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CONSIGLIO PAT * VIDEOCONFERENZA INFORMAZIONE: « USO SOSTENIBILE DEI PRODOTTI FITOSANITARI – FERRARI, “ SERVE UNA GOVERNANCE PER L’ATTUAZIONE DEL PAN “ »

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20:12 - 29/03/2021

Agricoltura bio per la salute delle persone e dell’ambiente. La prima video-conferenza di informazione del Consiglio provinciale sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari.

Si è svolta oggi ed è stata accessibile a tutti in diretta streaming sul canale Youtube del Consiglio provinciale, la conferenza di informazione sul tema dell’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari nell’agricoltura trentina. Introducendo l’incontro, moderato da Rodolfo Ropelato, il presidente Walter Kaswalder ha ricordato che l’iniziativa nasce da una proposta che gli era stata rivolta dal dottor Salvatore Ferrari e poi fatta propria dall’Ufficio di presidenza e dai capigruppo, visto che il regolamento interno che prevede di fornire ai consiglieri informazioni e conoscenze utili alla loro attività su argomenti di rilievo legislativo provinciale e politico generale. E questo lo è certamente. Kaswalder ha indicato nella conferenza una preziosa “occasione di approfondimento di un settore storicamente molto importante per il nostro Trentino, i cui risvolti oltre ad essere economici interessano aspetti tanto importanti quanto delicati come la salute e l’ambiente”. L’intenzione del Consiglio – ha proseguito – è di offrire informazioni e indicazioni su come migliorare il rapporto tra agricoltura e salute, presentare un quadro dell’impatto ambientale dei prodotti fitosanitari sulle acque, dar conto dello sviluppo dell’agricoltura biologica in Trentino e su cosa è stato fatto per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, ma anche riflettere sulle strategie per qualificare la filiera agroalimentare coniugando ambiente, economia ed etica. Si tratta insomma di “una sfida rilevante anche per il Trentino”, ha concluso Kaswalder.

 

Salvatore Ferrari: serve una governance per l’attuazione del Pan.
L’ideatore dell’incontro, Salvatore Ferrari, ha illustrato le ragioni della conferenza. La richiesta nasce dalla esigenza di fare il punto sull’applicazione in Trentino del piano nazionale sull’uso dei prodotti fitosanitari (Pan) adottato nel 2014 in Italia sulla base di una direttiva del 2012. Ferrari ha ricordato i cinque obiettivi generali indicati dal Pan per ridurre i rischi e gli impatti dei prodotti fitosanitari sulla salute umana, sull’ambiente e sulla biodiversità: promuovere l’applicazione della difesa integrata, dell’agricoltura biologica e di altri approcci alternativi; proteggere gli utilizzatori dei prodotti fitosanitari e la popolazione interessata; tutelare i consumatori; salvaguardare l’ambiente acquatico e le acque potabili; conservare la biodiversità e tutelare gli ecosistemi. Ecco perché la domanda alla quale la conferenza deve rispondere è: quale governance provinciale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari nel Trentino? Occorre potenziare i progettiui di sorveglianza, programmare la produzione integrata per ridurre i trattamenti chimici, individuare misure urbanistiche per fissare fasce di rispetto, rivedere i sistemi di controllo a livello comunale, evitare la trasformazione di aree a bosco o pascolo in aree agricole a produzione intensiva, attivare spazi pubblici di confronto su questi temi con tutti i portatori di interesse. L’Appa nel nono rapporto sullo stato dell’ambiente del Trentino ha chiesto azioni che in parte sono già in atto mentre altre attendono l’attivazione.

 

L’assessora Zanotelli:
dell’Assessore all’agricoltura, foreste, caccia e pesca Giulia Zanotelli ha ricordato che su questo tema la Provincia ha avviato e attuato iniziative che hanno coinvolto tutti i soggetti del mondo agricolo e sottolineato il ruolo importante della Fondazione Mach (Fem). Ha evidenziato anche la lotta alle fitopatie come la cimice asiatica e la drosophila, attuate con l’utilizzo di un insetto antagonista, e sottolineato che la ricerca deve poter lavorare su questi problemi con tutto il tempo di cui ha bisogno. Importanti sono anche i disciplinari introdotti dalla Provincia sulla produzione integrata. Per Zanotelli nel nostro territorio anche in ragione della sua orografia la qualità va sempre anteposta alla quantità. Per questo occorre prestare attenzione a temi come quello di questa conferenza di informazione da parte del mondo agricolo e non solo. L’assessora ha concluso evidenziando la volontà della Provincia di rafforzare la formazione delle aziende agricole di pari passo con la Fem e le associazioni del mondo agricolo: tutte le azioni messe in campo vanno in questa direzione.

 

Le relazioni.

Patrizia Gentilini: anche minime quantità di pesticidi danneggiano la salute.
La prima ad intervenire è stata la dott.ssa Patrizia Gentilini, medico chirurgo specialista in oncologia ed ematologia e rappresentante del Comitato scientifico dell’associazione Medici per l’Ambiente Isde Italia, che ha spiegato come si debba e si possa migliorare il rapporto tra agricoltura e salute. L’associazione Medici per l’Ambiente – ha esordito – mette a disposizione dei decisori politici le conoscenze che provengono dalla comunità scientifica sulla prevenzione primaria. La prevenzione primaria vuol dire agire sulle cause delle malattie riducendo l’esposizione delle persone e della popolazione alle sostanze tossiche. Parlare di agricoltura è per questo molto importante. La Lancet Commission ha dedicato uno studio sul “cibo nell’era dell’antropocene”, che dimostra come la produzione di cibo minacci gli ecosistemi e la stessa vita sulla terra. E indica che occorre ridurre la produzione di CO2 che causa i cambiamenti clima-alteranti. L’agricoltura secondo Gentilini può diventare la chiave di volta per la soluzione di questi problemi enormi legati al rapporto tra ambiente e salute. I dati più recenti dell’Ispra mostrano che la Pat è al secondo posto in Italia dopo il Veneto per l’utilizzo di prodotti fitosanitari, con 1.254 tonnellate, pari a 54 chili per ettaro. Si tratta di principi attivi. Esiste una diversa tossicità tra principio attivo e formulato commerciale. In quest’ultimo sono presenti decine di altre sostanza che rendono il prodotto finale molto più pericoloso del solo principio attivo. E questo è stato dimostrato per il glifosate. Queste sostanze immesse nel territorio e disperse nell’ambiente contaminano tutto il sistema circostante, senza che vi sia la possibilità di controllarne la diffusione. L’Ispra mostra che nel Trentino sono state trovate 130 sostanze, sopra la media nazionale, nel 52% delle acque superficiali. Si tratta di sostanza altamente nocive come l’atrazina. Fortunatamente invece nelle acque sotterranee non sono stati trovati pesticidi. Se la contaminazione arriva nelle acque profonde come è accaduto nel bacino del Po, viene meno la degradazione e il contaminante inquina in maniera irreversibile. Occorre quindi evitare che ciò accada in Trentino. La deriva dell’utilizzo dei prodotti fitosanitari arriva purtroppo fino a 10 km di distanza e sostanze inquinanti sono state trovate anche nei ghiacciai. Ai fitosanitari sono esposti innanzitutto gli stessi agricoltori che li utilizzano e le loro famiglie, ma anche i semplici passanti. Vi è una strettissima connessione tra le aree agricole intensamente coltivate e il tessuto urbano. Si valuta che sul bersaglio finale che queste sostanze colpiscono arriva solo lo 0,1% della sostanza irrorata: tutto il resto si disperde. Ciò significa che esiste una contaminazione molto importante e dimostrata per l’esposizione residenziale a queste sostanze utilizzate in agricoltura. L’esposizione residenziale ha indagato rischi per persone che abitano fino a 8 km di distanza. E ha rilevato un aumento della mortalità per morbo di parkinson, abortività spontanea, malformazioni, tumori infantili, danni al neuro-sviluppo con calo del quoziente cognitivo e disturbi dello spettro autistico. In Val di Non su 34 individui sani è stata riscontrata nelle urine e nel sangue la presenza di 10 tra pesticidi e funghicidi in quantità diverse a seconda dei periodi in cui sono avvenuti i trattamenti. I fitosanitari nell’organismo riducono la capacità di riparo enzimatico e quindi le difese nel nostro dna. Vi sono individui in buona salute che non hanno immediati disturbi a causa di questa esposizione che nel tempo accresce però la loro fragilità riducendo le difese immunitarie. Insomma per Gentilini la salubrità dell’ambiente è determinante per permettere di vivere una vecchiaia in buona salute. Un ambiente inquinato riduce infatti i meccanismi fisiologici indispensabili al mantenimento della salute. Da un altro studio recente realizzato dall’università di Firenze è emerso che nelle persone residenti vicino ad aree coltivate con l’agricoltura intensiva i casi di Covid-19 sono stati 134 ogni 100 km2 mentre sono risultate affette dal Coronavirus 49 persone nelle zone nonn coltivate con agricoltura intensiva. Dunque l’esposizione a queste sostanze altera i meccanismi di difesa dalle malattie, compreso il Covid-19. Non basta tener conto dell’esposizione per via alimentare: occorre tener conto anche dell’esposizione per via residenziale a varie sostanze inquinanti. Il concetto di esposoma indica proprio la necessità di prendere in considerazione tutte le sostanze a cui siamo esposti nel corso della nostra vita. Quanto ai residui di pesticidi entro i limiti di legge, Gentilini ha segnalato che gli alimenti nei quali i prodotti fitosanitari li superano sono solo poco più dell’1 per cento. Ma il problema sta nel fatto che anche quando queste sostanze sono presenti a livelli bassissimi, non ci si può considerare affatto al sicuro, perché le indagini più sofisticate dimostrano l’alterazione di centinaia di geni a causa di un cockteil di pesticidi che entrano nell’organismo attraverso i cibi. Delle cavie alimentate con un cockteil di pesticidi e funghicidi presenti nelle mele hanno presentato nel lungo periodo un aumento di casi di diabete, obesità e malattie epatiche. Gentilini ha poi sottolineato come il principale bersaglio dell’inquinamento da sostanze fitosanitarie sia il microbiota intestinale umano. Il microbiota è il filo rosso che ci unisce all’ambiente alterato dall’attività umana. E ha un ruolo chiave nel nostro stato di salute e di malattia. Le modifiche del microbiota sono strettamente correlate a quell dell’ambiente che ci circonda e hanno conseguenze molto gravi sulla salute umana, provocando cancro, diabete ecc. I pesticidi inducono una alterazione dei lipopolisaccaridi. Il glifosato, come dimostra una ricerca su bambini autistici, altera gravemente il microbiota intestinale. I pesticidi sono inequivocabilmente tra i fattori di maggiore rischio per la salute umana, perché entrano nel nostro corpo attraverso l’aria, la pelle e il cibo. E colpiscono la trasmissione nervosa e l’integrità del nostro genoma. L’essere umano è co-evoluto con tutte le altre forme di vita. In certe fasi della vita i pesticidi assunti anche a dosi bassissime possono causare patologie molto importanti. Per le sostanze che alternano le funzioni ormonali non esistono limiti al di sotto dei quali non vi siano effetti. Uno di questi è la drastica diminuzione della fertilità nei maschi perché i pesticidi uccidono gli spermotozoi. Gentilini ha infine evidenziato come l’incidenza del cancro in Italuia sia mediamente più alta che nel resto del mondo. Rispetto ad una media intenazionale di 140 casi all’anno di tumore nei bambini da 0 a 9 anni, l’Italia supera i 200 casi. E ha segnalato in particolare quanto l’esposizione ai pesticidi durante la vita fetale incida sul neurosviluppo dei bambini e causi malformazioni fetali. La vulnerabilità riguarda in particolare il sistema nervoso in via di sviluppo: il cervello del bambino è delicatissimo e inizia la propria evoluzione appena dopo il concepimento. E i prodotti fitosanitari causano gravi deficit cognitivi e comportamentali. Le risonanze sull’esposizione delle urine della madre a tali sostanze mostrano che si verificano alterazioni di specifiche aree cerebrali dei bambini in gravidanza. Il cervello dei bambini è nelle nostre mani. Gentilini ha evidenziato che “esiste una sola salute” e come non sia possibile pensare di essere sani se non viviamo in un ambiente in cui le altre forme di vita sono rispettate. “Tutto deve viaggiare in un sistema coerente, in simbiosi, con un saldo legame le varie forme di vita”. Il microbiota umano dimostra che abbiamo bisogno di vivere in questo equilibrio e che dall’agricoltura dipende il cambiamento di cui abbiamo estremo bisogno. Tantissimi studi dimostrano come al consumo di alimenti biologici si associno vantaggi documentati per la salute umana. “L’uso sostenibile dei fitosanitari – ha concluso – è di farli diventare inutili, perché sempre anche una minima quantità di queste sostanze finisce nell’ambiente. Occorre quindi puntare all’agrobiologia, contemperando produzione agricola, salute delle persone e dell’ambiente. Questo è il momento in cui avere il coraggio di cambiare. Saranno soprattutto i bambini a ringraziare di questo”.
Rispondendo a una domanda del consigliere Zanella sul possibile legame tra prodotti fitosanitari e alto numero di patologie autoimmuni che si rilevano in Trentino, Gentilini ha ricordato che anche l’elevata incidenza del melanoma in questo territorio che può derivare dall’esposizione a queste sostanze.

Canepel: la qualità delle acque peggiora solo laddove l’agricoltura è intensiva.
La dott.ssa Raffaella Canepel, dirigente del Settore qualità ambientale della Provincia autonoma di Trento (Pat), ha analizzato l’impatto ambientale sui corpi idrici dei fitofarmaci utilizzati in agricoltura. Ha ricordato per questo l’attività di monitoraggio dei corpi idrici svolta dall’Appa in base alla direttiva quadro acque dell’Ue. Nel Norditalia vi sono autorità distrettuali di bacino che governano gli usi e la qualità delle acque. Il Trentino per le acque è afferente in parte al bacino padano. Per governare dal punto di vista qualitativo le acque vi è un piano di tutela apposito, che è lo strumento con il quale la Pat organizza le attività conoscitive per imporre certe misure se determinati obiettivi di qualità non vengono raggiunti. Per questo avviene il monitoraggio delle acque. I corpi idrici nel Trentino sono 412 e a ciascuno è attribuito un giudizio di qualità per raggiungere uno stato qualitativo buono a seconda degli orizzonti temporali, l’ultimo dei quali è indicato per il 2027. Entro quell’anno dovremo raggiungere uno stato di qualità buono, altrimenti occorrerà mettere in atto una serie di azioni. Le reti di monitoraggio istituzionale permettono di tener conto degli scarichi e quindi dell’impatto sulle acque dell’industria, dell’agricoltura e dello sfruttamento idroelettrico, perché le centrali generano una sottrazione idrica che talvolta può causare dei problemi. Una volta acquisito il quadro conoscitivo si indivuda ciò che impedisce di raggiungere uno stato di qualità buono delle acque. L’indagine prevede analisi chimiche tradizionali di laboratorio dei campioni d’acqua e analisi biologiche. Si raccolgono organismi presenti nei corsi d’acqua e a seconda della tipologia si comprende la qualità delle acque. Le analisi biologiche prevedono una raccolto di campioni di organismi, larve ed insetti. A queste analisi si aggiunge quella ittica per definire un quadro biologico completo e capire se la qualità è sufficiente a seconda che permetta o meno la sopravvivenza di un ecosistema diversificato. Ogni 6 anni il piano di tutela delle acque viene rinnovato. Oggi i due terzi delle acque del Trentino si trova in uno stato ecologico buono e il 16% è in stato elevato buono, il che significa che anche la vegetazione e il fondo dei corsi d’acqua sono inalterati. La parte rimanente è invece in sofferenza. La mappa a livello provinciale racconta l’ottima qualità dei territori montani, mentre i territori come la Val di Non, la Valsugana, il Bleggio e l’Asta dell’Adige sono caratterizzati da agricoltura intensiva che le acque registrano. Dove vi è un intenso sfruttamento della risorsa territoriale agricola, questo viene letto nella qualità delle acque. Dal 2015 il piano di tutela delle acque prevede misure e numerose azioni volte a migliorarne la qualità, ascrivibili al comparto agricolo. Spesso la causa è una depurazione non perfetta come accade ad esempio in territori come la Val di Non, in cui ci si avvale di Imhoff. Per questo si prevedono nuovi impianti a Cloz e Caldes che miglioreranno la situazione. Molto importanti sono stati gli accordi di programma sottoscritti nel 2015 e nel 2017 con le associazioni di categoria – Apot, Consorzi Vini del Trentino e Fem – che hanno introdotto modalità operative tra gli aricoltori con cui sono stati raggiunti risultati interessanti. Ad esempio con l’eliminazione di alcuni insetticidi nel 2017 che non si trovano più nelle acque. Si sta lavorando anche per evitare la concentrazione di fitofarmaci migliorare il lavaggio di mezzi agricoli consortili. Otto corpi idrici che erano in un cattivo stato di qualità cattivo grazie all’accordo di programma sono stati sanati. Il trend appare positivo. Anche a proposito dei caricabotte (zona dove si dovrebbe caricare solo acqua nell’atomizzatore evitando un collegamento diretto con la rete delle acque bianche), Caneppel ha spiegato che tutte le situazioni critiche sono state individuate, gestite e messe in sicurezza. Una delibera dedlla Giunta provinciale ha fissato linee guida per la realizzazione dei nuovi caricabotte e l’adeguamento di quelli esistenti. Anche il lavaggio dei mezzi agricoli è stato messo in sicurezza dopo che nelle acque bianche erano stati rilevati principi attivi. Per questo è stato prescritta la realizzazione di centri recintati di raccolta delle acque di lavaggio per evitarne la dispersione nei campi.
Lucia Coppola ha messo l’accento sulla necessità della prevenzione della salute riducendo i pesticidi specialmente in Val di Non. Paolo Zanella ha apprezzato il quadro fornito da Caneppel che ha mostrato la diversa presenza di fitofarmaci nelle acque a seconda della presenza o meno dell’agricoltura intensiva sul territorio. Sia Coppola che Zanella hanno osservato che sarebbe importante conoscere i dati sull’impatto che sulla salute hanno queste sostanze.

 

Alberto Giacomoni: l’agricoltura biologica tra crescita e difficoltà.
Il dottor Alberto Giacomoni, dirigente del Servizio sviluppo rurale della Pat, ha fatto il punto sullo sviluppo dell’agricoltura biologica in Trentino. L’agricoltura biologica – ha spiegato – è un sistema globale di gestione dell’azienda agricola con l’applicazione di criteri rigorose per il benessere degli animali e risposta alla domanda dei consumatori. In sintesi, l’agricoltura biologica è un metodo di produzione di alimenti con sostanze e processi naturali senza prodotti chimici di sintesi come i diserbanti. Tutti i fitofarmaci derivano da materie prime già presenti in natura. Obiettivo: mantenere la biodiversità e conservare equilibri biologici insieme alla buona qualità delle acque. Si punta al benessere degli animali e a rispettarne le esigenze. Un prodotto segue le norme dell’agricoltura bio se rispetta la normativa europea, risponde a certe caratteristiche e offre garanzie di sicurezza al consumatore. A differenza di quella biologica, la produzione agricola integrata non ha una vera e propria definizione e può essere disciplinata anche a livello locale. Nella nostra provincia il biologico si è sviluppato molto e dal 2009 al 2018 fino a raddoppiare. Il settore viticolo presentava nel 2009 153 ettari bio e ora siamo arrivati a 1.228 ettari. Nel settore frutticolo il Trentino è passato da 240 ettari nel 2009 ai più di 1.000 ettari attuali. Il trend è quindi favorevole al bio e fa ben sperare per il futuro. Anche gli operatori biologici sono passati da 400 nel 2009 e agli attuali 1.400, di cui 1.200 sono agricoltori in prima e seconda fascia e anche i trasformatori sono aumentati anche se di poco. Questo incremento dell’agricoltura biologica deriva da una naturale evoluzione del mercato e da una maggiore sensibilità che la popolazione e gli operatori del settore agricolo hanno per queste pratiche produttive. Ma derivano anche da aiuti e politiche incentivanti che la Provincia ormai da anni promuove. Al riguardo Giacomoni ha citato il piano di sviluppo rurale, programma di investimenti settennale esistente dal 2000, che prevede una serie di interventi attivati dalla Pat per spingere gli agricoltori verso il bio. E ha elencato i diversi premi introdotti con le misure comunitarie per sostenere sia la conversione delle aziende verso l’agricoltura biologica sia il mantenimento di questo sistema. Dal canto suo la Provinia favorisce anche la certificazione delle aziende agricoli che rispettano gli standard biologici, contribuendo fino al 90% della spesa. Infine Giacomoni ha segnalato le criticità che ostacolano la diffusione dell’agricoltura biologica. La prima è la polverizzazione delle aziende sul nostro territorio, mentre servirebbero un corpo unico che eviti le contaminazioni dei prodotti bio dovute alla contiguità con i terreni di aziende che producono con metodi tradizionali. Altre difficoltà per l’azienda biologica sono costituite dalla monocultura e dalla buona remunerazione di cui gode la produzione tradizionale. Infine la produzione biologica richiede più manodopera con una professionalità diversa e particolare, perché ad esempio occorre sapere quali insetti utili impiegare al posto dei prodotti fitosanitari. Sta però per entrare in vigore un nuovo regolamento 848, che scatterà con il 2022, che assoggetterà nuovi settori ala produzione bio, ad essempio il miele, e introdurràà la possibilità di certificazioni di gruppo e sui prodotti finali come il vino bio. Infine molto importanti per la nostra realtà sono le produzioni parallele con deroghe temporanee per le azienbde in conversione, per cui nella stessa potranno coesistere produzioni in parte bio e in parte no. Ultimo aspetto: i biodistretti, aree geografiche in cui tutti condividono l’impegno per una gestione sostenibile delle risorse locali. Sulla base del concetto che l’agricoltura bio non è solo un metodo di produzione ma un modo di gestire tutto un territorio. Distretti biologici in Trentino di questo tipo esistono in Valle di Gresta, a Trento-Valle dei Laghi e nell Vanoi.
Coppola ha sottolineato che anche l’agricoltura bio ha riscontri economici notevoli. Quanto alla manodopera qualificata nel bio potrebbe offrire opportunità lavorative ai giovani interessati al settore. Coppola ha citato anche le 13.000 firme raccolte per chiedere che il Trentino diventi un territorio interamente bio.

 

Martinelli: Trentino all’avanguardia in Italia nell’uso sostenibile dei fitofarmaci.
Il p.a. Renato Martinelli, del Servizio agricoltura della Pat ha illustrato quel che è stato fatto per un uso sostenibile dei prodotti fitosanitari in Trentino. Il Pan disciplina le varie fasi che permettono di raggiungere i sei obiettivi evidenziati da Salvatore Ferrari. Martinelli ha raccontato come il Trentino stia adottando le nuove regole per l’uso sostenibile dei fitosanitari in agricoltura. E come questo processo si sia già ampiamente compiuto. A partire dalla formazione di tutti gli operatori coinvolti nella filiera, dai produttori ai rivenditori tenuti ad acquisire una specifica abilitazione. La Provincia aveva già un sistema di formazione consolidato che ha permesso di far fronte a tutte le richieste formative. Ad esempio i produttori biologici a partire dal 2015 hanno acquisito la specifica abilitazione per le loro aziende e ora il Trentino vanta un primato in Italia: vi è infatti un’abilitazione per azienda agricola. Ottimi risultati sono stati raggiunti anche nel settore del controllo funzionale delle attrezzature e dei trattori per la distribuzione del giusto quantitativo di miscela di prodotti fitosanitari per ettaro. Altro aspetto che contraddistingue la Provincia è la dotazione di ugelli antideriva e l’assenza di irrorazione aerea, vietata dal Pan tranne in casi eccezionali. Nel caso di campi, frutteti o vigneti collocati nelle vicinanze di siti sensibili come parchi, scuole, ospedali, ecc, il Pan prescrive una fascia di rispetto di 30 metri, riducibile a 10 nel caso in cui vengono adottate misure di mitigazione. Questo a livello nazionale. A livello provinciale nel 2017 si è andati molto oltre introducendo vincoli aggiuntivi che sottopongono a tutela anche gli edifici privati e le relative pertinenze, con fasce di rispetto maggiori, limiti orari e di utilizzo di atomizzatori a cannone. Questo regolamento provinciale, emanato in accordo con il Consiglio delle autonomie locali, ha superato i singoli regolamenti comunali diversi uno dall’altro. Quanto alla manipolazione, allo stoccaggio prodotti fitosanitari e ai trattamenti di imballaggi e rimanenze, qui il Pan fissa regole che gli agricoltori trentini non hanno avuto difficoltà a rispettare grazie ai corsi di formazione e aggiornamento organizzati ogni anno per loro dalla Fem. Il Trentino si distingue da altre regioni italiane anche per un accordo di programma del 2018 sulla gestione dei rifiuti delle aziende agricole, zootecniche, cooperative agricole e consorzi agrari. Infine per la difesa da malattia delle piante c’è l’obbligo di utilizzare prodotti meno pericolosi per la salute umana e l’ambiente applicando specifiche tecniche agronomiche. Il Pan prevede la possibilità di adottare sistemi virtuosi come il metodo biologico e la produzione integrata. L’agricoltura trentina – ha concluso Giacomoni – si distingue per l’applicazione volontaria dei disciplinari per la produzione integrata nelle produzione ortofrutticole e viticole rispetto alle altre regioni d’Italia. Nel disciplinare viene operata una selezione delle sostanze attive impiegabili, sono imposte limitazioni ai trattamenti e sono regolamentate le operazioni di ricorso alla difesa chimica. Il rispetto dei disciplinari consente di fornire ai consumatori prodotti che nel 99,99% dei frutti trentini analizzati presentano livelli di residui che rientrano ampiamente nei limiti di legge.

 

Professor Della Casa: passare dal biologico al valore completo della sostenibilità.
Infine il professor Roberto Della Casa, agro-economista e docente di marketing dei prodotti agroalimentari all’Università di Bologna, ha delineato le “strategie per qualificare la filiera agroalimentare in ottica sostenibile: come coniugare ambiente, economia ed etica”. Della Casa ha precisato di occuparsi di percezione e sentiment delle persone per quanto riguarda l’acquisto e il consumo di prodotti ortofrutticoli. Ogni anno vengono intervistate 3.000 persone attraverso il computer e 1.000 persone intervistate per telefono. Altre 1.000 persone vengono intervistate in altri Paesi europei e 450 persone nel resto del mondo. Oggi il tema della sostenibilità sta diventando pregnante anche in Italia, anche se è arrivata in ritardo rispetto a molti altri Paesi. Oggi la stragrande maggioranza degli italiani ritiene la sostenibilità importante, ma solo dal punto di vista ambientale, mentre – ha ricordato Della Casa – sostenibilità significa vivere lasciando alle nuove generazioni un mondo migliore non solo in senso ambientale ma anche a livello economico, vale a dire con meno disuguaglianze sociali. Questo perché un sistema non può essere in equilibrio economico se distrugge l’ambiente in cui vive. E viceversa. Oggi la percezione in Italia non è però questa. Oggi in Italia prevale l’aspetto ambientale della sostenibilità. Per questo ai consumatori italiani interessa la tracciabilità del processo di produzione e in secondo luogo il suo impatto ambientale. Perché si ha a cuore soprattutto l’obiettivo della riduzione dello spreco. Oggi la sostenibilità è intesa anche come riduzione degli sprechi alimentari. Della Casa ha messo in luce la tendenza a giudicare sostenibile l’acquisto di più prodotti riciclabili e compostabili. Come quelli a bassa impronta carbonica. E ha evidenziato la grande importanza data al packaging, anche perché oggi l’utilizzo della plastica è visto come il male, il contrario della sostenibilità. A suo avviso occorre pensare ad un pack che sia migliore e non a quello che costa meno. La produzione biologica in Italia ha conosciuto tra il 2011 al 2015 un incremento formidabile, ma negli ultimi anni si è verificato un rallentamento sia per il maggior costo del prodotto bio sia perché vi sono ambiti in cui la produzione bio incontra o una difficoltà tecnica di convivenza con la produzione tradizionale, o anche perché il mercato dei prodotti ortofrutticoli non raggiunge il 10% in nessun paese europeo e in Italia siamo sotto al 5%. Bisogna quindi creare le condizioni di una convivenza tra aspetto della sostenibilità ambientale e aspetto economico. Del prodotto biologico il consumatore vuole essere certo che sia senza pesticidi senza badare che sia senza pesticidi di sintesi. Vuole un prodotto pulito, senza residui. L’agricoltura sostenibile è un mix tra incremento del biologico ma anche dell’agricoltura integrata: dove vi sono le condizioni e le convinzioni si possono creare degli areali, delle oasi anche se non ancora degli interi distretti dove le aziende bio siano vicine. Ma occorre soprattutto la condivisione di una strategia tra tutti gli attori del sistema della produzione agricola e i soggetti della filiera economica. Un altro elemento importante è il risparmio energetico e la valorizzazione delle fonti rinnovabili e del fotovoltaico. In questa direzione va ad esempio il sito produttivo delle mele nella val di Non che grazie alla conservazione in una grotta permettono 12 gigawatt ora di risparmio energetico. Questo per Della Casa è uno dei grandi elementi di comunicazione che più danno valore alla comunicazione. L’Italia – ha concluso – è vista nel mondo come uno dei paesi migliori in cui si realizza un’agricoltura sana. Questo è il momento di renderla anche sostenibile in tutti i sensi. Per creare un equilibrio tra ambiente, economia ed etica fino al rispetto sociale e delle persone.
Coppola, a proposito del secondo posto occupato nel mondo dal Trentino per sostenibilità dei prodotti alimentari agricoli, ha chiesto se questo podio si basi su dati oggettivi o su una percezione che il resto del pianeta ha di noi, perché in realtà le problematiche in realtà legate all’utilizzo di pesticidi nel nostro territorio non sono di poco conto. Della Casa ha risposto che non esistono statistiche mondiali ma sicuramente l’Italia ha la leadership nell’ortofrutta per quanto riguarda i residui. A livello mondiale la maggior parte dei Paesi produttori di prodotti ortofrutticoli utilizza l’agricoltura intensiva: questo genera una percezione migliore dell’Italia. E gli acquisti si fanno sulla percezione. Da questo punto di vista la produzione trentina ha il valore di provenire da agricoltura di montagna. E questo è un valore da spendere sul mercato, anche se essere un’eccellenza non significa che non occorra migliorare, anzi. Riducendo l’impiego della chimica nella frutticoltura e integrandola con il biologico.

 

Zanotelli: attenzione a non accreditare un’immagine sbagliata del Trentino.
L’assessora Zanotelli, ha concluso la conferenza ringraziando i relatori ma ha anche chiesto chiarezza sui dati forniti per non confondere il Trentino con altri territori. E ha infine esortato a non mettere in cattiva luce il grande lavoro svolto dalla Provincia e dagli agricoltori per la qualità della produzione e dell’ambiente. Il percorso da fare c’è, serve la ricerca e lo studio sul dove certe produzioni si possono fare e dove no.

 

Kaswalder ha suggerito di non dividersi tra pro e contro su un tema così delicato. E ha ricordato l’uso che si faceva un tempo del ddt per eliminare le mosche dalle stalle. Non ci si rendeva conto della pericolosità di questo prodotto – ha osservato – ma oggi giovani trentini sono molto sensibili circa l’utilizzo dei prodotti fitosanitari e puntano ad un’agricoltura biologica. Il presidente ha concluso invitando a fare sintesi tra le raccomandazioni della dottoressa Gentilini e i consigli del professor Della Casa, per abbinare sempre più prodotti agricoli biologici, salute, qualità del nostro territorio e turismo. Per questo è importante evidenziare anche le criticità da affrontare.

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