Due audizioni in V Commissione. Il Coordinamento dei festival trentini chiede riconoscimento e sostegno. Il dirigente Martinelli: nell’assestamento le risorse ci saranno. Ascoltate le promotrici della petizione per la ripartenza della scuola trentina in condizioni di normalità. La Sovrintendente Sbardella: i gruppi classe saranno meno numerosi e per questo ci saranno più docenti. Quasi pronte le Linee guida per la ripresa in settembre.

Due audizioni dedicate a cultura e scuola hanno impegnato stamane la Quinta Commissione presieduta da Alessia Ambrosi (Lega). Nella prima il responsabile del Coordinamento dei festival del Trentino Dino Sommadossi ha chiesto ai consiglieri e alla Pat di riconoscere e sostenere sul piano normativo e delle risorse questo importante comparto culturale cresciuto e consolidatosi negli ultimi 40 anni, anche stimolando la compartecipazione finanziaria delle imprese. Assente giustificato l’assessore Bisesti, il dirigente del Servizio cultura Claudio Martinelli, sollecitato da Ferrari (Pd) e Ghezzi (Futura), ha assicurato che nell’assestamento di bilancio ormai prossimo all’esame del Consiglio ci saranno anche le risorse per soddisfare le domande di finanziamento dei festival.

La seconda audizione ha permesso a due portavoce – Chiara Agostini e Sabrina Lenzi – della petizione popolare numero 5 depositata il mese scorso in Consiglio con oltre 6.000 firme di adesione, di evidenziare l’esigenza condivisa da genitori e insegnanti che la scuola trentina riparta in settembre restituendo soprattutto ai bambini quelle relazioni umane e quella prossimità fisica che nei mesi dell’emergenza epidemiologica sono state sacrificate alla didattica a distanza e alle misure di protezione individuale imposte sul piano sanitario per prevenire i contagi. A condividere queste preoccupazioni e richieste oltre ai consiglieri è stata anche la Sovrintendente scolastica Vittoria Sbardella, che ha preannunciato la presentazione “a brevissimo” delle Linee guida della Provincia che indicheranno come la scuola si dovrà essere organizzare per conciliare la giusta esigenza di tornare il più possibile alla normalità con la tutela della salute di studenti e personale.

 

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Il Coordinamento dei festival chiede di rivedere la normativa provinciale.

Dino Sommadossi per il Coordinamento dei festival del Trentino che aveva chiesto di sottoporre alla Quinta Commissione le questioni che più stanno a cuore ai soggetti promotori degli spettacoli dal vivo, ha sottolineato come questo settore sia molto cresciuto negli ultimi 40 anni. Al punto che i festival trentini, inizialmente frutto di attività di volontariato sono diventati imprese che producono cultura, ricerca e innovazione e oggi sono punti di riferimento in Italia e in Europa la cui importanza, secondo Sommadossi, non è stata ancora colta pienamente dalla Provincia. Questi soggetti, infatti, con le loro attività creano lavoro e generano una forte ricaduta economica sul territorio, fino a moltiplicare per tre gli investimenti pubblici destinati al settore. Nei momenti più duri del lockdown è partito dal Trentino anche il documento sottoscritto da 57 festival italiani per chiedere di garantire a questo settore le risorse necessarie alla sopravvivenza del settore. Alla luce di tutto questo – ha proseguito Sommadossi – oggi il Coordinamento chiede alla Pat alcuni interventi mirati.

Il primo è una revisione delle norme sulla cultura perché attualmente i festival non possono partecipare al Fondo unico per lo spettacolo (il Fusp). Per questo nel Fusp la Pat dovrebbe distinguere tra aree omogenee e definire dei parametri specifici anche per i festival in modo da garantire risorse adeguate a tutti gli spettacoli dal vivo. Oggi invece la legge provinciale sulla cultura del 2007 accorpa soggetti anche molto diversi. I festival chiedono anche un rapporto più organico e non occasionale con il Centro servizio culturali Santa Chiara, per condividere un piano di lavoro e scambi continui nell’ottica della costruzione di un sistema provinciale degli spettacoli. Ancora, il Coordinamento propone di ampliare la platea delle aziende private che finanziano gli spettacoli e i Festival come la Fondazione Caritro e le Casse rurali, in cambio della detrazione del 65% prevista per i contributi privati destinati agli eventi culturali. Opportunit, questa, che la Pat dovrebbe promuovere visto che oggi sostiene i festival con 1 milione e 300.000 euro mentrre l’autofinanziamento è di 2 milioni di euro. Di tutto questo, ha concluso Sommadossi, è importante che la Pat discuta ad un apposito Tavolo di lavoro sollecitato dal Coordinamento festival.

 

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Ferrari: i festival se meglio integrati possono contribuire alla crescita culturale.

Sara Ferrari, capogruppo del Pd ha ricordato gli incontri che la Quinta Commissione ha recentemente riservato anche ad altri rappresentanti del mondo dello spettacolo che come i festival hanno chiesto di favorire la crescita del sistema culturale del Trentino. Per Ferrari i festival sono opportunità già esistenti che, se meglio integrate, possono fare la loro parte in questa direzione. La consigliera ha chiesto al dirigente Claudio Martinelli se nell’assestamento di bilancio che il Consiglio inizierà ad esaminre nei prossimi giorni, la Giunta prevede di confermare o meno il sostegno finanziario al settore dei festival coerentemente con le Linee guida sulla cultura.

 

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Martinelli: continuità delle risorse in assestamento. Il Fusp sarà modificato.

Martinelli ha risposto che ai festival sono stati già assegnati gli importi previsti dalle istruttorie con risorse in linea rispetto a quelle erogate negli ultimi 10 anni. Il dirigente del Servizio cultura ha ricordato che con i festival la Pat ha introdotto il sistema delle convenzioni fin dal 2002 per dare stabilità a questi spettacoli dal vivo nella logica della triennalità chiesta dal Coordinamento. Quanto all’assestamento di bilancio – ha informato – sono stati chiesti i fondi per chiudere la graduatoria dell’articolo 12 in modo che tutti i soggetti che hanno presentato domanda per le loro iniziative siano finanziati. Martinelli ha precisato che le modifiche normative richieste dal Coordinamento riguardano non la legge provinciale ma i criteri di finanziamento degli spettacoli. E ha condiviso l’esigenza di garantire un sostegno pubblico a tutti gli spettacoli e non solo ad una parte come oggi avviene. A questa modifica del Fusp – ha concluso – il Servizio cultura sta già lavorando prevedendo la triennalità degli interventi”.

 

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Ghezzi: c’è ancora spazio perché i giovani possano promuovere nuovi festival?

Paolo Ghezzi di Futura ha messo in luce come il Trentino oggi sia conosciuto anche come terra dei festival: dall’economia allo sport, dal teatro alla musica e ora anche grazie a Castel Pergine. E ha chiesto se in questo scenario vi sia ancora spazio perché dei giovani possano avviare dal basso nuove esperienze, oppure se il sistema trentino dei festival oggi sia talmente diventato da essere considerato autosufficiente.
Ambrosi ha ricordato che proprio ieri è stato presentato il festival di Dro e se a giudizio del Coordinamento le Linee guida elaborate dalla Provincia siano adeguate alle specifiche esigenze del settore.

 

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Sommadossi: i festival consolidati mettono a disposizione la loro esperienza.

Sommadossi ha risposto che per essere attuate le Linee guida della Pat hanno bisogno che tutti i soggetti interessati, dalle bande ai cori, si assumano la loro responsabilità nel rispettare le norme e le procedure previste. A Ghezzi ha assicurato che la volontà dei festival trentini già consolidati è di favorire la nascita di nuove iniziative mettendo a disposizione l’esperienza e le relazioni anche internazionali maturate dai soggetti attivi da decenni. Sommadossi ha anche annunciato che quest’anno si svolgerà l’ultima edizione di Drodesera che nel futuro lascerà spazio a una nuova iniziativa chiamata “Trentino Trend You” destinata a configurare un laboratorio innovativo.

 

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Martinelli: ricambio generazionale priorità di quest’assessorato.

Martinelli ha ricordato che i protocolli di sicurezza per musei, biblioteche e spettacoli sono stati costruiti sulla base delle esigenze dei soggetti interessati e ha condiviso l’esigenza di valorizzare le potenzialità dei festival per un ricambio generazionale in questo settore che per avere un futuro avrà sempre più bisogno del sostegno dei privati. Il dirigente ha evidenziato che l’interazione tra politiche culturali e mondo giovanile è considerata una priorità per l’assessorato alla cultura.
Ancora Ferrari ha sottolineato l’importanza dell’intreccio, già sperimentato e da portare avanti attraverso il dialogo, tra la cultura già organizzata in questo settore e le iniziative dei giovani che scoprono la possibilità di impegnarsi nel campo dei festival esprimendo idee e proposte innovative.

 

L’AUDIZIONE SULLA PETIZIONE PER LA RIPARTENZA DELLE SCUOLE A SETTEMBRE SENZA MASCHERINE, SENZA DISTANZIAMENTI NE’ DAD

Lenzi: mascherine, distanziamento e dad danneggiano gravemente i bambini.

Chiara Agostini e Sabrina Lenzi, rispettivamente prima firmataria e promotrice della petizione popolare numero 5 sulla riorganizzazione della scuola in seguito all’emergenza Covid-19, consegnata il 3 giugno scorso nelle mano del presidente del Consiglio Kaswalder con oltre 6.000 firme di sostegno, hanno illustrato ai commissari le ragioni dell’iniziativa. Lenzi, mamma di due bambini di 8 e 6 anni, ha ricordato l’angoscia causata a suo figlio dal lockdown e dalla didattica a distanza adottata dalle scuole a partire da marzo. Dopo aver condiviso le sue preoccupazioni con altri genitori che avvertivano lo stesso problema nei loro bambini ha proposto loro di unire le forze e di prendere posizione. E con l’aiuto del consigliere Filippo Degasperi e di un’insegnante, Chiara Agostini, è nata l’idea della petizione che, lanciata il 12 maggio ha raccolto in pochissimo tempo più di 6.000 firme. Ai promotori si unito anche il Garante dei diritti dei minori Fabio Biasi. Lenzi ha ricordato che la petizione ha avuto un’eco anche a livello nazionale perché altre 8 regioni hanno avviato analoghe iniziative e il documento corredato da vari studi di esperti è stato dato anche alla ministra Azzolina.

Quanto ai contenuti, la petizione chiede alla Provincia che che i bambini rientrino a scuola in condizioni di assoluta normalità, senza mascherina né distanziamento, “perché – ha sottolineato – tutti sanno che il rischio zero non esiste”. La promotrice ha insistito in particolare sul fatto che la salute non è solo una dimensione fisica ma anche psicologica e sociale che le limitazioni delle libertà individuali introdotte a causa dell’epidemia compromettono soprattutto nei bambini. “Per loro le mascherine sono del tutto innaturali e disturbano la respirazione”, ha osservato Lenzi. Mascherine che turbano i bambini che non possono vedere il volto degli altri né coglierne le espressioni mentre avrebbero estremo bisogno della comunicazione non verbale veicolata all’80% dai movimenti del viso. A suo avviso, insomma, “per paura di contrarre il virus rischiamo di togliere relazioni vitali ai nostri figli che non crescono in modo equilibrato”. I bambini patiscono secondo lei anche a causa del “distanziamento sociale” imposto senza valutarne le conseguenze negative sui più piccoli. La petizione chiede inoltre alla Provincia di evitare l’utilizzo della didattica a distanza (dad) quando riapriranno le scuola in settembre per le conseguenze negative che tablet e pc possono avere sui bambini. Infine per Lenzi nei bambini costretti in queste condizioni regredisce anche la capacità di scrittura mentre cresce l’insicurezza. E poi la didattica a distanza li “spegne” nonostante l’impegno con cui i genitori cercano di seguirli nell’attività a casa.

 

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Agostini: la salute dipende anche dall’emotività e dal contatto fisico.

Chiara Agostini ha denunciato la dad perché a suo avviso ha fatto emergere le carenze di un rapporto educativo quando non passa attraverso la relazione umana e il contatto anche fisico che solo la scuola vissuta in presenza garantisce. L’insegnante ha poi sottolineato il contenuto dei documenti allegati alla petizione, che dimostrano come anche a giudizio di esperti pedagogisti, psicologi, medici e dello stesso garante dei diritti dei minori la salute delle persone e a maggior ragione dei bambini sia strettamente legata all’emotività, all’empatia tra gli esseri umani e ai rapporti diretti con gli altri che le misure restrittive adottate per fronteggiare l’emergenza hanno sacrificato. Non a caso, scrivono gli esperti, “il primo libro per un bambino è il viso della mamma e degli altri volti che la mascherina cela trasmettendo sfiducia, paura e rendendo impossibile instaurare un rapporto educativo”. Inoltre secondo il parere di un medico citato da Agostini e autore di un documento allegato alla petizione, la mascherina aumenta l’anidride carbonica nel sangue e favorisce la proliferazione di virus, batteri, funghi e può causare infezioni. Quanto al distanziamento sociale, “può nuocere alla crescita armonica del bambino perché l’’altro diventa tossico” e quest’idea può inibire lo sviluppo della persona. “Non può esistere una scuola che non passi attraverso il contatto fisico, pena lo snaturarsi del rapporto educativo che si realizza attraverso le emozioni”. Fondamentale per Agostini è che nella definizione dei protocolli che la Provincia dedicherà alla riapertura della scuola trentina si tenga conto di tutti questi aspetti e non solo di quello sanitario, “perché la persona è un essere complesso formato da più componenti intrecciate tra loro, non da una soltanto”.

Se si prescinde da questo si corrono dei rischi finora sconosciuti perché l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale è senza precedenti, quindi non se ne conoscono neppure gli effetti che può avere sui bambini. Agostini ha ricordato come il Garante dei minori abbia stigmatizzato in particolre la criminalizzazione di alcuni comportamenti umani naturali come il fare una passeggiata e avere contatti con la natura. Certo – ha aggiunto – i bambini hanno comunque una grande resilienza e capacità di adattamento. Tra loro c’è anche chi si preoccupa del distanziamento sociale quando non è necessario e gli adulti non se ne curano. Secondo Agostini, se finora le autorità si sono assunte la responsabilità di adottare severe misure di contenimento del virus chiudendo anche i parchi giochi, ora dovrebbero assumersi la responsabilità di permettere ai bambini di vivere esperienze belle e gioiose. I promotori della petizione propongono in alternativa al prolungamento anche a settembre delle misure anti-Covid nelle scuole e della dad, di utilizzare per le attività educative gli spazi all’aperto e le istituzioni culturali come i musei presenti sul territorio. Raccomandabile è inoltre che la Pat conceda maggiore autonomia ai singoli istituti comprensivi perché possano sperimentare nuovi paradigmi educativi. Infine, ha dichiarato Agostini, la speranza dei promotori della petizione è che questa questa iniziativa prosegua valutando i protocolli che l’ente pubblico chiederà alle scuole di seguire. Protocolli che dovranno basarsi su dati certi e misurabili distinti per fasce di età in modo da comprendere anche i bambini. Si tratterà di soppesare il rapporto tra i rischi e i benefici di qualunque dispositivo imposto superando i concetti di medicalizzazione della società e di criminalizzazione dei comportamenti. Tra gli allegati alla petizione Agostini ha segnalato anche un “manifesto” elaborato da insegnanti per dire cosa servirebbe e cosa andrebbe evitato nelle scuole a partire da settembre.

 

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Gli interventi dei consiglieri.

Ambrosi ha condiviso le preoccupazioni emergenti dalla petizione perché anche a suo avviso i grandi esclusi dalle misure di contrasto al Covid sono i bambini. E ha detto di considerare la dad un grande problemi sia per i bambini che per i genitori.

 

Sara Ferrari ha apprezzato l’atto civico della raccolta delle firme realizzato con la petizione per permettere di dar voce ai cittadini che spesso delegano e si lamentano. I promotori della petizione hanno compiuto un esercizio di democrazia lodevole. E ha chiesto quale sarà la risposta alla petizione dell’assessorato all’istruzione da cui dipende l’organizzazione della scuola trentina a settembre.

 

Filippo Degasperi ha ringraziato per la vigilanza e l’attenzione dimostrate con la petizione dalle famiglie e dai docenti. Merito del documento è di aver frenato l’idea di prolungare l’utilizzo della dad da parte delle scuole trentine anche in settembre, come se questo strumento rappresentasse il futuro dell’educazione e dell’istruzione, in nome di risparmi economici sulle strutture, sul personale. La petizione ha dimostrato che la dad non è così apprezzata e che uno strumento come questo può andar bene solo in casi di emergenza, non come surrogato della scuola reale. L’attenzione deve quindi rimanere alta per evitare che ad esempio il problema dei trasporti scolastici sia utilizzato come alibi per mantenere la dad che secondo gli esperti rischia di spingere i ragazzi verso la “demenza digitale”.

 

Paolo Ghezzi, pur concordando sulla preferenza che tutti accordano al mondo reale rispetto a quello virtuale della dad, ha ricordato che restano però tutti i problemi accennati dai promotori della petizione, riassumibili per Ghezzi nel concetto di responsabilità e di rischio delle decisioni che la Pat deve prendere anche contro la pandemia. “I problemi per settembre – ha avvertito – ci sono e lo si vede perché la malattia continua ad esserci ed è ripartita come dimostra la crescita dei contagi in molte parti del mondo”. Il consigliere ha condiviso i principi della petizione ma ha messo in luce che è la Giunta provinciale a doverli tradurre nei fatti. E ha chiesto per questo alla Sovrintendente, mancando l’assessore, cosa pensi di questa petizione.

 

Gianluca Cavada ha espresso condivisione per le preoccupazioni della petizione e auspicato che in settembre la scuola torni alla normalità evitando la dad

 

Ugo Rossi ha sottolineato come giustamente la petizioni richiami alla necessità che le decisioni sul futuro della scuola non dipendano solo solo da scelte sanitarie e amministrative. Perché anche a suo avviso nessuno può pensare ad una scuola nella quale le relazioni siano abolite. Il capogruppo del Patt ha segnalato ai promotori della petizione che una mozione, la numero 69, recentemente approvata all’unanimità dall’Aula del Consiglio, impegna la Giunta a ad adottare una delibera prima dell’assestamento di bilancio da esaminare entro fine luglio, con la quale si assuma la responsabilità di definire modalità organizzative che favoriscano la ripresa della scuola in condizioni di normalità prevedendo un finanziamento aggiuntivo per il settore. Secondo Rossi sarebbe bene che anche la Giunta sentisse i rappresentanti della petizione per raccogliere elementi utili a questa delibera.

 

La sovrintendente Sbardella: Linee guida a settembre a brevissimo.

Vittoria Sbardella, sovrintendente scolastica ha condiviso molte preoccupazioni evidenziate dalle portavoce della petizione. E ha garantito la volontà della Giunta di destinare alla scuola con l’assestamento di bilancio un finanziamento aggiuntivo che permetta di ripartire a settembre nel modo il più possibile vicino alla normalità. Sbardella ha precisato che nelle intenzioni dell’esecutivo la dad non è mai stata immaginata come “la scuola del futuro”, ma solo una risposta adottata in una situazione di emergenza per permettere soprattutto ai ragazzi più grandi e certamente molto meno agli altri di non interrompere completamente le attività. Ci siamo trovati, ha ricordato, in una condizione inedita senza un’esperienza pregressa di riferimento. Insomma, per la Sovrintendente scolastica la dad è uno strumento con cui potenziare e integrare, non certo per sostituire nella normalità, la didattica in presenza. Diversamente si negherebbe l’essenza stessa della scuola che è basata sui rapporti umani ed educativi. Quanto alla mascherina, Sbardella ha assicurato che “siamo abbastanza pronti a trovare soluzioni alternative che garantiscono la sicurezza senza dover imporre questo dispositivo ai bambini e ai ragazzi nelle scuole”. Ma, ha avvisato, anche se è giusto puntare il più possibile alla normalità della vita scolastica, “non possiamo comunque dimenticare come diceva Ghezzi che l’epidemia non è stata ancora superata, anche se è vero che siamo in una fase nella quale il virus è meno aggressivo rispetto a poco tempo fa. Tuttavia, ha aggiunto, “non possiamo archiviare il problema”. E ha preannunciato: “stiamo andando verso soluzioni senza mascherine ma il distanziamento rimarrà. Il distanziamento comporterà la creazione in tutte le scuole di gruppi più piccoli.

Peraltro in Trentino già nella situazione pre-Covid non c’erano classi molto numerose. Ora occorrerà farle diventare ancor meno numerose”. E ha proseguito: “con il finanziamento aggiuntivo che arriverà con l’assestamento di bilancio la Pat potrà assumere docenti da dedicare a gruppi classe meno numerosi”. Scuola all’aperto: Sbardella ha ricordato l’esistenza di progetti già sperimentati che la Pat intende diffondere, come quelli legati alla metodologia didattica della Green School. Si sta anche prendendo in considerazione la possibilità di utilizzare le altre istituzioni presenti sul territorio per far uscire bambini e ragazzi dalle aule. Autonomia delle scuole: anche in questo settore Sbardella ha ricordato le sperimentazioni già avviate con nuove metodologie didattiche in grado di rispondere alle criticità di questa fase. Sbardella ha infine segnalato che attraverso l’aggiornamento la Pat fornirà agli insegnanti strumenti adeguati per fronteggiare le nuove problematiche emergenti. Approfondendo anche gli aspetti legati agli apprendimenti per favorire il recupero dei quali servirà una didattica personalizzata che riduca le differenze di preparazione degli studenti che sono crescite nel lungo periodo di chiusura delle scuole. Perché vi sono bambini e ragazzi che hanno vissuto esperienze molto diverse sotto il profilo dell’apprendimento. Infine la Sovrintendente ha preannunciato che le Linee guida per la ripartenza della scuola trentina a settembre saranno pronte molto presto e trasmesse “a brevissimo alle scuole”. Ha aggiunto che il documento non riguarderà solo aspetti organizzativi di tipo sanitario ma anche la didattica. In definitiva, ha concluso Sbardella, la Pat cercherà, compatibilmente con la pandemia in corso, di andare verso la scuola reale.

 

Altre audizioni in vista, ma Ferrari chiede la partecipazione di Bisesti.

La presidente Ambrosi ha informato che sulla petizione sono pervenute altre richieste di audizione. Ferrari ha suggerito di accoglierle purché a questi incontri sia presente anche l’assessore all’istruzione. L’organismo ha condiviso la proposta della consigliera.

 

 

 

Audizioni festival e petizione scuola

 

Petizione 4 organizzazione scuola in seguito all'epidemia