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CONSIGLIO PROVINCIALE TRENTO * QUINTA COMMISSIONE: « AUDIZIONE E DISCUSSIONE SU APERTURA SCUOLA DELL’INFANZIA ANCHE IN LUGLIO »

La querelle sull’apertura delle scuole dell’infanzia anche in luglio ha animato ancora il dibattito della V Commissione. Ascoltato il referente della petizione popolare contro questa scelta che annuncia: “In preparazione un ricorso al Tar”.

La discussione sull’apertura anche a luglio delle scuole dell’infanzia del Trentino (che di norma chiudono il 30 giugno), recentemente decisa dalla Giunta , ha animato oggi i lavori della V Commissione presieduta da Alessia Ambrosi (FdI). L’organismo ha ascoltato Matteo Savastano, referente della petizione popolare numero 13 sostenuta da quasi 2.500 firme e depositata due mesi fa in Consiglio provinciale per contestare la scelta, e ha poi discusso a lungo della problematica. Le minoranze hanno protestato per il mancato utilizzo dei servizi di conciliazione e per l’assenza dell’assessore. Il dirigente del Servizio infanzia Livio Degasperi ha precisato che la scelta sul luglio di quest’anno non è basata sui dati relativi alla frequenza dei bambini nello stesso mese dell’anno scorso. Decisa un’audizione dell’assessore Bisesti sulla riorganizzazione in corso nel settore cultura della Provincia.

Savastano: utilizzo del tutto improprio delle insegnanti delle scuole dell’infanzia. “Qualcuno sta preparando un ricorso al Tar per ottenere una sospensiva urgente”.

Savastano ha osservato che l’apertura a luglio delle scuole dell’infanzia non è come sembra: non si tratta infatti di una proroga o di un allungamento dell’anno scolastico, ma di un servizio a richiesta e a pagamento che utilizza per essere erogato le insegnanti. Per un semplice prolungamento dell’anno scolastico sarebbe bastata a suo avviso una delibera di poche righe, mentre la verità per il referente della petizione è che è stato istituito un servizio nuovo, utilizzando le insegnanti delle scuole materne per fare il “giocabimbo” con l’apertura di un contenitore dedicato ai bambini bisognosi di accoglienza. Non c’è dubbio per Savastano che esiste un problema di conciliazione scuola-lavoro, ma l’errore è utilizzare per questo le insegnanti delle scuole materne.

Ne è scaturita una frattura che ha compromesso i buoni rapporti che vi sono sempre stati tra famiglie e scuole dell’infanzia, giustificando la scelta con la disponibilità delle insegnanti durante l’estate che non impedirebbe loro di lavorare un po’ di più. Ma in tal modo una categoria professionale come questa che svolge un’attività scolastica viene ridotta al rango di personale ausiliario. Si ledono così le prerogative professionali delle insegnanti di scuola dell’infanzia che, per difendersi, si sono molto più sindacalizzate e ora potrebbero astenersi per protesta dal lavoro con scioperi bianchi e rifiutarsi di prestare varie attività extracontrattuali che normalmente svolgono comunque a servizio della scuola. Mettendo così in difficoltà il servizio e gli enti gestori delle scuole equiparate dell’infanzia che sono formati da volontari. Ancora, la scelta della Giunta provinciale di utilizzare le scuole dell’infanzia come conciliazione famiglia-lavoro, ha eliminato drasticamente le iniziative degli enti del Terzo Settore da cui questo servizio è offerto, sottraendo a molti giovani un’opportunità di lavoro in questo settore, verso il quale hanno notevoli aspettative, proprio in un momento di crisi economica come questo. Ne conseguono disagi per le famiglie che oltre ad avere bambini alle scuole dell’infanzia, ne hanno anche che frequentano la scuola elementare per i quali il servizio offerto in luglio dalle scuole dell’infanzia non è accessibile.

Per loro i genitori dovranno arrangiarsi. Inoltre anche le insegnanti di scuola materna sono spesso mamme di bambini piccoli che non potendo stare con i figli in luglio saranno costrette a chiedere aspettativa non retribuita per problemi di conciliazione. Chi ci rimetterà insomma – ha denunciato Savastano – sarà sempre l’elemento debole della società costituito dalle donne, costrette a scelte dolorose. Il referente della petizione ha osservato che la Provincia non ha ancora reso note le modalità operative dei servizi che la scuola dell’infanzia offrirà in luglio. E ha segnalato che ad esempio nelle scuole dell’infanzia di Pergine è arrivata una direttiva che per il mese prossimo invita le insegnanti a portare i bambini al parco dal momento che all’interno gli edifici non dispongono di una climitatizzazione adeguata al caldo estivo. In definitiva per Savastano è mancata una concertazione con tutti i soggetti interessati e le organizzazioni sindacali che avrebbero potuto sviscerare tutti questi aspetti e offrire un servizio migliore. Le rassicurazioni della Giunta che l’anno prossimo questa scelta non si ripeterà, per il referente non è una garanzia dal momento che questo è già il secondo anno che le scuole dell’infanzia aprono anche in luglio.

Altra considerazione di Savastano: sul piano legale la delibera della Giunta potrebbe essere impugnata davanti al Tar e meraviglia che il Dipartimento non abbia messo in guardia l’assessore su questa evenienza, dal momento che si obbliga una categoria professionale a prestare un servizio per il quale non è stato assunto e che non è contemplato nei contratti. Sulla questione potrebbero intervenire i tribunali di Trento e di Rovereto. Il referente ha aggiunto che “qualcuno sta approntando un ricorso al Tar per ottenere una sospensiva urgente” e ha concluso: “che figura facciamo se il 30 giugno arrivasse un provvedimento del tribunale che vieta di far lavorare le insegnanti delle scuole dell’infanzia in luglio?”

Coppola: rischio caldo per i bambini e burnout per le insegnanti.

Lucia Coppola (Misto-Europa Verde) si è dichiarata totalmente in sontonia con di Savastano e dei 2.500 sottoscrittori della petizione. E ha chiesto se vi siano ancora margini per modificare lo stato dell’arte che appare ormai avanzatissimo, visto che le scuole dell’infanzia – e ha sottolineato il termine “scuole” – si stanno già attrezzando per fronteggiare questo ulteriore aggravio dell’impegno nonostante la minaccia del caldo che in luglio causerà disagi anche ai bambini. Per Coppola è quindi urgente ragionare tutti insieme per mettere al riparo le scuole dell’infanzia dal rischio che anche il prossimo anno scolastico si proceda con questo sistema. Anche per evitare il pericolo del burnout dovuto al sovraccarico di lavoro imposto alle insegnanti di scuola dell’infanzia che potranno accumulare una notevole stanchezza fisica e mentale. Nel futuro prossimo va garantita da un lato la dignità delle scuole dell’infanzia e dall’altra la valorizzazione delle le cooperative e associazioni del Terzo Settore, specializzate per offrire ai bambini una discontinuità con l’anno scolastico e la gestione di un tempo libero e di vacanza adeguato ai mesi estivi.

Dalzocchio: la soluzione risponde ai bisogni dei bambini, trascurati dalla petizione.

Mara Dalzocchio (Lega) ha detto che l’intervento di Savastano rafforza la sua convinzione che la decisione della Giunta sia giusta. Savastano ha parlato infatti solo di adulti mentre la prima questione riguarda i bambini delle scuole dell’infanzia ai quali quest’anno a causa del Covid è stato chiesto un grande sforzo di adattamento. Per questo la Giunta ha offerto loro una continuità relazionale con i compagni e le insegnanti. Invece per Dalzocchio questa vicenda è stata presentata come un derby tra famiglie, scuole e sigle sindacali trascurando le esigenze dei bambini e delle loro famiglie. Se sono tante le 2.500 firme raccolte per la petizione, sono tante per la consigliera anche le oltre 7.000 firme delle famiglie che hanno chiesto il servizio delle scuole dell’infanzia a luglio. Soluzione che per Dalzocchio è comunque transitoria e non certo destinata a ripetersi al di là dell’emergenza di quest’anno. La consigliera ha poi stigmatizzato la volontà di puntare sul conflitto tra insegnanti, famiglie, scuola e Provincia. “Prendiamo questa soluzione per quel che realmente è – ha esortato –: un aiuto ai bambini e alle famiglie per rispondere all’emergenza sanitaria. La contrapposizione è nata solo perché qualcuno ha soffiato sul fuoco”.

Ferrari: risposta sbagliata perché esistono ottimi servizi di conciliazione.

Sara Ferrari (Pd) ha ribattuto all’affermazione che si sono volute contrapporre insegnanti e famiglie. Quel che è mancato per la consigliera è un’analisi seria dei bisogni dei bambini e delle famiglie che andava fatta prima di decidere di aprire le materne anche in luglio. Ovvio – ha aggiunto – che le famiglie optano per il servizio offerto dalle scuole dell’infanzia anche il mese prossimo se la Provincia non mette a disposizione alternative. Dimenticando che il sistema di conciliazione Family in Trentino ha dato e offre servizi di qualità tra le più elevate in Italia. Se questi servizi non esistessero, solo allora la scuola dell’infanzia sarebbe una buona risposta. Ma se la risposta c’è ed è data addirittura da un Terzo Settore di eccellenza che l’estate soddisfa in modo appropriato le esigenze dei bambini e delle famiglie, allora non utilizzare questa realtà è indice di irresponsabilità. Inoltre per Ferrari non vi sono dati sull’esperienza dell’apertura delle materne nel luglio 2020 che giustifichino quella di quest’anno. Non si sa se l’anno scorso questo servizio ha funzionato né qual è stato il numero di bambini frequentanti per insegnante. Fino a due mesi fa – ha protestato Ferrari – la Giunta aveva tutto il tempo per organizzare una risposta all’esigenza di bambini e famiglie utilizzando il sistema di conciliazione del Terzo Settore con i buoni di servizio. “Non ci si venga a dire che qui si sta dando la miglior risposta possibile ai bisogni dei bambini, bisogni che non sono mai stati analizzati e con servizi di conciliazione ignorati”. La consigliera ha concluso auspicando che questa esperienza insegni a non ripetere anche nel futuro l’errore di quest’anno. A suo avviso nessuna insegnante di scuola materna ha detto che il problema era di non voler lavorare in luglio: tutte hanno giudicato sbagliata la risposta data dalla Provincia a questo bisogno. E lo stesso hanno detto anche molti genitori con questa petizione. Meglio quindi l’anno prossimo sedersi a un tavolo per arrivare ad un’integrazione tra servizi scolastici e di conciliazione.

Degasperi: come risolvono il problema della conciliazione nelle altre regioni?

Filippo Degasperi (Onda Civica) ha osservato che “il Dipartimento della conoscenza della Provincia si è dimostrano prono ai diktat della Giunta. E ha chiesto se nel resto d’Italia esista per le famiglie il problema della conciliazione tra vita e lavoro. Perché – ha ricordato – a lui risulta che altrove le scuole dell’infanzia rientrano negli istituti comprensivi mentre in Trentino sono in balia degli umori della Giunta provinciale. Nelle altre regioni, insomma, le scuole dell’infanzia non vengono utilizzate come parcheggio estivo dei bambini ma come scuole, eppure non c’è il problema della conciliazione famiglia-lavoro. Come mai il ministero e altre regioni non hanno sfornato una soluzione identica a quella sfornata nel Trentino? Il Dipartimento della conoscenza – ha insistito il consigliere – non ha fornito alcun approfondimento e studio sui bisogni dei bambini della fascia 3-6 anni e sulle possibili ricadute per loro di questa scelta.

Savastano: pressioni del Dipartimento sui genitori. A settembre serve un tavolo con tutti i soggetti che possono contribuire ai servizi di conciliazione.

Nella sua replica, Savastano ha risposto a Degasperi evidenziando che nel resto d’Italia pur con mezzi finanziari inferiori a quelli di cui dispone la Provincia autonoma di Trento, le scuole dell’infanzia seguono le scadenze e gli impegni di tutte le altre scuole di ordine e grado superiore. I servizi conciliativi sono invece considerati responsabilità degli enti locali. “A nessuno nel resto d’Italia è venuto in mente di utilizzare le scuole dell’infanzia l’estate al posto dei servizi conciliativi”. Savastano ha detto di avere la prova delle telefonate ricevute da genitori (in qualche caso si è trattato infatti di insegnanti-mamme di scuole materne) dal Dipartimento della conoscenza della Provincia per spingere i genitori a iscrivere i figli alla scuola dell’infanzia in luglio. Ciò dimostra a suo avviso che il Dipartimento era preoccupato che il progetto della Giunta potesse fallire. Per la conciliazione famiglia-lavoro – ha ribadito – la Provincia deve interpellare tutti i soggetti interessati – genitori, enti locali, sindacati – che possono contribuire a migliorare l’offerta dei servizi. La speranza è che in settembre questi soggetti vengano interpellati e che il fabbisogno tenga anche conto delle differenze tra territori per evitare di dare a questa esigenza una risposta uguale per tutti.

Ambrosi: dialogo e confronto dovrebbero precedere le decisioni.

Ambrosi ha osservato che la Commissione ha raccolto le valutazioni di tutti i soggetti coinvolti nella vicenda facendo emergere le problematiche e le preoccupazioni. E che una decisione dovrebbe essere sempre presa dopo un confronto e un dialogo costruttivi.

Ferrari: con 1.600.000 euro la Giunta avrebbe potuto offrire alle famiglie un servizio di conciliazione gratuito per tutto il mese di luglio.

Ferrari ha ripreso il concetto espresso da Ambrosi: un buon governo prima analizza i bisogni e poi elabora una risposta. Non fornisce prima la risposta per poi cercare di adeguare ad essa il bisogno. E per analizzare i bisogni occorre il concorso di tutti i soggetti interessati e competenti. Solo così chi governa può poi prendere la decisione più adeguata alle questioni emerse dal confronto. Garantendo la partecipazione di tutta la comunità. Questo è il metodo di lavoro che la Giunta dovrebbe adottare: altrimenti ci si trova qui a parlare di errori fatti e non corretti neanche in corsa. Ferrari ha chiesto di inserire questo rilievo nella relazione che la Commissione deve ora predisporre sulla petizione: per dare risposte adeguate in tema di conciliazione serve dialogo. E ha concluso con un’osservazione sul rapporto costi-benefici: non è stata fornita fino adesso una proiezione su quali effetti avrà la scelta della Giunta da questo punto di vista. L?offerta alle famiglie di questo servizio “venduto” per 50 euro ha reso non conveniente qualunque altra alternativa. Mentre con il 1.200.000 euro stanziati cui vanno aggiunti i 400.000 euro messi a disposizione della fascia 6-14 anni, per Ferrari si poteva coprire il fabbisogno delle famiglie con servizi di conciliazione gratuiti per tutto il mese di luglio. Infine la consigliera ha lamentato l’assenza dell’assessore a queste audizioni, giudicata “poco rispettosa dei tanti genitori firmatari della petizione”.

Coppola: in settembre la Commmissione valuti l’esito dell’esperienza di luglio per preparare una risposta adeguata al bisogno che potrebbe ripresentarsi nel 2022.

Coppola ha osservato che che sarebbe un errore lasciar cadere nel silenzio la petizione dopo questa discussione. E ha lanciato la proposta di una seduta della Commissione a settembre per valutare l’esito dell’esperienza del luglio di quest’anno coinvolgendo tutte le parti in causa in modo da preparare in tempo una risposta adeguata all’esigenza che potrebbe ripresentarsi anche nell’estate 2022. Anche Coppola ha stigmatizzato l’ennesima assenza dell’assessore. “Non è possibile – ha protestato – che ci sia mai: questa è mancanza di rispetto nei confronti della Commissione e di chi ha presentato questa petizione. In passato gli assessori partecipavano sempre alle sedute delle Commissioni, mentre questo andazzo deprecabile va avanti ormai da un anno e mezzo”.

Filippo Degasperi: mi auguro che anche questa crociata finisca male.

Degasperi ha sostenuto che quella della Giunta è una crociata contro le insegnanti delle scuole dell’infanzia considerate “fannullone” con l’obiettivo chiaro di delegittimare questa categoria. Operazione in parte riuscita perché ora pare che alla casta appartengano anche gli insegnanti delle scuole dell’infanzia. “Senonché – ha proseguito – le crociate sono sempre finite male e c’è da augurarsi che anche questa finisca male perché ne traggano beneficio i bambini e il sistema educativo”. E ha aggiunto di giudicare iniqua questa scelta della Giunta “perché non tiene conto delle diverse situazioni e possibilità economiche delle famiglie spendendo 1.200.000 euro per un servizio offerto a tutti, anche a chi non ha alcun problema e non ha fatto alcun sacrificio”. Anche Degasperi ha lamentato l’assenza totale dell’assessore nel corso di queste sedute di Commissione. E sopraattutto la mancanta risposta del Dipartimento alla richiesta dei consiglieri di fornire i dati relativi all’esito dell’apertura delle scuole dell’infanzia nel luglio del 2020. Secondo il consigliere anche la Sovrintendente scolastica, che dovrebbe dimostrare autonomia di giudizio rispetto alla Giunta, è stata invece una “sottintendente” limitandosi a dire sul tema che non ci sono problemi perché le insegnanti delle scuole dell’infanzia a luglio sono a disposizione. Meglio sarebbe stato per Degasperi lavorare per provare a far stare il più possibile i figli con i genitori puntando ad esempio sui congedi parentali o su orari di lavoro più umani. Invece qui si è lavorato per allontanare i bambini dai genitiori. Di queste alternative non si è mai parlato preferendo chiamare le scuole dell’infanzia a sopperire a quest’assenza di risposte e al mancato utilizzo dei servizi di conciliazione valorizzati nelle altre regioni.

Dalzocchio: l’emergenza Covid ha pesato sui bambini più dell’anno scorso.

Dalzocchio ha ribattuto all’accusa rivolta alla Giunta di aver commesso un errore: “qui non c’è nessun errore conclamato, ma solo una posizione diversa. All’accusa rivolta da Savastano (“che – ha detto – è di area Pd”) al Dipartimento di aver cercato di indurre le famiglie ad iscrivere i bambini alla scuola dell’infanzia in luglio, Dalzocchio ha rispetto che i genitori sono sufficientemente responsabili e capaci di scegliere la soluzione migliore per i loro figli. E ha Degasperi ha ribattuto che le famiglie hanno molta fiducia nelle insegnanti delle scuole dell’infanzia e per questo hanno deciso di affidare loro i bambini anche in luglio. Ancora: i centri estivi di conciliazione non sono distribuiti capillarmente sul territorio come le scuole dell’infanzia: ecco perché la Giunta ha voluto offrire questo servizio in modo che tutti ne possano usufruire. Inoltre i centri estivi fanno tutt’altro rispetto al servizio delle scuole dell’infanzia. Le insegnanti sapranno proporre ai bambini nel mese di luglio attività adeguate al periodo. La verità, ha ribadito Dalzocchio è che il problema nasce dall’aver anteposto i bisogni degli adulti a quelli dei bambini. Quest’anno l’emergenza Covid è stata molto più lunga di quella della primavera 2020. I bambini sono rimasti più volte a casa quando nelle sezioni si è scoperta la presenza di un bambino positivo. Queste chiusure sono state subite dai bambini che fra i 3 e i 6 anni hanno un particolare bisogno di socializzazione. Meglio per loro quindi poter frequentare per qualche tempo in più la scuola dell’infanzia con i loro compagni e le loro insegnanti. Per Dalzocchio, infine, è brutto alimentare uno scontro tra famiglie quando l’iscrizione dei bambini da parte dei genitori è facoltativa. E alta è la percentuale delle famiglie che hanno scelto liberamente l’iscrizione in luglio.

Ambrosi: vi sono anche bambini più grandi che hanno bisogno di questo servizio.

Ambrosi ha aggiunto che vi sono realtà del Terzo Settore che hanno rinunciato ad offrire il servizio di conciliazione estivo. E siccome vi sono bambini non solo della fascia 3-6 anni ma anche più grandi che avrebbero bisogno di questi servizi e che i genitori non possono lasciare a casa da soli, l’unica alternativa rimasta a disposizione delle famiglie dopo la rinuncia ad offrire il servizio di conciliazione da parte delle realtà del Terzo Settore è la scelta della scuola dell’infanzia.

Livio Degasperi, dirigente Servizio infanzia: l’apertura nel luglio quest’anno non è paragonabile a quella del 2020. Quindi non è giustificata dai dati di allora.

Livio Degasperi, responsabile del servizio infanzia della Provincia, ha risposto alla domanda di Dalzocchio di chiarire la legittimità della scelta della Giunta di offrire il servizio delle scuole dell’infanzia trentine anche in luglio messa in dubbio da Savastano. Il dirigente ha spiegato che l’atto amministrativo con cui si è deciso di estendere anche a luglio il servizio poggia sulla legge approvata dal Consiglio per l’estensione del calendario scolastico ed è quindi pienamente legittima. Con lo stanziamento preventivo di 1.200.000 euro sono stati prorogati i contratti delle insegnanti assunte a tempo determinato e la retribuzione del personale ausiliario per garantire la copertura del servizio anche in luglio, dando loro in tal modo un’ulteriore opportunità di lavoro. Quanto al confronto con altre regioni Livio Degasperi ha segnalato che nel resto del Paese le scuole dell’infanzia statali sono il 62%, quelle paritarie il 26% e per il 12% le materne sono comunali. La situazione è dunque molto diversa rispetto a quella del Trentino dove le scuole equiparate sono finanziate al 100% dall’ente pubblico. Quanto all’accusa rivolta al Dipartimento della conoscenza di aver esercitato pressioni sulle famiglie per iscrivere i figli al servizio in luglio, il dirigente ha precisato che ogni anno quando manca un solo iscritto ad una scuola per poter attivare il servizio di prolungamento d’orario in settembre, la Provincia contatta le famiglie per arrivare ad erogare il servizio. Infine sui dati mancanti relativamente all’esperienza delle scuole dell’infanzia che erano state aperte nel luglio 2020, Livio Degasperi ha spiegato che sono in fase di raccolta ma che la protesta in atto del personale insegnante che deve fornire il numero dei bambini frequentanti si traduce nel rifiuto di rispondere alle richieste della Provincia e questo spiega il ritardo. In sostanza le insegnanti per scelta sindacale non danno le informazioni richieste attuando uno “sciopero pignolo”. In ogni caso – ha evidenziato – il Dipartimento ritiene fondamentale acquisire i dati sulla frequenza dei bambini iscritti per definire le scelte sia amministrative sia strategiche. Frequenza alle materne trentine che – ha ricordato – si attesta intorno all’80% nel corso dell’anno scolastico e cala al 50% nelle ultime 2 settimane di giugno. Il dirigente ha infine sottolineato la netta differenza tra l’apertura delle materne nel luglio 2020 e quella decisa per il luglio di quest’anno. L’anno scorso l’apertura era “ad esclusione” e rispondeva ad una graduatoria che per ragioni legate alla pandemia in corso aveva permesso l’iscrizione ad un numero molto limitato di bambini, che erano risultati meno del 40% del totale. Le sezioni potevano accogliere al massimo 10 bambini ciascuna ed è quindi del tutto improponibile un paragone con il luglio di quest’anno, che vede un’apertura delle iscrizioni molto maggiore. Non è sulla base degli iscritti e dei frequentanti nel luglio 2020 (quindi dei dati non ancora raccolti) che la Giunta poteva decidere l’apertura nel luglio di quest’anno. Apertura giustificata invece – ha concluso il dirigente del Servizio infanzia – dai 7.625 genitori che hanno espresso interesse per l’offerta della Provincia di estendere il calendario anche a luglio. Quest’anno i “gruppi-bolla” di luglio potranno avere una durata di una sola settimana, quindi il modello è completamente diverso da quello del luglio 2020 quando si era in piena pandemia.
Quanto al 1.200.000 euro è legato ai costi per il personale insegnante e ausiliario assunto a tempo determinato assunto in tutte le scuole dell’infanzia. Si tratta di uno stanziamento a preventivo e il limite di spesa sarà poi valutato a consuntivo.

Degasperi: i dati si potevano raccogliere prima che iniziasse la protesta.

Filippo Degasperi ha ribattuto che se i dati sulla frequenza dei bambini nel luglio 2020 fossero stati acquisiti dalla Provincia tre mesi fa si sarebbe evitato l’ostruzionismo delle insegnanti, scattato successivamente. La richiesta di questi dati risale infatti all’inizio del 2021 e da un’interrogazione presentato quando ancora non vi erano iniziative di protesta in corso.

In arrivo audizioni con i docenti della formazione professionale e con l’assessore Bisesti sulla riorganizzazione del settore cultura della Provincia.

Ambrosi ha concluso preannunciato la predisposizione della relazione finale della Commissione sulla petizione, da valutare e approvare nella prossima seduta.
Ferrari ha segnalato due questioni che la Commissione potrebbe approfondire con audizioni. La prima questione da affrontare riguarda il tema sollevato con una mail indirizzata all’organismo consiliare da docenti della formazione allarmati per la modifica dei piani di studio che sembravano condivisi. Il secondo tema è la riorganizzazione del comparto cultura della Provincia che l’assessore sta attuando con varie delibere. Non si capisce quel che sta avvenendo all’insaputa della Commissione. Si tratta quindi di verificare se la riorganizzazione avviene nell’ambito delle linee guida della Provincia in materia di cultura e approvate l’anno scorso dalla V Commissione. L’assessore andrebbe quindi ascoltato per spiegare ai consiglieri cosa sta succedendo.
La Commissione ha approvato all’unanimità la proposta di un’audizione dell’assessore sulla riorganizzazione del comparto cultura mentre si è aggiornata sull’audizione relativa alla formazione professionale.

Link al testo della petizione
https://www.consiglio.provincia.tn.it/attivita/atti-politici/Pages/atto.aspx?uid=1594728