PROVINCIA AUTONOMA TRENTO

Covid-Free (13ma puntata format Tv)

Ricordiamo preliminarmente l’eliminazione dell’unico strumento pianificatorio e di confronto a disposizione delle associazioni e degli stakeholder per quanto riguarda la gestione della fauna in Trentino, il Comitato Faunistico, che per quanto imperfetto e non bilanciato (netta prevalenza del comparto caccia), è stato sostituito da un organismo prettamente politico senza alcuna valenza di confronto. Da questa brillante mossa deriva certamente la compattezza odierna delle Associazioni Ambientaliste ed Animaliste del Trentino: ci sia concesso un ironico ringraziamento alla Giunta per questo.

 

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INTRODUZIONE

Notiamo prima di tutto che il comportamento tenuto dall’orsa JJ4 è stato certamente di tipo difensivo, avendo reagito cercando di allontanare i due cacciatori che percepiva come elemento di pericolo: tutto fa pensare che l’orsa sia stata sorpresa. Ricordiamo inoltre che la zona in cui si è verificato l’incidente è popolata da femmine con cuccioli, elemento che fa pensare ancor più che si trattasse di un atteggiamento meramente difensivo.
Sollecitiamo la PAT a fare quanto è in suo dovere: indagare a fondo sull’accaduto, per avere tutti gli elementi per valutare la dinamica degli eventi, e agire secondo quanto detta la scienza, perché le decisioni non devono essere dettate da reazioni inconsulte e da isterismi, bensì dal metodo e dalla razionalità: e l’abbattimento di un’orsa schiva che per 15 anni non ha mai fatto parlare di sè e che con tutta probabilità ha reagito per difesa della sua prole con una dinamica dell’incidente ancora tutt’altro che chiara è lungi dall’essere un atteggiamento razionale e pacato. Da qua discendono una lunga serie di criticità, alcune che arrivano da lontano.

 

FREQUENTAZIONE

Come detto, sarebbe come minimo opportuno limitare la frequentazione delle aree dove sono indicate femmine con cuccioli, ora segnalate da una semisconosciuta -per quanto frequentemente aggiornata ed affidabile- mappa di presenza sul sito del Servizio Foreste e fauna. Tale mezzo è ampiamente insufficiente ad evitare incidenti come quello verificatosi, sia perchè chi transita nelle zone non è conscio della particolarità della presenza ursina a meno di non rivedere periodicamente la mappa di cui sopra, sia perchè spesso mancano del tutto informazioni adeguate e capillari sui comportamenti da tenere di conseguenza.

 

PACOBACE

Le regole del gioco nella gestione dell’orso Bruno sulle Alpi sono dettate dal PACOBACE. In esso vi sono certamente aspetti che non condividiamo. La definizione di orso “problematico dannoso” ci lascia perplessi, soprattutto quando i danni portati al comparto zootecnico, che spesso non si protegge a dovere con la prevenzione, non sono paragonabili al beneficio e all’indotto turistico o agli splendidi spot naturalistici che gli orsi portano al nostro territorio. E vediamo criticità anche nella definizione di “baite stagionalmente abitate”, quando è chiaro come sia facile che un orso si intrufoli in queste baite in quota e nel periodo dove non vi è nessuno: di conseguenza, l’attuale Piano d’Azione Interregionale per la Conservazione dell’Orso Bruno sulle Alpi è lungi dall’essere una guida perfetta.

Ma questa volta è l’amministrazione che decide di non seguire le regole.
Il PACOBACE prevede possibili azioni in base a eventi e comportamenti degli orsi ma prima di decidere azioni, soprattutto energiche, occorrerebbe aver ben compreso le variabili dell’evento e ciò che è successo. Le azioni devono giustamente essere diverse, quindi di monitoraggio, se l’orsa ha agito spaventata, colta di sorpresa o perchè ha percepito persone piombare addosso a se e i propri cuccioli. La dinamica è centrale e il pacobace recita anche che è importante che siano previste e attivate azioni proporzionate alla “problematicità” manifestata dai soggetti. Qual’è l’azione commisurata a quest’evento che ha visto protagonista un’orsa timida e schiva e che in 15 anni non ha mai fatto male a nessuno?

 

COMUNICAZIONE

L’obiettivo della comunicazione relativa ai “grandi carnivori” è quello di diffondere informazioni corrette sulla loro ecologia e sul loro comportamento: una formazione che deve essere continua nel tempo, partendo da studenti e bambini, perché significherebbe dare loro gli strumenti necessari per capire l’importanza di questa specie “ombrello” e per condividere pacificamente e in sicurezza lo stesso territorio, godendone la presenza, senza timori, ma anche senza sciocche e inutili temerarietà. Purtroppo l’informazione dei cittadini e dei turisti è stata quasi del tutto circoscritta alle sporadiche e non continuative serate divulgative, nonché ad opuscoli che sono stati scarsamente diffusi e una cartellonistica tardiva e inadeguata. Ancora più limitata e carente è stata la formazione nelle scuole, limitata fra l’altro alle zone di maggior presenza degli orsi, quindi escludendo la maggioranza dei bambini e ragazzi trentini.

Senza la conoscenza è ben difficile sperare che vi sia l’accettazione di questa specie nel nostro territorio e la possibilità di una pacifica coesistenza, quindi sorge spontaneo il sospetto che sulla paura e sul rifiuto si giochino interessi e finalità che con i plantigradi nulla hanno da spartire.
Nel solco della comunicazione e accettazione della presenza di una popolazione ursina si inseriva direttamente la “Piattaforma dell’Unione europea sulla coesistenza tra uomo e grandi carnivori”. La missione della piattaforma è promuovere modi e strumenti per ridurre al minimo e, ove possibile, risolvere i conflitti tra gli interessi umani e la presenza di grandi carnivori, attraverso la condivisione di conoscenze e la collaborazione aperta e costruttiva fra gli stakeholders: anche questo importante strumento è stato cassato dalla Giunta Provinciale.

 

DANNO D IMMAGINE

Il Trentino, con l’approssimarsi dell’esecuzione dell’ordinanza di uccisione è alla vigilia di un gravissimo danno d’immagine. Certamente dal punto di vista etico perchè la condanna a morte dell’orsa JJ4-Gaia, un’orsa anziana sempre stata schiva e forse pure accompagnata da cuccioli, è vissuta dall’opinione pubblica come una grande ingiustizia. Ma il danno potrebbe essere anche economico, considerando la ripercussione che si potrebbe avere sull’indotto turistico e sulla percezione agli occhi nazionali ed europei della nostra Provincia. Sarebbe peraltro opportuno il Trentino si focalizzasse su un turismo non di rapina (uccisioni di orsi, piste da sci, banalizzazione di aree ad alta wilderness, …), ma di vera valorizzazione del proprio ambiente, nella sua particolarità ed unicità.

 

CONNETTIVITÀ ECOLOGICA

Le relativamente alte densità attuali della popolazione ursina non erano certo una questione imprevedibile: l’alta disponibilità trofica del Parco Natuale Adamello Brenta le rende infatti facilmente raggiungibili. Proprio in previsione dei problemi che da queste densità sarebbero potuti derivare lo Studio di Fattibilità per la reintroduzione di Orso bruno (Ursus arctos) sulle Alpi Centrali (Duprè et al., 2000) prendeva in considerazione un’area molto più ampia di quella dell’Adamello – Brenta, sottintendendo il necessario miglioramento della connettività ecologica verso le aree limitrofe: miglioramento che non si è mai realizzato, preferendo al contrario veicolare sempre più una visione a mò di soprammobile della popolazione ursina, un oggetto da rimuovere a piacimento.

Molti dei problemi che gli orsi in Trentino stanno oggi vivendo erano largamente previsti da detto Studio: il giudizio su quanto si sia fatto fino ad oggi per limitarli è severo.