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CONSIGLIO PROVINCIALE TRENTO * LINEA TRENI BRENNERO – CONFERENZA DI INFORMAZIONE: « FOCUS SU INQUINAMENTO TRENTO NORD E BONIFICHE PAT – RFI, LINK DIRETTA VIDEO LIVE STREAMING » (VEDI -RIVEDI)

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15.43 - lunedì 28 marzo 2022

La seconda parte della Conferenza di informazione del Consiglio provinciale in videochat sui terreni del capoluogo attraversati dalla linea del Brennero. L’inquinamento a Trento nord e la bonifica secondo la Provincia e per Rfi. Rampanelli: lo stato ambientale del Sin di Trento in base alle ultime rilevazioni.

Nel suo secondo intervento l’ing. Rampanelli, sostituto dirigente del Settore autorizzazioni e controlli dell’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente, ha presentato lo stato ambientale del Sin di Trento nord in base alle ultime rilevazioni effettuate. Rampanelli ha messo l’accento sulla “caratterizzazione” del Sin, vale a dire sullo stato di contaminazione dell’area ex Carbochimica, dell’ex Sloi e delle Rogge per distinguere gli inquinanti presenti e dove si presenta la contaminazione maggiore causata dalla ex Sloi e dai processi industriali dell’ex Carbomichima. Quest’ultima era un’industria chimica molto articolata e complessa, nella quale si distillava catrame per ottenere peci e altri prodotti di vendita. Il funzionario ha segnalato che le analisi effettuate per Carbochimica sono state 23.738, per Sloi 3.466 e 920 per le Rogge.

I dati armonizzati hanno di delineare delle mappe utili per comprendere lo stato di contaminazione di tutte le aree. Per la Sloi la zona più contaminata che emerge dall’analisi storica si trova sotto il reattore. Per Carbochimica è emersa un’area contaminata con resti di costruzione e anche in profondità. Vi sono anche limi inquinati da olii industriali derivanti da gocciolamento nel sottosuolo. Per l’ex Sloi è stata rilevata la presenza di piombo teraetile anche fino a 18 metri di profondità. Per Carbochimica, lungo via Brennero sono stati rilevati riporti molto spessi, limi, sabbie e ghiaie e poi ancora limi che risultano compromessi in alcuni punti. Quanto alla profondità della contaminazione per Sloi vi sono zone più concentrate di contaminazione sotto il reattore fino a 18-20 metri di profondità. Quanto alle rogge, lunghe 6 km, nel Lavisotto sono stati rilevate contaminazioni diverse, ma anche un inquinamento molto inferiore rispetto alle aree industriali. Dal monitoraggio mensile delle acque superficiali dell’Adigetto effettuato negli anni ‘90 emerge che sia il piombo tetraetile sia il naftalene sono molto poco presenti. Non vi sono quindi significative problematiche di inquinamento.

 

 

Groff: il progetto di bonifica delle rogge demaniali

Sullo stato dell’arte del progetto di bonifica delle rogge demaniali si è soffermato Mauro Groff, Dirigente di servizio Servizio opere ambientali dell’Agenzia provinciale per le opere pubbliche, Servizio incaricato di realizzare la bonifica delle rogge di Trento nord. L’intervento, ha ricordato Groff, è momentaneamente sospeso per la richiesta inoltrata al ministero della transizione ecologica di alcune variazioni delle modalità esecutive, che non incidono comunque sul progetto. L’intervento di bonifica è concentrato sulle rogge di interesse demaniale inquinate dall’ex Carbochimica. Si tratta del rio Lavisotto fino a via Fratelli Fontana e che transita poi sotto il sedime stradale. La fossa Armanelli non è interessata dalla bonifica perché di proprietà privata e non rientrante nelle rogge demaniali. Si va quindi dal Lavisotto fino alla zona della ex Carbomimica fino a via Fratelli Fontana. L’intervento, suddiviso in due lotti, prevede la rimozione degli strati di materiale inquinato depositato sul fondo della roggia tra i 20 e i 50 metri di profondità. Il primo lotto dei lavori interessa l’alveo a cielo aperto e l’altro la parte interrata sotto il sedime cittadino. Si prevedono quindi modalità esecutive molto diverse. La base di gara supera complessivamente gli 11 milioni di euro. Per il primo lotto i lavori riguardano la parte a nord, a monte di via Fratelli Fontana, dalla zona interferente con l’ex attività della Carbochimica fino all’inabissamento del Rio Lavisotto. Il secondo lotto riguarda la bonifica del tratto tombato del Lavisotto e la bonifica del canale Adigetto con il prelievo del materiale inquinato. Ad aggiudicarsi i lavori è stata un’Api costituita da Unirecuperi, Ecoopera e Consorzio lavoro ambiente per un importo di 6 milioni e 532 mila euro. I lavori si concluderanno entro quest’anno. Le modalità di intervento prevedono un confinamento laterale dell’alveo naturale del Rio Lavisotto e la costruzione di un capannone in cui effettuare il prelievo e procedere anche al trattamento in sicurezza del materiale. Groff ha poi spiegato che la variante progettuale è stata richiesta nell’ottobre scorso per la necessità prevista dal progetto di effettuare gli scavi in assenza di falda. Falda che però è rimasta per gran parte del 2021 a causa delle numerose precipitazioni avvenute durante l’inverno e delle bombe d’acqua. La variante serve quindi per collocare uno strato impermeabilizzante che impedisca alla falda di avere un deflusso verso l’alto interferendo con lo scavo. Si prevede per questo uno scostamento di un milione e mezzo di euro e uno prolungamento nei tempi di 150 giorni. Per questo la fine lavori slitterebbe da quest’anno al giugno del 2023. Nell’alveo del rio Lavisotto sono sempre presenti circa 50-60 cm di portata. Gli ultimi dati raccolti mostrano che anche dopo questi ultimi mesi di siccità, permane il rischio di intercettare la falda. Di qui la necessità di prevedere nel progetto un confinamento preventivo della sezione di scavo con l’allontanamento del materiale inquinato e, a seguire, la ricostruzione e il ritombamento della sezione di scorrimento. Per riprendere i lavori a breve il Servizio chiede di inserire un tappo di circa un metro che consenta di isolare la parte inferiore della sezione di scorrimento. Grazie a questo scapolare provvisorio sarà possibile allontanare la sezione di scorrimento che andrà poi ricostruita posizionando dell’argilla che garantisca l’isolamento.

Polli: il progetto di circonvallazione ferroviaria di Trento e il Sin

A illustrare il progetto di circonvallazione ferroviaria di Trento soffermandosi sul tema delle interferenze con il Sin di Trento nord, sono stati poi alcuni tecnici di Rete ferroviaria Italia (Rfi) e di Italfer (Itf) coordinati dall’ing. Giuseppe Romeo, Responsabile Direzione Investimenti Area Nord – Est (Rfi): l’ing. Flavia Polli, Progettista Bonifiche Ambientali (Itf) e l’ing. Rosanna Del Maschio Project Manager (Itf) e l’ing. Sara Padulosi di Itf. Flavia Polli (Itf) ha illustrato il progetto di fattibilità tecnico-economica e precisato la collocazione dei siti contaminati. Lo studio preliminare effettuato – ha spiegato – ha consentito di analizzare le interferenze con le aree di cantiere. Esternamente al Sin è previsto l’interramento della linea ferroviaria che prevede un apposito confinamento e la gestione come rifiuti del materiale che verrà prelevato. Per le aree ex Sloi ed ex Carbochimica – ha precisato Polli – non è stato ancora approvato il progetto di bonifica come è avvenuto invece per la zona delle rogge. E l’analisi di rischio ha permesso di identificare le aree da sottoporre ad analisi integrative delle interferenze. Quanto all’analisi di rischio riguardante l’ex Carbochimica, si prevedono la rimozione delle sorgenti di contaminazione interferite, indagini ulteriori, la proposta di effettuare un’ impermeabilizzazione al di sopra della quale realizzare uno strato di asfalto per azzerare i pericoli sia per i lavoratori che per gli abitanti anche nella più vasta area circostante. Il rischio è stato calcolato anche per una futura destinazione sia industriale sia residenziale dell’area e in vista di un’eventuale rigenerazione urbana. Le principali interferenze sono dovute allo spostamento del canale Lavisotto per cui si prevede la rimozione del suolo insaturo fino a 3 metri e mezzo di profondità. Nell’area ex Sloi si procederà alla rimozione delle sorgenti di contaminazione fino a un metro di profondità. Si stanno anche definendo ulteriori analisi per identificare il tipo di materiali che saranno oggetto di rimozione. Quanto all’interferenza nell’area ex Carbochimica con lo spostamento del Lavisotto, si stanno acquisendo i dati degli scavi. Polli ha assicurato la valutazione delle principali richieste di modifica del progetto pervenute dalla Provincia, dal Comune di Trento e dal Ministero della transizione ecologica. L’approccio – ha assicurato – sarà tale da permettere un intervento sinergico tramite il Tavolo tecnico che consentirà un efficace scambio di dati e di acquisire informazioni ambientali aggiornate, con un raffronto dei campionamenti e delle metodiche di analisi. Un’indagine sulle aree di lavoro riguarderà 20 punti di analisi e un aggiornamento che garantisca la sicurezza di tutti i soggetti coinvolti. L’obiettivo è l’eliminazione dei rischi per la città anche a prescindere dalla circonvallazione ferroviaria.

 

Lo Cicero: le problematiche e i correttivi necessari evidenziati dalla Provincia.

A chiudere le relazioni di approfondimento tecnico è stata Chiara Lo Cicero, Sostituto direttore d’ufficio Unità organizzativa rifiuti e bonifica dei siti inquinati dell’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente (Appa), che ha messo a fuoco le problematiche ambientali del progetto di Rfi nell’area del Sin e i correttivi che la Provincia ritiene necessari. Lo Cicero ha ripercorso gli interventi previsti dal progetto di di Rfi ed evidenziato le correzioni proposte da Appa fino alla settimana scorsa. La prima correzione suggerita dall’Appa riguarda la fossa Armanelli che il progetto di Rfi considera già bonificata. In realtà – ha spiegato Lo Cicero – la fossa non è stata affatto bonificata e quindi tutto il materiale derivante dallo scavo del terreno dovrà essere considerato rifiuto contaminato. Inoltre Appa ritiene necessario prevedere l’effettuazione di tutti i lavori all’interno di un ambiente confinato così come indicato dal progetto di bonifica delle rogge. Ancora, ulteriori approfondimenti sono stati richiesti per trattare come rifiuti le acque delle rogge. Ancora, per lo spostamento del rio Lavisotto Appa chiede una variante progettuale che non frammenti l’area ma ne mantenga l’unitarietà. Lo Cicero ha ricordato che dalle analisi di rischio emerge che in alcuni poligoni vi è un pericolo sia per i lavoratori del cantiere sia per i residenti nel raggio di 30 metri dalla ferrovia, dovuto alla presenza sia di piombo organico sia di mercurio e altri contaminanti. I contaminanti presenti sono composti volatili. Quindi i lavoratori potrebbero inalare i vapori. Per questo Appa ha individuato i terreni interessati dal progetto di circonvallazione e da asportare a causa del superamento delle concentrazioni di mercurio e piombo organico. In sintesi, Lo Cicero ha precisato che gli scavi devono portare all’eliminazione non solo dei sedimi contaminati della discarica ma anche della contaminazione residua, nella parte di terreno non intaccata dalle opere di progetto, in modo da eliminare il rischio per i lavoratori. Dall’analisi è emerso infatti che il progetto interferisce con le porzioni di terreno nelle quali è stato rilevato un rischio e che sono quindi da togliere. Il progetto prevede di scavare fino a 3 metri e mezzo andando a togliere le parti contaminate da gestire come rifiuto. A fronte di questa analisi di rischio Appa chiede una modifica del progetto che consenta di valutare le contaminazioni residue. Si tratterebbe di considerare lo stato attuale della contaminazione dell’intera area e non solo della parte sottostante il sedime della nuova ferrovia, tenendo conto di tutte le sostanze volatili che uscirebbero dal terreno con pericolo di inalazione. L’Appa chiede anche un efficientamento della nuova barriera idraulica per fronteggiare la movimentazione conseguente ai lavori. Quanto alla bonifica delle rogge con gli scavi sul rio Lavisotto, Appa osserva che occorre prevedere la gestione e lo stoccaggio degli oltre 2 milioni di metri cubi di materiale di scavo, e chiede delle modifiche e degli approfondimenti perché tra tra la parte considerata come rifiuto proveniente dalle aree di bonifica non si considera il terreno della fossa Armanelli che, diversamente da quanto risulta dal progetto, non è stato bonificato. Quattro sono le aree di stoccaggio previste, due a Trento e due a Mattarello, con la successiva risistemazione delle scotico del terreno. Si prevede anche una impermeabilizzazione del suolo con un pacchetto di copertura. Rfi ha già garantito all’Appa che l’impermeabilizzazione non sarà parziale ma totale e si è resa disponibile anche a incrementare il pacchetto di copertura. Appa chiede infine che il progetto preveda tutti gli accorgimenti necessari per non ostacolare o ritardare futuri lavori di bonifica e approfondimenti di indagine. Per Appa è inadeguata anche la previsione del progetto di coprire i futuri cumuli di materiale con teli, essendo preferibili le coperture utilizzate per le acque meteoriche. Circa i monitoraggi previsti dal progetto sul rio Lavisotto e sui terreni, Appa ne chiede una periodicità mensile o trimestrale almeno nel corso del primo anno, e di rivedere l’ubicazione di tutti i punti di campionamento per poter cogliere l’eventuale contaminazione.

 

Le domande dei consiglieri e le risposte dei tecnici.

Paolo Zanella ha posto tre domande: se si possa verificare un’interferenza dei lavori di bonifica delle rogge con la cantierizzazione di Rfi, se la bonifica della roggia del Lavisotto possa subire interferenze, quanto lieviteranno i costi visto che non era stata considerata la bonifica della fossa Armanelli e come ci si è comportati in casi analoghi per il disinquinamento da piombo tetratile.
Mauro Groff ha risposto che il 2023 sarà l’anno conclusivo dei lavori e che si attende intorno al 25 aprile il sì definito del Ministero per poter poi riprendere a maggio l’attività e a metà dell’estate intervenire nell’area dell’ex Carbochimica. Per lo spostamento della roggia del Rio Lavisotto le modalità di intervento prevedono misure di confinamento del flusso dell’acqua. La Provincia bonificherà tutto fino all’altezza dell’attuale Lidl e si confinerà lo scorrimento. Unico problema: la logistica, perché l’intervento interferirà con via Brennero in particolare sotto la ciclabile.
L’ing. Romeo ha assicurato il coordinamento tra le attività di Rfi e della Provincia. Quanto alla non ancora avvenuta bonifica della fossa Armanelli, i costi potranno essere assorbiti nell’ambito della disponibilità di interventi imprevisti contemplate dal progetto di circonvallazione ferroviaria. Non vi sono quindi criticità da questo punto di vista.
Del Maschio ha confermato che il progetto di fattibilità tecnico-economico contempla una quota di imprevisti per fronteggiare anche eventuali maggiori costi. E che comunque si provvederà a rimuovere la fonte di contaminazione nelle parti individuate.
Lucia Coppola (Misto-Europa Verde) ha chiesto come si opererà per l’asportazione dei terreni inquinati da piombo tetraetile per evitare i rischi derivanti dalle rogge.
Del Maschio ha risposto che la asportazione avverrà in ambiente confinato, vale a dire chiuso ai lati, per evitare la dispersione nei dintorni dei materiali inquinati.
Sara Ferrari ha chiesto una conferma circa l’accoglimento delle richieste di Appa relativamente alla bonifica del suolo interessato dal progetto di circonvallazione ferroviaria, sia per quanto riguarda l’asportazione del materiale inquinato sia per il suo stoccaggio e come si pensa di evitare effetti negativi sul suolo sottostante. Ferrari ha chiesto anche se vi sia già una proiezione di massima circa tempi e i costi modificati dell’opera in seguito all’accoglimento delle variazioni proposte da Appa. E ha chiesto infine dove andrà a finire il materiale inquinato asportato e se sia stata attenzionata l’area di destinazione di Mattarello.

Lo Cicero ha risposto che l’analisi di rischio di Rfi già ipotizza che i lavoratori siano soggetti esposti al rischio di una contaminazione dovuta all’inalazione di sostanze sotto il sedime del Lavisotto spostato. Sarà comunque valutato, come chiesto da Appa, anche il rischio nelle parti non ancora bonificate dell’area. Per lo stoccaggio del terreno contaminato, nelle aree in cui avverrà è previsto il catting, vale a dire la realizzazione di uno strato impermeabile ricoperto da asfalto, formando un pacchetto che protegge da interferenze con lo strato sottostante.
Sui tempi, Romeo ha spiegato che si riuscirà ad assorbire anche le attività integrative richieste che non si collocano nel percorso del programma principale dei lavori.
Del Maschio ha aggiunto che il materiale proveniente dai siti sarà conferito in una discarica con caratteristiche adeguate. Quello proveniente dalla galleria che sarà temporaneamente posizionato al di sopra dei catting, ad oggi non risulta contaminato. Una volta concluse le analisi ambientali su questi terreni, verrà destinato a siti che non siano discariche. Sara Padulosi ha ricordato che i materiali da depositare saranno sempre separati e collocati solo dopo essere stati sottoposti ai test di verifica per capire se risulteranno inquinati. Lo smaltimento sarà quindi subordinato a un’analisi che consentirà di capire in quali discariche idonee conferire i materiali. Si terrà conto anche dell’esposizione di area vasta dei ricettori che si trovano in prossimità dei cantieri.
Sui costi Del Maschio ha ribadito che il progetto tiene conto di “copiosi livelli di imprevisti”, ma che ad oggi è impossibile stabilire l’entità delle eventuali risorse aggiuntive. Vi saranno comunque misurazioni adeguate per arrivare ad una computazione e non a una semplice stima delle attività.
Zanella ha chiesto infine se esistano in Italia discariche in cui accogliere piombo tetraetile o se sia necessario portare queste sostanze all’esterno. Padulosi ha ribadito che il conferimento nei depositi autorizzati in Italia o all’estero dipenderà dall’analisi dei materiali.

 

Link alla pagina Youtube del Consiglio provinciale con la registrazione integrale della conferenza di informazione

 

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