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CONSIGLIO PROVINCIALE TRENTO * TERZA COMMISSIONE: « RINVIATO DALL’ASSESSORE TONINA IL DDL SULLE SEMPLIFICAZIONI E LE CONCESSIONI DELLE MEDIE DERIVAZIONI IDROELETTRICHE »

Terza commissione, Tonina rinvia il ddl sulle semplificazioni e le concessioni delle medie derivazioni idroelettriche.

Al termine di una lunga mattinata di audizioni in Terza commissione, l’assessore Mario Tonina ha scelto di rinviare il ddl  n. 81 a seguito alla richiesta trasversale, dagli imprenditori, agli ambientalisti, al sindacato fino al Consiglio delle autonomie, di concedere più tempo alla discussione sugli emendamenti che Tonina ha depositato venerdì scorso e che riguardano soprattutto la complessa questione del rinnovo delle concessioni idroelettriche per gli impianti medi, che vanno cioè dai 220 kilowatt ai 3000. Emendamenti che, in sintesi, intervengono nel mondo dell’industria idroelettrica inserendo il sistema delle gare per le concessioni. Meccanismi concorrenziali, in linea con le direttive europee, attenuati però dalle proroghe, che vanno dai 15 fino ai 25 anni, per le concessioni pendenti di impianti sui quali sono stati fatti investimenti negli ultimi anni. Escluse dalle gare, sempre secondo il ddl Tonina che tornerà in Terza commissione nelle prossime settimane, sarebbero le società cooperative, le derivazioni per l’autoconsumo e le piccole, cioè inferiori ai 220 kilowatt. Nel ddl 81, che nella prima stesura si limitava a misure di semplificazione in materia ambientale, come via e reti delle riserve, del catasto e di barriere architettoniche, è stato inserito anche un emendamento sulle grandi derivazioni per andare in contro ai rilevi fatti dal Governo alla legge, sempre di Tonina, varata in autunno. Inoltre, sono state introdotte modifiche della legge 2 del 2020 sugli appalti per dare maggior peso alla qualità delle offerte e, infine, sulla gestione in proprio dei buoni pasti da parte della Pat.

L’Appa, un primo segnale per la semplificazione delle norme ambientali.

Le audizioni in Terza commissione, presieduta da Ivano Job (Lega), della mattinata sul ddl dell’assessore Tonina si sono aperte con il dottor Enrico Menapace, direttore generale dell’Appa che ha presentato le norme di semplificazioni e di adeguamento alla normativa nazionale in materia di ambiente. La più importante, ha affermato, è quella che riguarda i centri di rottamazione delle auto: con il ddl Tonina si supera il limite dei 180 giorni per lo stoccaggio delle auto demolite portandolo a una anno per quelle destinate allo smaltimento e a tre anni se si tratta di materiale da recupero. Con questa norma, ha ricordato Menapace, si mettono le aziende trentine del settore sullo stesso piano di quelle del resto del Paese. Il direttore dell’Appa ha detto che il ddl è un primo segnale sulla strada della semplificazione, anche se, ha ricordato, la Pat, in materia ambientale, è vincolata dalle leggi statali.

Gli imprenditori: troppo poco tempo per approfondire un ddl così importante.

Il presidente degli artigiani Marco Segatta, che non ha partecipato all’audizione, ha mandato una nota al presidente Kaswalder e a quello della Terza commissione, Job, nella quale ha affermato che non è stato possibile, da parte dell’associazione, un’analisi del ddl visti i tempi ristretti. Per il Coordinamento imprenditori è intervenuto Roberto Busato, direttore di Confindustria, il quale ha ricordato di aver chiesto formalmente di spostare di qualche giorno la commissione, contestando il metodo con la quale è stata convocata. Non si possono convocare le categorie il giovedì per il lunedì, ha detto il direttore di Confindustria. Un sistema, ha affermato, che è diventato prassi. Per questo ha chiesto un incontro col presidente Kaswalder perché, ha concluso, questo metodo non è accettabile. Aldi Cekrezi, direttore di Confesercenti ha detto di essersi collegato solo per cortesia. Anche per Giovanni Profumo della Confcommercio, non è concepibile che il giovedì venga mandato alle categorie il testo di un ddl così importante pretendendo di avere il lunedì un’analisi compiuta. Se non si vuole fare un simulacro di confronto, ha detto, serve più tempo. Sulle semplificazioni, ha aggiunto, siamo tutti d’accordo, ma sulle concessioni idriolettriche non si possono fare osservazioni approfondite in pochi giorni. Roberto Pallanch dell’Asat ha chiesto al presidente della Terza di farsi carico di questa situazione che è ormai divenuta un’usanza poco piacevole. Nel merito l’Asat ha comunque presentato le osservazioni condividendo in linea di massima il ddl, ricordando però che la semplificazione non deve tramutarsi in una riduzione del confronto tra gli interessati e in una mancanza di partecipazione dal basso alle scelte di governo.
Paolo Angheben di Confindustria si è concentrato sul tema delle concessioni idroelettriche , riconoscendo lo sforzo fatto dall’assessore Tonina, ma ha aggiunto che, a suo parere e a quello di Confindustria, in Provincia c’è quello che ha definito il totem del libero mercato. Va invece cercato un equilibrio tra la libera concorrenza e la tutela di realtà produttive di prim’ordine attive da anni. Inoltre, ha aggiunto, si deve stare attenti a non andare al dì la delle stesse direttive europee sulla concorrenza che non a caso oggi sono più moderate rispetto al passato. Le norme così come scritte, secondo l’esponente di via Degasperi, consentirebbe la partecipazione alle gare di soggetti poco affidabili con il rischio di aprire la strada a soggetti destrutturati, che subappalterebbero a terzi, o a gruppi finanziari senza esperienza industriale. Infine, ha affermato Angheben facendo riferimento a uno degli emendamenti Tonina, i continui interventi sulle norme degli appalti alla fine li pagano le imprese. Serve invece una riforma organica in materia di gare d’appalto che dia certezza al mondo economico.

La minoranza: troppa fretta, così si umilia il Consiglio.

Alessio Manica (Pd) ha detto che dietro queste scelte che sembrano tecniche si nasconde un modello di sviluppo. L’esponente dem ha ringraziato gli imprenditori per la schiettezza con la quale si sono espressi e ha ricordato che la minoranza aveva chiesto tempi più lunghi già nella seduta della commissione di mercoledì scorso. Affrettando in questo modo il dibattito, ha continuato, si è rimediata una figuraccia non solo da parte della Giunta ma dell’intero Consiglio che doveva rifiutarsi di accettare questo modo di agire. Manica ha ricordato di aver scritto a Kaswalder su questa questione. Anche Lucia Coppola ha detto di condividere il malessere delle categorie e ha chiesto rispetto per chi viene ascoltato in commissione e dei consiglieri che la scorsa settimana hanno chiesto maggior tempo per approfondire temi delicati come quelli delle concessioni idroelettriche. La gatta frettolosa fa i gattini ciechi, ha concluso, e si è augurata che il richiamo del mondo imprenditoriale serva a mettere fine a questo modo di procedere il commissione. Paolo Zanella (Futura) ha anche lui ricordato che materie come quelle trattate dal ddl, in particolare quella delle concessioni idroelettriche, non si possono affrontare in pochi giorni.

Il sindacato: norma di salvaguardia per i lavoratori delle società che perdono la concessione.

Il segretario della Cgil, Andrea Grosselli, si è anche lui lamentato del poco tempo avuto per fare un’analisi del ddl e degli emendamenti e quindi ha chiesto di non chiudere la discussione per permettere approfondimenti su un ddl di questa portata. Gli emendamenti, ha detto inoltre, intervengono sugli appalti, e richiederebbero un passaggio per il tavolo appalti che non ha avuto il tempo di vagliare le norme introdotte nel ddl 81. Ci sono poi gli emendamenti, ha continuato, che rivoluzionano il sistema delle piccole e medie concessioni, interventi sono previsti anche sulle grandi: temi cruciali che necessitano di una discussione approfondita. Comunque, nel merito, per il sindacato va salvaguardato il ruolo degli enti pubblici nell’idroelettrico; mentre positiva è la norma che prevede, per le concessioni già scadute, una moratoria temporale per il passaggio alla gara. Nel ddl, ha riconosciuto Grosselli, c’è la ricerca di un bilanciamento tra mercato e interesse pubblico, ma serve un ragionamento più ampio sulla gestione dell’acqua. Il segretario Cgil ha poi ricordato che alla scadenza delle concessioni ci possono essere ripercussioni occupazionali e nella legge andrebbero previste tutele. Michele Bezzi, segretario Cisl, ha affermato che la mancanza di tempo non permette di capire bene il disegno complessivo che viene introdotto dal ddl.

Gli ambientalisti: un ddl che avrà ricadute importanti sull’ambiente del Trentino.

Per le associazioni ambientaliste (Italia Nostra, Lega Ambiente, Lipu, Mountain Wilderness, Enpa, Pan Eppaa, Wwf del Trentino) Ivana Sandri, ha lamentato il mancato invito della Sat e il ritardo con le quali le associazioni sono state invitate per un ddl che avrà ricadute importanti sull’ambiente trentino. Nonostante ciò, ha aggiunto, le associazioni hanno partecipato in nome della tutela ambientali. Aaron Iemma ha affermato che le semplificazioni introdotte sulla valutazione d’impatto ambientale sono condivisibili anche se sembra assente il recepimento delle linee guida nazionali. Sull’articolo quattro, la rete delle riserve, Iemma ha ricordato che queste sono nate per le carenze Pat e togliere la competenza dei comuni su questi organismi significa togliere uno dei presupposti della direttiva Natura 2000. Riportare le reti nella gestione esclusiva della Pat, per Iemma, vuol dire svuotarle di senso perché queste si basano proprio sulla partecipazione delle autonomie locali. In realtà, secondo l’ambientalista, con la norma si vuole cancellare le reti di riserve ingestibili per carenza di risorse umane. Sul previsto parere delle Asuc, secondo Iemma che ha risposto a Lucia Coppola, questo andrebbe trasformato in partecipazione soprattutto perché hanno dimostrato la loro incapacità di esprimere valutazioni serie. Luigi Casanova ha affermato che nella Cabina di regia sull’ambiente, le Asuc criticano solo gli ambientalisti e non hanno competenze scientifiche. Marco Tessadri, intervenendo sugli emendamenti Tonina, ha detto che lo scopo sembra quello di arrivare a una gestione diretta delle grandi derivazioni, dirottando i privati verso le centrali sotto i 3000 Kw. Bassi, inoltre, appaiono i canoni aggiuntivi e la quota per i ripristini ambientali è minima. Altra critica riguarda quella che Tessadri ha definito la cancellazione della prevalenza dell’interesse pubblico per le grandi derivazioni. Luigi Casanova sulla rete delle riserve ha ricordato che gli ambientalisti hanno chiesto, in cabina di regia, una semplificazione burocratica, ma queste strutture hanno bisogno soprattutto di finanziamenti certi e del coinvolgimento di giovani che abbiano una formazione scientifica. L’autonomia trentina, ha ricordato, è stata virtuosa in tema di ambiente fino ai primi anni 2000 e oggi la situazione è preoccupante, anche sulle grandi derivazioni idroelettriche. Casanova ha ricordato che il Trentino ha gli occhi puntati addosso anche perché negli anni ‘90 ha fatto scuola in tutto l’arco alpino. Rispondendo a Lucia Coppola, l’esponente del Wwf ha detto che ci sono difficoltà di rapporto tra le aree a parco e quelle demaniali. L’emendamento al ddl Tonina, ha riconosciuto, va nella direzione del dialogo tra questi due enti pubblici, ma, ha aggiunto, nelle aree protette non si deve cacciare.
Manica ha ricordato di aver scritto a Kaswalder e a Job perché le audizioni andavano allargate sentendo anche chi ha interessi ambientali e sportivi sull’acqua. Inoltre, il consigliere Pd, ha detto che nel ddl c’è un po’ di tutto, s’è creato una legge omnibus, che non è prevista dal regolamento, ed è ritenuta inopportuna dallo stesso ufficio legislativo del Consiglio. Una posizione condivisa da Lucia Coppola.

Assoidroelettrica: attenti alle gare, c’è il rischio di consegnare il settore ai grandi gruppi stranieri.

Per Assoidroelettrica sono intervenuti Paolo Taglioli, direttore generale e il vicepresidente Stefano Luciani. Taglioli ha affermato che mettere a gara gli impianti sotto i 3000 kw è prematuro. In Europa nessuno lo ha fatto, ha aggiunto, e Bruxelles lo ha fatto con le grandi derivazioni con risultati tutt’altro che lusinghieri. Il direttore Assoidrolettrica ha ricordato che la Cassazione ha sentenziato che, riferendosi al codice del demanio marittimo, non c’è alcun obbligo di legge che imponga l’applicazione delle norme degli appalti nel caso un privato chieda una concessione. Il direttore dell’associazione dei produttori privati di energia elettrica ha ricordato che ci sono molti soggetti d’oltralpe che vorrebbero aggiudicarsi concessioni di un assetto strategico, vitale per la nostra industria, qual è l’energia. Nel merito degli emendamenti Tonina, discriminatoria appare a Assoidroelettrica, la scelta di tenere fuori dai meccanismi competitivi le cooperative. Altra raccomandazione è che le centrali alla scadenza di concessione non vengano demolite, ma che continuino a operare. Luciani ha ricordato che il settore a livello nazionale è in difficoltà anche a causa di una situazione di incertezza sulle concessioni, quindi ben venga un quadro normativo ma se questo va a favorire gruppi oligopolistici non si è sulla strada giusta. Perché è evidente che i piccoli e i medi imprenditori, già gravati dai prezzi dell’energia rispetto alle grandi derivazioni, verrebbero di fatto esclusi dalle gare per le concessioni. Aprire un sistema di gare, di totale concorrenza, per il vicepresidente Assoidroelettrica, rischia di accentrare una risorsa pubblica come l’acqua nelle mani di pochi gruppi. Quindi, sulla discriminante tra grande e medie centrali va fatta una riflessione profonda.
Manica ha chiesto se ci sia davvero la necessità di adeguarsi alle direttive europee sulla concorrenza. Taglioli ha detto che la Commissione europea ha risposto, qualche mese fa, ad un’interrogazione dell’europarlamentare Carlo Calenda affermando che, per ora, i paesi possono comportarsi come ritengono sulle concessioni. Tra l’altro alcuni Paesi, come Austria e Portogallo, hanno già detto che non metteranno mai a gara le loro centrali. E anche la Pat deve chiedersi se è nel suo interesse introdurre le gare, col rischio di consegnare l’energia e l’acqua nelle mani di grandi gruppi stranieri come l’EdF francese. Paolo Zanella ha affermato che l’intervento di Assoidroelettrica ha messo in evidenza la necessità di una ragionamento complessivo sull’idroelettrico.

Il Cal: Tutelare le entrate finanziarie dei comuni.

Il presidente del Cal Paride Gianmoena si è soffermato sugli emendamenti. Sulle grandi derivazioni, non ci sono rilievi, mentre sul servizio buoni pasto ha chiesto che i comuni possano partecipare alla gestione della Pat. Sul tema centrale, le piccole e medie derivazioni, Gianmoena ha chiesto un mese per approfondire. I sindaci vogliono parlarne, ha affermato, perché il tema è importante. Il presidente del Cal però ha detto subito che tra la norma presentata a dicembre, che era irricevibile, un passo avanti das parte dell’assessore è stato fatto anche grazie alla collaborazione del Cal. Tre sono le questioni principali per Gianmoena: la prima, la necessità di affrontare la questione delle concessioni con una norma; secondo la tutela di chi ha investito sugli impianti; terzo il tema delle risorse che è delicato perché importantissimo per i bilanci dei municipi. Quindi, va previsto un sistema di compensazione finanziaria per i comuni che non avranno più le entrate provenienti dall’idroelettrico.

Tonina: va bene il rinvio, ma la norma sulle concessioni va fatta.

Tonina, al termine delle audizioni ha deciso di rinviare l’intero ddl. A parte l’emendamento sui buoni pasto per il quale ha chiesto la possibilità di decidere con i capigruppo di inserirlo nella sessione del Consiglio che si apre domani. L’assessore ha detto di aver scelto il rinvio per rispetto agli auditi e per la commissione, di cui è stato presidente. Ha ricordato, inoltre, che c’è stata condivisione sul ddl 81 anche da parte gli ambientalisti respinto gli attacchi al dottor Sanchina sulle reti delle riserve. Un dirigente, ha aggiunto Tonina, che ha sempre lavorato per migliorare la situazione e ha ricordato che la necessità di mettere mano alla rete delle riserve e venuta dai comuni. Sulle concessioni si è dovuto intervenire, ha detto ancora l’assessore: servono approfondimenti ma la norma va modificata e non si può continuare a rinnovare le concessioni sotto i 3 mila Kilowatt come si è fatto fino a ora. Comunque, Tonina ha accettato di sospendere il ddl con i relativi emendamenti che, ha sottolineato, ha voluto anticipare mercoledì in commissione in nome della trasparenza. Non c’è alcuna volontà di fare forzature, ha aggiunto, ma vanno trovate soluzioni a fronte di concessioni scadute in alcuni casi dal 2010. Quindi, Tonina ha chiesto la sospensione per alcune settimane del ddl, sperando che a marzo si possa arrivare a una conclusione. Comunque, ha affermato, il lavoro di questa mattina è servito anche per capire l’importanza del tema che si sta affrontando.
L’assessore, ha detto di capire le necessità degli auditi di avere più tempo, ma ha ricordato che il ddl è stato adottatoin Giunta a dicembre; il 21 di dicembre è stato presentato al Cal e che il tema delle concessioni sotto i 3 mila kw si è dovuto affrontare per allinearsi alle norme europee. Un tema che Bolzano, ha detto, affrontò già 4 anni fa con una legge sulle concessioni medie piccole. Sugli emendamenti, ha affermato ancora, c’è stata un’interlocuzione con Roma che dovrebbe permettere di completare la strada del ddl di ottobre. Sulla parte che riguarda la semplificazione c’è condivisione, anche perché raccoglie richieste del mondo dell’impresa.

Marini: vista l’importanza dell’argomento perché non si fa un ddl ad hoc.

Manica, in conclusione, ha ringraziato Tonina per la decisione ma, visto che c’è più tempo, ha chiesto di avere dai sul settore delle medie derivazioni e ha chiesto di fare entrare nel ddl la sua proposta di divieto di esproprio da parte dei concessionari privati. Il pentastellato Alex Marini ha chiesto perché, vista l’importanza dell’argomento, non si decide di fare un ddl specifico sulle piccole medie derivazioni.

 

 

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