PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

"Il Trentino news" (puntata n° 9)

Quarta commissione, via all’iter del ddl Rossi per equiparare il trattamento di maternità del settore privato a quello delle dipendenti provinciali. Incentivi anche per il congedo parentale dei padri.

Oggi pomeriggio in Quarta commissione, presieduta da Claudio Cia (Agire), è partito l’iter del ddl del gruppo del Patt, primo firmatario Ugo Rossi, che ha come obiettivo l’equiparazione del trattamento di maternità delle lavoratrici e dei lavoratori del privato con quelli del settore pubblico trentino. Una proposta, ha ricordato Rossi in commissione, che si colloca nel contesto delle iniziative che mirano a dare impulso alla maternità e che trae origine da una serie di emendamenti presentati nel corso del dibattito sull’assestamento di bilancio. Il ddl Rossi, aperto in Terza commissione oggi, punta soprattutto sulla conciliazione famiglia – lavoro che, come dimostrano gli studi su scala nazionale e europea, riveste un’importanza centrale nelle politiche di rilancio demografico.

Contributi alle imprese che applicano la maternità del pubblico.

Il ddl del Patt, in sostanza, prevede l’introduzione di contributi alle imprese che accettano di applicare alle lavoratrici in maternità le tutele previste nel settore pubblico, in cambio dell’obbligo della sostituzione delle dipendente in maternità. In sostanza, la differenza tra il trattamento previsto dai contratti di lavoro del privato e quello del contratto dei provinciali verrebbe coperta dall’intervento della Provincia. Altro capitolo del ddl, gli incentivi (un meccanismo di rimborso degli eventuali costi previdenziali e un’indennità integrativa provinciale) all’utilizzo da parte dei padri dei congedi parentali, uno strumento previsto dalla normativa nazionale ma ancora poco utilizzato. Un ddl, ha concluso Rossi, non ideologico ma concreto che lascia alla Giunta gli spazi per individuare gli aspetti tecnici e operativi.

Coppola (Futura) e Demagri (Patt): lavoro femminile penalizzato.

La proposta del Patt è stata accolta favorevolmente da Lucia Coppola (Futura) la quale ha ricordato che il lavoro femminile sta attraversando un momento di gravi difficoltà. Difficoltà che pesano, oltre che sui tassi di natalità, anche sul Pil, anche perché troppe donne con un’alta professionalità vengono penalizzate dalla maternità. Paola Demagri (Patt) ha ricordato che le misure di conciliazione famiglia – lavoro sono ancora poco conosciute e in Trentino esistono già iniziative pilota, ad esempio il progetto Perla messo in campo dall’Azienda sanitaria per le dipendenti mamme (sono 500 all’anno), che vanno nella direzione tracciata dal ddl.

Dalzocchio (Lega): per le mamme imprenditrici c’è tropo poco.

Mara Dalzocchio (Lega) ha invece sottolineato le gravi difficoltà che toccano le piccole imprenditrici le quali, troppo spesso, sono costrette a rinunciare alla maternità perché non possono lasciare le loro aziende e non esistono reali misure di sostegno a parte la possibilità di una loro sostituzione nel periodo di assenza, ma che è di difficile applicazione.

In 180 aziende si attuano i piani di conciliazione famiglia – lavoro.

Il dottor Luciano Malfer, dirigente dell’Agenzia della famiglia ha ricordato che oggi il 20% dei dipendenti trentini (sono circa 170 mila) lavorano in aziende (180 circa) che hanno attuato piani di conciliazione famiglia – lavoro. Inoltre, per quanto riguarda i mesi estivi, di solito i più problematici per la famiglie, operano in Trentino 250 organizzazioni che organizzano le attività per i ragazzi d’estate.
L’Agenzia del lavoro, come ha ricordato la dottoressa Alessandra Rosani, ha già da tempo sperimentato iniziative a favore della maternità, ad esempio gli incentivi per il part – time, il contributo di 25 mila euro alle mamme imprenditrici, e quella più vicina al ddl Rossi che prevede interventi a favore del congedo parentale dei padri.