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LANCIO D'AGENZIA

CONSIGLIO PAT * TERZA COMMISSIONE: « ASCOLTATO IL COMITATO SALVAGUARDIA FASCIA LAGO DI RIVA DEL GARDA / PER GLI ALLEVATORI BENE GLI AIUTI MA I COSTI CONTINUANO A SALIRE »

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15.19 - mercoledì 25 maggio 2022

Terza commissione, ascoltato il comitato salvaguardia fascia lago di Riva del Garda. Gli allevatori: bene gli aiuti della Pat ma i costi continuano a salire e la situazione è drammatica.

In Terza commissione, presieduta da Ivano Job, si è parlato della fascia lago di Riva del Garda e dei gravi problemi che il mondo della zootecnia sta attraversando a causa dell’esplosione dei prezzi dell’energia e delle materie prime. Infine, è stato dato il via all’iter del ddl di Claudio Cia (FdI) per concedere contributi ai pendolari costretti ad usare l’auto per recarsi al lavoro.

Area lago, si potrebbe creare il più grande parco del Garda

Primo punto l’audizione dei rappresentanti del Comitato salvaguardia area lago di Riva del Garda. La presidente Maria Elisabetta Montagni ha ricordato che il gruppo è nato nell’ottobre 2020 per salvare l’area ex Cattoi dell’edificazione. Il 9 aprile scorso sono state presentate alla sindaca di Riva le 3 mila firme raccolte in calce a una petizione. Obiettivo del comitato: creare un’ area pubblica verde composta dalla ex Cattoi, il parco dell’Ora e il parco Miralago. Una ricchezza da valorizzare, da tutelare e non da sfruttare. La vicepresidente Marina Bonometti ha posto l’attenzione sul parco Miralago raccontando la sua storia dagli inizi del ‘900.

La vicenda affascinante del grande parco di fascia lago un tempo caratterizzato da una vasta area a verde. Ma l’impronta a questa pare di Riva venne data dal dottor von Hartungen all’inizio del secolo scorso. Il medico austriaco fondò una clinica in due ville, la Cristoforo I e II, dove si facevano cure mediche di tipo naturalistico. Il successo del sanatorio spinse il medico austriaco ad acquistare un terreno fuori la Riva di allora e la casa colonica esistente venne trasformata nella Villa Seeblink – Miralago, con l’istituto idroterapico e le capanne d’aria. Il figlio di Hartungen, anche lui medico, allargò l’attività costruendo la villa Belriguardo che venne arricchita da un parco indispensabile per il sanatorio nel quale Kafka, paziente del medico viennese, ambientò il suo racconto “Il sogno”.

Dopo la Grande Guerra la clinica venne ingrandita dall’arch. Giorgio Wenter Marini e dal 1921 fino al 1993 divenne una colonia per l’infanzia, la Colonia provinciale infantile Miralago. Paolo Ciresa, del direttivo del comitato, ha parlato della presenza di interessanti strutture militari austro – ungariche che sono beni intangibili statali ma che andrebbero restaurati.

Su questo pezzo di storia si prevede la creazione di un’area sportiva attrezzata, ma nel parco ci sono alberi monumentali che vanno tutelati; inoltre andrebbe revocata la revisione della dichiarazione di non interesse culturale del parco da parte della Sovrintendenza.
L’avvocato Lorella Sitzia ha ricordato che una parte sostanziale di popolazione rivana e anche turisti chiedono un’unificazione dell’area ex Cattoi, i parchi Miralago ie Dell’Ora che permetterebbe di creare il più grande parco del Lago di Garda.

Job ha detto che la Terza commissione approfondirà questa vicenda che è di sicura importanza. Lucia Coppola (Europa Verde), ringraziando per l’impegno il comitato, ha detto che la continuità tra i tre comparti sarebbe importantissima per valorizzare questa ricchezza naturale e architettoniche. Uno dei tanti gioielli trentini che sono un patrimonio nazionale e che vanno visti e tutelati in un’ottica provinciale.

Maria Elisabetta Montagni, rispondendo a Coppola, ha detto che si ha l’impressione che il Comune di Riva non si renda conto dell’importanza di quest’area verde, l’unica sopravvissuta in fascia lago. Eppure, la sensibilità verso la tutela della ricchezza ambientale si sta allargando anche agli albergatori che si stanno rendendo conto che non si può più continuare con la cementificazione che costringe a un turismo “mordi e fuggi”. Forse gli amministratori locali sono occupati a portare avanti idee di 20 anni fa senza capire i cambiamenti che rifiutano un modello di sviluppo ormai giunto ai limiti. La Provincia dovrebbe contribuire a invertire la rotta.

Mara Dalzocchio (Lega) ha detto di conoscere la città e i suoi problemi e ha aggiunto che il Comune di Riva sta lavorando per migliorare la qualità della vita tenendo però conto anche della necessità di creare infrastrutture per accogliere i turisti. Su Miralago, ha aggiunto, non ci sono previsioni e per l’ex Cattoi arriveranno 5 milioni di euro del Pnrr per un parcheggio sotterraneo e un parco in superficie. Per la capogruppo della Lega si deve cercare di far conciliare le varie richieste che vengono dai cittadini. Marina Bonometti ha ribattuto che il parcheggio non è previsto sull’area ex Cattoi ma sull’area dell’ex cimitero.

Allevatori, la zootecnia colpita in pieno dal caro prezzi

La Terza commissione ha ascoltato poi i rappresentanti degli allevatori sull’impatto del caro – energia.
Diego Coller, presidente di Confagricoltura ha ricordato che la zootecnia è stata la prima a risentire degli aumenti partiti dal lontano giugno – luglio, con i primi attacchi speculativi, e che si sono aggravati con la guerra Russo – Ucraina. Coller ha condiviso gli interventi di sostegno messi in campo dalla Giunta, anche se la sofferenza del settore, già in difficoltà da anni, rimane alta e il rischio di dover scaricare i costi sul consumatore, alimentando la spirale inflattiva, è evidente. La situazione è grave anche per Astro, associazione della quale Coller è direttore, così come per tutti i comparti agricoli. Nonostante ciò è stato firmato il nuovo contratto dei lavoratori dell’agricoltura che prevede aumenti salariali.
Alessio Manica (Pd) ha ricordato che la proposta dell’audizione dei rappresentanti delle associazioni degli allevatori è stata sua e il tema non è l’emendamento della Giunta, votato peraltro all’unanimità, ma quello di arrivare ad un’analisi della situazione.

Non possiamo permetterci di perdere anche una sola azienda

Anche Paolo Calovi della Confederazione italiana agricoltori ha sottolineato la gravità del momento e ha aggiunto che il Trentino non può permettersi di perdere anche una sola azienda. La zootecnia, ha aggiunto, va sostenuta con fondi aggiuntivi, perché contribuisce alla manutenzione del territorio ed è fondamentale per lo sviluppo turistico. La Giunta, ha affermato, ha fatto molto ma, visto il momento, dovrebbe fare anche di più anche perché non c’è solo il dramma dei prezzi ma anche quello del reperimento delle materie prime.

Più collaborazione col turismo

Enzo Bottos, direttore di Coldiretti, ha ricordato che il settore latte comprende 700 aziende e produce 150 milioni di litri. La zootecnia andrebbe maggiormente integrata nella promozione turistica. Basta ricordare il fatto che molti esercizi servono latte non trentino. Importante lo stanziamento di 4 milioni fatto dalla Giunta, ma si devono coordinare tutti gli strumenti da quelli nazionali a quelli europei e va fatta una fotografia attenta del comparto zootecnico per capire lo stato di salute delle aziende per creare strumenti adeguati ai tempi e che guardino al futuro. Per Bottos, si dovrebbe dare corpo al decreto nazionale del 2021 sulle pratiche sleali. Norma che impone in tutte le contrattazioni di tener conto del costo medio di produzione. Ma servono controlli sulle catene distributive per capire se questa normativa, che ostacolerebbe le pratiche speculative, viene rispettata. Perché l’esplosione dei prezzi, ha aggiunto, non viene dalla guerra: basti pensare che importiamo dall’Ucraina il 2% del grano tenero e il 3% dalla Russia il che dimostra che ci sono interventi speculativi che necessitano di controlli sulla catena distribuiva. In Trentino, ha ricordato, hanno già chiuso 13 stalle un segnale di cosa potrebbe succedere al sistema trentino. Attività piegate dai costi: una razione alimentare è aumentata del 40% e sul latte uno o due centesimi fanno la differenza. Quindi, bene il provvedimento della Giunta, ma il futuro è già segnato anche se finisse la guerra domattina.

Le stalle sono fondamentali per le comunità

Il presidente della Federazione provinciale allevatori, Giacomo Broch, ha ricordato che negli anni, in Trentino, ci sono stati interventi politici che hanno salvato le stalle e hanno permesso ai figli degli allevatori di non essere più discriminati. Non solo, nel settore oggi lavorano orgogliosamente molti giovani e il ricambio generazionale c’è. Ma oggi le difficoltà sono evidenti: la Fondazione Mach a gennaio parlava di un aumento dei costi per le stalle di 10 centesimi e di 15 per i caseifici su un prezzo medio di 50 – 52 centesimi al litro. Eppure, le stalle sono fondamentali per la vita delle comunità, bene quindi i soldi che vengono investiti dalla Provincia, ma va incrementata l’attenzione sul versante del turismo perché non è possibile che i nostri bar e ristoranti servano il “macchiato” con latte che non è trentino. Si deve guardare al modello altoatesino e in negativo, ha ricordato Broch, sul versante veneto dove non c’è più una malga e i paesi sono morti.

Va affrontato il tema della redditività

Manica ha detto di essere convinto che il mantenimento del settore dell’allevamento sia indispensabile anche per il turismo, ma c’è un problema culturale che va affrontato. Gli interventi, come l’emendamento passato nei giorni scorsi, appartiene all’emergenza ma si deve guardare all’orizzonte di un settore che è perennemente in sofferenza. Il tema di una redditività così esile fa affrontato. Quindi, sarebbe importante capire il quadro delle condizioni delle aziende; capire perché la redditività è così risicata, quanto del latte prodotto viene lavorato a sostegno della resa della filiera. Insomma, non ci si può limitare a parare i colpi dell’inflazione ma ci si deve chiedere come si possa aumentare la redditività.
Lorenzo Ossanna (Patt) si è chiesto cosa possa fare la politica provinciale di fronte ad un aumento dei prezzi frutto di meccanismi speculativi. Si può favorire l’alleanza tra allevatori e il turismo (la Giunta ha lavorato su questo) incrementando il consumo delle produzioni locali, ma si lavora sui centesimi e quindi gli spazi di manovra sono stretti.
Mara Dalzocchio, comprendendo le difficoltà degli allevatori, ha ricordato che la Giunta ha messo in campo una serie di provvedimenti concreti come l’obbligo del 100% del consumo di formaggio trentino negli agriturismo, la creazione di strade dei sapori, la presenza in Tm di un ufficio che si occupa solo di promuovere i prodotti del Trentino. Insomma, la Giunta si sta muovendo per sostenere gli imprenditori agricoli in questo momento di grandi difficoltà. Katia Rossato (FdI) ha chiesto ai rappresentanti cosa si aspettano dalla Pat per uscire dalla crisi. Gli aumenti, ha sottolineato la consigliera, non sono coincisi con lo scoppio della guerra ma sono iniziati prima. Problema nel problema il rischio di riversare sul consumatore i costi con l’allontanamento dei i clienti dal prodotto trentino. Anche Rossato ha ricordato che le stalle sono un elemento fondamentale per la vita delle comunità di montagna.
Lucia Coppola ha sottolineato i sacrifici degli allevatori: un lavoro importante, ha aggiunto, anche per l’ambiente anche perché rappresentano un’alternativa agli allevamenti intensivi.
Michele Dallapiccola (Patt) ha detto che va apprezzata la buona volontà della Giunta, ma i 4 milioni di euro stanziati non sono gran cosa: significa contribuire per 2 centesimi al litro di latte. Mentre una stalla media perde 100 mila euro e con gli aiuti Pat si copre un quarto di questa cifra. Ma, per l’esponente Patt, la politica non può fare più di così se non per quanto riguarda la promozione. Dallapiccola ha ricordato, infine, che c’è una crisi del settore ovino, diventato importante in Trentino, che è in mano ai transumanti che avranno difficoltà burocratiche con le domande. Ivano Job ha chiesto se le 13 aziende hanno chiuso a causa degli aumenti o per altri motivi e se si prevede una ripresa del mercato.

Un intervento straordinario per far fronte ai rincari

L’assessore Tonina ha detto che nell’intervento sono previsti i caprini ma non gli ovini: un intervento straordinario di 4 milioni di euro per far fronte all’aumento dei prezzi che ha colpito un settore strategico. Il dirigente del Dipartimento agricoltura, Romano Masè ha detto che è stato appena chiuso il censimento agricoltura e quindi è possibile avere un quadro di grande dettaglio e fare analisi mirate. Per la zootecnia si sta mettendo in campo una strategia che prevede la promozione, l’analisi latte, l’integrazione dei fondi settoriali (3,5 milioni di euro); un azione con Codipra che ha permesso di far arrivare un centesimo litro alle aziende e un intervento di Coperfidi. C’è la misura straordinaria che verrà attivata, nelle misure di quadro temporaneo, con un de minimis aziendale con soglia massima di 35 mila euro. Infine, il Ministero entro settembre – ottobre interverrà e ci si aspettano per il Trentino circa due – tre milioni. Insomma, non mancano strumenti per affrontare il futuro.

La zootecnia di montagna deve confrontarsi con gli allevamenti industriali

Paolo Calovi ha replicato affermando che si sta parlando di zootecnia di montagna che si confronta con sistemi di allevamento industriali in un mercato globalizzato. Il potere d’acquisto del consumatore è eroso dall’inflazione come dimostra la proliferazione dei discount che vendono prodotti esteri. In Alto Adige, c’è un’altra cultura, ma anche la vicina provincia di Bolzano non è indenne dai problem,i ma da tempo hanno capito che la zootecnia è strategica e va a vantaggio per tutti i settori economici.
Bottos ha affermato che molte aziende altoatesine, ben 3500, sono anche agroturistiche quindi hanno una fonte di reddito integrativa. Inoltre, il direttore Coldiretti ha ricordato che una grandissima parte del latte trentino viene già lavorato, ma con i 500 agriturismo presenti in Trentino non si può fare granché per incrementare il mercato. Centrale invece è il settore commerciale. Infine, le 13 aziende, che avevano già marginalità limitate, sono state “uccise” dall’aumento del costo dei mangimi e dell’energia.

Destinare parte della tassa di soggiorno agli allevatori

Il presidente Broch ha aggiunto che le stalle che non ce l’hanno fatta erano sane e nel confronto con l’Alto Adige va tenuto contro che a nord di Salorno ci sono grandi aiuti e le malghe non fanno formaggio ma producono solo latte alimentare con bilanci inferiori a quelli di Latte Trento. Ed è quindi chiaro che la differenza la fa l’intervento pubblico. Broch ha lanciato una provocazione: destinare una quota della tassa di soggiorno anche agli allevatori.

Nuova disciplina per l’uso dei reflui zootecnici

Parere positivo, con la sola astensione di Lucia Coppola, le due delibere che rivedono la disciplina sull’utilizzo agronomico delle effluenti di allevamento e del digestato.

Via all’iter del ddl Cia per concedere contributi ai pendolari

La lunga seduta della Terza commissione si è chiusa con l’avvio dell’iter del ddl n. 129 di Claudio Cia che mira a introdurre aiuti economici per l’uso del mezzo privato i pendolari. Il capogruppo di FdI ha affermato che spesso gli orari dei mezzi pubblici obbligano molti lavoratori ad usare l’auto per recarsi al lavoro. Quindi, nonostante gli sforzi della Giunta per potenziare il trasporto collettivo, c’è la necessità di agevolare economicamente i pendolari. Il ddl Cia traccia una serie di criteri per l’ accesso ai contributi per le spese di viaggio. Una proposta, ha aggiunto Cia, che non vuole certo disincentivare il mezzo pubblico, ma mira a favorire la permanenza della popolazione nelle valli. Una norma analoga a quella in vigore dal 2015 a Bolzano.
L’assessore Gottardi ha detto che l’idea di favorire la residenzialità nelle valli è condivisibile, ma si stanno valutando gli impegni di spesa che implicherebbe questa iniziativa legislativa. Chiaramente, ha aggiunto, ciò non significa un disincentivo del trasporto pubblico che risente ancora dell’impatto della pandemia.

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