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CONSIGLIO PROVINCIA TRENTO * QUINTA COMMISSIONE: « FUGATTI, SULL’EUROPA CONTINUEREMO NEL SOLCO GIÀ AVVIATO »

Nel pomeriggio di oggi si è riunita la Quinta Commissione presieduta da Alessia Ambrosi, competente, tra l’altro, in materia di Europa. Il primo punto all’ordine del giorno ha previsto l’ascolto del Presidente della Giunta Maurizio Fugatti in merito ai rapporti della Provincia con l’Unione europea e in materia di cooperazione transfrontaliera e interregionale.

In seconda battuta l’organismo ha ospitato le audizioni alla Comunicazione Com 2018 della Commissione al Parlamento europeo al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni sul programma di lavoro della Commissione per il 2019 “Mantenere le promesse e prepararsi al futuro”.

 

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Fugatti: sull’Europa continueremo nel solco già avviato

Il Presidente Fugatti ha offerto una panoramica degli organismi attivi a livello europeo e del coinvolgimento della Provincia. Le due province autonome di Trento e di Bolzano e il Land Tirolo hanno una sede a Bruxelles dal 1995. Si tratta del primo ufficio transfrontaliero di collegamento istituito a Bruxelles, che ha consentito negli anni di rappresentare gli interessi di territorio trentino e dei suoi stakeholders, nell’ambito di parternariati e di aggancio con le istituzioni europee. Presso questo ufficio c’è uno sportello unitario di promozione territoriale che vale per tutti gli ambiti economici, un modello di confronto importante che deve essere sempre e continuamente in evoluzione per fornire il supporto migliore ai diversi attori.

Si tratta di uno strumento che facilita l’ampia partecipazione del sistema territoriale alle iniziative europee, che si articolano in quattro macro aree di lavoro: il supporto nel dialogo con le istituzioni europee, la ricerca e la segnalazione di nuove opportunità di finanziamento lanciate dalla Commissione europea, l’aggiornamento sui principali dossier legislativi e non legislativi in discussione e l’organizzazione di visite e percorsi formativi a Bruxelles su tematiche d’interesse.

Altro tema importante quello dell’Arge alp e dell’Euregio. Arge Alp nasce il 12 ottobre del 1972 a conclusione di un percorso negoziale finalizzato a creare un equilibrio politico-istituzionale dell’area intorno al Brennero, a superamento di precedenti tensioni e conflittualità. Si tratta tecnicamente della “comunità di lavoro delle regioni alpine” ed ha una valenza anche politica: l’organo supremo è la conferenza dei capi di Governo dei Laender aderenti che si riunisce ogni anno a fine giugno. Nel piano comune si legge che per garantire lo sviluppo sostenibile devono essere rispettati il patrimonio naturale e il comune patrimonio culturale.

Il Gect (gruppo europeo di cooperazione transfrontaliera), nato il 13 ottobre del 2011, nasce per favorire strutturate forme di collaborazione transfrontaliera e gestire i fondi comunitari. Ha sede legale in Italia, a Bolzano. L’Eusalp, la macro regione alpina, vede la luce nel 2013 e coinvolge in un quadro integrato realtà territoriali appartenenti a Stati diversi, ma in una stessa area geografica e con una simile caratterizzazione socio-economica, all’interno della quale trattare in un ambito transfrontaliero sfide comuni. Si tratta, ha aggiunto Fugatti, di uno strumento importante nei rapporti tra le regioni dell’arco alpino. Si parla molto di Euregio, ha detto Fugatti, e dei rapporti transfrontalieri e la macro regione alpina può aiutare ad affrontare le tematiche comuni in maniera dialogante e di comunità.

Infine, tra le altre relazioni, Fugatti ha citato la partecipazione della provincia di Trento alla Conferenza delle Regioni e province autonome, dove si valutano e cercano posizioni condivise con le altre regioni italiane, la Fondazione Dolomiti Unesco e quella al Fondo dei Comuni di confine che coinvolge le province di Trento, di Bolzano,il Veneto e la Lombardia.

 

 

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La consigliera Sara Ferrari (Pd) ha chiesto quali siano gli orientamenti politici per il futuro rispetto allo stato dell’arte. Aldilà del riconoscimento del valore del lavoro fatto dall’ufficio di Bruxelles e del suo potenziale, piacerebbe comprendere cosa ne pensa il Presidente e se il Gect abbia dei margini di sviluppo, ovvero se come Provincia si farà uno sforzo collettivo di ragionamento e di riconoscimento dello stesso organismo all’interno delle Costituzioni italiana e austriaca.

Il Presidente Fugatti ha ribadito l’importanza della presenza in Europa del Trentino e il prezioso lavoro svolto dall’ufficio di Bruxelles al servizio di tutte le realtà trentine. Un lavoro che deve crescere nella direzione già segnata. Non abbiamo motivo di cambiare un’impostazione già avviata anche nell’ambito del Gect, ha chiarito, e per quanto riguarda l’Euregio, questa è una realtà che deve continuare, anche se non nascondiamo che vorremo che questo strumento portasse la concreta soluzione di problematiche e che non si limitasse, come spesso accade, a meri obiettivi teorici.

 

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Sindacati
Occorrono risposte sovranazionali; orientarsi verso l’innovazione sociale; risolvere il paradosso formazione di eccellenza-sbocchi occupazionali insoddisfacenti

Franco Ianeselli (Cgil) e Lorenzo Pomini (Cisl) hanno portato le loro riflessioni sulla Comunicazione Com 2018.
Il programma di lavoro per il 2019 -anno che sarà segnato fortemente dalle elezioni europee- contiene un ottimismo che lascia perplessi perché è noto quali siano le difficoltà che sta attraversando l’Europa, ha esordito Janeselli. Le disuguaglianze che si sono fortemente acuite nel corso della crisi producono disaffezione e rancori sui quali occorre a suo parere intervenire. C’è un libro uscito da poco, “Il futuro contro”, ha detto, che ricorda come oltre all’aumento delle disuguaglianze ci sono altri fenomeni di cui tenere conto, come l’invecchiamento della popolazione (società impoverite dove le energie sono minori e la solitudine è dilagante) e l’equilibrio a livello globale dell’Europa e dell’Occidente rispetto al resto del mondo.

Ma venendo al documento, qui si riprendono due degli interventi già fatti in passato, il piano Junker sugli investimenti e il pilastro europeo per i diritti sociali: due strumenti che hanno fatto avanzare, ma che non sono sufficienti. Ci sono contenuti utili e progetti importanti, ha proseguito, ma non bastano. Noi siamo convintamente e orgogliosamente europeisti, ha aggiunto Janeselli e di fronte a fenomeni come quelli a cui stiamo assistendo la risposta deve essere sovra nazionale. Rispetto al documento, ispirato ai principi di libera circolazione, introdurre requisiti di residenza come quelli introdotti nella revisione dell’assegno unico contrasta fortemente con le indicazioni europee. Infine, un’altra riflessione: in un contesto di elezioni europee sullo sfondo, siamo di fronte ad un nuovo settennio di attribuzione dei fondi di sviluppo. E’ interessante capire come verranno attribuiti e realizzare tutte le azioni utili all’accesso a questi fondi.

Nella passata legislatura, ad esempio, si era scelto di puntare sulle infrastrutture e sul trilinguismo. La nostra opinione è che per potere accedere a più fondi e rendere più attrattiva la nostra Provincia sarebbe importante orientarsi verso l’innovazione sociale e le politiche attive sul lavoro.
Lorenzo Pomini ha svolto alcune considerazioni socio economiche, raffrontando le scelte protezionistiche degli Stati Uniti e quelle liberiste europee. Rispetto al piano, visto il contesto e lo sfondo di possibile disgregazione dell’Europa (Brexit e populismi in agguato) “pare che nelle intenzioni ci siano tutte le premesse per mantenere delle buone promesse”. Pace e democrazia sono i due perni sui quali si possono sviluppare occupazione, stato sociale e stati più virtuosi e in grado di stimolare anche gli investimenti delle imprese private.

 

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Il consigliere Paolo Ghezzi (Futura) ha posto due riflessioni, una sui giovani e sul lavoro, ovvero sulle politiche indirizzate a contrastare la fuga delle competenze, e l’altra sulle regole europee in materia di fiscalità che se da una parte vogliono contrastare i furbetti potrebbero di fatto in ultima analisi penalizzare le imprese cooperative che hanno indiscutibili finalità mutualistiche.

Janeselli ha detto di non avere un ricordo positivo della consultazione avvenuta nella precedente legislatura rispetto all’utilizzo dei fondi europei, allorché non ci si aprì al territorio. Ci si deve mettere d’accordo su cosa rappresentino i fondi europei, ha aggiunto, ovvero se siano risorse che si innestano nella progettualità corrente, oppure se siano da incanalare verso progetti innovativi. Sui giovani, pur avendo un sistema di formazione di eccellenza, ha osservato, abbiamo paradossalmente sbocchi territoriali non soddisfacenti. Occorre attenzione sulle politiche in tal senso, magari anche con strumenti alla tedesca che prevedono dottorati in apprendistato secondo la formula duale. Quanto alla fiscalità, ha concluso, sono legittime le preoccupazioni sulla tassazione, ma al netto del caso specifico delle cooperative, la competitività del territorio non la fa solo il livello di imposizione fiscale.

Sui giovani, Pomini ha osservato che il dato vero è che sul nostro territorio c’è un tipo di formazione che non trova corrispondenza nelle opportunità di lavoro offerte. Ecco dunque che i giovani vanno all’estero o comunque al di fuori del territorio trentino e vengono perdute risorse alla cui formazione si è contribuito. Il tema del fisco è a suo avviso più generalizzato a livello europeo: le differenze di tassazione non aiutano perché mettono fuori gioco -a favore di altri- gli Stati che hanno tassazione e controlli più elevati rispetto alla correttezza fiscale.

La consigliera Sara Ferrari ha posto una puntualizzazione in replica alle osservazioni di Janeselli sul fatto che nella scorsa legislatura si siano utilizzati fondi europei a sostegno di politiche locali. E’ evidente che non si è trattato di una straordinaria innovazione sociale, ma comunque si sono realizzate possibilità che altrove non hanno trovato introduzione, rispondendo ad esigenze dettate da condizioni economiche e storiche ben determinate.

 

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Coordinamento Imprenditori – Fiscalità e normative, occorre regolare situazioni diverse in modo diverso; migliorare l’incrocio domanda-offerta di lavoro

Per gli imprenditori sono intervenuti Alessandro Santini (Confindustria), Claudio Filippi (Artigiani), Ferruccio Veneri (Confcommercio), Vincenzo Visetti (Cooperazione Trentina), Davide Cardella (Asat), Fabrizio Pavan (Confesercenti). In un documento sottoscritto da tutti ed illustrato da Santini, gli imprenditori hanno apprezzato il rilancio del ruolo centrale dell’Unione nel sostenere un quadro uniforme che garantisca condizioni paritarie tra le imprese e il rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità. La crisi ha portato alla luce le debolezze dell’Europa, ma è necessario ripartire per mettere in campo politiche moderne, eque ed equilibrate che preparino l’economia europea alle sfide future.

Ad esempio, sarebbe opportuno dedicare nella futura programmazione risorse adeguate al sostegno delle politiche di sviluppo dei territori di montagna. Preoccupazione è stata espressa rispetto al rischio che la Brexit possa generare tensioni geopolitiche e favorire nuove spinte protezionistiche, fuori e dentro l’Europa. Si chiede di legiferare meno e di legiferare meglio: questa sarebbe la migliore risposta ad imprese e cittadini.

Quanto al tema della crescita e del lavoro, gli imprenditori hanno ricordato che sono le imprese il fulcro del lavoro e dunque occorrono politiche rivolte allo sviluppo e non all’assistenza. Essendo il tessuto economico locale principalmente caratterizzato da medio-piccole imprese è necessario rappresentare la necessità di ottenere dall’Europa una maggiore attenzione a regolare situazioni diverse in modo diverso, sia dal punto di vista regolamentare che fiscale. Come i sindacati, gli imprenditori hanno sostenuto che il territorio trentino ha bisogno di migliorare l’incrocio tra domanda e offerta del lavoro quindi vanno migliorate le politiche attive del lavoro per evitare la fuga di competenze e favorire l’insediamento sul territorio di persone con profili che servono alle imprese.

Quanto alla fiscalità si riconosce il valore del mercato unico, ma serve intervenire per ridurre le differenze e armonizzare le aliquote Iva con allargamento delle esenzioni alle piccole imprese per garantirne la sopravvivenza. Sull’innovazione e la trasformazione digitale è necessario introdurre un piano di azione: oggi serve un programma che aiuti le imprese di servizi a rilanciarsi. Importante, ancora, combattere i cambiamenti climatici anche perché l’efficienza è il migliore strumento di politica energetica. Quindi bene il passaggio ad un’economia più verde e circolare ed improntare le politiche su queste tematiche. Infine, se è vero che l’Europa non gode di buona salute e piace poco alle categorie economiche così com’è, le imminenti elezioni possono rappresentare un’occasione, ma attenzione che questa non sia un’occasione per “andare alla conta”, quanto per rispondere all’esigenza di cambiamento che proviene dai cittadini europei.

Occorre capire quali sono i problemi veri e non fare confusione nella scelta delle soluzioni. Il fronte europeo è irrinunciabile, ma serve recuperare “un’anima di passione civile” e una coesione, altrimenti ciò che resterà sarà desolatamente solo l’Europa degli apparati o quella delle banche; “l’Europa disperatamente senza voce sulle grandi migrazioni del nostro tempo”. Ecco che l’autonomia si deve inserire in questo contesto in cui non basta l’ordinaria amministrazione, ma è irrinunciabile la proiezione in una prospettiva più ampia con uno sguardo “strabico” al piano locale e contemporaneamente all’Europa.

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Vincenzo Visetti (Cooperazione) ha segnalato l’esigenza in ambito fiscale di preservare alcuni elementi di regimi giuridici particolari che fanno da contrappunto alla funzione significativamente diversa delle imprese cooperative rispetto alle altre imprese.

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Davide Cardella (Asat) ha posto in evidenza il tema particolarmente sentito degli utili generati dalle piattaforme dell’e-commerce che sottraggono risorse alla nostra economia.
Ferruccio Veneri di Confcommercio ha evidenziato l’importanza degli incentivi per valorizzare i centri storici e il sostegno per modernizzare le imprese.

 

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Claudio Filippi (Artigiani) ha ribadito l’importanza di normare e regolamentare a misura di piccole imprese.

 

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Filippo Degasperi (5 Stelle) ha posto in evidenza due aspetti, il primo sul tema delle banche in particolare con riferimento alla necessità di assicurare serenità ai territori non urbani, ovvero sulla tutela del credito cooperativo. Vedete in questo un rischio, ha chiesto, oppure un’opportunità? Il secondo riguarda la formazione: purtroppo i dati evidenziano che le scuole professionali dopo una fase di irrobustimento tra il 2005 e il 2010, vivono oggi una fase di ritirata. Tra l’altro, da un lato si assiste ad una preoccupante quota di affluenza alla formazione professionale da parte di studenti che hanno qualche tipo di problema, dall’altro alla migrazione degli insegnanti della formazione professionale verso altri tipi di scuole.

 

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Anche Sara Ferrari ha posto un approfondimento sulla formazione, chiedendosi se si possa lavorare sinergicamente per elaborare un percorso che unisca formazione e offerta di lavoro.

 

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Paolo Ghezzi (Futura) ha ringraziato gli imprenditori apprezzando il valore della relazione e l’impegno civile sotteso al documento, chiedendo una precisazione con riferimento al passaggio sulla “tanto vituperata burocrazia di Bruxelles” che non è tanto diversa da quella di Roma o di Trento.

 

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Visetti (Cooperazione) ha ricordato che la riforma del credito cooperativo è figlia di un contesto di crisi economica molto acuta. La matrice della riforma, la vera logica, è quella di dire che la necessità di condividere le risorse sottende anche la condivisione dei rischi. In questo scenario si è creata un’architettura industriale la cui valutazione è ancora prematura perché può consentire deragliamenti che dipenderanno dall’interpretazione della riforma nel futuro, dalla gestione e dall’interpretazione dei potenziali spazi di autonomia. La sfida di Mutuo Cassa centrale Banca, player di primo livello nel settore a livello nazionale, ha concluso Veneri, rappresenta per il territorio una grande opportunità, anche di lavoro e di carriera per competenze di alto livello.

Sul tema della formazione Santini ha segnalato un buon livello della formazione, con un problema di orientamento, che rivelerebbe anche un gap di comunicazione, quando le aziende chiedono di investire proprio sull’orientamento. Quanto agli stipendi, in Italia più bassi, facciamo attenzione a fare confronti, ha detto, perché in altri paesi c’è un potere di acquisto diverso, c’è un costo dell’energia diverso e sopratutto c’è un cuneo fiscale molto differente: il lordo è molto vicino, ma cambia molto il netto. Quanto alla burocrazia, pur nel virtuosismo che ci contraddistingue a livello locale in alcuni ambiti ci sono maggiori controlli e le aziende a volte ne soffrono.

Secondo Cardella, sulla formazione, occorre rendere attrattivo un tipo di istruzione rispetto ad un altro e per quanto riguarda la burocrazia non è solo una questione di norme scritte, ma anche di applicazione di quelle norme, con la richiesta spesso di adempimenti successivi che appesantiscono ulteriormente le procedure.

 

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Confcommercio
Attenzione al rischio di contro-globalizzazione e preoccupazione per le disposizioni restrittive sul traffico delle merci operate dal Land Tirol

Alberto Olivo, segretario generale e Massimo Pavanelli, Ufficio studi e ricerche della Camera di Commercio, industria, Artigianato e Agricoltura hanno sottolineato in via preliminare come le consultazioni elettorali del 26 maggio prossimo rappresentino un crocevia fondamentale nel percorso storico dell’Unione europea. Un’Unione europea che ha visto crescere negli ultimi anni scetticismo e critiche verso i suoi apparati burocratici e i suoi meccanismi spesso lontani dai bisogni delle popolazioni. Con riferimento al programma presentato dalla Commissione, Olivo ha svolto a nome della Camera di commercio alcune considerazioni di competenza sui temi dell’online, dell’e-privacy, dell’e-government, segnalando la recente costituzione dell’associazione europea dei registri delle imprese (Ebra), la cui sede sarà ospitata a Bruxelles da Unioncamere.

Due degli aspetti di maggiore rilievo, sui quali ci si attende una risposta molto forte: il primo riguarda le crescenti tensioni a livello di commercio internazionale e, nello specifico, le misure protezionistiche che alcuni paesi hanno introdotto nell’ultimo periodo. Il rischio che simili decisioni producano una serie di reazioni a catena favorendo l’affermarsi di un processo di contro-globalizzazione è più che mai concreto. Collegato a questo tema, c’è quello della libera circolazione delle persone e delle merci. Un tema che sta acquistando rilevanza, anche per la nostra economia locale è la decisione del Land Tirol di applicare divieti settoriali di transito di mezzi su gomma che trasportano determinate merci: disposizioni restrittive che rappresentano una grave limitazione dei diritti fondamentali dell’Ue sulla libera circolazione delle merci.

Considerata l’importanza del valico del Brennero, i sistemi camerali delle aree del Nord attraversate dal Corridoio scandinavo-mediterraneo hanno espresso una motivata preoccupazione per le conseguenze che queste misure potrebbe avere sugli scambi da e verso i paesi partner europei e in particolare con la Germania, l’Austria e la Polonia.

 

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Paolo Ghezzi e Filippo Degasperi hanno chiesto una riflessione di prospettiva su quest’ultimo passaggio, con riferimento, in particolare, al progetto del tunnel del Brennero. Il passaggio alla rotaia non è una scelta, ha replicato Olivo e non si tratta di arroccarsi su un conservatorismo dei trasporti; tuttavia siamo consapevoli che questa non è una risposta nell’immediato: gli interporti, le linee ferroviarie, le tratte, tutto dovrà essere programmato e adeguato. Ci aspettiamo che la politica metta da subito in campo riflessioni e programmazioni in tal senso.

 

 

 

 

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