Affidamento dei servizi socio-assistenziali: con il sistema prospettato dalla Giunta nelle Linee guida per l’affidamento dei servizi socio-assistenziali, quasi tutte le cooperative che operano nel settore rischiano il fallimento. L’allarme lanciato dalla Consulta provinciale per le politiche sociali che, ascoltata oggi dalla IV Commissione chiede insieme a tutto il Terzo Settore di rinviare la scadenza del 2021 per l’introduzione dei nuovi criteri. In sindacati: si aumentino gli stipendi del personale.

Dal 2021 in poi forse solo 5 delle 400 cooperative sociali del Trentino sopravviveranno se con il nuovo sistema provinciale per l’affidamento dei servizi alla persona le Comunità di valle dovessero preferire la logica delle gare d’appalto alla formula della co-progettazione. Formula che l’assessorato competente – Stefania Segnana era presente con il dirigente Ruscitti – dovrebbe privilegiare non solo a parole ma con scelte politiche chiare a tutela del radicamento, delle relazioni con il territorio e della qualità dei servizi alla persona assicurati negli ultimi decenni dai soggetti del Terzo Settore. A lanciare sia l’allarme sia questa proposta sono stati prima la Consulta provinciale delle politiche sociali, poi i sindacati confederali e infine i rappresentanti delle cooperative di servizio alla persona, tutti ascoltati dalla Quarta Commissione presieduta da Claudio Cia.

Le audizioni si concluderanno nel tardo pomeriggio.Una Risoluzione approvata nei mesi scorsi dal Consiglio impone alla Quarta Commissione di acquisire il parere di questi e altri soggetti (si veda per questo il comunicato successivo) in merito alle linee guida sull’affidamento dei servizi socio assistenziali. Linee che attueranno la legge provinciale 13 del 2007 (la “riforma del welfare) dal cui regolamento dipenderà, appunto, il futuro sistema dei servizi sociali, che nel Trentino coinvolgono in larghissima misura il privato-sociale. Consulta delle politiche sociali e Terzo Settore hanno chiesto il rinvio della scadenza del giugno 2021 fissata dalla Giunta per la definizione dei nuovi criteri di affidamento dei servizi, per permettere approfondimenti e chiarimenti sul previsto cambiamento delle regole.

LA CONSULTA PROVINCIALE PER LE POLITICHE SOCIALI

Occello: cooperative a rischio fallimento.

Presente l’assessore alle politiche sociali Stefania Segnana e il dirigente Ruscitti, ad essere ascoltata per prima è stata la Consulta provinciale delle politiche sociali, per la quale sono intervenuti il presidente Massimo Occello, i consiglieri Loris Montagner e Massimo Deflorian sottolineando innanzitutto il confronto avuto dall’organismo con i territori. Confronto avvenuto con 107 rappresentanti di più di 70 realtà del Terzo Settore, esponenti delle Comunità di valle e assessori locali, i cui risultati sono raccolti in un documento di 11 pagine (allegato). Occello ha sintetizzato le principali criticità e richieste emerse in merito ai nuovi criteri indicati dalle linee guida. Innanzitutto, ha ricordato, i soggetti del Terzo Settore chiedono tempo per avere chiarimenti e per approfondire le novità. E ha segnalato che il problema principale di questi soggetti è la sostenibilità economica del sistema per l’impresa cooperativa. Per una media azienda sociale implementare la qualità prevista con le nuove regole comporterebbe altri 30.000 euro di spesa e 15-20.000 di successiva manutenzione. Secondo problema: oggi il margine netto di utile di queste imprese sociali è del 2,5-3% e l’incremento dei costi sarebbe del 5% circa. Secondo Occello, quindi, nel 2021, quindi, delle oltre 400 cooperative e associazioni quelle che riusciranno a resistere in queste condizioni si contano sulle dita di una mano. L’aumento della retribuzione per ciascun operatore di una cooperativa sociale sarebbe in media del 20%. Per il presidente sarà difficile a queste condizioni trovare un accordo tra mondo cooperativo e sindacati. Eppure un accordo si deve trovare se si vuole salvaguardare il sistema del welfare del Trentino e perseguire gli ambiziosi obiettivi di questa riforma dell’affidamento dei servizi. Il catalogo delle professioni per le cooperative comporta nuovi costi, con posizioni e livelli che si alzano di molto. “Qui il rischio è che salti il sistema trentino della cooperazione sociale. Per evitare questo pericolo servono risorse che sostengano il sistema pubblico degli affidamenti che si credeva fosse a costo zero, mentre così non è. Qui si va verso il fallimento”, ha ribadito il presidente della Consulta. “L’utile netto di una cooperativa come quella guidata da Occello è di 90.000 euro su un bilancio di quasi 4 milioni di euro. Proiettato nel 2021 la cooperativa andrà a perdere 150.000 euro e dovrà dichiarare lo stato di crisi. Per il risanamento occorrerebbe ridurre fin d’ora gli stipendi”. Ma ecco la speranza: “pare – ha aggiunto Occello – che per reperire le risorse l’assessore abbia annunciato un’apertura e che quindi nel bilancio 2020-2022 vi siano ulteriori risorse allocate nel fondo di riserva”.

Le dichiarazioni non bastano: servono indicazioni precise alle Comunità di valle.

Il presidente ha evidenziato che anche se la scelta fosse quella di evitare le gare d’appalto e si privilegiassero le procedure collaborative della co-progettazione, questo comporterebbe la necessità di approfondire le questioni degli degli aiuti di Stato, dei titoli per cui i singoli soggetti hanno in uso le sedi (proprietà, affitto, affitto agevolato), dei contributi de minimis, dell’accreditamento libero o di secondo livello, delle tariffe, delle rette e dei voucher. Voucher che sono stati evocati ma per i quali non è stata data dalla Provincia un’indicazione precisa alle comunità di valle. Anche per quanto riguarda i contratti del personale delle cooperative, secondo Occello “non bastano le clausole sociali per risolvere i problemi”. Perché il problema è cosa accade a una cooperativa sociale dopo che è stata sconfitta nella partita per una gara d’appalto.

Le proposte: tutela dei funzionari, costi del personale, scaglionamento nel tempo.

Ecco allora le proposte della Consulta. Primo: rendere più vincolanti le linee guida nella definizione delle responsabilità delle stazioni affidanti. Come? Non limitandosi a dichiarare che gli appalti sono residuali e a spingere per la co-progettazione. Servono garanzie. Perché un conto è dire che non si devono fare gli appalti e un’altra è che poi questo avvenga realmente. Occorre secondo il presidente rafforzare la tutela giuridica dei funzionari, altrimenti la gara d’appalto non sarà certo l’ultima delle procedure alle quali si farà ricorso. Secondo: occorre affinare il catalogo prestando più attenzione ai profili professionale e al personale, anche per i costi. Serve poi scaglionare l’impatto organizzativo nel tempo, per attuare nel miglior modo possibile la riforma del 2007. Parliamo – ha ricordato – di 400 cooperative il cui valore complessivo stimato è di oltre 100 milioni di euro. Lo scaglionamento nel tempo permetterebbe di attenuare la “botta” che si causerebbe se si facesse tutto insieme. Ancora, per rendere preferibili le procedure non di gara bisognerà inserire esplicitamente questo obiettivo nei piani sociali delle Comunità di valle e del Comune di Trento. Si dovrà infine maturare la consapevolezza che serviranno più risorse per mantenere il sistema del welfare nel tempo, perché con il livello di qualità prefigurato i costi porterebbero le cooperative al fallimento. “Questo – ha concluso Occello – non è un tema da maggioranza o da opposizione ma del Trentino. Perché dagli affidamenti dei servizi e dal catalogo dipende la sostenibilità o meno del nostro sistema di welfare”.

Valutazione dei soggetti non solo ex pot, ma anche iniziale e in itinere.

La vicepresidente della Consulta Liliana Giuliani ha evidenziato che in questi anni di stasi si è allentato il dialogo tra gli enti del Terzo Settore e la parte politica della Provincia. Ora si sta recuperando terreno, ma per riuscirci ci vuole tempo. Gli enti del Terzo Settore non sono contro il cambiamento, ma chiedono che sia governato. Infine per Giuliani il tema della valutazione, che può apparire l’ultimo step del processo di accreditamento. Non può esservi solo una valutazione ex, ha spiegato, ma serve ex ante e in itinere se si vuole una corretta co-progettazione. Occorre recuperare una prossimità e una fiducia reciproche. Al riguardo riguardo Occello ha aggiunto che nel nuovo regolamento proposto non c’è un sistema di accreditamento che tenga presente la valutazione del servizio prestato e la sua durata negli anni. Sicuramente il Comune di Trento e le Comunità di valle hanno referenze, avendo servito il popolo per tanti anni. Ma il nuovo modello prevede una valutazione solo ex post senza tener conto della storia di questi servizi. Non conta, quindi, che un soggetto abbia fatto bene o abbia fatto male.
Giorgio Casagranda, consigliere della Consulta ha richiamato alla necessità che anche il mondo del volontariato si impegni in uno sforzo di adeguamento alla nuova situazione e alla riforma del Terzo Settore. Questo per evitare il più possibile che a soffrire del cambiamento sia l’utenza finale. Questo, ha concluso, dev’essere un momento di crescita per tutti e non di maggiori problemi.

Nel welfare trentino esiste il “nero” e servono buone regole anche per i privati.

Sempre Occello ha poi sollevato il problema del monopolio pubblico del settore quando i budget disponibili stanno calando e i bisogni aumentano. Il sistema che abbiamo costruito è costoso, ha proseguito, e per questo bisognerebbe aprire il sistema del welfare pubblico anche ai soggetti privati. Un mercato privato ben regolato sarebbe un partner importante per il sistema pubblico. Non si tratta di andare verso una deregulation, ma di definire buone regole, ha precisato il presidente della Consulta per le politiche sociali. Anche per far emergere il “nero” e contrastare gli squali che sguazzano in questo settore senza render conto a nessuno. “Attenzione – ha concluso Occello – a lucidare le scarpe già lucide di un sistema pubblico aumentandone ulteriormente i costi”.

Le domande dei consiglieri e le risposte di Occello.

Luca Zeni (Pd) ha chiesto se la Consulta dispone di documenti per supportare giuridicamente la tesi di una maggiore regolamentazione del privato oltre al sistema autorizzativo già previsto. E ha chiesto cosa significhi affermare che aumentare la qualità aumenta i costi. Ultima domanda: quali sono i tempi che la Consulta ritiene congrui per chiudere la partita sui nuovi criteri, visto che sul tema dell’affidamento dei servizi si sta lavorando già da un anno e che vi sono delle scadenza da rispettare.

Il presidente Occello ha risposto ricordando che il lavoro di approfondimento svolto dal servizio provinciale competente ha messo in luce anche elementi giuridici utili a dipanare la matassa. Quanto ai privati, a suo avviso il mercato privato stenta a decollare un po’ perché la gente è abituata ad avere servizi gratuiti e un po’ perché “vi è molto nero”, ad esempio nel campo del badantato. Questo mercato va regolamentato meglio. Quanto al perché alzando la qualità non si riuscirebbero a coprire i costi, Occello ha risposto segnalando gli oneri derivanti dalle consulenze necessarie ad una cooperativa sociale per dimostrare di essere a norma. “Non si possono trasferire i costi delle riforme sulle cooperative senza che si rischi la loro chiusura”. Tempi: i soggetti coinvolti nei servizi chiedono di essere istruiti meglio e per questo chiedono più tempo. La scadenza del giugno 2021 andrà spostata avanti per chiarire bene ciò che il regolamento implica.

Alex Marini (5 Stelle) ha chiesto se vi siano indagini in questo settore visto che Occello ha accennato al fatto che solo 5 imprese cooperative su 400 potrebbero sostenere i costi previsti dalla riforma.
Occello ha risposto che è stata fatta una proiezione e applicando il contratto che pesa per l’80-90% circa sui costi totali. Emerge che per le cooperative di tipo A il solo contratto implicherebbe il 6% di aumento. Risultato: circa il 3% di perdite. Vi sono oneri derivanti dal contratto provinciale, oneri dovuti alle professioni e ai livelli inseriti nel catalogo, altri costi derivanti dal sistema di qualità che ammonterebbero per una cooperativa media a circa 30.000 euro, solo per avviare il sistema. Ancora: bisognerà pagare tutti consulenti per fare le verifiche dell’adeguatezza alle norme. Occello ha ricordato di aver proposto alla Provincia di destinare più risorse a sostegno dei piccoli soggetti del welfare, o l’attivazione di una solidarietà tra le cooperative promossa dalla Federazione, oppure di attivare tutte e due le misure insieme. “Poi però – ha concluso il presidente – non se ne è fatto nulla, forse perché la politica era impegnata altrove”.

I SINDACATI CONFEDERALI

I sindacati confederali: la Pat adegui da gennaio gli stipendi degli operatori.

Per la Cgil e la Uil sono intervenuti, presentando un documento unitario sottoscritto anche dalla Cisl, i segretari confederali Andrea Grosselli e Marcella Tomasi. Secondo Grosselli occorre innanzitutto che la Provincia consideri le risorse destinate ai servizi socio-assistenziali un investimento. Questo perché la presa in carico dei bisogni sociali da parte di una comunità apre alla prospettiva di un contenimento dei costi indotti per le casse pubbliche, ad esempio nel campo sanitario. Se questo è l’obiettivo è naturale che all’inizio, per concretizzare le novità previste dalle linee guida servono risorse aggiuntive. Si tratta di investire soprattutto sulle risorse umane interne alla pubblica amministrazione per governare questo passaggio e dare al personale le competenze necessarie. Quanto all’affidamento dei servizi sociali, anche secondo le tre sigle sindacali il sistema degli appalti deve restare residuale. Non per una questione ideologica ma perché altre forme di affidamento permettono di fare di più spendendo meno. Investire per i sindacati confederali vuol dire innanzitutto pensare ai 9.000 addetti del settore che lavorano nel privato-sociale, che attendono da 8 anni un aumento dello stipendio. Se questo aumento non arriverà dal sistema pubblico le cooperative non potranno sostenere i costi che non si possono scaricare sulle tariffe. Solo se la Provincia garantirà questi aumenti da subito, a partire dal gennaio 2020, come previsto dal contratto, anche il successivo processo di definizione delle regole sugli affidamenti e sui cataloghi potrà essere gestito senza subire la pressione dei costi. Perché, ha concluso Grosselli, se vi sarà una pressione sul lato dei costi anche la qualità dei servizi sarà un obiettivo impossibile da raggiungere.

Puntare anche sul contratto integrativo territoriale per pagare meglio gli Oss.

Marcella Tomasi della Uil ha ricordato il contratto integrativo territoriale in fase di rinnovo, che prevede anch’esso costi a carico dei soggetti del Terzo Settore. La professionalità degli Oss è ormai merce rara, ha osservato, e quindi investire di più su questo settore renderebbe questo lavoro più appetibile. Si tratta di investire per evitare pericolose chine involutive in questo settore.

Per gli aumenti servirebbero 3 milioni di euro in più nel bilancio.

Infine a una domanda di Marini (5 Stelle) su come andrebbero investite le maggiori risorse chieste dai sindacai visto che la Provincia destina ogni anno più di 110 milioni ai servizi sociali, Grosselli ha risposto che la prima soluzione è quella contrattuale. Il bilancio pubblico dovrebbe immettere aggiungere milioni di euro per garantire gli aumenti del 2019 con un più 5,5%. A regime serviranno poi circa 4 milioni. Occorre inoltre diffondere i sistemi equitativi, con la compartecipazione degli utenti sulla base delle loro capacità. Terzo: servono investimenti sul welfare collettivo e quindi sulla contrattazione territoriale che può essere uno strumento potente per garantire ai cittadini risorse aggiuntive per avere un budget con cui far fronte ad un bisogno. Ad esempio i tre miliardi gestiti da Laborfonds sono sotto-utilizzati. Con queste risorse si potrebbe aumentare il budget e la capacità di spesa delle famiglie perché possano fronteggiare situazioni di non autosufficienza.

LE COOPERATIVE E IL FORUM DEL TERZO SETTORE

Bassetti (Cnca): non disperdere il patrimonio di esperienza delle cooperative.

Introdotto dal vice della Federazione cooperative Italo Manfredini, il presidente del Cnca (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza) Claudio Bassetti ha rilevato che i tempi imposti per arrivare all’introduzione dei nuovi criteri sono troppo stretti mentre occorre approfondire con la necessaria ponderazione le scelte da compiere a favore della qualità del welfare. Per Bassetti la prima criticità sta nell’affidamento dei servizi con il metodo della gara d’appalto, che rischia di far prevalerre la logica del minor costo quando vi sono strumenti con cui incentivare il volontariato al di fuori dalle logiche di mercato. Servono per questo scelte politiche fondate sulla consapevolezza delle differenze qualitative tra l’offerta più economica e altre. Si tratta di non subordinare fornitura dei servizi sociali alla logica del puro mercato, per valorizzare invece il radicamento sociale e comunitario dei soggetti che operano in questo campo anche con il volontariato. Per questo è preferibile la formula dell’accreditamento aperto, lasciando la scelta dell’appalto ad un livello residuale, mentre oggi proprio quest’ultima rischia di essere la più diffusa. C’è poi per Bassetti il problema della sostenibilità economica. Per la qualità dei servizi prevista dal nuovo sistema servono risorse che non pensabile attingere né dagli utenti con le tariffe, ferme da 12 anni, né dal patrimonio delle cooperative.

Vi è poi il problema del personale per il quale i nuovi criteri esigono requisiti e titoli professionali. Bassetti ha ricordato che le cooperative sociali grazie al loro radicamento territoriale sono in grado di realizzare una raccolta fondi importante nei territori in cui operano. Se passasse la linea delle gare d’appalto si avrà un risparmio solo virtuale mentre si accentueranno la mancanza di personalizzazione dei servizi e si allargheranno con il tempo le situazioni di disagio. Il punto è riconoscere che non ci si può permettere di disperdere il patrimonio di esperienza accumulato dalle cooperative sociali sul territorio. Cooperative che sono sono veri e propri “sensori sociali” in grado di costruire opportunità e comunità. Il rischio è che vengano cancellate esperienze no profit radicate nei territori con un mix di professionalità e volontariato finalizzato al bene comune.

Il Consolida chiede alla Provincia di orientare le Comunità di valle.

Serenella Cipriani del Consolida ha evidenziato che “il Terzo Settore non mangia risorse ma ne permette la ridistribuzione e ne incrementa la disponibilità grazie al proprio radicamento sul territorio. Per Cipriani occorre che la Provincia dia valore al Terzo Settore con risorse che ne riconoscano il ruolo. Come? “Le Comunità di valle – ha proposto – vanno orientate dalle politiche dalla Provincia, dando centralità al ruolo del Terzo Settore”. Altro sforzo richiesto: trovare risorse per fronteggiare gli effetti del rinnovo del contratto dei lavoratori. “E’ ben vero, ha ricordato Cipriani, che l’assessore Segnana ha dichiarato che l’affidamento dei servizi tramite gara sarà residuale, ma allora occorre che la Provincia orienti le Comunità in questo senso per premiare la qualità e non il prezzo. Dal canto suo, ha concluso Cipriani, il Consolida cercherà di reperire altre risorse”.

Il Cip: qui sono in ballo migliaia di posti di lavoro.

Angelo Prandini della cooperativa La Bussola, ha avvertito che qui sono in ballo migliaia di posti di lavoro e servizi sociali primari. A suo avviso affidare un servizio di questo tipo con gli strumenti di co-progettazione rimette al centro la partita economica. Le linee guida della Provincia prevede anche lo strumento della co-progettazione ma poi le Comunità di valle scelgono la gara d’appalto che appare più tutelante. Ecco perché la Provincia deve fornire una strategia e indicazioni precise e non limitarsi a considerare residuale il ricorso alle gare d’appalto. Si è in attesa di una direzione politica forte che si attagli alla realtà specifica del Tretnino. La fiducia di un territorio e quindi anche la possibilità di reperire fondi dalle comunità locali, non si acquista vincendo gara d’appalto ma perché la gente si fida di chi lavora bene a servizio delle persone.

Fabiano Lorandi ha richiamato l’attenzione sul fatto che nell’operazione ascolto avviata dalla Pat per il riordino del sistema del welfare del Trentino dovrebbero essere coinvolti anche coloro che di questi servizi sono destinatari. A suo avviso vi è ancora il tempo e lo spazio per ascoltare anche queste persone, facendo così un’operazione di prevenzione che costituisce un investimento e un risparmio. In secondo luogo Lorandi ha suggerito di mettere in campo una valutazione d’impatto su ciò che attualmente il sistema di welfare trentino produce, anche in termini di gradimento e di criticità espressi da chi usufruisce dei servizi. Il rischio è che si vada verso una forzosa omogeneità delle risposte da dare con i servizi.

Sempre per il Cip Paolo Damianis ha osservato che fondamentali sono gli scambi dati dai servizi delle cooperative sociali non solo in termini di assistenza ma di relazioni. Ciascuno dei protagonisti si dà una mano mentre la competizione ostacola il benessere individuale. Il welfare migliora la qualità della vita evitando l’isolamento che comporta poi dei costi a carico delle comunità. Oggi siamo già in forte competizione tra cooperative e aumentare ancor più questa competitività snaturerebbe i servizi.

Mario Defranceschi ha messo in guardia dal rischio di affidarsi al “tranello delle procedure che spingono a lavorare nel welfare con un modello premiante, mentre in questo campo si lavora meglio con un modello che punta a valorizzare”.

Sandra Dorigatti ha evidenziato che l’attuazione della legge 13 favorisce un riavvicinamento conoscitivo tra gli apparati e le realtà territoriali del welfare trentino. Questo percorso deve concludersi con il rafforzamento dei servizi alla persona, il cui valore sta nella valorizzazione delle differenze. Anche a suo avviso l’elemento mancante in questo processo è la valutazione con cui completare un percorso di qualità. Il Trentino ha saputo sostenere questa integrazione sussidiaria tra pubblico e privato-sociale e oggi occorre continuare in questa direzione.

 

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Forum del Terzo Settore: la Pat scelga tra logiche compartecipative o competitive.

Andrea La Malfa del Forum del Terzo Settore ha ricordato che a causa dell’invecchiamento della popolazione i servizi di welfare avranno sempre più importanza. Ha aggiunto che nel Trentino il numero degli operatori attività in questo settore è doppio rispetto al resto d’Italia e che per l’affidamento dei servizi alla persona la co-progettazione corrisponde al principio di sussidiarietà previsto dalla Costituzione. Quanto alla fiducia necessaria in questo campo la scelta politica è tra logiche compartecipative e logiche puramente competitive. Anche nelle prime vi è competizione, ma la co-progettazione permette di far emergere i bisogni dal basso con logiche partecipative di tipo democratico come avviene per i soci delle cooperative. Nelle società di capitale le persone usano un servizio ma non partecipano a pieno titolo al sistema. Questo è un concetto chiave per distinguere la co-progettazione dagli appalti. Quanto all’Irap applicata anche alle associazioni che aiutano i soggetti svantaggiati nei servizi di assistenza, La Malfa ha ricordato che nel luglio scorso il Consiglio provinciale aveva approvato un ordine del giorno che va ora attuato per risolvere il problema.

 

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Le domande dei consiglieri e le risposte.

Marini (5 Stelle) ha chiesto come andrebbe condotta la valutazione dei servizi di cui hanno parlato Lorandi e Dorigatti.
Coppola (Futura) ha apprezzato la qualità dei contributi forniti e sottolineato che l’esperienza pregressa accumulata dai soggetti del Terzo Settore, che non può essere ignorata come accadrebbe se venisse privilegiata la logica delle gare d’appalto. Anche per Coppola c’è ancora tempo per poter accogliere questa istanza di approfondimento e ha chiesto per questo il parere del dirigente Ruscitti e dell’assessore Segnana.

Lorandi ha risposto dando la disponibilità a partecipare ad un percorso di valutazione che la Provincia indicherà. E ha aggiunto che da parte del Terzo Settore non vi è alcun timore di essere valutati e anche criticati per migliorare i servizi alle persone. Persone che proprio per questo andrebbero ascoltate. Perché la prossimità a queste persone consente di cogliere e ridefinire i bisogni che esprimono e questo può avvenire solo in un rapporto di fiducia e continuità.
Prandini ha osservato che se vi fosse una valutazione saremmo tutti meno preoccupati perché altrimenti restano solo le “sparate” di chi vuol vincere una gara. con le tecnologie non è così difficile sapere cosa le persone pensano dei servizi.

Mauro Tommasini del Consolida ha evidenziato che occorre conoscere da vicino la realtà del Terzo settore che il Trentino ha già in casa e che collabora già strettamente con il servizio sociale pubblico territoriale impegnato a sostenere le persone in difficoltà. Questo è un elemento cruciale per valutare i servizi. C’è differenza in tal senso tra presa in carico e prestazione: c’è infatti bisogno di “accompagnare” e affiancare le famiglie, non di standardizzare le risposte con gli appalti. Il welfare oggi ha bisogno di reti, di flessibilità e di radicamento nel territorio, non di standardizzazioni.

Dorigotti ha ricordato che per la valutazione di impatto esistono nel Trentino istituti specializzati come la Fondazione Demarchi. Occorre poi avere sia una valutazione dell’impatto sulle persone nell’immediato sia una valutazione nei tempi più lunghi per capire come poi la vita di una famiglia è cambiata. Dare poi a questa valutazione un carattere di sistematicità sarebbe molto utile.

Claudio Cia (Agire) ha osservato che occorre riconoscere anche le anomalie da correggere nel sistema attuale. Tra queste il fatto che per l’assistenza domiciliare le famiglie scelgono non solo in base alla fiducia ma anche in base alla cooperativa che copre un certo territorio. In questo modo non si favorisce il merito e gli operatori vengono cambiati più volte a prescindere dalla qualità.

Paolo Ghezzi (Futura) ha giudicato strategico il tema per il Trentino di domani e si è detto certo che l’assessora ascoltando questi contributi avrà elementi in più per formare una visione politica nella Giunta che per la verità non è ancora chiara. Anzi, ha aggiunto, l’esecutivo ha espresso segnali contraddittori anche in questo campo. Ghezzi ha poi invitato i rappresentanti del Terzo Settore a prestare attenzione alle leggi di bilancio che da lunedì saranno all’esame della Prima Commissione, per proporre eventuali suggerimenti e modifiche dato che su questo documento si basano anche le politiche sociali del Trentino.

Alessia Ambrosi (Lega) ha concluso sottolineando che l’eventuale costo da sostenere oggi nei servizi sociali è un investimento per il futuro.

 

 

 

 

Documenti Cgil Cisl Uil su affidamento servizi sociali

 

Documento Consulta provinciale politiche sociali su affidamento servizi

 

Documento Pat sulle linee guida per l'affidamento dei servizi sociali