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COOPERAZIONE TRENTINA* “MIGRAZIONE E ACCOGLIENZA”: IERI SERA A TRENTO SI È PARLATO DEI DUE TEMI PIÙ ATTUALI DEI NOSTRI GIORNI

Cooperazione e migrazione: esperienze virtuose di accoglienza. Migrazione e accoglienza sono due tra i temi più attuali dei nostri giorni. Di migrazione, cooperazione e accoglienza si è parlato, ieri sera a Trento, in un appuntamento promosso dall’Associazione Giovani Cooperatori nell’ambito del progetto “#Eurocooperazione, la cooperazione dal locale al globale”.

“Il rapporto tra cooperazione e migrazione: esperienze virtuose di accoglienza di cooperative”. Si è parlato di questo argomento, ieri sera alla sala conferenze della sede della Cassa Rurale di Trento.

L’istituto di credito cooperativo era rappresentato da Paolo Frizzi, componente del consiglio di amministrazione.

L’appuntamento ha completato il calendario di incontri di “#Eurocooperazione: la Cooperazione dal locale al globale”, iniziativa promossa dall’Associazione Giovani Cooperatori Trentini. “L’obiettivo – ha spiegato il presidente Alessandro Merlini – è di aiutare i giovani a capire come, la cooperazione e i suoi principi, possano essere interpretati in maniera differente a seconda di contesti sociali e territoriali diversi tra loro”.

Due i momenti dell’incontro moderato da Simonetta Fedrizzi coordinatrice dell’Associazione Giovani Cooperatori all’interno della Federazione Trentina della Cooperazione che ha introdotto la serata mettendo in evidenza il rapporto virtuoso tra fare accoglienza e sviluppo del territorio, in termini d’innovazione sociale e imprenditoriale.

Il primo è stato affidato a Giulia Galera, ricercatrice senior a Euricse – Istituto Europeo di ricerca sull’impresa cooperativa e sociale. “Il panorama cooperativo dell’accoglienza è molto composito e variegato – ha spiegato – Ci sono tante cooperative che hanno saputo ripensarsi grazie all’accoglienza, contribuendo ad attivare dei processi di rigenerazione comunitaria e di rigenerazione anche di territori, contribuendo a rivitalizzare anche spazi e creare nuove economie”.

Sugli elementi su cui fare leva per favorire forme di accoglienza virtuose ha osservato che “l’accoglienza funziona se viene coinvolta la comunità – ha aggiunto Galera – E’ fondamentale attivare processi di accoglienza insieme alla comunità nelle diverse fasi: nella preparazione e nella erogazione del servizio fino alla valutazione e al monitoraggio del servizio”.

Sulle politiche per il futuro “è fondamentale – ha concluso la ricercatrice – ripensare ai meccanismi di selezione degli enti gestori, premiando prima di tutti chi coinvolge la comunità ed è radicato sul territorio. Altro aspetto importante è una nuova educazione alla cittadinanza globale che parta dai bambini per far capire loro che non devono avere paura del diverso ma devono imparare prima di tutto a conoscerlo”.

Il secondo momento è stato dedicato a due esperienze virtuose di accoglienza. Sono state presentate da Monica Argenta, coordinatrice di equipe della cooperativa Cadore di Pieve di Cadore in provincia di Belluno, e Carlo Cominelli, presidente di Coop onlus K-Pax di Breno provincia di Brescia.

Il filo rosso che unisce le due realtà cooperative è rappresentato dal forte legame col territorio, la propensione all’imprenditorialità, il coinvolgimento dei migranti nelle esperienze d’impresa, l’investimento sul lavoro di rete e sulla cultura dell’accoglienza a livello locale.

Significativo l’investimento di K-Pax di parte dell’utile a favore del welfare locale: 50.000 euro di borse studio per donne disoccupate e la messa a disposizione di due alloggi protetti per donne che hanno subito violenza.

Nella Coop Cadore, che si è adoperata per inventare una nuova economia a seguito della crisi del distretto dell’occhiale, alcuni richiedenti asilo sono diventati operatori grazie alla formazione su cui puntano. Segnaliamo la coltivazione del carciofo alpino, un’esperienza innovativa di nicchia che ha riscosso successo anche grazie all’impegno di un agricoltore richiedente asilo.