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CONSIGLIO PROVINCIALE TRENTO * LAVORI AULA: « APPROVATO CON 20 VOTI A FAVORE IL DDL 29 FUGATTI IN MATERIA DI CONTRATTI PUBBLICI, 9 ASTENSIONI 4 CONTRARI (FUTURA E 5 STELLE) »

Approvato dopo una trattativa il disegno di legge della Giunta sulla clausola sociale negli appalti dei servizi pubblici. Accolti 9 emendamenti delle minoranze, Fugatti ritira il proprio sui subappalti, ma 5 Stelle e Futura votano ugualmente contro.

Conclusa la discussione, nel tardo pomeriggio il Consiglio provinciale ha approvato con 20 voti a favore, 9 di astensione e 4 contrari espressi da Futura e 5 Stelle, il disegno di legge 29 proposto dal presidente della Giunta, Maurizio Fugatti, che integra l’articolo 32 della legge provinciale di recepimento delle direttive europee in materia di contratti pubblici 2016, per il rafforzamento della tutela del lavoro negli appalti. Accolti 9 emendamenti delle minoranze per rafforzare la concertazione con le parti sociali, mentre il presidente Fugatti ha ritirato la propria proposta di modifica sui subappalti. Approvati tutti e sei gli ordini del giorno presentati.

 

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Leonardi: a nessun imprenditore piace licenziare. Tutelare i lavoratori a rischio.

Giorgio Leonardi (FI) ha osservato che le modifiche introdotte dal ddl vanno nella giusta direzione, anche se la normativa sarà sempre perfettibile. Si tratta intanto di salvaguardare i posti di lavoro e al tempo stesso di difendere le imprese perché possano portare avanti i propri progetti. Leonardi ha ricordato che per certe situazioni vi sono anche dei ricorsi in ballo e che sarà interessante vedere le conclusioni, ma in questa fase la norma proposta permette di fronteggiare i problemi riguardanti le condizioni più a rischio, ad esempio quelle dei lavoratori dei call center. Io penso – ha concluso Leonardi – che nessun imprenditore licenzi chi vuole impegnarsi nel proprio lavoro. Ovvio, d’altra parte, che un’azienda non può sostituire i propri lavoratori con altri”.

 

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Marini: ci sarebbe voluta un’analisi di sistema, evitando accelerazioni.

Alex Marini (5 Stelle) ha sottolineato che andava assicurato un passaggio del ddl dalla Commissione consiliare anche con audizioni, mentre la procedura d’urgenza ha reso l’esame troppo frettoloso. Occorre allora stabilire delle procedure che assicurino spazi temporali adeguati per l’esame preliminare in Commissione. Marini ha ricordato che sull’argomento l’Anac ha redatto delle linee guida seguendo un metodo e dopo un’analisi di sistema. A suo avviso quindi sarebbe stato opportuno anche per la Giunta adottare un minimo di approccio scientifico con un’analisi di sistema. Cosa che non è accaduta. Per il consigliere, insomma, occorreva “andare piano e non accelerare, per riflettere di più e non rischiare così di complicare i problemi in modo da ridurre al minimo i possibili effetti negativi sul piano sociale”. Le clausole sociali vengono rispettate solo con la concertazione e il confronto tra le parti. Per Marini si potrebbe esercitare un controllo preventivo e cercare soluzioni a tutela dei lavoratori tenendo conto dei diversi interessi in gioco. Il consigliere ha infine richiamato gli obiettivi dei suoi due ordini del giorno collegati al ddl per prevedere controlli e verifiche che misurino la correttezza delle retribuzioni, perché i ritardi nel pagamento degli stipendi rivelano spesso crisi aziendali. Si tratta di verificare la corretta applicazione delle condizioni previste dai contratti di categoria e i vincoli inseriti nei bandi e della legge. Il secondo odg prevede di unificare le leggi in materia di appalti pubblici e contratti per semplificarne l’interpretazione.

 

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Ghezzi: gli ultimi aggiustamenti della Giunta non cambiano il nostro no al ddl.

Paolo Ghezzi (Futura) ha evidenziato che “qui stiamo parlando di un organismo geneticamente modificato rispetto al ddl presentato in Commissione”. Dal punto di vista del metodo – ha lamentato il consigliere – si chiede e viene concessa l’urgenza come canale preferenziale, arriva un testo sul quale si lavora costruttivamente per fare degli emendamenti condividendo la ratio del provvedimento, ma poi in Aula non si riesce più a ritrovare la ratio del provvedimento iniziale e il testo non si può più emendare se non con proposte di modifica tecniche. Non è casuale per Ghezzi che il governatore si appresti a portare a casa un disegno di legge poche ore prima di recarsi all’assemblea di Confindustria dove annunciare il risultato. “Ci dispiace – ha proseguito il capogruppo di Futura – non poter votare questa legge, ma voi ci state raccontando un’altra storia. E non credo che i sindacati si divertano a dire che gli emendamenti presentati dalla Giunta sono una toppa peggiore del buco e che la montagna ha prodotto non un topolino ma bocconi avvelenati con il rischio che a pagarne le conseguenze siano i lavoratori. La nostra fiducia nel ddl è andata delusa dagli emendamenti proposti dalla Giunta. Infine Ghezzi ha segnalato i 9 emendamenti di Futura al testo originario, che chiedevano una concertazione nella fase antecedente l’appalto, con informazioni precise e puntuali sulle situazioni pregresse, comprese le cause di lavoro in essere, per garantire maggiori tutele per i lavoratori. Secondo Ghezzi gli aggiustamenti portati in extremis dalla Giunta non bastano a modificare il giudizio negativo. Resta quindi a suo avviso “un sentimento di delusione perché – ha concluso – questo passaggio ci indurrà anche in futuro ad essere meno disponibili ad assecondare un esecutivo che nel suo legiferare in itinere produce questi grandi pasticci, cambiando le carte in tavolo proprio quando tutti insieme si cercava di migliorarne la natura. Ma il presidente ha deciso di andare avanti comunque.

 

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La replica di Fugatti: i nostri emendamenti danno maggiori garanzie ai lavoratori.

Il presidente Fugatti, in replica, ha giudicato “legittime” le critiche emerse ma ha anche aggiunto che nelle ultime ore anche il dibattito tra i capigruppo ha fatto un po’ di chiarezza, soprattutto dal punto di vista tecnico. Se la Giunta ha proposto alcune modifiche – ha precisato – non è stato per eludere le posizioni delle minoranze approfittando della procedura l’urgenza che le stesse opposizioni avevano consentito di adottare per questo ddl. Fugatti ha motivato l’urgenza con la necessità di intervenire subito sui prossimi appalti legati anche al bando di 85 milioni che verrà avanti. Non abbiamo la presunzione di dire che questo è l’intervento migliore possibile. Se dovessimo rilevare che occorrono migliorie queste si potranno introdurre. Ma davanti a noi vi è un testo unico sul codice degli appalti che potrà dare un’organicità anche a questo intervento. Con questa legge si parte da una situazione nella quale era facoltativo adottare la clausola sociale, mentre con questa legge l’attuazione della clausola sociale diventa obbligatoria. E questo è un grosso passo avanti. Certo, occorrerà capire se questo disegno di legge innovativo rispetto ad altre regioni d’Italia, in poche delle quali si è legiferato in tal senso. Il tema della valorizzazione del lavoro in queste particolari operazioni di ricambio in questi settori. La problematica non riguarda solo il Trentino ma anche altre realtà. Abbiamo quindi l’ambizione che su questo tema la legislazione si stia evolvendo e vada verso un approccio innovativo. Per questo crediamo che nei prossimi anni vi possa essere una unione di leggi che vengono avanti a livello regionale e nazionale in cui si tenga conto di questo approccio: non ragionando solo al massimo ribasso. Delle questioni sociali come Provincia dobbiamo farci carico, per cui è opportuno prevenire che vengano garantiti posti di lavoro e stipendi. Avendo bandi meno al ribasso e più di qualità anche le imprese potranno ambire ad essere più competitive. Certo, questo ddl costerà un po’ di più alle casse della Provincia, ma costerà di meno in termini di ammortizzatori sociali. L’auspicio è che produca maggiore lavoro in Trentino. Concludendo, Fugatti ha ribadito che le due deroghe sulle quali vi sono state legittime polemiche riguardano l’innovazione tecnologica e l’impresa che dichiara di avere già un proprio organico e lavoratori che quindi devono essere tutelati. La Provincia controllerà le situazioni di difficoltà dei lavoratori. Il testo da noi emendato del ddl dà maggiori garanzie ai lavoratori, perché mentre nella prima versione poteva armonizzare dell’organizzazione del lavoro, con le modifiche presentate dalla Giunta questa armonizzazione si potrà fare solo in queste due circostanze eccezionali.

Ugo Rossi (Patt), alla luce degli ultimi emendamenti proposti dalla Giunta, ha chiesto una sospensione per permettere alle minoranze di valutare la posizione da assumere.

TUTTI APPROVATI I SEI ORDINI DEL GIORNO PRESENTATI.

Al rientro in Aula sono stati approvati tutti e sei gli ordini del giorno presentati sul ddl.

Odg 1 Degasperi: la Provincia si schiererà con i lavoratori dell’Università.

L’Aula ha dato il via libera all’odg numero 1, proposto Filippo Degasperi (5 Stelle). Questo odg – ha detto il consigliere – non riuscirà a porre rimedio al disastro patito dai lavoratori dell’Università, ma almeno, con la modifica del dispositivo concordata insieme al presidente Fugatti, prevede di attendere l’esito della vicenda giudiziaria. Alla luce dell’esito di quest’ultima si impegna la Giunta a schierarsi con i lavoratori per difenderne i diritti. “I lavoratori dell’Ateneo – ha osservato Degasperi – hanno bisogno di sapere che la Provincia è al loro fianco”. Fugatti ha spiegato che il parere è favorevole sulla parte emendata del dispositivo ma contrario sulla premessa. La premessa è stata quindi respinta con 11 19 1 astenuto (Ossanna), mentre il dispositivo è stato approvato all’unanimità con 19 sì.

Odg 2 Marini: entro 90 giorni regolamento della legge 2 del 2016 per verificare la correttezza delle retribuzioni dei lavoratori nell’applicazione dei contratti pubblici.

Via libera anche all’odg 2, di Alex Marini (5 Stelle), pure riformulato con emendamenti concordati dal consigliere insieme al presidente Fugatti, impegna la Giunta a disciplinare entro tre mesi con regolamento quanto già previsto dalla legge provinciale 2 del 2016 sugli appalti per la verifica della correttezza delle retribuzioni nell’esecuzione dei contratti pubblici, con la conseguenza, se necessario, di modificare l’articolo 169 del decreto del presidente della Provincia 11 maggio 2012, n. 8-84/leg. L’odg è stato approvato all’unanimità con 30 voti a favore.

Odg 3 Rossi: finanziare nel modo più sostenibile possibile lo stadio del ghiaccio.

Disco verde anche per l’odg numero 3, proposto da Ugo Rossi (Patt) e approvato all’unanimità (31 voti) che impegna la Giunta ad effettuare nel più breve tempo possibile un’analisi organizzativa, tecnica ed economica per verificare se si possono adottare soluzioni più sostenibili dal punto di vista finanziario per l’approntamento delle strutture in cui svolgere le gare di pattinaggio sul ghiaccio di velocità previste a Baselga di Pinè in occasione dalle Oimpiadi invernali del 2026, dal momento che l’investimento ipotizzato ammonta a 37 milioni di euro.

Odg 4 Marini: testo unico delle leggi provinciali per rendere più leggibili le norme.

Favore unanime per l’odg 4 proposto ancora da Marini, il cui dispositivo è stato riscritto con il presidente Fugatti, che impegna l’esecutivo ad elaborare un testo unico delle tre leggi vigenti a livello provinciale in materia di contratti pubblici di riorganizzazione complessiva dell’attuale quadro normativo con l’intento di garantire certezza e univocità nell’interpretazione della normativa applicabile. Premessa respinta con con 10 sì, 19 no e un astenuto (Ossanna del Patt) e dispositivo approvato all’unanimità con 33 sì.

Odg 5 Masè: riattivare il tavolo appalti con 2 sotto-tavoli su lavori pubblici e servizi.

Via libera anche per l’odg 5 proposto da Vanessa Masè (La Civica) e perfezionato con la Giunta e approvato all’unanimità, impegna la Giunta a valutare l’opportunità di riattivare il tavolo per gli appalti e di aggiornarne le linee guida sul ruolo e il funzionamento, con la previsione di due sotto-tavoli dedicati il primo ai lavori pubblici e il secondo alla fornitura di servizi. Inoltre i lavori del tavolo dovranno concentrarsi su speciali contratti d’appalto.

Odg 6 Dalzocchio: monitorare rispetto procedure, occupazione e trattamento del personale interessato dal cambio appalto nei servizi per mitigare eventuali criticità.

Approvato infine con 2 voti di astensione del Pd, l’odg di Mara Dalzocchio impegna la Giunta a monitorare la situazione delle procedure di appalto di servizi attualmente in corso con riguardo agli effetti sull’occupazione e sul trattamento del personale interessato dal “cambio appalto”, e a verifcare le condizioni di percorribilità giuridica di eventuali interventi amministrativi sulle gare in atto o all’adozione di altre idonee iniziative mitigatrici degli effetti sul personale dei contratti di appalto.

L’ESAME DEGLI EMENDAMENTI.

All’avvio dell’esame del primo e più corposo dei due articoli del ddl (il secondo riguarda le disposizioni finanziarie), Fugatti ha ottenuto dal presidente Kaswalder una sospensione dei lavori per valutare gli emendamenti presentati dalle minoranze, a partire da quelli di Degasperi. Il quale ha ritirato quasi tutti i propri emendamenti “trattandosi – ha detto – di un ddl urgente”. Fugatti ha espresso il parere negativo della Giunta sulla maggior parte degli emendamenti presentati dalle minoranze annunciando il ritiro del proprio emendamento, il numero 35, sui subappalti. Accogli due emendamenti di Degasperi, uno di Tonini, 2 di Ghezzi e 4 di Olivi. La votazione seguente ha confermato le scelte preannunciate dal presidente della Giunta.
Via libera anche all’emendamento firmato dall’assessore al turismo Failoni sulle Olimpiadi, che ha ottenuto 30 sì e 4 voti di astensione espressi da Futura e da due consiglieri del Pd. A favore dell’articolo 2 e dell’emendamento di Fugatti a questa stessa norma relativa alle disposizioni finanziarie riguardanti le risorse stanziate dalla Provincia per le Olimpiadi, ha votato anche Pietro De Godenz (Upt).

Dichiarazioni di voto. Minoranze soddisfatte per gli emendamenti accolti e per il ritiro dell’emendamento sui subappalti da parte di Fugatti.

Alessandro Olivi (Pd) ha preannunciato il voto di astensione del proprio gruppo ricordando l’iniziale condivisione della procedura d’urgenza richiesta dalla Giunta per la necessità di tutelare i diritti dei lavoratori sia sul piano occupazionale che retributivo e i livelli essenziali di tutela che andavano garantiti. Purtuttavia, ha proseguitio, il Pd ha denunciato il rischio di introdurre elementi contraddittori e distorsivi con i subemendamenti presentati in seguito dalla Giunta e frutto di una sommatoria di istanze e rilievi tecnici, dando luogo ad un testo che presenta aspetti ciriticità. Il Pd, ha detto Olivi, è soddisfatto della condivisione della proposta emendativa presentata da Tonini per incardinare preventivamente una concertazione che cerca di mantenere un costante equilibrio tra qualità dell’impresa ed efficientamento della pubblica amministrazione. Senza questo emendamento il ddl sarebbe stato monco e più povero. Per questo alla tentazione di esprimere una contrarietà è subentrata la scelta dl voto di astensione. Aver introdotto il criterio che le vere clausole sociale si decidono prima introducendo la concertazione preventiva e una selezione delle imprese sempre meno basata sul prezzo e sempre più basata sulla qualità dell’offerta. La centralità del prezzo si abbassa dal 30 al 15%. Altri 2 emendamenti del Pd hanno migliorato il ddl: il primo è che i trattamenti economici da salvaguardare sono quelli esistenti, fotografando la situazione storica di ogni lavoratore; il secondo toglie il rischio di una discrezionalità della Giunta nella disapplicazione della clausola sociale. Resta la perplessità del Pd sull’impianto generale e sul subemendamento che non convince in basse al quale la continuità dei rapporti di lavoro può venire meno quando l’azienda preventivamente dichiara di avere degli esuberi. Facciamo attenzione perché questa è una norma molto insidiosa perché vi sono aziende esperte nell’affrontare con scorciatoie il tema degli appalti. Andava meglio la clausola non subemendata che rinviava ad una concertazione con le parti sociali. Il voto di astensione del Pd esprime una fiducia alla linea di tendenza adottata, ha concluso Olivi, auspicando che venga riconosciuto l’apporto delle minoranze per rendere innovati e coraggioso il ddl. Olivi ha infine ringraziato Fugatti del ritiro dell’emendamento sul subappalto, “che le fa onore”, ha detto rivolto al presidente, in attesa della sentenza proveniente dall’Europa. Liberalizzare il subappalto potrebbe essere il covo delle scorciatoie rispetto alle quali questo ddl non vuole prestare il fianco. Il testo licenziato per Olivi deve diventare non il punto di arrivo ma l’impegno delle fofrze politiche perché la domanda di beni e servizi produca qualità del lavoro, imprese pi forti e competitive e una pubblica amministrazione che non scarichi sui più deboli i costi dell’inefficienza.

Paolo Ghezzi (Futura) ha detto che il ritiro in extremis dell’emendamento di Fugatti sui subappalti è la cifra di una legge esaminata troppo in fretta. Si tratta comunque per Ghezzi di un atto di saggezza e prudenza da parte del presidente. Questo è indice delle critiche in senso positive mosse a un ddl del genere, che aveva bisogno di un tempo un po’ più lungo di decantazione: forse bastava una settimana per capire cosa ne pensavano le parti sociali. Siamo invece stati messi nelle condizioni di non capire perché noi abbiamo incontrato le parti sociali quando questo ddl era un’altra cosa. Era una legge che potenzialmente sembrava più tutelante e meno pasticciata di questa. Grave è il fatto che limita l’esercizio del ruolo delle forzi di minoranza perché arriviamo in aula senza il conforto di un confronto che è fondamentale con le parti sociali, sindacali e imprenditoriali. Questo è un metodo radicalmente alterante i rapporti di forza tra maggioranza e opposizione perché non consente una valutazione a mente fredda. Si è preferita invece la strada del lavoro in corsa con molti punti di domanda e aspetti peggiorativi rispetto al testo originario. Siamo stati ridotti a passacarte anche sulle leggi e non solo sulle nomine. Per questo e per motivi di sostanza per cui pare che questo ddl così riscritto sia foriero di “casini”, impugnazioni, interpretazioni in libertà ed equivoci, pur riconoscendo la buona volontà dell’accoglimento di due nostri emendamenti, con rammarico e sperando di sbagliarci e che questa legge si riveli non un brutto anatroccolo ma uno splendido cigno, Ghezzi ha concluso annunciando il voto contrario di Futura, “anche se – ha aggiunto – avremmo voluto votare sì o astenerci”.

Filippo Degasperi (5 Stelle) ha riconosciuto che fare marcia indietro è più faticoso che andare avanti e di questo va dato atto al presidente Fugatti. Il ddl era partito con squilli di tromba da carica ma tra la fine della scorsa settimana e oggi è stata suonata la ritirata su molti aspetti. Ritirata sulle garanzie e sugli impegni presi a tutela dei lavoratori. A fronte delle critiche dei lavoratori sarebbe stato opportuno fermarsi. Faremo presto a verificare se le nostre preoccupazioni in particolare sulle deroghe che avete concesso siano fondate o meno. Non volendo essere considerati responsabili di eventuali penalizzazioni dei lavoratori, i 5 Stelle voteranno contro questo ddl.

Claudio Cia (Agire) ha giudicato positivamente il lavoro di cui questo ddl è frutto per evitare i contratti economicamente penalizzanti per i lavoratori come quelli del portierato dell’università. Cia ha chiesto anche dov’erano in quel momento i sindacati. L’avvento di una Giunta provinciale di centro-destra li ha destati dal torpore e resi più presenti per bastonare l’attuale governo provinciale. Il sindacato è più costituito da partiti travestiti da sindacato. Questo ddl per Cia può essere un punto di partenza per eliminare anomalie che danneggiano i lavoratori ed è comunque migliorabile. Il consigliere ha invitato le minoranze a contribuire a questo miglioramento se emergeranno dei limiti. Se ci si arrocca invece su posizioni più ideologiche a farne le spese saranno i lavoratori che si sono visti il contratto peggiorare del 30% senza che i sindacati si stracciassero le vesti per questo.

Mara Dalzocchio (Lega) ha motivato la condivisione del suo gruppo al ddl di Fugatti perché l’attuale sistema normativa non ha tutelato lavoratrici e lavoratori addetti a servizi in appalto. Questo ddl tutela invece sia le esigenze lavorative sia quelle imprenditoriali che erano rimaste inascoltate da chi ora si straccia le vesti. Tutte le parti coinvolte hanno fin da subito apprezzato l’obiettivo di tutelare dei lavoratori. Le tutele non sono state affatto ammorbidite. Il ddl non è ingessato ma elastico e come in tutte le norme le interpretazioni sono soggettive. Si è però cercata una composizione degli interessi in gioco: la tutela dei lavoratori e la libertà dell’attività di impresa. Le eccezioni riguardano solo i casi di miglioramenti tecnologici di presenza di esuberi nelle aziende vincitrici. Nell’uno e nell’altro è sempre prevista la concertazione con le parti sociali.

Ugo Rossi (Patt), per spiegare il voto di astensione del proprio gruppo, ha ricordato che la norma originariamente proposta presentava una tutela molto ampia per i lavoratori, ma aveva il difetto di correggere, evidenziandole, “colpe” del passato. Si doveva cioè dire che chi era prima al governo dei lavoratori non si occupava. Ma la libertà d’impresa non c’era in quella prima proposta normativa. E Rossi ha ricordato di aver avuto l’ardire di dirlo. Poi è accaduto che quella libertà d’impresa che non c’era inevitabilmente rientrasse con una nuova versione della normativa. Provocando la necessità di interpretare il concetto di continuità. Allora era forse meglio lavorare sulla prima versione, da integrare con un approccio scevro da ogni intento strumentalizzatore, allo scopo di dimostrare che c’erano i cattivi e oggi ci sono i buoni. Sono però accaduti dei fatti importanti di cui occorre dare atto al presidente Fugatti: l’aver saputo dialogare oggi con l’introduzione grazie all’emendamento del Pd della possibilità di poter discutere prima degli effetti positivi o negativi di un bando. Poi c’è la decisione del presidente Fugatti di avere un supplemento di riflessione alla luce di alcuni dubbi manifestati dalle minoranze. Terzo motivo positivo per Rossi: la dimostrazione che su questa materia è vietato per chiunque pensare di essere dalla parte dei buoni o dei cattivi, perché tutto è migliorabile. Rossi ha chiesto al presidente Fugatti di non strumentalizzare più questo tema individuando buoni e cattivi. Per questo a suo avviso serve un patto che riconosca che queste norme inseguono la realtà che spesso viene prima delle norme stesse. Che quindi vi sarà sempre bisogno di perfezionare.

Alex Marini (5 Stelle), pur confermando il proprio voto contrario ha detto di apprezzare l’apertura della Giunta ai suoi 2 odg approvati e ritirando la norma sui subappalti e accogliendo alcune proposte della minoranza.
Il presidente Fugatti ha concluso la discussione dichiarando di apprezzare il dibattito costruttivo che c’è stato con le minoranze e il voto di astensione di parte delle opposizioni. E ha infine ribadito che non vi era alcuna volontà di non avere rispetto della procedura d’urgenza concessa dalle minoranze. Fugatti ha condiviso con Rossi il giudizio che la realtà viene prima delle norme. Questo a suo avviso farà emergere che questa è una legge innovativa. Non era facile conciliare diritti dei lavoratori e libertà d’impresa. Dove voleva arrivare la Giunta all’inizio è dove oggi siamo arrivati.

La sessione si è conclusa alle 18.40.