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COPPOLA E GHEZZI (FUTURA) – INTERROGAZIONE * ABBANDONO SCOLASTICO E GENERAZIONE NEET: « PASSIAMO DALLA TEORIA ALLA PRATICA »

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13.32 - giovedì 09 maggio 2019

Abbandono scolastico e generazione neet: passiamo dalla teoria alla pratica. L’abbandono scolastico è un problema serio che rappresenta un ostacolo per la crescita economica e l’occupazione di un paese e alimenta povertà ed esclusione sociale. Un fenomeno grave, sia per le sue cause più frequenti (disagio economico e sociale) sia per gli effetti a breve e lungo termine (difficoltà di trovare lavoro e aggravamento delle disuguaglianze). In base alla strategia Europa 2020 è stato fissato l’obiettivo di ridurre a meno del 10% la percentuale di giovani di età compresa fra 18 e 24 anni che abbandonano prematuramente l’istruzione o la formazione.

Secondo il sesto rapporto Benessere equo e sostenibile (BES) 2018 pubblicato dall’Istat lo scorso 18 dicembre, mostra che sono più i ragazzi (con il 16,6%) a registrare un’uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione maggiore rispetto alle ragazze (che rappresentano l’11,2%). L’Istat fornisce inoltre anche il risultato delle singole Regioni in cui si mostra come l’uscita dal sistema di istruzione sia più elevata nelle Isole: Sardegna (21,2%) e Sicilia (20,9%). A seguire ci sono le regioni del Sud: Campania (19,1%), Puglia (18,6%) e Calabria (16,3%). In altre zone, invece, si legge nel rapporto, “la percentuale di giovani che abbandona è inferiore al valore medio europeo: in Abruzzo (7,4%), provincia di Trento (7,8%), Umbria (9,3%), Emilia-Romagna (9,9%), Marche (10,1%), Friuli-Venezia Giulia (10,3%) e Veneto (10,5%)”.

In Trentino quindi il fenomeno dell’abbandono scolastico è meno grave che nel resto d’Italia e parrebbe in linea con le raccomandazioni europee, ma 300 abbandoni della scuola all’anno sono un dato ancora elevato che bisogna in tutti i modi cercare di arginare.
Ci troviamo evidentemente di fronte ad una generazione non sufficientemente aiutata con adeguata formazione e strumenti di politiche attive efficienti a trovare il proprio posto nei processi di sviluppo solido e competitivo del proprio territorio. Ne consegue un elevato rischio sia di lasciare ai margini i più vulnerabili, sia un alto grado di sottoutilizzo del capitale umano dei giovani ad alto potenziale.

Gli studiosi del fenomeno affermano che tra le cause di abbandono e dispersione vi è la disgregazione del tessuto familiare e sociale, la perdita del senso collettivo attribuito al valore della scuola e le difficoltà da parte della scuola stessa di accogliere e integrare gli alunni a rischio. Per alcuni alunni sarebbe probabilmente più opportuno ragionare per “obiettivi minimi” perché non si può chiedere ciò che uno studente non può dare. Evitando insuccessi scolastici magari a ripetizione si darebbe la possibilità allo studente di apprendere in una fase successiva. Uno studente che ha raggiunto anche se in parte gli obiettivi scolastici ed è rimasto nel circuito dell’istruzione è già un buon risultato.
Sarebbe necessario creare in ambito scolastico un clima positivo, che mostri lo studio come opportunità, tentare di creare un aggancio con le emozioni, gli interessi, i linguaggi, senza i quali il mondo della scuola può apparire come un luogo astratto, vuoto, non attrattivo.

Secondo Eurydice “Un maggiore livello di istruzione può portare una serie di risultati positivi per l’individuo così come per la società in relazione a impieghi, salari più alti, migliori condizioni di salute, minore criminalità, maggiore coesione sociale, minori costi pubblici e sociali e maggiore produttività e crescita”.
La Provincia di Trento non è rimasta a guardare. Negli ultimi anni ha pubblicato avvisi per la presentazione di proposte progettuali aventi contenuto formativo a valere sull’Obiettivo 10.1 “Riduzione del fallimento formativo precoce e della dispersione scolastica e formativa” del Programma Operativo Fondo sociale europeo 2014 -2020 della Provincia autonoma di Trento – approvato dalla Commissione europea, finanziando alcuni progetti.

Un altro fenomeno di disagio sociale è rappresentato dai Neets, che in Trentino sono circa 14.000 (dati Istat di fine 2017): giovani inattivi tra i 15 e i 29 anni, che non studiano e non lavorano e per i quali è necessario pensare a forme innovative di formazione, educazione e integrazione sociale.
Questi giovani rappresentano una forza lavoro che sarebbe molto utile alle imprese, ma che resta inattiva, espulsa dai percorsi formativi e che contemporaneamente non riesce a entrare nel mondo del lavoro.

La Provincia di Trento ha approvato il progetto nel 2017 “No Neets”, che sta per New opportunities for the Not in Employment education or Training, tra i cui obiettivi vi era quello di offrire nuove opportunità formative ai Neets. Quindi a individuare, testare e validare strategie e strumenti capaci di ridare fiducia ai giovani Neets verso le istituzioni, il mercato del lavoro e non da ultimo verso sé stessi .

Altre iniziative sono state avviate e in seguito a ciò si interroga il presidente della Provincia per sapere:
1. nel dettaglio quali progetti sono stati avviati e conclusi negli ultimi 5 anni per contrastare l’abbandono scolastico nei giovani;
2. in che modo i progetti portati a termine hanno inciso sulla problematica esposta e con quali percentuali di successo;
3. fermo restando l’utilità di progetti ed iniziative pubbliche, come intende procedere concretamente per riattivare la volontà dei giovani trentini a continuare negli studi, necessari per la loro crescita culturale per il loro successivo inserimento nella vita lavorativa;
4. se ritenga utile lavorare per creare all’interno delle scuole una sinergia che agganci le emozioni, il linguaggio e il mondo intero degli studenti, in modo da offrire loro un ambiente attrattivo e di riferimento, che li faccia sentire meno soli e non abbandonati;
5. in merito alla generazione Neet, chi sono questi ragazzi, in quali zone del Trentino sono presenti, quali titoli di studio possiedono;
6. quali sono le misure intraprese per la generazione Neet fino ad ora e con quali percentuali di successo e reinserimento;
7. quali sono le misure che la Provincia intende intraprendere in futuro, al fine di ridurre il numero di giovani inattivi, disoccupati e che non studiano, molti dei quali hanno un alto potenziale che rischia di rimanere inespresso, a discapito della crescita sociale ed economica del Trentino.

 

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LUCIA COPPOLA
consigliera provinciale FUTURA 2018

PAOLO GHEZZI
consigliere provinciale FUTURA 2018

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