Covid-19 Free -settima puntata- (Provincia autonoma Trento)

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FEDERAZIONE: FOCUS SULLA COOPERAZIONE TRENTINA

Intervista a Roberto Simoni

- Candidato presidente Federazione trentina della Cooperazione -

Le audizioni della V Commissione sul ddl dell’assessore Spinelli che modifica la normativa provinciale sulla ricerca. Consensi sul nuovo ruolo assegnato ad Hit. Criticato l’emendamento Zanotelli che modifica la governance di FEM. Le minoranze: rischio strumentalizzazione.

Sono iniziate le consultazioni organizzate dalla Quinta Commissione presieduta da Alessia Ambrosi (Lega) sul disegno di legge 51 proposto dalla Giunta con l’assessore Spinelli per modificare in alcuni punti la normativa provinciale sulla ricerca che risale al 2005. Le novità, per lo più condivise dai diversi soggetti ascoltati consistono nella scelta di affidare a Hit (Hub Innovation Trentino) il ruolo di ente strumentale della Provincia incaricato di migliorare il trasferimento tecnologico dagli enti che si occupano di ricerca alle imprese. Secondo le minoranze, rappresentate da Sara Ferrari del Pd e Paolo Ghezzi di Futura, sottoponendo Hit al controllo della Provincia il ddl rischia di strumentalizzare ricerca e innovazione che hanno bisogno di libertà d’azione. Un emendamento al ddl proposto dall’assessora all’agricoltura Giulia Zanotelli riduce e ridisegna la composizione del cda della Fondazione Edmund Mach (FEM). Questo perché le componenti che sarà la Giunta a scegliere – ecco la modifica – dovranno possedere “riconosciute competenze scientifiche e manageriali”. Secondo la cooperazione e la Confederazione italiana agricoltori questa scelta sacrifica la necessaria rappresentanza degli operatori del settore primario. Critica anche l’Unione diplomati dell’Istituto agrario di S. Michele. Le audizioni si concludono alle 15.00 con l’intervento della Cgil. Seguirà l’esame dell’articolato e il voto della Commissione sul ddl che potrà così approdare alla valutazione conclusiva dell’Aula consiliare nell’apposita seduta del 20 e 21 luglio.

 

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La Fondazione Hit: con questo ddl la Pat “mette a sistema” ricerca e innovazione.

Per la Fondazione Hub Innovazione Trentino (Hit) sono intervenuti il presidente Paolo Girardi e il direttore Andrea Sartori. Girardi ha spiegato che alla base di Hit c’è un accordo inter-enti (Università, FBK, FEM e Trentino Sviluppo) per valorizzare i risultati della ricerca. I riferimenti di Hit sono quindi questi 4 fondatori. Il direttore Sartori ha ricordato che il cor business di Hit è il trasferimento tecnologico avanzato, vale a dire lo sforzo di portare le tecnologie dai laboratori al mercato e quindi alle aziende trentine, italiane ed europee. Un’intesa stretta con Confindustria permette a Hit di cogliere le esigenze delle imprese alle quali la ricerca può in tal modo rispondere. La seconda priorità è legata alle start-up, perché Hit accompagna la fase della costituzione di nuove aziende. Terza e ultima mission di Hit: la rappresentanza all’esterno perché le attività di ricerca e sviluppo tecnologico possano essere finanziate, in particolare da fondi europei. Girardi ha sottolineato come Hit sia un un anello di congiunzione tra ricerca e mercato e cerca per questo l’incontro tra la ricerca e i fabbisogni delle imprese di qualunque genere, non solo profit, dove esiste necessità di innovazione. “Mettendo a terra” l’innovazione. Questa spinta innovativa è un elemento sempre più riconosciuto come chiave nella catena del valore della ricerca. Hit opera come uno dei passi della catena del valore della ricerca. Passo che sia a livello nazionale che in campo europeo sta assumendo sempre più importanza. Questo è un tema chiave a livello europeo sul quale si sono già mosse Francia, Germania e Inghilterra. In questo contesto, per Girardi il fatto di divenire “ente di sistema” nel settore della ricerca come propone il ddl perché la Pat renda Hit lo strumento da utilizzare a questo scopo, corrisponde all’esigenza che la Provincia possa muoversi in modo ancor più efficace sul terreno dell’innovazione e del trasferimento tecnologico. Indirizzo, questo, richiesto a livello nazionale e internazionale. Per il presidente Hit, che ha partecipato all’elaborazione di questo ddl, acquisirà un valore pari a quello degli altri enti di ricerca del Trentino e potrà porsi in odo più diretto a servizio della crescita del trasferimento tecnologico e dell’innovazione.

 

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La Fondazione Mach: la composizione del cda è competenza della Provincia.

Per la Fondazione Edmund Mach (FEM),Mario Del Grosso Destreri, ha condiviso il ddl. Come ente fondatore di Hit la FEM giudica positivo il provvedimento messo a punto d’intesa con con i partecipanti del Tavolo Verde. Bene, a suo avviso, anche lo snellimento del cda di FEM per favorirne l’operatività con l’ingresso di rappresentanti di elevato spessore scientifico e manageriale, visto che questa è un’istituzione di carattere scientifico.
Sara Ferrari del Pd ed ex assessore alla ricerca ha chiesto a Destreri se non ritiene che il nuovo e più ridotto cda proposto dal ddl snaturi la FEM la cui forza risiedeva nel coinvolgimento della pluralità di tutti gli attori interessati. In particolare dal punto di vista del mondo agricolo, che ha sempre visto nella FEM un punto di riferimento per l’innovazione e la consulenza in questo settore, non è accettabile per Ferrari che nel cda della FEM diventi minoranza a favore di una maggioranza di nomina politica. La consigliera ha suggerito di rivedere questa prospettiva.
Destreri ha risposto che questa modifica permette una semplificazione dei meccanismi decisionali e che il tema della composizione del cda è di competenza della Provincia. Rimane comunque il fatto che il mondo di riferimento della FEM resta quello agricolo in tutti i suoi aspetti. Da questo punto di vista – ha concluso – non cambierà nulla.

 

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Trentino Sviluppo: il rischio di sovrapposizioni si evita collaborando sui progetti.

Per Trentino Sviluppo (TS), Mauro Casotto ha espresso una valutazione positiva sul ddl. Per la parte Hit di cui FBK è socia c’è condivisione e sulle altre parte non vi sono osservazioni. Ferrari ha chiesto se a suo avviso con questo ddl non si rischi di sovrapporre le funzioni di TS e quelle delegate a Hit. Anche perché Hit diventerebbe come TS un ente strumentale nel campo della ricerca e del trasferimento tecnologico.
Casotto ha risposto che la questione è sempre aperta, ma l’attenzione del ddl è che Hit si occupi del trasferimento tecnologico mentre TS si dovrà impegnare a dialogare con le imprese. E ha ricordato che per Trentino Start Up Valley partecipano e concorrono sia TS sia HIT. Rischi di sovrapposizione, quindi, ci possono essere ma si sta facendo di tutto per evitarli collaborando. Lo stesso vale per i rapporti con FBK, FEM e Università.
Paolo Ghezzi di Futura ha chiesto a Casotto se vi sia qualcosa che non funziona o non funzionava per giustificare il ddl. Perché solo se si rilevano dei problemi si può apprezzare l’intervento legislativo della Giunta. A Ghezzi le motivazioni fornite al riguardo dall’assessore Spinelli nel presentare non sono state convincenti.
Casotto ha risposto evdenziadno due aspetti positivi del ddl: uno snellimento dal punto di vista amministrativo-burocratico perché oggi vi è un certo appesantimento e una certa lentezza nei processi decisionali; il secondo vantaggio è una maggior vicinanza con le politiche della Provincia che potrà garantire un raccordo avendo nel cda un rappresentante di nomina diretta. Questo permette un maggior raccordo anche con Trentino Sviluppo per la diffusione dell’innovazione nelle imprese.

 

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La Fondazione Kessler: il provvedimento unifica i vari pezzi del sistema.

Per la Fondazione Bruno Kessler (FBK), Andrea Simoni, rispondendo a una domanda di Sara Ferrari secondo la quale il ruolo assegnato dal ddl a Hit è “ibrido” perché diventerebbe un ente strumentale della Pat sia per la ricerca sia nel trasferimento tecnologico verso le imprese (“e non si riesce a capire – ha osservato – come sia immaginabile svolgere funzioni così diverse con la libertà d’azione necessaria in questi campi”) ha risposto che TS, le Fondazioni e l’Università mantengono tutti il proprio ruolo. “Hit – ha aggiunto – si occuperà del trasferimento tecnologico evoluto per la valorizzazione di brevetti e il lancio di nuove start up e spin off. Certo non sempre il confine sarà netto, ma negli anni si è instaurata una buona collaborazione tra Hit e FBK”. Inoltre a suo avviso il ddl permette una semplificazione dell’attività perché la Pat che finanzia le iniziative detta la politica dell’innovazione con il piano pluriennale della ricerca. Per Simoni così si unificano i vari pezzi del sistema anche nella forma”.

 

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L’Università: il controllo della Pat su Hit rafforzerà la ricerca trentina.

Per l’Università degli studi di Trento ha parlato il prorettore vicario Flavio Deflorian, secondo cui il ddl permette di seguire il modello europero, con la Pat che eserciterà un ruolo fondamentale per il trasferimento dei risultati della ricerca al mondo delle imprese, non solo sul piano finanziario ma anche nella regia. Per questo l’Università non vede negativamente la presenza della Pat in Hit. Anche per superare il problema dei flussi finanziari che dalla Pat arrivano a Hit passando per i soci. Per Deflorian nessuna delle attività dell’Università è delegabile ad altri enti, ma può essere condivisa con il confronto. Hit può essere il luogo giusto per questo confronto sul trasferimento tecnologico, nel rispetto delle autonomie di ciascun ente di ricerca. Per questo l’Ateneo giudica positivamente il ddl che va nella direzione del consolidamento del sistema della ricerca. Deflorian si è dichiarato fiducioso nella collaborazione tra gli enti coinvolti in questo settore, università compresa, nell’interesse del Trentino.
Paolo Ghezzi di Futura gli ha chiesto due cose. L’articolo del ddl, dove dice che la ridefinizione del ruolo di Hit mira a migliorare il trasferimento tecnologico e l’innovazione anche per ottenere riconoscimento a livello nazionale e internazionale, al consigliere suona quasi come l’ammissione di una difficoltà. Un basso o mancato riconoscimento. Si tratta allora di capire se il ddl apre a Hit apre maggiori prospettive per questo riconoscimento nazionale e internazionale o no. E ciò anche tenuto conto che le due Fondazioni e l’Università questo riconoscimento ce l’hanno già in virtù delle loro pubblicazioni. Seconda domanda: Confindustria con il suo presidente Manzana ricorda che il ruolo affidato dal ddl a Hit oggi è assegnato a Trentino Sviluppo. Per gli industriali sarebbe importante avere un unico interlocutore sul tema del trasferimento tecnologico. La domanda allora è: “il ddl migliora le cose o non c’è forse il rischio di un condizionamento di Hit da parte della Pat”.
Deflorian ha risposto che né l’Università né gli altri enti di ricerca hanno bisogno della Pat per ottenere un riconoscimento nazionale e internazionale. Con questo ddl la Provincia mette al riparo da eventuali contenziosi con l’Unione europea sui potenziali aiuti di Stato. Hit ci può dire se quel che stiamo facendo è in linea con la normativa comunitaria o meno. Insomma, la presenza della Pat nella compagine sociale cambia la percezione esterna settore ricerca e innovazione. Questo sul piano formale. Dal punto di vista sostanziale l’Università di Trento non si aspetta un cambiamento dal ddl. Deflorian ha ricordato anche che per l’Università la ricerca nasce dal basso. E che Hit in questo svolge un’azione sinergica. L’Ateneo non ha dato mandato a Hit di interloquire con il mondo dell’impresa. Ma se i docenti si rivolgeranno a Hit troveranno dei canali per relazionarsi con il mercato. Hit è un punto di acceso prioritario anche se l’Università di Trento ha già rapporti con imprese in tutto il mondo. Esistono canali di collaborazione tra Ateneo e imprese che non coinvolgono Hit. Ma Hit ha un altro ruolo che riguarda il trasferimento tecnologico. Per Deflorian lo sforzo della Pat di creare un ente territoriale che tenga insieme il mondo della ricerca e il trasferimento tecnologico è valido. In sintesi, per l’Ateneo il ddl può portare maggiore chiarezza nei rapporto con l’Unione europea, più solidità e maggiore trasparenza con la presenza della Pat nel cda.
Sara Ferrari ha espresso il dubbio che con questo ddl nel sistema trentino dell’alta formazione e della ricerca entri un ente strumentale della Pat composto anche da un pezzetto di un altro ente strumentale, TS, dell’Università e da due Fondazioni finanziate dalla Pat. Hit che diventa ente di ricerca, di trasferimento tecnologico e anche impresa perché potrà domandare contributi sulla legge 6 dell’economia, avrà una pluralità di caratteristiche e funzioni che non concorrono certo alla semplificazione del sistema.
Secondo Deflorian Hit potenzierà il filone di attività per cui è nato, mentre sulla composizione del cda ha osservato che non è compito dell’Università giudicare la scelta della Pat. “A giudicare devono essere i consiglieri provinciali”, ha concluso.

 

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Il CNR di Trento favorevole al testo perché punta sul trasferimento tecnologico.

Per il CNR-Istituto di fotonica e nanotecnologie (IFN), Roberta Ramponi ha espresso un forte interesse per gli aspetti applicativi e del trasferimento di conoscenze e di tecnologia dalla ricerca alle aziende. La collaborazione del CNR – ha ricordato – è oggi molto proficua e l’istituto – ha aggiunto – giudica molto favorevolmente il ddl perché si tratta di un provvedimento in linea con le politiche europee del settore.
Il delegato del CNR Maurizio Ferrari ha sottolineato la forte sinergia tra CNR ed FBK, grazie alla quale si fa buona ricerca. La parte più convincente del ddl riguarda a suo dire il trasferimento tecnologico, visto come rapporto con l’industria sia nell’immediato sia per il futuro.

I sindacati: no all’eliminazione dei dipendenti nel cda di FEM.

Per la Cisl Giuseppe Pallanch ha osservato che il ddl prefigura il rischio di una sovrapposizione di ruolo tra gli enti. A suo avviso poi non si capisce perché l’emendamento Zanotelli sul cda della FEM escluda la rappresentanza del personale dell’ente né con quali criteri vengono individuate gli altri componenti. La Cisl chiede quindi che nel cda sia mantenuto il rappresentante designato dai dipendenti.
L’assessora Zanotelli ha risposto che i componenti vengono ridotti per dare qualità e potenziare le competenze delle rappresentanze nel cda di FEM. Un componente è comunque il presidente dell’ente. L’obiettivo è comunque la semplificazione.
Per la Uil Marcella Tomasi ha espresso stupore per la riduzione dei tempi di programmazione che con il ddl passa da triennale a biennale quando invece a suo avviso a questo settore serve un certo respiro. Bene invece, per Tomasi, la scelta di dare più dignità a Hit nel sistema della ricerca. Tuttavia aggiungendo quest’ente nel sistema avrebbe dovuto comportare la previsione di una maggiore iniezione di risorse da parte della Pat. Tomasi ha suggerito di riconoscere nel ddl anche la ricerca portata avanti dai musei. Sbagliato anche per la Uil che il ddl tolga un rappresentante dei dipendenti nel cda di FEM, perché questa presenza permette la una collaborazione tra vertici e base. Si capisce la necessità di snellire, ma ascoltare anche i dipendenti è comunque utile.
Secondo Sara Ferrari il miglioramento qualitativo della FEM con cui l’assessora Zanotelli ha spiegato la modifica, si potrebbe garantire alzando l’asticella degli obiettivi dell’organismo senza stravolgere il mosaico della rappresentanza, che costituisce l’originalità e la forza della Fondazione. Del resto – ha ricordato – nei sistemi industriali che funzionano meglio del nostro, come quello tedesco, la presenza dei lavoratori nei cda delle imprese arricchisce il governo di un’azienda con il contributo delle “prime linee” e non solo dei vertici. Eliminare la voce dei dipendenti è quindi un errore.
Rispondendo a una richiesta di chiarimento di Alessia Ambrosi sul coinvolgimento dei musei, Tomasi della Uil ha spiegato la sua proposta evidenziando che anche all’interno del Muse vi sono attività di ricerca di cui il ddl potrebbe tener conto.

Confindustria propone un board strategico in Hit con le associazioni di categoria.

Confindustria Trento con il presidente Fausto Manzana ha giudicato favorevolmente il ddl. Questo perché l’evoluzione di Hit come ente strumentale della Pat nel sistema della ricerca del Trentino gli permetterà di svolgere meglio il suo ruolo. Già oggi Confindustria sta cooperando bene con Hit. Ora, far assumere all’ente un ruolo di interfaccia con le imprese e gli istituti di ricerca è utile. Gli industriali suggeriscono però di dotare Hit di un board strategico che coinvolga tutte le associazioni imprenditoriali per contribuire alle strategie di ricerca-innovazione. Confindustria ritiene che se oltre a Trentino Sviluppo anche Hit diventerà interfaccia tra imprese e l’Università sarebbe meglio incaricare un solo soggetto di questo ruolo. Infine Manzana ha lamentato la mancanza di rapporti tra industriali e la FEM che – ha osservato – “copre “ bene il settore dell’agricoltura, ma attraverso Hit potrebbe coinvolgere vantaggiosamente anche il mondo dell’industria.

 

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La Cooperazione chiede due rappresentanti nel cda di FEM.

Per la Cooperazione trentina la presidente del collegio sindacale Patrizia Gentil ha riferito di aver presentato un documento all’assessora Zanotelli rappresentando le doglianze del mondo agricolo sul suo emendamento. L’obiettivo del documento non è una rivendicazione di poltrone ma di collegare chi stimola la ricerca e chi la trasmette ai diretti destinatari e utilizzatori. Lo scopo della cooperazione è di arrivare a una mediazione sulla composizione del cda perché vi siano due membri in rappresentanza delle organizzazioni sindacali e due la Cooperazione. Il direttore della Cooperazione Alessandro Ceschi ha condiviso la proposta di Confindustria di un board rappresentativo delle categorie per garantire un coordinamento tra mondo dell’impresa e il settore della ricerca. Per la stessa ragione, ha aggiunto, nel cda di FEM c’è bisogno di una forte rappresentanza del mondo degli operatori agricoli.

 

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Confesercenti: coinvolgere nel sistema anche le micro-imprese e del commercio.

Per Confesercenti il direttore Aldi Cekrezi, favorevole alla proposta di rendere Hit l’interlocutore unico sul tema del trasferimento tecnologico, ha suggerito di integrare il ddl per prevedere attenzione anche alle piccole e alle micro imprese del commercio, perché l’emergenza Covid ha cambiato tutto il mercato. L’auspicio è che a Hit sia affidato anche il compito di aiutare le piccole e piccolissime aziende evitando la separatezza tra imprese e ricerca.

 

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Ghezzi: il ddl non sburocratizza ma punta a provincializzare gli enti di ricerca.

Secondo Paolo Ghezzi mentre molti hanno sottolineato che questo ddl dovrebbe semplificare i processi decisionali e ridurre un po’ di burocrazia, il provvedimento, rendendo Hit un ente strumentale della Pat compie un altro passo verso la provincializzazione degli enti della ricerca che, invece, dovrebbero essere il più possibile autonomi. A suo avviso occorre quindi evitare che Hit diventi una longa manus della Pat e che con esso si strumentalizzi il mondo della ricerca. Quanto alla nuova composizione del cda di FEM, a Ghezzi pare strano che l’assessora Zanotelli non si sia confrontata in modo stringente su questo punto con la cooperazione agricola nel proporre il suo emendamento. Mancanza di confronto che appare a Ghezzi inquietante e allarmante perché la Giunta, con il pretesto di rendere più efficiente la macchina-Provincia, salta il dialogo con i portatori di interesse di un settore così importante.
L’assessora Zanotelli ha reagito rassicurando sul fatto che vi sia stato un confronto con il mondo agricolo in occasioni delle riunioni del Tavolo Verde, all’ultima delle quali, quando era stato presentato l’emendamento, la Cooperazione era presente.
Per Confindustria, Manzana ha risposto a Ghezzi riconoscendo che il rischio di una strumentalizzazione di Hit esiste e va evitato, ma che d’altra parte la ricerca deve avere delle ricadute e deve essere messa a sistema. Razionalizzare attraverso Hit il dialogo con le Fondazioni potrebbe essere vantaggioso – ha aggiunto – anche se occorre restare vigili per evitare le strumentalizzazioni.
Per la Cooperazione, Gentil ha precisato di non voler polemizzare con l’assessora, ma ha ricordato che nell’ultimo Tavolo Verde del 15 giugno la Cooperazione aveva presentato la proposta di inserire nel cda un’adeguata rappresentanza del mondo agricolo cooperativo.

 

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L’Asat: si a un comitato di indirizzo interno a Hit che rappresenti le categorie.

Per l’Associazione albergatori il vicedirettore Davide Cardella ha ricordato che il settore da lui rappresentato ha un forte bisogno di innovazione nel campo dell’informatizzazione e digitalizzazione delle attività. “Ben venga quindi – ha concluso – la proposta di integrare Hit con un comitato di indirizzo all’interno del quale siano rappresentate anche le categorie”.

 

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Ferrari: sovrapporre TS e Hit irrigidirebbe la ricerca e i rapporti col mercato. FEM: non si alza la qualità del cda riducendo la rappresentanza degli agricoltori.

Sara Ferrari ha ricordato che quando Hit è nata era stata concepita come anello di congiuzione tra la ricerca e il mercato. Già allora emerse l’esigenza espressa soprattutto da Confindustria che il mondo imprenditoriale fosse maggiormente coinvolto nei processi decisionali perché la ricerca prodotta potesse avere una ricaduta sul tessuto economico in termini di trasferimento tecnologico e per permettere al mondo delle aziende di rivolgere le proprie esigenze al mondo della ricerca. Oggi – ha lamentato – questo ddl lascia più insoddisfatti di prima. Perché con il ddl Hit diventa un ente strumentale della Provincia con al proprio interno un altro ente strumentale (TS). A suo avviso occorre allora fare chiarezza. TS è un’agenzia che diventerebbe parte di Hit con funzioni che risulterebbero in parte sovrapposte. Non si capisce come si potrebbe evitare in tal modo un irrigidimento rispetto a due settori come quelli della ricerca e del mercato che avrebbero invece bisogno di respiro e di libertà di movimento e non di una struttura pubblica che rischia di produrre il contrario. Quanto a FEM, per Ferrari non si alza la qualità e la competenza del cda riducendo la rappresentanza. La FEM è un unicum in Italia per capacità di raccogliere informazione, trasferimento tecnologico e ricerca. Non avere all’interno del cda la rappresentanza del mondo agricolo e delle imprese cooperative da cui l’Istituto agrario di S. Michele era nato equivarrebbe a snaturare la FEM. Per riconoscendo le buone intenzioni del ddl, Ferrari ha detto di vedere nel ddl dei modelli che contraddicono questa volontà.

 

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Manzana: l’importante non è la composizione del cda ma che le imprese siano gli interlocutori della ricerca.

Manzana di Confindustria ha precisato che per gli imprenditori il problema non è tanto essere o meno nel cda, ma che tutte le associazioni di categoria siano gli interlocutori della ricerca. Ricerca che deve essere sì libera, ma dal momento che pesa sul bilancio provinciale deve anche avere una sua ricaduta.

 

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Confagricoltura e Coldiretti: mediazione riuscita con Zanotelli sui rappresentanti del settore nel cda.

Per Confagricoltura il presidente Diego Coller sul cda della FEM ha ricordato di aver discusso a lungo la proposta dell’assessore Zanotelli e di aver presentato una controproposta. Alla fine, ha raccontato, si è arrivati a una mediazione e Confagricoltura ha ottenuto delle modifiche coerenti con le richieste che erano di ovviare alla mancanza nel cda di FEM di un’adeguata rappresentanza degli agricoltori. Coller si è detto fiducioso che quando si arriverà alla nomina dei tre rappresentanti del mondo agricolo nella governance della FEM, gli operatori sapranno tener conto anche della Cooperazione trentina che ha un grande ruolo in questo settore.
Coldiretti con il presidente Gianluca Barbacovi ha giudicato condivisibile iol risultato raggiunto nella trattativa intavolata con l’assessore, perché sui 7 componenti del futuro cda il mondo agroalimentare sarà sicuramente rappresentato da figure competenti.

Il no della Confederazione italiana agricoltori: il mondo agricolo deve avere il controllo della FEM. E invece il consenso sembra più importante dei problemi.

Per la Confederazione italiana agricoltori (Cia) il presidente Paolo Calovi ha evidenziato il profondo malessere del mondo agricolo sul nuovo cda di FEM prospettato dal ddl con l’emendamento Zanotelli. “La governance e la presidenza di FEM – ha protestato – sono state stravolte senza che nulla lo lasciasse presagire. Il mondo agricolo ha sempre costituito i due terzi dei componenti del cda di FEM. Giusto volere un cda snello – ha osservato – ma occorre comunque garantire una rappresentanza dignitosa del mondo agricolo. Questo perchè FEM non può continuare ad essere un presidio politico. E’ vero che la Pat è l’ente che finanzia la FEM, ma le risorse vengono dagli agricoltori e dai cittadini del Trentino per supportare il settore primario in termini di tecnologie, ricerca e consulenza tecnica. Il mondo agricolo – ha tuonato – deve quindi avere il controllo di FEM”. E ha proseguito mettendo in dubbio che dietro a questo ddl vi sia un progetto per permettere al settore agricolo di fronteggiare i pesanti cambiamenti da cui è investito: dai cambiamenti climatici alle malattie delle piante, fino all’obbligo di ridurre l’utilizzo dei fertilizzanti del 50% entro il 2030. “Sono problemi che non fanno dormire la notte i produttori”, ha spiegato, denunciando quella che a suo avviso è l’assenza di una strategia certa su questi temi. “Si guarda più al consenso che alla soluzione pratica dei problemi”, ha protestato”. “L’auspicio della Cia – ha concluso Calovi – è che nel futuro di FEM dopo questa riorganizzazione vi sia un progetto che ci permetta di affrontare le sfide che con sudore e fatica gli agricoltori dovranno affrontare”.

Nessuna organizzazione degli agricoltori verrà esclusa. E un progetto esiste.

L’assessore Zanotelli ha ringraziato le associazioni degli agricoltori per il lavoro svolto in questi ultimi mesi sulla governance. “Il mondo agricolo – ha garantito – non esce affatto sconfitto da questa riforma della governance. La Giunta non vuole mettere in secondo piano nessuno dei soggetti rappresentativi degli operatori. Una progettualità provinciale esiste e per la prossima programmazione e occorre il coinvolgimento degli operatori del settore. Per questo la Pat sta intavolando un confronto con le organizzazioni degli agricoltori sulla programmazione futura.

 

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Ferrari: la Pat conceda una rappresentanza forte agli agricoltori nel cda di FEM.

Sara Ferrari ha apprezzato le osservazioni delle organizzazioni degli agricoltori e ribadito che non si può pensare, come propone l’assessora, di snellire la governance della FEM con una norma che vada a scapito della rappresentanza delle organizzazioni degli agricoltori e dei dipendenti della Fondazione. Si tratta per Ferrari di garantire quel che l’istituto di San Michele ha assicurato nel corso di un secolo e mezzo di storia al mondo agricolo trentino: formazione, competenza, ricerca, consulenza e innovazione. La scarsa rappresentanza del mondo agricolo nel cda della FEM è, secondo Ferrari, un peccato veniale del ddl che l’assessora potrebbe correggere facilmente. A suo avviso “le associazioni degli agricoltori ci devono essere e ci devono essere tutte”. Non si tratta di ridursi alla miseria di discutere di un posto in più o in meno nel cda. Non si possono privilegiare nomine politiche a una forte presenza nella governance di FEM di chi rappresenta la quotidianità del lavoro nei campi e la competenza sui problemi concreti dall’agricoltura trentina. Per questo Ferrari ha suggerito all’assessora di concedere una rappresentanza di peso al mondo agricolo nel cda. Così come a suo parere nel cda devono esserci i rappresentanti dei lavoratori di FEM perché possano tradurre gli indirizzi nell’azione quotidiana.

 

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Unione diplomati Istituto agrario S. Michele: sbagliato indebolire il cda di FEM.

Per l’Unione diplomati dell’Istituto agrario di San Michele all’Adige, il presidente Lino Lucchi ha espresso le riserve dell’associazione sul cda della FEM. Questo perché l’Istituto di San Michele all’Adige è costituito da tre centri dedicati alla formazione, al trasferimento tecnologico e all’innovazione che dovrebbero essere rappresentati in modo equilibrato nel cda della FEM. Concetto ripreso anche dal vicepresidente Franco Franchini che ha sottolineato in particolare l’importanza strategica della formazione.
Paolo Ghezzi, segnalando il forte dissenso emerso dalle consultazioni del mondo della cooperazione agricola sulla proposta di tagliare la rappresentanza di questo settore nel cda della FEM, ha chiesto se i problemi di mancata efficienza cui la Giunta risponde con questa riduzione siano effettivi o di altra natura.
Il presidente Lucchi ha negato che una sforbiciata del cda di FEM possa renderne più efficiente la governance. E ha sottolineato che Udias ha sempre giudicato positivamente le scelte delle precedenti amministrazioni provinciali, che hanno garantito la presenza di una pluralità di soggetti all’interno della Fondazione. Tutti i soggetti coinvolti sono infatti portatori di una molteplicità degli interessi che riguardano il mondo agricolo trentino e tagliarne fuori anche solo una parte significa suscitare inevitabili malumori. Se il problema della riduzione dei componenti da 12 a 7 è di alleggerire l’onere a carico della FEM, per Lucchi non si è capito che in nome dell’efficienza si indebolisce la struttura portante dell’ente e con questo anche la sua capacità di fronteggiare i problemi, come il taglio del budget deciso negli ultimi anni dalla Provincia.