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LANCIO D'AGENZIA

CONSIGLIO PROVINCIALE TRENTO * TERZA COMMISSIONE: « VIA ALL’ITER DEL DDL TONINA SULLE CONCESSIONI IDROELETTRICHE »

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16.16 - lunedì 03 ottobre 2022

 

 

ERRATA CORRIGE * DA PARTE DEL CONSIGLIO PROVINCIALE TRENTO

Quinta commissione, ok al bando da 150 mila euro per i restauri delle opere del patrimonio culturale popolare

In Quinta commissione, presieduta da Alessia Ambrosi (FdI), è stato dato parere favorevole, con 4 sì e due astenuti (Ferrari del Pd e Demagri del Patt), alla delibera che riguarda i contributi per il recupero delle opere che fanno parte del patrimonio culturale popolare. Il limite di finanziamento viene portato nel range che va dai 30 ai 150 mila euro. Un’iniziativa una tantum, valida solo per l’anno in corso, per la quale è stato stabilito un budget di 150 mila euro. L’assessore Mirko Bisesti ha affermato che l’obiettivo è quello di ampliare il campo di intervento per il recupero di opere che non si potrebbero realizzare con le cifre stabilite dalla delibera del 2012 (si va dai 2 ai 10 mila euro) che rimane peraltro in vigore. Il sovrintendente ai beni culturali Franco Marzatico ha ricordato che la legge del 2003 fissa il requisito dei 70 di anzianità, ma ci sono casi come quelli degli affreschi di Swaizer e Sartori che richiedono interventi rapidi per evitarne il degrado. Quindi, gli elementi di fondo della delibera di Bisesti sono tre: permette interventi su manufatti che non hanno ancora 70 anni; aumentare la soglia di finanziamento e aprire alla collaborazione con i musei per individuare le opere da ripristinare. Comunque, ha detto Marzatico in Commissione, c’è bisogno di una nuova normativa che verrà presentata prossimamente. Il bando una tantum di 150 mila euro, votato oggi pomeriggio, potrà coprire anche il 100% della spesa di interventi su opere di proprietà di privati senza scopo di lucro.
Rispondendo a Sara Ferrari del Pd, il Sovrintendente ha detto che i contributi per i piccoli restauri, che vanno dai 2 mila ai 10 mila euro (spesa ammessa il 50% per privati e l’80% per i beni ecclesiastici), rimangono comunque in vigore. Quella presentata oggi in Quinta commissione è un’iniziativa, come detto , valida solo per il 2022. L’esponente Pd ha però sottolineato che se il range va da 30 mila a 150 mila, cifra che rappresenta l’intero budget, significa che si potrebbe finanziare anche una sola opera. L’assessore ha risposto che sì, questo è possibile, e ha aggiunto la cifra è stata fissata in base ad una analisi dei bisogni e se questa modalità del bando dimostrerà di essere efficiente si potrà ripetere anche nei prossimi anni. Per Lucia Coppola (Europa Verde), che ha votato a favore della delibera, è confortante il fatto che per la definizione delle graduatorie di questo bando è previsto l’intervento dei musei e della Sovrintendenza.

CONSIGLIO PAT * QUINTA COMMISSIONE: « RESTAURI OPERE PATRIMONIO CULTURALE POPOLARE, OK AL BANDO DA 150 MILA EURO »

 

 

 

 

 

 

 

Terza commissione, via all’iter del ddl Tonina sulle concessioni idroelettriche. In Terza commissione, presieduta da Ivano Job (Misto), l’assessore Mario Tonina ha presentato il ddl n. 162 sulle concessioni delle grandi derivazioni idroelettriche. Il disegno di legge, composto di un solo articolo, prevede che gli attuali concessionari delle grandi derivazioni idroelettriche possano presentare alla Pat piani industriali per rendere più efficienti gli impianti. Secondo la norma, a fronte del potenziamento della produzione, i concessionari dovranno versare una nuova componente di canone che la Pat dovrebbe impiegare per mitigare i costi energetici. Per la durata del piano industriale, che dovrà essere valutato dalla Provincia, sono sospese le procedure di assegnazione delle concessioni interessate e gli investimenti previsti dovranno essere realizzati entro il 31 dicembre del 2024, ma la norma prevede una seconda fase di interventi permetterà di prorogare le concessioni al primo aprile 2029 data di scadenza di quelle concesse dallo Stato a Enel.

Tonina: vogliamo mettere in evidenza i rischi delle gare

Tonina, nel suo intervento in commissione, ha affermato che il motivo per cui è stata presentata la proposta di legge è quello di fare presente al Governo e alle altre regioni la delicatezza di dover mettere a gara le concessioni. Soprattutto, in un momento in cui il costo di energia elettrica e gas e esploso. Quindi, si fronte a oggettive difficoltà che si andranno aggravando, si vuole mettere in evidenza la questione per trovare il modo per posticipare le concessioni al 2029. Quindi, l’obiettivo è di individuare azioni che consentano a breve di far fronte alla crisi in atto, chiedendo ai concessionari investimenti che avranno effetti positivi sull’intero sistema e dovranno consentire ai 17 concessionari (13 concessioni sono di De, tre di Primiero Energia e una di Edison). I concessionari, con i quali il ddl è stato condiviso, potranno presentare piani industriali per rendere più efficienti i 39 impianti operanti.

C’è anche il tema della sicurezza

C’è anche il tema della sicurezza, ha continuato Tonina, che, visti gli effetti dei cambiamenti climatici, è sotto gli occhi di tutti. Con gli investimenti si punta, ovviamente, a aumentare la produzione, in particolare lo stoccaggio elemento che sa assumendo sempre più una valenza strategica. Altro elemento, con la proroga delle concessioni, ha ricordato l’assessore, si prevede un aumento dei canoni. La durata del piano industriale è importante per ottenere gli investimenti, quindi il ddl punta alla proroga alla scadenza delle concessioni Enel che sarà il primo aprile del 2029.

Una proroga può essere utile anche al Governo.

Oggi, ha detto Tonina, non si può dire che con questo ddl si risolveranno tutti i problemi, ma può essere uno strumento per dire a Roma che una proroga può portare benefici anche al Governo. Anche il piano Colao, ha ricordato l’assessore, prevede delle proroghe che nella situazione drammatica come l’ attuale sono ancora più importanti. Mettere a gara le concessioni entro il 2024 è rischioso e oggi c’è spazio per agire.

Trentino “superpotenza” dell’idroelettrico

Il dottor Michele Andreatta, dirigente generale del Dipartimento energia, ha ricordato che l’idroelettrico rappresenta il 15% della produzione elettrica in Italia, cioè che è oggi di 50 terowatt ora, il 19% di questi vengono dagli invasi trentini. Gli impianti, seppure costantemente ammodernati, sono nati principalmente negli anni ‘20 ai ‘50, ma la tragedia del Vajont ha frenato molto questo sviluppo. Il Trentino ha un patrimonio imponente che deve rispondere a esigenze di resilienza e di efficienza. E i nuovi investimenti che verrebbero stimolati dal ddl potrebbero portare a un incremento del 10% della produzione. L’idroelettrico può contribuire a stabilizzare il sistema energetico nazionale e il ddl quindi rappresenta un assist al governo nazionale.

Dai piani di investimento potrebbero venire anche risposte a tempi brevi

Il sistema idroelettrico ci porta con i canoni 100 milioni di euro ai quali si aggiungono le forniture gratuite per le strutture di rilevanza sociale. Il ddl, ha ricordato il dirigente, è stato fatto a più mani e il quadro normativo, pur vedendo lo Stato regolatore del settore, lascia spazi per interventi della Pat. Quindi, la ratio è che gli investimenti dovrebbero portare ad una maggiore produzione e maggiori canoni per il territorio. La norma rende facoltativo per il concessionario presentare i piani, legittima la Giunta a valutarli e ad avviare investimenti che potrebbero dare anche risultati sul breve periodo per affrontare un periodo turbolento come quello che stiamo attraversando.

Manica: si rischia di aprire un contenzioso col Governo

Alessio Manica (Pd) ha ricordato che, pur comprendo la ratio del ddl, due anni fa la Giunta, in occasione del varo della legge sulle grandi concessioni, spiegò, contrariamente a oggi, che la gara era la via maestra perché avevamo impianti perfetti e avremmo ottimizzato la rendita dei canoni. Inoltre, ha sottolineato l’esponente dem, una proroga di 4 anni ben difficilmente potrà risultare interessante per gli investitori. Manica ha poi affermato che la proposta Tonina richiama quella di Borghi e Colao che non è arrivata in porto. Non solo, ma sempre più lo Stato ritiene l’energia un elemento strategico nazionale. Altro timore è che non si vada fino in fondo per capire se il Trentino può trovare vie nuove per il governo dell’elemento acqua. Difficile capire, per il consigliere del Pd, come questo ddl possa far comprendere al Governo e alle altre regioni l’importanza di non andare a gara con le concessioni. C’è invece il rischio di aprire un contenzioso sul modello di quello delle chiusure domenicali dei negozi. Dubbi da parte di Manica anche sul fronte delle capacità di questa norma di calmierare le bollette. Infine, ha concluso, l’interlocuzione non sarà con il governo Draghi e comunque nel recente passato c’è l’ esempio delle norme sulle piccole concessioni che sono state “piallate” da Roma.

Coppola: si scongiura il rischio di fare da apripista per le gare

Per Lucia Coppola (Europa Verde) il ddl è un atto politico che sembra condivisibile anche sotto l’aspetto dell’interlocuzione con il Governo anche se il ministro Cingolani ormai può fare quello che può fare. Intanto, si è scongiurato il rischio di fare da apripista della mezza a gara delle concessioni e ha ricordato che i lavori di ammodernamento delle strutture è già in corso e quindi una proroga di 4 anni è importante. Inoltre, l’acqua non è un elemento infinito e va gestito con la massima efficienza. Ai concessionari va chiesta anche la cura del paesaggio e della qualità dei corsi d’acqua. Anche per questo va garantito il controllo e la gestione pubblica della risorsa idrica. Lucia Coppola ha chiuso affermando che su questi temi, in gran parte legati ai cambiamenti climatici, c’è bisogno di tutti e quindi va aperto un confronto sereno sul ddl.

Cavada: un ddl fondamentale per il Trentino

Gianluca Cavada (Lega) ha condiviso appieno il ddl che, ha detto, è fondamentale per il nostro territorio che deve cercare si mantenere il controllo di queste risorse vitali. Il consigliere ha raccomandato attenzione alla salvaguardia ambientale dei torrenti.

Marini: aprire il confronto nella Conferenza Stato – Regioni

Alex Marini (5 Stelle) ha ricordato di aver presentato nell’aprile 2021 un odg col quale chiedeva di impegnare la Giunta a un confronto con lo Stato in Conferenza Stato – Regioni per affrontare il problema con le altre realtà territoriali. Anche perché avere un rapporto bilaterale col ministro, vista l’instabilità dei governi, è rischioso. Altro livello di confronto, per Marini, dovrebbe essere quello con l’Ue anche per essere certi di evitare scontri con Bruxelles. Il consigliere di 5 Stelle ha chiesto poi se si sono affrontate questioni come le comunità energetiche. Infine, ha affermato che se è vero che c’è l’interesse nazionale per la produzione di energia idroelettrica ci si chiede perché non lo è la tutela dell’ambiente.

Zanella: Obiettivi condivisibili, ma i dubbi rimangono

Paolo Zanella (Futura) ha detto che i dubbi sulla proposta, per quanto gli obiettivi siano condivisibili, ci sono e andranno chiariti nelle audizioni. Certo, non si può presentare il ddl come una risposta risolutiva alla crisi energetica e comunque gli investimenti sugli impianti possono farli Idro Dolomiti Energia ma anche gli eventuali subentranti. Quindi, i problemi si riproporrebbero nel 2029. Perciò per Zanella si dovrebbe puntare sull’obiettivo politico di modificare l’assetto normativo europeo sull’energia idroelettrica. Vero che l’Italia è stata messa in mora dall’Ue perché non ha fatto le gare e ha varato le norme per rientrare nelle regole, ha detto l’esponente di Futura, ma altri stati che si trovano nella stessa situazione non si sono mossi. Infine, Zanella ha chiesto più tempo per riflettere sul ddl.

Tonina: l’iter del ddl è partito nel migliore dei modi

Tonina ha concluso affermando che il dibattito di oggi è stato importante e il ddl si è aperto nel modo migliore. Alla domanda del perché questo ddl dovrebbe passare a Roma, il vicepresidente ha risposto: perché il momento è profondamente cambiato rispetto a due anni fa. Se il Governo, in un momento come questo, dovesse prendere in considerazione le nostre proroghe, ha aggiunto, dovrà tenere conto anche delle altre realtà locali come quella lombarda. Cinque anni di proroga, insomma secondo Tonina, permetterebbero di trovare soluzioni. L’assessore ha condiviso l’affermazione di Lucia Coppola che su questi temi c’è bisogno di tutti.

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