VIDEONEWS & sponsored

(in )

COOPERATIVE SOCIALI E ABITAZIONE * BILANCIO 2020: « IL “ FATTURATO ” DI 206 MLN HA VISTO UN CALO DEL 6,3% RISPETTO AL 2019, FORTE COESIONE VERSO LA RIPARTENZA »

La pandemia ha inciso sul conto economico delle cooperative sociali, portando ad una riduzione del valore della produzione di circa 14 milioni di euro. La causa è da addebitarsi principalmente alla restrizione delle attività e della mobilità, in particolare nei periodi di lockdown di marzo-maggio 2020, in un settore in cui lo smartworking risulta una via spesso impraticabile. Di contro c’è stato un mantenimento delle posizioni lavorative, con un leggero incremento di 33 unità, a testimonianza dell’indispensabilità delle attività svolte per la comunità territoriale.

Nonostante i numeri non siano positivi, l’attenzione al futuro del sistema rimane sempre alta e volta alla ripartenza del settore: “I numeri che abbiamo visto oggi sono difficili da commentare – spiega Italo Monfredini (nella foto) vicepresidente vicario e referente per le cooperative sociali – perché risentono in modo evidente della pandemia. Per alcune imprese questo ha inciso negativamente, per altre invece ha avuto risvolti positivi. Quello che posso dire è che c’è la consapevolezza di un settore vitale, che si considera importante e che è consapevole di aver superato una prova davvero difficile. In prospettiva si vuole tornare ai livelli di fatturato precedenti e, soprattutto, vogliamo essere protagonisti del ridisegno che il welfare generale dovrà subire a seguito di quello che, tutti speriamo, sia una ripartenza”.

I dati, presentati oggi dal responsabile di settore della Federazione Giuliano Bernardi al convegno, vedono la presenza di 90 imprese suddivise tra coop che offrono servizi socio-sanitari ed educativi (56, definite di “Tipo A”), inserimento lavorativo di persone svantaggiate (28, di “Tipo B”) e 6 consorzi. 20 sono le cooperative di abitazione.

Il valore economico della cooperazione sociale

Parlare di “fatturato” per una cooperativa sociale, è limitativo rispetto al valore generale di questo tipo di impresa, tuttavia permette di capire lo “stato di salute” di un settore fondamentale per tutta la comunità trentina.

Nel 2020 erano circa 7.300 i lavoratori impiegati nelle cooperative sociali, di cui il 62% a tempo indeterminato.

Il valore della produzione nel 2020 ammonta a 206,6 milioni di euro (-6,3%): 152,7 milioni di euro per le cooperative di tipo A, 53,9 milioni di euro per le coop di inserimento lavorativo di tipo B.

Cala la marginalità (1,11% rispetto all’ 1,47% del 2019) e conseguentemente il risultato netto aggregato, che rimane comunque positivo. Cresce il patrimonio netto, che ammonta complessivamente a 88,9 milioni di euro (+5,1%).

Tipo A o tipo B? Due modi essere cooperativa sociale

La legge definisce con due sigle le differenti attività delle cooperative sociali: “tipo A” se svolgono servizi socio-assistenziali, educativi e formativi; “tipo B” se si occupano di reinserimento al lavoro di persone svantaggiate. Due modi di operare, come si può intuire, che possono essere molto diversi tra di loro.

Per le cooperative sociali di tipo A il valore della produzione nel 2020 è calato del 7,2%, il valore della produzione stimato per il 2020 è pari a 152 milioni di euro. Il risultato netto è di 1,2 milioni di euro.

Cresce l’occupazione di 23 unità con un totale di 4.558 lavoratori impiegati in questo tipo di cooperative.

Nelle cooperative sociali di tipo B la produzione nel 2020 è calata del 3,4%, con un valore complessivo stimato pari a 56 milioni di euro.

Sono 2.400 circa i lavoratori in forza nel 2020, in aumento rispetto all’esercizio precedente del 2,5%.

Le imprese cooperative non sono enti pubblici

Nel dibattito interno al convegno è emerso come sia sempre più importante sottolineare ai propri utenti, clienti e stakeholder in generale, che le cooperative sociali sono prima di tutto delle imprese private. Questo comporta non solo il rispetto dei bilanci ma anche una capacità di investimento che permetta di competere sul mercato – lavorativo in primis – e di investire in innovazione e infrastrutture. In questo senso si è sottolineato anche come il costante calo della marginalità degli ultimi anni, pur complessivamente positiva, deve essere di stimolo per ripensare al ruolo del terzo settore, e di inserirsi all’interno del “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” per poter accedere a strumenti di investimento e rilancio altresì difficili da reperire.