientamento sessuale;

la Costituzione della Repubblica italiana riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo e all’art. 3 sancisce il divieto di discriminazione affermando che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, e che è compito della Repubblica rimuovere tutti gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese.

Considerato inoltre che:
in Trentino, come nel resto d’Italia, le persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender (lgbt) vivono situazioni di discriminazione nei diversi ambiti della vita familiare, sociale e lavorativa a causa del perdurare di una cultura condizionata dai pregiudizi. Basti ricordare in ordine di tempo alla recente aggressione fisica e verbale ai danni di una coppia gay a Mezzolombardo, ulteriore prova della difficile situazione presente anche sul nostro territorio.

Visto:
il ruolo fondamentale svolto dalla formazione per favorire una società inclusiva, nella quale una persona possa vivere liberamente, senza dover subire pregiudizi o atti di violenza a causa della sua identità sessuale;
la recente decisione della Giunta provinciale di Trento di togliere i riferimenti all’omofobia dai percorsi di educazione alla relazione di genere nelle scuole;
l’importanza dell’impegno della Provincia di Trento a promuovere sul piano locale politiche che sappiano rispondere ai bisogni delle persone lgbt, contribuendo a migliorarne la qualità della vita e creando un clima sociale di rispetto e di confronto libero da pregiudizi. L’affermazione dei diritti delle persone costituisce infatti il presupposto per la costruzione di una compiuta cittadinanza;

Si interroga il presidente della Giunta provinciale per sapere:

quali sono state le iniziative promosse dalla Provincia di Trento in attuazione delle direttive della delibera in premessa;

quali ulteriori azioni intenda intraprendere la Provincia di Trento al fine di promuovere e sviluppare provvedimenti per contrastare le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere con il fine ultimo e fondamentale di dare pari dignità ad ogni essere umana senza alcuna discriminazione di genere;

se non ritenga, come da noi già chiesto in una recente interrogazione, di considerare la possibilità di rifinanziare i corsi contro l’omofobia, strumento fondamentale per prevenire l’ignoranza e la violenza – fisica o verbale – che sembrano contraddistinguere il clima politico e sociale attuale.

 

 

LUCIA COPPOLA

PAOLO GHEZZI

consiglieri provinciali FUTURA

Gruppo Consiliare Provinciale Futura – Partecipazione e Solidarietà