PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

"Il Trentino news" (puntata n° 14)

Approvata all’unanimità dall’ula la relazione conclusiva della Commissione speciale dedicata alla tempesta Vaia. Sì anche alla mozione di Masè per potenziare i servizi all’infanzia

Assente giustificato il presidente della Provincia Fugatti (per cui slitta all’ultimo punto l’esame del disegno di legge relativo alla clausola sociale da inserire nella normativa provinciale sugli appalti e contratti pubblici), si è conclusa stamane la discussione in Aula della relazione conclusiva della Commissione speciale di studio sui danni causati in Trentino un anno fa dalla tempesta Vaia e sugli interventi conseguenti. Terminati gli interventi che erano iniziati ieri pomeriggio, il documento è stato approvato all’unanimità con 31 voti. A seguire l’Aula si è pronunciata a favore anche della mozione proposta da Masè (La Civica) per il potenziamento dei servizi rivolti alla prima infanzia. Una piccola coda polemica ha concluso il dibattito coinvolgendo i consiglieri Ghezzi, Degasperi, Savoi e l’assessore Bisesti in merito all’assenza di quest’ultimo dalla seduta della Commissione di ieri.

Il primo a prendere la parola è stato Pietro De Godenz (UpT) per ringraziare tutti i componenti della Commissione speciale di cui ha fatto parte. Il Trentino, ha ricordato, ha reagito bene all’evento calamitoso e anche la prevenzione e la cura del territorio rese possibili dal lavoro dai bacini montani hanno dato frutti. De Godenz ha sottolineato i principali impegni indicati dalla relazione conclusiva: il recupero di spazi per prati e pascoli, l’impianto non solo di larici e abeti ma anche di piante da foglia che creano consumi interessanti per le api, lo sviluppo e il rimboschimento naturale in alcune zone del territorio. La relazione parla anche di una “eventuale” revisione dei piani forestali, che però secondo il consigliere va sicuramente fatta per dare un futuro alle Asuc, ai Comuni e alla Magnifica Comunità di Fiemme. Molti i lavori che comunque restano da fare: gran parte del legname è ancora a terra e occorre ripristinare le strade nei boschi come pure le linee elettriche e i collegamenti telefonici sui passi.

Gianluca Cavada (Lega) ha ringraziato in particolare le 4.000 unità di personale messe in campo su tutto il territorio. Straordinario per Cavada è stato il lavoro dei vigili del fuoco e dei bacini montani con la laminazione delle dighe di S. Giustina e Stramentizzo che ha evitato sicure esondazioni dell’Adige a Trento. Cavada ha ricordato anche il contributo erogato all’associazione pescatori e lo stanziamento dei 2 milioni di euro nei prossimi tre anni per la rimozione dei materiali. Bene anche la riconversione ad uso prativo di zone colpite dalla tempesta e già in precedenza destinate a pascolo. Il lavoro della Commissione speciale è stato costruttivo, ha concluso, perché ha mostrato la voglia della nostra terra di rialzarsi e ripartire.

Alessio Manica (Pd) ha osservato come sia emersa di fronte all’evento di un anno fa “l’ossatura della nostra terra”. Inoltre è emersa una grande preparazione della struttura che ha dimostrato di conoscere il territorio. Gli investimenti fatti in passato per la prevenzione soprattutto dai bacini montani hanno evitato che i danni risultassero molto maggiori. La Commissione speciale secondo Manica è stata una buona intuizione perché ha permesso al Consiglio di creare un’interfaccia con la comunità che non ci sarebbe stata se tutta la partita fosse stata lasciata alla Giunta. Questo ha permesso di non fermarsi all’immediatezza del dopo evento e di dialogare stabilmente con le diverse componenti della popolazione locale colpita dall’evento. Questo lavoro, ha aggiunto Manica, ci lascia la consapevolezza che il lavoro non finisce oggi. In secondo luogo con Vaia è entrato prepotentemente nel sentire di tutti che siamo di fronte a un’epoca di grandi cambiamenti climatici che coinvolgono in pieno anche il Trentino. Il tema è diventato patrimonio di tutti e quindi dovrà essere anche il tema della politica. “Non sarebbe male se nel corso della legislatura il Consiglio facesse un check per capire l’evolvere della situazione e seguire le modalità di ripristino del paesaggio”.

Giorgio Leonardi (FI) ha messo in evidenza che di questo dissesto idrogeologico si parlerà ancora a lungo anche per la perdita di vite umane causate dall’evento. Leonardi ha plaudito al presidente Fugatti che al suo esordio ha saputo gestire una catastrofe di proporzioni gigantesche, e alla struttura della Provincia e in primis la protezione civile e i corpi dei vigili del fuoco. Questo evento per Leonardi ha evidenziato il rispetto che ci dev’essere da parte di tutti noi nei confronti del territorio e l’esigenza di rafforzare la protezione civile per monitorare e far funzionare la macchina della prevenzione nel modo più avanzato possibile. La gestione di quest’emergenza aprirà secondo il consigliere la partita di una programmazione ambientale che nei prossimi anni andrà sicuramente fatta alla luce dei cambiamenti climatici che interessano anche il Trentino. Servirà per questo una cabina di regia mirata.

L’assessora Giulia Zanotelli ha ringraziato la Commissione speciale “del lavoro importante e impegnativo svolto in questi mesi”. Ha ricordato poi le due giovani vittime che la tempesta Vaia ha causato nel Trentino. La partita più importante è stata giocata sul versante della sicurezza e della formazione. Per questo sono stati organizzati 22 corsi in modo da garantire la prevenzione e la mitigazione di fenomeni di questo tipo. “Spiace – ha proseguito – aver sentito in quest’Aula alcune considerazioni poco delicate come quelle del consigliere Marini sulla mancata programmazione”. La Giunta, ha sottolineato Zanotelli – ha predisposto carte di sintesi e importanti strumenti di intervento, ma è stata anche sempre molto presente sul territorio per capire e intervenire. “Non ci dev’essere colore politico di fronte a quel che è successo. Siamo stati contenti di aver adottato un piano d’azione per la sistemazione delle strade forestali per il recupero del legname”. “Non esiste rischio zero, questo dobbiamo mettercelo in testa per un territorio di montagna come il nostro”, ha ammonito infine l’assessora. Vi saranno ora diversi appuntamenti, ha ricordato infine Zanotelli, in occasione dell’anniversario della tempesta Vaia perché non tutti si sono resi conto di quel che è accaduto.

Michele Dallapiccola (Patt) ha messo in luce l’enorme assunzione di responsabilità da parte della macchina provinciale da cui la Giunta si è lasciata guidare non avendo esperienza amministrativa. “Sono molto duro – ha detto Dallapiccola – perché non è affatto vero che pochi si sono accorti della gravità della situazione causata dalla tempesta Vaia”. Tant’è, ha ricordato – che lui aveva depositato subito un disegno di legge che la Giunta ha respinto, come ha rifiutato la proposta di creare un apposito fondo ritenendo di aver già provveduto a tutto. In realtà il recupero di pascoli è per Dallapiccola impellente e fondamentale, tanto più in prossimità della nuova Pac. Bisognerà spingere anche sul prossimo bilancio provinciale. Grande è per il consigliere la carenza di superfici a prato e a pascolo. Mancano spazi per i pascoli se non vogliamo che il numero degli addetti si riduca ancor più nel settore dell’allevamento del bestiame. Tutto quel che si farà per risolvere questi problemi e sostenere le aziende zootecniche sarà ben accetto perché l’attenzione a questo mondo dovrà diventare una priorità dell’amministrazione provinciale. Serve una task force per intervenire concretamente nel settore dell’allevamento delle vacche. Si tenga presente che se c’è un turismo che frequenta il nostro territorio è perché c’è qualcuno che se ne prende cura.

Vanessa Masè (La Civica) ha ricordato la ferita inferta dalla tempesta al territorio e ha aggiunto che in città non ci si è resi subito conto di quanto era davvero accaduto. “Quel che è accaduto trovandoci tutti impreparati, può costituire una scuola per noi, perché la prossima volta sapremo cosa fare meglio e prima”. Questi eventi calamitosi, ha concluso, vanno considerati non più come straordinari ma come ordinari. Ciò significa investire ancor più nella prevenzione attraverso gli investimenti sui bacini montani, perché questa è la chiave per poter contenere almeno un po i danni. Si tratta di gestire la relazione tra uomo e paesaggio per fronteggiare meglio emergenze come questa.

Claudio Cia (Agire) si è associato ai ringraziamenti per l’eccellente lavoro della Commissione speciale e ha aggiunto un grazie al sindaco di Dimaro, oggi indagato non si sa bene per cosa, e i vigili del fuoco volontari intervenuti per primi sul territorio. Ha poi replicato a Dallapiccola che aveva contestato il fatto che la Giunta si è fatta guidare dalla macchina amministrativa. “Meno male che così è stato”, ha osservato Cia, “perché il politico non può valutare la situazione dal punto di vista tecnico, ma fornire indirizzi e mettere in campo i provvedimenti e le risorse necessarie per dare risposte efficaci e rapide”. Infatti, ha continuato il consigliere, la Commissione speciale aveva compiti di studio per effettuare un’analisi e una valutazione dei danni.

Sì alla mozione di Masè per potenziare i servizi rivolti alla prima infanzia creando dei “poli educativi unitari” per la fascia 0-6 anni.
A seguire il Consiglio ha approvato con 29 voti a favore e uno di astensione di Ugo Rossi (Patt), la mozione proposta da Vanessa Masè (La Civica), che impegna la Giunta a definire un “piano complessivo per la gestione dei servizi dai 0 ai 3 anni e per le politiche rivolte alla primissima infanzia con il coinvolgimento di tutti i portatori d’interesse in questo settore”. Occorre anche, per Masè, rimodulare l’offerta di servizi per l’infanzia, superando la cesura tra gli interventi dedicati alla fascia 0-3 anni (nidi) e quelli relativi alla fascia 3-6 anni (scuole materne). L’esempio da cui trarre spunto è dato per la consigliera dall’Asif Chimelli di Pergine, che ha già integrato questi due servizi con un coordinamento pedagogico unico. Gli asili nido a differenza delle materne non sono presenti dappertutto e quindi sarebbe importante offrire il servizio a tutte le famiglie. Anche la materna beneficerebbe di quest’integrazione tra servizi evitando un approccio prescolare e proponendo un taglio più di cura. Secondo Masè occorre porsi dal punto di vista del bambino la cui centralità deve orientare l’organizzazione dei servizi.

L’assessore Bisesti ha ringraziato Masè ricordando la profonda riflessione sui servizi rivolti alla prima infanzia. Con l’assestamento si è deciso di destinare maggiori risorse al settore per abbattere le rette dei nidi. Pienamente condivisa anche l’esigenza di una visione unitaria del percorso da 0 a 6 anni. Giusta anche la proposta di potenziare i servizi per la prima infanzia sul territorio utilizzati oggi solo dal 30% dell’utenza. Vanno inoltre utilizzati megliio gli spazi e le strutture già esistenti per farne presidi territoriali dedicati all’infanzia.
Lucia Coppola (Futura) ha giudicato “importante e interessante la mozione” di Masè, pienamente condivisibile. A suo avviso sviluppare i servizi per la fascia 0-3 anni oggi è necessario non solo per la cura e la custodia ma anche per la forte valenza educativa e pedagogica. Valenza da collegare con gli interventi della scuola materna. Va quindi implementata la possibilità che i bambini possano vivere questa socialità nei primi periodi della vita, che si realizza stando con i pari e con un’esperienza pedagogica di eccellenza come quella offerta dal personale dei nidi del Trentino. Questo garantisce che il primo distacco dei bambini dalla famiglia sia vissuta nel migliore dei modi.

Sara Ferrari (Pd) si è associata alla condivisione osservando però che molti ostacoli rendono oggi “non banale” il perseguimento degli obiettivi della mozione. Il primo ostacolo riguarda il mancato riconoscimento retributivo del ruolo professionale sempre più richiesto alle educatrici dei nidi e alle insegnanti delle scuole dell’infanzia. Questo rende poco appetibile lavorare in questo settore e il risultato è che oggi manca personale adeguatamente formato disposto ad impegnarsi in questo settore. Vi è inoltre, ha proseguito, una differenza di contratto tra le dipendenti della fascia 0-3 anni rispetto a quelle della fascia 3-6 anni. Tutto questo accade perché culturalmente si pensa ancora che l’attività educativa rivolta ai bambini più piccoli meriti meno attenzione e abbia meno valore degli interventi dedicati alle fasce di età successive. Questi e altri ostacoli per Ferrari esistono e vanno oggi superati, valorizzando questi servizi anche per soddisfare i bisogni educativi dei bambini e le esigenze dei genitori. Va poi riconosciuto anche economicamente il valore professionale del lavoro svolto dal personale educativo di nidi, Tagesmutter e scuole dell’infanzia.

Mara Dalzocchio (Lega), pienamente d’accordo con la mozione, ha sottolineato come un’analisi in questo campo costituisca un dovere per la politica. Un piano unitario della gestione dei servizi potrebbe aumentare la fruizione degli asili nido anche se non vanno demonizzate le famiglie che preferiscono occuparsi direttamente dei figli nella fascia 0-3 anni. In ogni caso i nidi possono dare supporto alla conciliazione famiglia-lavoro.

Paola Demagri (Patt) ha auspicato da parte della Giunta uno sforzo per arrivare a parlare di educazione integenerazionale che interessi bambini ed anziani, coinvolgendo quindi anche l’assessorato alle politiche sociali. Per perseguire questo obiettivo serviranno dati significativi sul valore di queste relazioni a beneficio dei bambini sia degli anziani. Servirebbero quindi anche strutture nelle quali possano convivere queste due generazioni, permettendo ai bambini di stare vicini ai nonni visto che raramente questo oggi è possibile.

Vanessa Masè nella replica ha accolto con favore tutti i contributi emersi dalla discussione e in particolare gli spunti forniti dall’assessore per un confronto tra i vari soggetti che operano nei servizi delle fasce 0-3 e 0-6 anni in modo da superare gli ostacoli evidenziati da Ferrari. Masè ha apprezzato soprattutto il riferimento all’utilizzo degli spazi esistenti nei quali si potrebbero ospitare sia le materne sia i nidi con un unico coordinamento pedagogico. Il Trentino potrebbe orientarsi più rapidamente nella direzione di questi poli educativi all’interno dei quali riunire tutti i servizi per l’infanzia. Rispetto al problema retributivo evidenziato da Ferrari, Masè ha osservato che forse la questione riguarda più la “vocazione” delle persone a questo tipo di lavoro. Vero è comunque che la fascia dai 3 mesi ai 3 anni è la più delicata per la crescita dei bambini, per cui è giusto dare più valore all’attività professionale delle educatrici.

Giorgio Tonini (Pd) si è congratulato con Masè per questa mozione da lui giudicata “assolutamente meritoria”. E ha augurato all’assessore Bisesti di riuscire a perseguire questo obiettivo. La mozione è da sostenere per tre ragioni. La prima è che gli studi evidenziano che la primissima infanzia è decisiva per la qualità della crescita e della vita. Per come funzionano le famiglie spesso mononucleari e in cui la mamma lavora fuori casa, oggi il nido consente una precoce socializzazioni e una serie di stimoli che in altro modo non si possono garantire. Nel Trentino i nidi hanno sempre avuto un taglio pedagogico mentre altrove erano considerati pura custodia. Secondo: il costo dei nidi è per molte famiglie un costo mentre le materne sono gratuite. Che senso ha questa differenziazione se i nidi non sono assistenza e custodia se non nella misura in cui lo è anche la scuola materna? Occorre quindi superare questo problema. Terzo: il personale di nidi e materne. Oggi vi sono esuberi nel mondo della scuola dell’infanzia dovuti alla denatalità ma carenza di offerta per i nidi. Ecco perché è giusto puntare all’integrazione delle due fasce di età.

Ugo Rossi (Patt) ha ricordato di essersi occupato del tema nella scorsa legislatura avendo esercitato la delega in questa materia. Rispetto all’unificazione dei servizi nella fascia 0-6 anni, ha ricordato che il primato educativo rimane in capo alla famiglia. Ha poi chiesto all’assessore se questo è un obiettivo importante per la Giunta oppure no. L’esecutivo dica quel che vuole fare. Anche perché i documenti sulla continuità educativa nella fascia 0-6 anni non mancano certo tra gli studi della Provincia. Basta leggere e dire poi se si condivide o no il fatto che la fascia 0-3 anni sia considerata “educativa” superando in tal modo le barriere attuali. Diversamente per Rossi anche questa pur ottima mozione rischia di essere vanificata. Insomma “non siamo all’anno zero – ha concluso Rossi – per cui occorre che l’assessore dica se la fascia 0-3 anni passa dall’assetto assistenziale attuale a quello educativo”. Se Bisesti non chiarirà la sua posizione su questo punto, ha aggiunto, non parteciperò al voto su questa mozione.

Paolo Ghezzi (Future) ha preannunciato il voto favorevole alla mozione pur giudicando “molto vago” il dispositivo. Ha suggerito di aggiungere quindi un emendamento al testo nel quale si preveda che se entro sei mesi l’assessore non porterà nulla di concreto, questo vorrà dire che la Giunta ha detto di sì a parole senza poi fare nulla.

Cia ha fatto notare a Rossi che la mozione presuppone che si parta da un lavoro già fatto. Si tratta di lasciare che questo percorso termini e dia frutto.

Luca Guglielmi (Fassa) ha apprezzato la mozione e il riferimento di Ferrari all’esigenza di un cambiamento culturale su questo tema.

Masè ha risposto alla proposta di Ghezzi spiegando che proprio la complessità dell’argomento ha indotto a non entrare troppo nel dettaglio in sede di dispositivo, assicurando però che si seguirà con molta attenzione l’impegno dell’esecutivo su questo tema.

L’assessore Bisesti è intervenuto per fatto personale respingendo le insinuazioni di Ghezzi motivate da “becera polemica politica” ricordando che la sua assenza di ieri in Commissione era giustificata da un impegno legato al suo lavoro.

Ghezzi ha ribattuto che a ritirare un premio alla Smau di Milano l’assessore poteva mandare un suo funzionario mentre lui avrebbe dovuto essere presente in Commissione.

Filippo Degasperi (5 Stelle) ha ricordato che la Commissione era stata convocata per esprimere un parere su una delibera della Giunta. L’assenza dell’assessora non era stata comunicata ai consiglieri e quindi la Commissione si poteva convocare in un altro momento. Attenzione quindi a parlare di “becera politica”.

Il presidente Kaswalder ha ricordato che le assenze di consiglieri o assessori vengono comunicate all’inizio di ogni seduta in Aula e in Commissione.

Alessandro Savoi (Lega) ha osservato che la presenza dell’assessore di merito non è obbligatoria perché si svolgano i lavori di una Commissione. Queste polemiche inutili quindi mi fanno ridere, ha concluso Savoi. Il consigliere ha aggiunto che le Commissioni quando devono esprimere pareri su una delibera della Giunta sono “semplici passacarte”, perché l’esecutivo può comunque decidere come meglio ritiene.

Rossi ha ricordato che una Commissione è un organo del Consiglio e per questo ha invitato il presidente a richiamare il fatto che non può essere considerata un “passacarte”.

Kaswalder ha precisato che alle sedute delle Commissioni è sempre importante partecipare.