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LANCIO D'AGENZIA

CONSIGLIO PROVINCIALE TRENTO * PRIMA COMMISSIONE: « DDL 145, VIA ALL’ITER DELLA RIFORMA GOTTARDI PER LE COMUNITÀ DI VALLE »

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12.38 - lunedì 23 maggio 2022

Prima commissione, via all’iter della riforma Gottardi delle Comunità di valle.

In Prima commissione, presieduta da Vanessa Masè (La Civica), si è aperto l’iter del ddl n. 145 , la riforma della Comunità di valle. L’assessore Mattia Gottardi, presentando la sua proposta di legge, ha ricostruito il quadro della situazione degli enti locali negli ultimi anni. Anni difficili, caratterizzati dal peso del Patto di stabilità che ha provato sia la struttura, in termini di personale, che le finanze dei municipi trentini.

In questo quadro, ha affermato, va inserita la riforma che cambia prospettiva la prospettiva delle Comunità di valle: da strumento pensato per tagliare il numero dei comuni a Comunità composte da comuni e guidate dai sindaci.

 

Comuni travolti dal Patto di stabilità

Una riforma, ha detto presentando il disegno di legge, che va inserita nel quadro generale degli enti locali. La Giunta Fugatti, ha affermato, ha trovato un sistema di difficoltà anche per gli effetti delle normative nazionali e europee. Una situazione, ha detto ancora, che ha travolto gli enti locali a partire dai vincoli del patto di stabilità imposto dalla Ue che la Pat ha trasferito ai comuni con i protocolli di finanzia locali che hanno comportato limiti sul personale e lo stop al debito per investimenti. Dal 2011 i municipi hanno perso la possibilità di accedere ai finanziamenti per fare le opere anche strategiche. Per quasi 10 anni ai comuni è stato in sostanza impedito di assumere, anche per sostituire le cessazioni del personale, con la sola esclusione di quello dello stato civile. La morsa del patto di stabilità si è poi allentata permettendo ai comuni di sostituire con un nuovo dipendente 5 cessazioni, fatto che ha scatenato una sorta di guerra tra “poveri”. A ridosso di questa legislatura, ha ricordato ancora Gottardi, si è tornati all’uno a uno con un vincolo che prevedeva di sostituire solo chi se n’era andato creando forti rigidità, perché, ad esempio un geometra andava sostituto da un altro geometra anche se un comune aveva la necessità di un ragioniere.
Dal 2019 cambia il modello per il personale dei comuni

Dal 2019 si è iniziato un ragionamento diverso, ha detto l’assessore nella sua presentazione del ddl, con l’introduzione di un modello econometrico che non si basa solo sullo storico del personale ma sulle caratteristiche territoriali dei comuni. Il modello, ha continuato Gottardi, ha messo in evidenza la necessità di 110 persone a fronte di 459 unità che hanno lasciato gli uffici e i cantieri comunali negli ultimi 10 anni. Il finanziamento Pat per queste assunzioni si è basato però su un’analisi delle partite di parte corrente spostando sul personale altri tipi di spese come quelle dei contributi. Si è rivisto anche il modello delle compensazioni, anche perché da una parte c’erano ben 101 comuni utilizzavano le spese per i piccoli investimenti per coprire spese correnti e dall’altra comuni che facevano avanzi sul bilancio corrente. Da questa analisi è stato messo in campo un modello più elastico costituito da 96 variabili. Le città, cioè i centri sopra i 20 mila abitanti, non sono state inserite e si è puntato al riequilibrio. Ad esempio Trento faceva 96 milioni di avanzo di parte corrente, anche se su un bilancio 400, e si sono immaginati tagli lineari per le città che hanno permesso di ricavare 10 milioni senza creare stress.

 

Ottanta nuovi segretari comunali nel giro di un anno

C’è poi il modello organizzativo è stata abrogata l’obbligatorietà delle associazioni associate che non teneva conto delle situazioni dei comuni e i loro rapporti. Il che ha creato una forte disparità tra i territori. Si sapeva che, tolto l’obbligo, ci sarebbero state 6 – 7 gestioni difficoltose e con il Cal si sono incentivate, in termine di personale, le gestioni associate che ha comportato un’altra quarantina di assunzioni.
C’è poi il capitolo dei segretari comunali: circa 40 comuni ne sono privi e questo perché l’ultimo corso risale al 2008 perché si immaginava che con le fusioni si sarebbe arrivati a ridurre della metà il numero dei comuni. Problemi, inoltre, sono nati a causa della nascita di decine di Asuc, anche in contrapposizione alle fusioni, che hanno tolto risorse di parte corrente ai comuni. Comunque, i corsi per segretari sono stati avviati, nonostante una serie di difficoltà, anche nella costituzione della commissione di esame, e l’obiettivo, in un anno, sarà quello di avere un’ottantina di professionisti.

 

Comunità di comuni, non contro i comuni
Fatta questa premessa di quadro, Gottardi è passato alla sua riforma. Le Comunità, ha affermato, vennero all’inizio pensate come gestioni associate e come mezzo per sostituire e inglobare i comuni. Alle Comunità si sarebbe dovuto trasferire personale Pat e risorse. Una riforma, ha aggiunto Mattia Gottardi, che venne fatta dall’alto al basso: prima la legge venne votata in Consiglio e poi presentata agli enti locali. Comuni che si sarebbero anche potuti commissariare da parte della Pat se non avessero aderito alle Comunità. La Conferenza dei sindaci, inoltre, era immaginata come quella di un ente locale a suffragio universale per i due terzi. Ma l’applicazione della norma creò uno scontro tra comuni e Comunità perché i municipi non vollero cedere competenze e autonomia. Un modello di Comunità che venne abrogato dalla Consulta nel 2014 e con la successiva riforma della riforma si è passati dalla Comunità di valle contro i comuni alla Comunità di valle dei comuni. Alle Comunità, ha continuato l’assessore, venne trasferita la pianificazione urbanistica, infine arrivò la legge Daldoss che fece sparire la Conferenza dei sindaci e l’obbligo della gestione associata attraverso la Comunità. Scelta che ha riavvicinato i comuni alle Comunità. Gottardi, infine, ha detto che queste ultime sono commissariate da un anno e mezzo anche per evitare la sovrapposizione delle elezioni comunali 2020 con la riforma.
L’assessore ha aggiunto che il suo ddl è stato discusso con comuni che sono i protagonisti di questo percorso. Ci sono alcuni passaggi che vanno ancora definiti dal punto di vista giuridico: c’è l’intenzione di sistemare la norma di attuazione del 1974 per adattare la rappresentanza politica a quella attuale. C’è poi un vincolo legato al Pup per le Cpc (le Commissioni di programmazione territoriale delle Comunità) hanno evidenziato un’applicazione scostante. In alcuni territori hanno lavorato bene come in Vallagarina, ma in altri si è pianificato poco o in alcuni casi per nulla. E in buona parte questi Piani territoriali di comunità sono stati inglobati nel Pup.

 

Arrivano i direttori generali al posto dei segretari

Il ddl prevede la figura del direttore generale che sostituirà il segretario generale (solo due comunità hanno un segretario, le altre le hanno in “prestito” da un comune) e avrà caratteristiche specifiche. Potrà essere un segretario comunale o un dipendente Pat che ha lavorato per 5 anni come funzionario. Inoltre, potrà essere chiamato direttamente dal presidente e del Consiglio dei sindaci. Chiamata diretta, ha aggiunto Gottardi, necessaria per superare i rischi di incomprensione, tutt’altro che rari, tra amministratori e segretari.

 

Commissioni paesaggistiche, decidono solo i comuni

Si è messo mano alle Commissioni paesaggistiche modificandole la composizione e cancellando il membro esterno nominato dalla Pat. Questo perché, ha affermato l’assessore, i comuni sanno gestire i loro territori e perché il rappresentante della Pat veniva visto come un membro estraneo. Tra l’altro , ha aggiunto, nonostante la supervisione della Provincia non si sono evitate brutture. Le nomine nella Commissione verranno fatte dalla Consiglio dei sindaci e c’è l’idea di eliminare anche la possibilità del ricorso gerarchico al servizio urbanistica della Pat. Alcuni pareri della Cpc rimarranno obbligatori ma non vincolanti, perché diventa sovrana la Commissione edilizia comunale che, almeno negli obiettivi del ddl, dovrebbe avere la libertà di decisione basandosi sulla diretta conoscenza del territorio.

 

Il governo delle Comunità in mano ai sindaci

Sulla govenance nella riforma è centrata sul comune, sulla figura del sindaco. Si cancellano i grandi elettori e quindi il sindaco è membro di diritto del Consiglio dei sindaci. Previsto anche un Comitato esecutivo, facoltativo, che si potrà istituire nelle Comunità composta da più di 6 comuni. Sul presidente, ha ricordato Gottardi, c’è stato un dibattito con i comuni sull’indennità e i carichi di lavoro. Sul tema dell’indennità, ha ricordato, la legge Madia impedisce il cumulo tra quella del sindaco e quello del Presidente di Comunità. Alcuni amministratori hanno sottolineato anche il rischio che il Presidente non sia “neutrale” nei confronti del suo comune. Ed è per questo, ha spiegato Gottardi, che si è previsto che per la presidenza di Comunità la scelta possa anche ricadere sui consiglieri comunali. Ma nessun comune, ha aggiunto, ha chiesto di allargare il raggio di scela del presidente al di fuori dai comuni.

 

I consiglieri

Alex Marini (5 Stelle) ha chiesto se c’è un data base sui ricorsi e i pareri negativi del Servizio urbanistico Pat sui pareri delle Cpc e un quadro degli scavalchi dei segretari. Ugo Rossi (Azione) ha definito inusuale l’articolo uno che parla di “fino alla riforma generale dei capi V e V bis” che farebbe pensare che ci sarà una nuova riforma delle Comunità. Una formulazione, ha aggiunto l’assessore, di tecnica normativa che potrebbe comunque indurre a interpretazioni e quindi verrà ripensata. Paolo Zanella (Fuura) ha detto che esprimerà le sue valutazioni politiche dopo le audizioni.

In Commissione si ascolteranno Cal, Cgil – Cisl e Uil, imprenditori, ordini professionali, Italia Nostra e Asuc

Il primo giugno verranno ascoltati il Cal, il sindacato confederale, il Coordinamento imprenditori, il Comitato inter professionale degli Ordini e Collegi, Italia Nostra e Asuc. Bocciata la proposta della minoranza di chiedere un parere sul ddl alla Terza commissione per ciò che riguarda le ricadute sull’urbanistica.

 

Concorsi: via alle procedure online

Parere positivo, con 5 sì e tre astenuti, della Commissione sulla proposta di delibera sulle modifiche del regolamento all’accesso all’impiego. Un adeguamento alle nuove modalità dei concorsi che prevede l’introduzione delle domande online, la Pec, le riunioni delle commissioni e le prove d’esame a distanza. Si tagliano i tempi delle procedure e anche per assistenti e funzionari si prevede una sola prova scritta e l’utilizzo della graduatoria delle preselezioni anche dopo l’esaurimento dei posti previsti.
Giorgio Tonini (Pd) ha detto che la ratio della delibera è quella di snellire le procedure, ma va preso in considerazione anche il merito. Perché allungare le graduatorie va in direzione contraria e va a scapito di chi è fuori. La risposta è stata che il ripescaggio prevede che i candidati collocati più indietro nella graduatoria di preselezione devono sottoporsi comunque all’ esame e sempre nell’arco di tre anni.

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