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CONSIGLIO PROVINCIALE TRENTO * QUINTA COMMISSIONE: « PROGRAMMA UE, SINDACATI E IMPRENDITORI CHIEDONO ALLA PAT DI CONDIVIDERE GLI OBIETTIVI STRATEGICI DEL GREEN DEAL E DELLA DIGITALIZZAZIONE »

Sindacati e imprenditori chiedono alla Provincia di condividere gli obiettivi strategici del green deal e della digitalizzazione indicati nel programma 2021 della Commissione europea, per poter beneficiare delle risorse messe a disposizione. Le audizioni in V Commissione.

Le principali priorità dell’Unione europea che anche la Provincia è chiamata a perseguire quest’anno a sostegno della transizione ecologica e digitale, sono state al centro delle consultazioni promosse oggi dalla V Commissione presieduta da Alessia Ambrosi (Lega). Dai rappresentanti dei sindacati, degli imprenditori, della Camera di commercio di Trento e della Scuola di studi internazionali dell’Università di Trento ascoltati dell’organismo consiliare, è emersa la forte richiesta che la Provincia condivida e attui soprattutto gli obiettivi strategici del green deal indicati nel documento programmatico “Un’unione vitale in un mondo fragile” sottoposto dalla Commissione europea anche ai territori. Solo così – è stato detto – anche il Trentino potrà beneficiare dei sussidi comunitari messi oggi a disposizione e a cui guardano con grande interesse anche le piccole imprese, soprattutto del settore turistico, per ripartire.

 

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I sindacati: anche alla Provincia servirebbe una strategia analoga a quella dell’Ue.

Il segretario della Cgil Andrea Grosselli ha osservato anche a nome di Cisl e Uil del Trentino ha ricordato che mentre già l’anno scorso di fronte alla crisi pandemica la Commissione europea ha subito messo in campo azioni a sostegno delle imprese e dei lavoratori con 100 miliardi di euro e 800 misure a favore del tessuto economico e sociale colpito dalla crisi, il presidente della Provincia di Trento nel suo profilo Facebook ammainava la bandiera europea. Quanto alla questione sanitaria, sull’obiettivo del potenziamento della produzione e della distribuzione dei vaccini, questo sforzo per i sindacati non deve limitarsi all’Europa perché il virus circola in tutto il mondo e concentrandosi su se stessi di fronte ad una pandemia si corre il rischio di tagliare il ramo sul quale si è seduti. I vaccini devono quindi essere accessibili non solo per l’Europa ma in tutto il mondo. Quanto al Next Generetion Ue, Grosselli ha evidenziato come la parte più importante di queste risorse dovrà essere utilizzata per la transizione ecologica e che il Trentino non può che dimostrarsi fortemente interessato a questo obiettivo riprendendo gli investimenti in questa direzione. “Con un altro accenno polemico” il segretario della Cgil ha aggiunto che rispetto alla prospettiva fin dall’inizio strategica che la Commissione europea si è data con questo programma di fronte all’emergenza sanitaria, economica e sociale, la Giunta provinciale ha invece abdicato a questa visione di più lungo respiro nell’allocazione delle risorse della finanza pubblica.

Come dimostra la nota di accompagnamento ad Defp dello scorso anno, in cui l’esecutivo sostenne che non si poteva fare programmazione. Al contrario per la Commissione europea la programmazione è necessaria soprattutto nei momenti di crisi come questo, in cui occorre darsi prospettive e non pensare solo alle scadenze elettorali. Questo è fondamentale, secondo i sindacati, proprio per fronteggiare l’emergenza in atto.

Sull’obiettivo del Green Deal delineato dal programma europeo per la riduzione delle emissioni entro il 2030, Grosselli ha osservato che a questo è strettamente connesso il tema strategico dei trasporti e quindi anche il tunnel del Brennero al quale il Trentino è direttamente interessato. A suo avviso è importante anche condividere il programma dell’Ue a sostegno della produzione agricola biologica e biodinamica, che secondo i sindacati richiedono per il nostro territorio la messa a disposizione di più ettari nei quali gli operatori interessati possano investire. In merito alla digitalizzazione, altra priorità per il 2021 indicata nel programma dalla Commissione europea, secondo i sindacati l’Ue dovrebbe fissare un prelievo fiscale che riguardi l’attività delle grandi imprese e tutelare i lavoratori che nei Paesi membri lavorano per le piattaforme. Fondamentale è poi avere un quadro europeo dei diritti in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro. Quanto all’economia sociale e alle imprese sociali, il programma europeo 2021 permette di affidare la gestione dei servizi ai soggetti accreditati per soli tre anni, escludendo il vincitore della gara la partecipazione a quella successiva.

Questo va contro ogni logica risultando troppo limitante per le imprese sociali e le cooperative del Trentino. Secondo i sindacati la Provincia insieme alle altre regioni e al governo italiano dovrebbe sollecitare la Commissione europea a rivedere questo vincolo che incide anche sui lavoratori del settore. Molto importante è poi nel programma della Commissione europea l’obiettivo della formazione continua. Nella nostra provincia secondo i sindacati andrebbe introdotto un libretto formativo dei lavoratori per mettere a disposizione l’esperienza e le competenze delle persone favorendo eventuali percorsi di riqualificazione e ricollocazione in caso di espulsione dall’impiego nelle imprese. Infine Grosselli ha ricordato che il sindacato europeo chiede che nel programma dell’Ue occorre inserire un riferimento ai lavoratori che subiranno lo spostamento degli investimenti dalla produzione di CO2 al settore delle energie rinnovabili perché possano trovare altre occasioni di impiego. Manca infine nel programma dell’Ue una legislazione europea sui regimi di reddito minimo.

 

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Coordinamento imprenditori: meno vincoli normativi per l’accesso al credito.

Roberto Simoni, presidente del Coordinamento provinciale imprenditori e della Federazione della cooperazione, ha messo l’accento sull’orientamento delle politiche dell’Ue a combattere la pandemia con grandi investimenti come il Next Generation per promuovere la transizione ecologica e digitale. Per la transizione digitale gli imprenditori sottolineano l’esigenza per il Trentino di collegare tutte le infrastrutture in modo tale che la digitalizzazione del territorio permetta di lavorare avvicinando le periferie al centro con una conseguente riduzione del traffico e dell’inquinamento. Importanti per gli imprenditori è anche il tema degli aiuti europei alle piccole imprese che svolgono anche un compito sociale come i piccoli negozi di comunità che presidiano i territori e che nulla hanno a che fare con il tema della concorrenza. Sul tema finanziario Simoni ha ricordato l’esigenza delle imprese di accedere al credito in modo agevolato per mettere benzina nel motore della ripresa economica. Finora, ha osservato, sono stati creati troppi vincoli normativi che limitano la possibilità di erogare il credito anche alle casse rurali. Bastano sconfinamenti minimi per finire nelle categorie deteriorate. E le moratorie finora concesse dalla legge appaiono insufficienti per la ripartenza delle attività imprenditoriali. Serve quindi un intervento che permetta la ristrutturazione del debito a lunghissima scadenza per permettere una ripresa degli investimenti e favorire l’uscita delle imprese dalla crisi economica. Per questo la legislazione europea dovrà stimolare e garantire le piccole imprese tramite le casse rurali. Per l’agricoltura sarebbe importante secondo gli imprenditori trentini riconoscere a livello europeo l’origine territoriale con una burocrazia meno impattante. Il marchio di origine protetta va concesso solo a chi non ne ha diritto e con procedure semplificate. Infine il turismo: per il coordinamento imprenditori l’attenzione a questo settore del Trentino, molto colpito dall’epidemia con la chiusura degli impianti nella stagione invernale, deve tradursi in un forte sostegno agli operatori ai quali vanno concesse maggiori agevolazioni da prevedere nel Recovery plan anche per la transizione digitale di queste attività. Quest’aspetto nel programma europeo c’è ma va sottolineato con più forza del Trentino.

 

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L’Associazione albergatori: per salvare le attività ora si passi ai fatti.

Davide Cardella per l’Associazione albergatori ha ricordato che c’è voluta la pandemia per far capire l’importanza del turismo per l’economia del Trentino e del Paese. Serve quindi una politica coordinata a livello europeo, nazionale e locale. Agli albergatori sono molto piaciute le parole del presidente Draghi nella sua replica di ieri al Senato, ma ora – ha osservato Cardella – occorre passare ai fatti perché la situazione delle imprese e dei collaboratori stagionali nelle strutture ricettive, della ristorazione, del commercio e degli impianti è drammatica. Inoltre il settore turistico del Trentino si presta bene a beneficiare delle politiche comunitarie nell’ambito del Green Deal perché nel nostro territorio l’ambiente e la digitalizzazione sono punti di forza. Cardella ha sottolineato anche la rilevanza della normativa europea sulla salute e la sicurezza sul lavoro, purché si adattino le norme alla piccola dimensione delle imprese del Trentino. Quanto alla mobilità transfrontaliera, il tema va affrontato in modo condiviso tra gli Stati con una regia comunitaria in vista di un’auspicata ripresa dei viaggi e del turismo.

 

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Gli artigiani: puntare di più alle risorse messe a disposizione da Bruxelles.

Nicola Berardi dell’Associazione artigiani ha evidenziato sul tema delle risorse europee che negli ultimi 10 anni si è assistito ad un processo di trasformazione, ora accelerato dalla pandemia, con la progressiva erosione delle risorse a disposizione della Provincia. Ecco perché ora occorre spostare l’attenzione verso le risorse messe a disposizione dell’Unione europea in modo da recuperare i finanziamenti di cui le imprese hanno estremo bisogno. Il Recovery Fund è sicuramente importante ma le categorie economiche, le associazioni datoriali e la Provincia oggi devono lavorare insieme per contare di più ai tavoli europei dove si adottano decisioni che possono andare a beneficio delle imprese trentine. Bene ha fatto per Berardi la direzione generale della Provincia ad organizzare un tavolo di confronto con l’ufficio per i rapporti con l’Ue allo scopo di coordinarsi e unire le forze in modo da favorire la conoscenza delle varie opportunità comunitarie e facilitare l’accesso ai fondi. In questo senso l’Associazione artigiani ha creato un presidio stabile a Bruxelles. Infine Berardi sul Green Deal ha segnalato che il pacchetto delle misure europee finalizzate a ridurre le emissioni entro il 2030 si tradurrà in un’ampia gamma di provvedimenti normativi orientati alla sostenibilità come elemento di competizione supportato dal digitale. Gli artigiani condividono questa strategia, ma sono preoccupati del quadro normativo che potrebbe rendere inavvicinabile l’obiettivo alle piccole imprese del settore.

 

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Confesercenti: il commercio elettronico mette a rischio i negozi del territorio.

Fabrizio Pavan di Confesercenti ha osservato che il rischio più grande riguarda la possibilità che i piccoli negozi del territorio e il commercio su area pubblica e i ristoranti scompaiano a causa della crisi in corso. Il commercio elettronico ha avuto un forte boom in questa situazione e occorre quindi mettere gli esercenti nelle condizioni di poter competere ad armi pari con questa nuova offerta a prezzi inferiori. Le nostre imprese sono sul territorio a servizio delle piccole comunità e non possono essere abbandonate se non vogliamo che le periferie diventino dormitori.

 

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Confindustria: la Pat investa sulla transizione verde e digitale con la formazione.

Alessandro Santini di Confindustria ha messo in luce due punti che stanno a cuore al settore: la transizione digitale e la transizione verde. Questi due obiettivi sono i principali del neo-costituito governo Draghi e delle imprese perché è il mercato a dettare queste necessità. La transizione digitale non si è ancora materializzata per le piccole e medie industrie per guadagnare competitività perché il 4.0 non è solo un affare delle grandi aziende. Su questo occorre quindi investire. Quanto all’esigenza ineludibile della transizione verde ormai imposta dal mercato, Santini ha ricordato che i fondi di investimento guarderanno solo alle imprese green e sostenibili perché è questo che chiedono i consumatori. Anche la Provincia dovrebbe impegnarsi molto per questi due obiettivi. Come? Prima di tutto con la formazione degli imprenditori e dei dipendenti e poi investimenti. La Pat può sostenere sia la formazione sulle due transizioni sia gli investimenti dell’industria. L’Ue dispiegherà fondi importantissimi nei prossimi anni ed è quindi fondamentale che la Pat si apra all’Europa e presidi Bruxelles creando collegamenti sempre più stretti attraverso il proprio ufficio per poter accedere alle opportunità e ai fondi messi a disposizione. Essenziale è dire “no a un Trentino piccolo e solo” perché dobbiamo considerarci tutti cittadini di un’Europa sempre più unita se vogliamo rilanciare la nostra economia.

Sempre per Confindustria Paolo Angheben ha aggiunto che è importante in un’occasione come questa volare alto e riflettere su prospettive di lunga durata. Il fatto che la Commissione europea dica che nel 2021 proseguirà la revisione in corso in materia di concorrenza non è banale. Oggi per tutelare gli operatori economici l’Ue sta mettendo in discussione questo tema e quindi si tratta di difendere le peculiarità imprenditoriali che il Trentino ha. Ancora, per Angheben è necessario, come afferma il programma europeo per il 2021, aumentare l’attenzione per l’efficienza e l’efficacia dei servizi della pubblica amministrazione in tutta l’Unione europea, perché non siano una palla al piede per le imprese, se non vogliamo correre il rischio che il Trentino diventi istituzionalmente marginale.

 

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Confcommercio: la transizione digitale e verde non diventi un costo per le imprese.

Luca Bazzanella di Confcommercio ha evidenziato il problema dell’applicazione concreta delle politiche europee, perché occorre superare la distanza tra l’obiettivo e il nostro contesto locale soprattutto in materia di incentivi. Incentivi per i quali è siano resi più semplici e accessibili anche alle micro-imprese del Trentino. La transizione digitale e verde ad esempio non deve diventare un costo per le imprese. La domanda è come pensa la Commissione europea far sì che questa transizione sia accessibile anche alle imprese del Trentino.

Sul tema servirebbe il tavolo di confronto che la Giunta ha finora negato.

Lucia Coppola (Misto) ha assicurato che tutte queste osservazioni saranno tenute in considerazione perché molte osservazioni rivestono grande importanza sia perché occorre non lasciare indietro nessuno sia perché il New Deal deve coinvolgere tutte le imprese.

Sara Ferrari (Pd) ha lamentato l’impossibilità di affrontare un argomento così importante in così poco tempo. Discutere di strategie e di dinamiche economiche che sempre più richiedono l’allineamento del Trentino all’Europa richiederebbe la disponibilità del presidente della Giunta la disponibilità di un tavolo da aprire con tutti questi interlocutori di cui si avverte un enorme bisogno. Fino ad oggi la possibilità di fare questo confronto è stata respinta: in questa occasione il Consiglio dovrebbe chiedere alla Giunta di renderlo possibile.

 

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La presidente Ambrosi ha assicurato che su questo tema gli imprenditori verranno sicuramente consultati ancora.

La Camera di commercio (Cciaa): favorire la nascita di consorzi di imprese.

Luca Trentinaglia per la Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura ha osservato che anche la Provincia dovrà investire sulla transizione ecologica e digitale. Puntando ulteriormente, per la prima, all’efficientamento energetico degli edifici e scommettendo sulle energie rinnovabili come l’eolico e il fotovoltaico. Per l’altro macro-ambito del digitale indicato dalla Commissione europea, la Cciaa sta già lavorando ad esempio con la diffusione della firma digitale. E la Provincia può valorizzare un bagaglio già esistente di iniziative e competenze che possono attuare gli obiettivi dell’Ue. Terzo macro-ambito: il tema delle competenze del lavoro.

La Camera di commercio punta allo sviluppo delle competenze e della riqualificazione nel campo digitale con vari strumenti tecnologici innovativi messi a disposizione di lavoratori e anche degli studenti. La Cciaa sta investendo anche sulla certificazione delle competenze con le micro-credenziali. Per l’ente camerale, infine, il settore del turismo che ha subito le più gravi conseguenze della pandemia, ha bisogno di interventi che favoriscano la ripartenza delle imprese con investimenti sulla sostenibilità, la formazione degli operatori, la resilienza delle comunità residenti e l’attenzione rivolta alla qualità più che al volume degli afflussi di ospiti e visitatori. Per Trentinaglia nel 2021 la Provincia potrà promuovere una strategia condivisa che sfrutti le risorse nel Next Generation Eu. E la Camera di commercio è pronta a contribuire facendo rete per l’accesso alle opportunità europee, ai servizi e ai finanziamenti offerti dall’Unione a beneficio delle imprese che ne hanno maggiormente bisogno.

Rispondendo poi a una domanda della consigliera Ferrari sui punti di debolezza delle aziende trentine rispetto alla possibilità di partecipare alle transizioni ecologica e digitale indicate dall’Unione europea e sul sostegno che la Provincia dovrebbe dare per favorire questo coinvolgimento, Trentinaglia ha risposto individuando la principale criticità delle nostre imprese nelle piccole dimensioni. Occorre a suo avviso favorirne l’aggregazione tramite consorzi per permettere una presenza più compatta del nostro sistema economico nelle partite che più ci interessano. Facendo rete tra le piccole imprese queste possono diventare per il Trentino un punto di forza. E la Provincia può aiutare a perseguire questo obiettivo con agevolazioni e incentivi orientati in questa direzione, ma è anche necessario valutare l’impatto di queste misure.

 

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La Scuola di studi internazionali dell’Università: il distretto biologico trentino potrebbe godere di forti finanziamenti europei.

Stefano Schiavo, direttore della Scuola di Studi internazionali dell’Università di Trento, ha illustrato analiticamente le linee del programma 2021 della Commissione europea guidata da Ursula Von der Layen. Green deal e agenda digitale sono le azioni che assorbiranno da sole il 37 e il 20 per cento di tutti gli sforzi dei piani nazionali finanziati dal Recovery Fund. Parlando del primo, Schiavo ha citato il distretto biologico trentino – oggetto di un prossimo referendum provinciale – come uno dei progetti che potrebbe godere di forti finanziamenti da parte dell’Ue, perché indirizzati a una svolta verde.
La digitalizzazione: di qui al 2030 la Commissione progetta forti impegni per il completamento delle reti tecnologiche, per la diffusione delle competenze digitali dei cittadini e per l’infrastrutturazione delle pubbliche amministrazioni. Schiavo ha quindi parlato dell’attrattività economica dei territori, che dallo sviluppo dell’agenda digitale molto discenderà, anche in Trentino. Un riferimento poi all’Agenda per il Mediterraneo meridionale (con investimento Ue di 7 miliardi di euro in 7 anni) e alla volontà di rendere più agili e quindi sviluppare gli investimenti e i rapporti commerciali tra Stati europei

Sara Ferrari ha ringraziato Schiavo per il cenno alla cooperazione internazionale come opportunità anche di carattere economico per i territori come il nostro: si tratta di una materia che purtroppo – ha detto la consigliera – non è una priorità di questo governo provinciale.

Lucia Coppola si è confrontata con l’esperto su quanto sia importante che la transizione additata dalla Commissione avvenga in modo socialmente equo e inclusivo.

Il Consiglio delle autonomie locali – Consorzio dei comuni trentini, che non ha partecipato alle audizioni, ha inviato una nota (allegata) con il proprio parere.