QUALI STRATEGIE ITAS PER IL 2020?

Intervista a Raffaele Agrusti, amministratore delegato e Direttore generale

 

Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige. Vitalizi: iniziata la discussione in aula sul disegno di legge. Approvata in mattinata anche la nascita del nuovo Comune di Borgo d’Anaunia.

Il primo punto all’ordine del giorno della seduta è stato il Disegno di legge n.3, “Istituzione del nuovo Comune di Borgo d’Anaunia mediante la fusione dei Comuni di Castelfondo, Fondo e Malosco (presentato dalla Giunta regionale)”. Dopo la relazione da parte del Presidente della Commissione, Denis Paoli, l’Assessore Claudia Cia ha spiegato che la fusione non è stata facile per quanto riguarda la denominazione e ha riportato i dati del referendum. Ha quindi ringraziato i Sindaci Walter Clauser, Daniele Graziadei e Oscar Piaz per il lavoro portato avanti e la struttura tecnica che ha coadiuvato.

Il Consigliere Alessandro Urzì (Misto) ha espresso soddisfazione per la chiusura di una vicenda “lunga, che si è arenata sul tema della denominazione, un tema che non è da sottovalutare”. Ha ricordato che il “Consiglio regionale in quanto organo che ha una competenza in materia di denominazione di nuovi comuni, avrebbe potuto con un atto di legge, avrebbe potuto modificare il testo originario dando una denominazione, a prescindere dall’esito del referendum in virtù dello Statuto”. L’articolato è stato approvato senza discussione.

In dichiarazione di voto, Alessandro Urzì, si è rivolto ai colleghi altoatesini: “Con questo disegno di legge, il Consiglio regionale introduce una denominazione nuova, inventata. Il fatto non deve essere considerato di scarso rilievo, inserito nel contesto del dibattito provinciale sulla toponomastica. Oggi la denominazione è stata decisa dal Consiglio regionale a seguito di un atto meramente amministrativo. Tutto ciò non affonda le radici in una ragione storica, ma si fa una operazione non solo comprensibile, ma giusta e legittima, di invenzione di una denominazione. Quando si afferma che esistono denominazioni di origine storica e altre di natura amministrativa, dico che gli atti amministrativi scrivono storie diverse. Questo Consiglio certifica che si può scrivere una denominazione che mai è esistita nella storia e che auspico nel quale un giorno tutti potranno riconoscersi e essere orgogliosi”.

La Consigliera Brigitte Foppa (Verdi) ha replicato al Consigliere Urzì: “Esiste una differenza tra un atto di egemonia linguistica in un momento difficile per la nostra storia e una denominazione che nasce per volontà popolare e dal basso. I nomi nascono perchè qualcuno li inventa. Questo nome è nato ed è stato confermato da una scelta popolare, mentre le denominazioni di Tolomei non erano frutto di una volontà popolare”. Sulla stessa linea il consigliere Paolo Ghezzi (Futura): “Queste denominazioni sono amministrative e burocratiche, ma sono denominazioni che esistono come denominazioni amministrative mentre i nomi dei Comuni rimarranno nell’uso della popolazione”. Sven Knoll (Sued-Tiroler Freiheit) ha detto che non dovrebbe essere il Consiglio regionale a scegliere i nomi, ma dovrebbe essere la popolazione locale a scegliere la propria denominazione: “Sono nell’avviso che l’unità dell’Europa risieda nella molteplicità. In Alto Adige non si parla di nomi scelti dalla popolazione, ma dal fascimo e noi in Alto Adige respingiamo questi nomi fascisti e se noi obblighiamo la popolazione ad usare questi nomi fascisti. Se poi è la popolazione che decide di volersi fondere e darsi una nuova denominazione, deve essere la popolazione che decide.

Noi ci batteremo perchè questa competenza passi dalla Regione alle Province”. Giorgio Tonini (PD) ha dichiarato voto favorevole: “Siamo stati sempre favorevoli a questa spinta verso le fusioni. Siamo sempre stati a favore delle aggregazioni per consentire alla popolazione di rapportarsi anche con la Provincia: troppi comuni frammentati significa una mancanza di simmetria anche nel rapporto con la Provincia. Ci sono state fusioni che hanno trovato l’accordo della popolazione, altre che sono state fermate”. Ha quindi rivolto un invito al Consigliere Urzì a non utilizzare strumentalmente questa vicenda.

Il Consiglio ha approvato il disegno di legge numero 3 a maggioranza, con 59 sì e 5 astensioni.

Vitalizi: iniziata la discussione generale

Tema principale della giornata, il Disegno di legge n. 11: Rideterminazione degli assegni vitalizi e di reversibilità secondo il metodo di calcolo contributivo. Un testo di cui si discute da molto e che è arrivato in aula dopo una serrata discussione avvenuta sia in Collegio dei Capigruppo, sia in Commissione (qui il testo modificato in Commissione con gli emendamenti dei Consiglieri Noggler, Tauber e Cavada). Molti gli emendamenti presentati in aula ad una legge che nasce dall’esigenza di adeguare la normativa regionale alle disposizioni governative, in base all’accordo Stato-Regioni. Con questa legge, di fatto, per gli ex Consiglieri regionali e per i titolari di assegni di reversibilità, l’ assegno vitalizio viene quantificato sulla base della contribuzione obbligatoria effettivamente versata dal Consigliere nel corso del mandato o dei mandati effettivamente svolti, diversamente dal precedente regime a carattere retributivo, ove il trattamento economico era determinato senza alcuna connessione ai versamenti effettuati.

Per determinare la quantificazione è applicata la metodologia di calcolo approvata dall’intesa Stato-Regioni che prevede di calcolare i periodi contributivi di ciascun Consigliere, i contributi ordinari effettivamente versati e quelli volontari versati per il completamento della Legislatura, la prima data di erogazione del vitalizio, la data di nascita e la titolarità dell’assegno vitalizio o dell’assegno di reversibilità. La stessa metodologia prescrive di calcolare il montante contributivo sulla base dei dati individuali sopra individuati e delle percentuali di trattenuta sulle indennità consiliari stabilite dalle singole norme regionali. Prescrive altresì di applicare una quota di contributi a carico dell’ente pari a 2,75 volte il contributo a carico del percettore. In più la spesa necessaria all’erogazione dei medesimi assegni ricalcolati con il mero metodo contributivo non può eccedere quella attualmente sostenuta, tenendo conto che ciascun assegno vitalizio rideterminato non può esso stesso comunque superare l’importo erogato ai sensi della normativa ancora vigente.

Dopo la lettura della relazione da parte del Presidente della Commissione, il Presidente Roberto Paccher ha presentato la nota tecnico-finanziaria che spiega l’impatto della legge (allegata al presente comunicato) e ha ricordato che tutti i calcoli sono stati fatti dagli Uffici del Consiglio regionale e il risparmio calcolato sarà di circa 2.600.000 euro, pari a quasi il 35% della spesa.

Alex Marini (M5S) ha quindi preso parola: “E’ importante che la classe politica che guida l’istituzione sia in grado di applicare a se stessa i sacrifici che chiede ai cittadini”. “Oggi siamo chiamati ad approvare un disegno di legge che è stato modificato e che sarà ulteriormente modificato in aula, come ci è stato annunciato. Ci sono fondati motivi per credere che questa percentuale sia quantomeno discrezionale: il problema è capire su quali dati sia basata questa percentuale. In Commissione sono stati chiesti dei dati, ma questi dati non li abbiamo mai visti. E’ difficile votare un disegno di legge a scatola chiusa. Per questa ragione, sugli articoli di questo disegno di legge e sugli emendamenti presentati dalla maggioranza la nostra posizione sarà di astensione o contrarietà”.

Riccardo Dello Sbarba (Verdi) è partito da una considerazione: “Ciascuno di noi non ha affrontato questo tema a cuor leggero. Noi ci sentiamo in difficoltà su questo tema. Primo perchè è difficile non fare ingiustizie, perché si applicano criteri di legge uguali per tutti a posizione che, sappiamo, non sono tutte uguali”. Ha ricordato che anche lui stesso è toccato da questa legge e per questo ha annunciato il suo personale voto di astensione sui punti che lo riguardano direttamente. “Altra difficoltà è che molti di noi sono scottati dall’esperienza 2012-2014. Quelle leggi nacquero dall’esigenza di essere noi, per primi, a intervenire su questo tema. E noi tentammo quella cosa, per certi versi riuscì, per altri riuscì male. Le legge del 2014 cercarono di porre rimedio a quello accaduto nel 2012 e questo nostro andare avanti ha portato ora delle difficoltà. Mentre altre regioni sono state ferme, noi dobbiamo fare un doppio salto mortale, con il fatto che si cumulano gli effetti della prima riforma”. “Spero che con questa riforma si metta fine a un processo con il quale negli ultimi anni la politica ha divorato se stessa”. Ha quindi annunciato voto favorevole del gruppo a tutte le proposte che andranno verso la trasparenza, definita “un balsamo per la politica. Chi fa polemica fa polemica spesso sul metodo e non sul contenuto”. Ha quindi ricordato che gli emendamenti presentati dalla SVP hanno un costo di circa 400.000 euro.

La consigliera Maria Elisabeth Rieder (Team Koellensperger) ha detto che “in Commissione erano tutti preoccupati perchè senza avere le cifre sottomano avremmo potuto avere delle conseguenze inaspettate. Le cifre e gli importi sono fondamentali per capire quanto incidono sulle singole posizioni e quanto sia moralmente inaccettabile”. “Mettere a disposizione i dati avrebbe facilitato molto il nostro lavoro e ho capito che la situazione del personale del Consiglio regionale è quello che è ma è difficile ragionare non avendo a disposizione i numeri”. Sulla Commissione ha quindi ricordato gli 11 emendamenti della SVP e ha ricordato che il suo gruppo ha presentato emendamenti sugli articoli su quelli presentati dal partito di maggioranza sudtirolese.

Il Consigliere Ugo Rossi (PATT) ha dichiarato che “quando nell’aula sento il Presidente del Consiglio regionale dire che oggi votiamo una legge che non fa altro che recepire qualcosa deciso da un’altra parte, per me è una giornata di lutto e non di festa. Non sto criticando il Presidente Paccher, sto dicendo che i tempi sono cambiati e su una materia sulla quale noi abbiamo il diritto di fare bene o fare male, noi stiamo aprendo le porte a qualcosa che in futuro porterà a risultati disastrosi per la nostra autonomia”. “Per me non è una giornata positiva nel cammino dell’Autonomia, ma un precedente che in qualche modo condizionerà la nostra stessa capacità di decidere nell’Autonomia”. Ha quindi posto l’accento sul fatto che questo “non è un intervento riparatore a qualcosa che è stato fatto in precedenza. Nel 2014 qui non sono stati fatti errori e lo ha riconosciuto la corte costituzionale che qui non sono stati fatti errori. Se oggi siamo qui a fare questa modifica, è perchè siamo obbligati a farlo. Chiunque utilizza quanto stiamo facendo oggi per farsi propaganda politica, fa una operazione che forse troverà consenso nel popolo, ma non fa un favore alla nostra Autonomia”. Ha quindi ricordato il Presidente Diego Moltrer e la sua battaglia per i vitalizi.

“Io spero che con questa legge sia cancellato il concetto di Casta – ha detto Paolo Ghezzi (Futura) – che certamente c’è stata e che ora non c’è più”. “E quando io ho sentito la voce veramente preoccupata del collega Noggler, che con tono civile ha esposto le sue motivazioni, ho l’impressione che ci sia un tema filosofico. L’SVP ha anche un atteggiamento, tra virgolette e con rispetto, di tipo sindacale nei confronti dei suoi ex rappresentanti. Certamente c’è anche l’aspetto del Beruf, della professione che è anche vocazione di chi si dedica alla politica”. “I nostri emendamenti andavano nella direzione del disegno di legge originario presentato dal Presidente Paccher”. Ha quindi parlato del problema sollevato sulle “vedove” e ha detto di non accettare il fatto di essere etichettati come quelli che tolgono gli ultimi soldi. “Se oggi facciamo un passo avanti per essere uguali agli altri o meglio più uguali agli altri cittadini, allora sono contento che si faccia”.

Mirko Bisesti (Lega Nord) si è complimentato con il Presidente Paccher per come ha gestito questo passaggio: “Sicuramente lo sforzo fatto di mediazione è stato importante”. Ha quindi parlato dei danni fatti nel passato: “La politica non è privilegio, è servizio. Non dobbiamo usare la demagogia del dover tagliare tutto, ma quello che è stato fatto alcuni anni fa è stato un vulnus importante. Quelle scelte fatte anni fa, sono stati sbagli, dei veri privilegi. Un lavoratore che lavora tutta la vita si sogna quelle cifre che sono state date allora e hanno creato una distanza”. “Sono fiero del lavoro fatto dal Presidente Paccher e dalla Capigruppo. L’immagine che oggi diamo, a solo un anno dalla nostra elezione, è una immagine fondamentale. Dobbiamo metterci nelle condizioni di lavorare nelle migliori condizioni possibili tagliando i privilegi”.