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CONSIGLIO PAT * QUINTA COMMISSIONE: « LE AUDIZIONI PER IL DISEGNO DI LEGGE 42 DI GIORGIO TONINI, “ OSSERVATORIO SULLE DISCRIMINAZIONI – INTOLLERANZA E ODIO IN PROVINCIA DI TRENTO “ »

La quinta Commissione di Alessia Ambrosi ha ospitato questa mattina le audizioni al disegno di legge 42 di Giorgio Tonini “Osservatorio sulle discriminazioni, l’intolleranza e l’odio in Provincia di Trento”. Sono emersi pareri contrastanti tra i giuristi o associazioni come Family Day e Movimento per la vita contrari alla proposta che “vorrebbe confinare i sentimenti in una griglia normativa” e Unar, Oscad e Vox che, pur offrendo alcuni spunti tecnici migliorativi, hanno promosso l’Osservatorio, utile per declinare il contrasto all’odio e alle discriminazioni su base territoriale. Contrastanti anche i pareri dei consiglieri intervenuti.

Nell’ordine sono stati sentiti i seguenti soggetti dei cui interventi diamo conto di seguito distinguendoli tra contrari e favorevoli alla proposta: il Centro Studi Livatino, l’Associazione Family Day, il Movimento per la Vita di Trento, i Giuristi per la Vita; è stata quindi la volta dell’Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori (OSCAD), dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR). Infine, è stato ascoltato VOX Diritti mentre sarà oggetto di una prossima audizione il Compartimento di Polizia Postale Trentino Alto Adige.

 

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Il Fronte dei NO

Centro Studi Livatino: diritto e i sentimenti sono tra loro estranei
Aldo Rocco Vitale per il Centro Studi Livatino, ha posto la riflessione sull’esistenza o meno di una tutela giuridica e sulla necessità di norme specifiche sull’argomento e ha fatto riferimento alle griglie normative esistenti ed applicate a tutela penalistica di atti definiti discriminatori. Accanto a questo, ha aggiunto che non esiste un obbligo di carattere europeo per specificare all’interno di queste norme la fattispecie che si vorrebbe declinare con questo disegno di legge. Occorre dunque chiedersi se il legislatore possa definire l’essere umano in base alla sua identità di genere e alla sua sessualità. Senza tenere conto, tra l’altro, della evidente contraddizione del negare la dimensione sessuata dell’essere umano da un lato e del presumere di espanderla oltre la dicotomia maschile-femminile dall’altro. E’ la natura umana che finge da norma per le definizioni legali oppure viceversa? si è chiesto. Il diritto penale deve essere assolutamente preciso e circoscritto a suo avviso perché un diritto che si basa su definizioni astratte si espone a critiche di carattere teoretico. Questo genere di iniziative andrebbero dunque circoscritte in una giuridicità intrinseca alle norme, altrimenti si rischia di distorcere la dimensione giuridica in quanto tale.

 

Family Day: l’ennesimo carrozzone con svantaggi superano di gran lunga i presupposti benefici
Simili le considerazioni di Pino Morandini, intervenuto per Family Day. L’ex consigliere e assessore provinciale ha detto di comprendere le buone intenzioni dei proponenti, ma dal punto di vista dei contenuti ha messo in evidenza alcuni aspetti di criticità del disegno di legge. Per cominciare, la relazione al ddl descrive un quadro desolante relativo all’intolleranza, mentre i dati ufficiali rilevano che negli ultimi tre anni i crimini di odio in Italia si sono attestati stabilmente sui 1000 casi all’anno in Italia e in Trentino non si registra una controtendenza rispetto al dato nazionale. Il ddl intende proporre un Osservatorio sulle discriminazioni, intolleranza ed odio in Provincia di Trento, ma non chiarisce cosa si intenda per discriminazioni, intolleranza ed odio: siamo dunque di fronte a fattispecie assolutamente indeterminate che aprono spazi di arbitrio all’interpretazione. Un Osservatorio di questo tipo, oltre ad innestarsi in un quadro tutt’altro che desolante, darebbe un’immagine negativa e non realistica del Trentino, notoriamente terra di accoglienza ed integrazione. Infine, un’ultima annotazione: l’Osservatorio sarebbe l’ennesimo carrozzone con dispendio di denaro pubblico, tanto meno opportuno in un momento come questo in cui si osservano crescenti versanti economici in serie difficoltà. In conclusione, dunque, a suo avviso, anziché risolverle, questa proposta amplificherebbe profonde discriminazioni e gli svantaggi superano di gran lunga i presupposti benefici, ammesso che benefici possano essercene.

 

Giuristi per la vita: l’odio, come l’amore, non si possono normare
Gianfranco Amato di Giuristi per la Vita ha premesso che è sempre un errore ed è una limitazione della libertà utilizzare la funzione legislativa per finalità ideologiche o per funzioni che non le sono proprie: monitorare fenomeni come quelli dell’odio non è dunque materia di diritto. L’odio non si può imporre o negare per legge, esattamente come l’amore. Se poi l’odio si estrinseca attraverso atti contrari alla legge, verrà punito secondo la griglia legislativa esistente. Non illudetevi, ha concluso, che duplicando al burocrazia si risolvano i problemi, semmai è vero il contrario.

 

Movimento per la Vita: non è aumentando le leggi e il tenore letterale delle leggi che si aumenta la tutela
L’avvocata Maristella Paiar, volontaria del Movimento per la Vita ha detto di apprezzare e ringraziare la buona fede e la buona volontà dei proponenti, che però non sono sufficienti a dare buoni risultati. Come già rilevato dai precedenti interventi, discriminazioni, intolleranze ed odio sono concetti diversi, vaghi e di dubbia interpretazione. Ci sono già normative penali e civili che tengono conto delle problematiche descritte, come già ci sono osservatori con simili finalità. Infine, è purtroppo evidente il vizio di mettere a tacere le persone etichettandole anziché standole a a sentire e questa norma contribuisce proprio ad etichettarle. L’avvocata ha suggerito in alternativa ai consiglieri di riflettere annualmente su queste tematiche con il supporto dei dati già disponibili e darne conto al Consiglio: non è aumentando le leggi e il tenore letterale delle leggi che si aumenta la tutela, ma piuttosto semplificando e offrendo strumenti chiari e comprensibili. I soldi pubblici si potrebbero usare in maniera migliore per ottenere un risultato migliore, ha concluso.

 

Gli spunti dei consiglieri
Sara Ferrari ha rassicurato i presenti che l’Osservatorio non ha alcuna finalità punitiva o di natura giuridica, ma si propone come un organismo, tra l’altro incardinato presso le istituzioni, per monitorare e riflettere, anche a livello locale, su odio, intolleranza e discriminazioni.
Lucia Coppola ha detto che occorre tenere conto delle considerazioni offerte dagli auditi, ma ha aggiunto che qualcosa si deve assolutamente fare: quello che si osserva sulla rete non può lasciare indifferenti e pur non ammettendo limitazioni alla manifestazione libera del proprio pensiero, non possiamo non riflettere sulla necessità che venga garantita la dignità della persona, in particolare su web e rete, spesso contenitori e amplificatori di sentimenti deteriori.
Paolo Zanella (Futura) ha rilevato alcune contraddizioni nell’intervento dell’avvocata Paiar dove dice che basterebbe l’Istituto di statistica per rilevare il fenomeno, che peraltro ha definito non rilevabile. Paiar ha risposto che la statistica elabora già dei dati e che non serve un ulteriore organismo a declinarli.

 

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Il fronte dei SI

Unar: promossa la costituzione di “antenne” territoriali per garantire presidi contro le discriminazioni
Nadan Petrovic è intervenuto per conto dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), istituito nel 2003 recependo la direttiva europea sulla parità di trattamento e le discriminazioni fondate sulla razza e sull’origine etnica e incardinato nel Dipartimento della Pari opportunità del Consiglio dei Ministri. Due gli ambiti principali di attività: al contrasto delle discriminazioni (anche con l’osservazione su media e web) e alla promozione dei principi di pari opportunità. La proposta normativa in discussione è interessante perché l’attività richiede un forte raccordo territoriale. I dati aumentano di anno in anno perché forse aumenta la capacità dell’Ufficio di farsi riconoscere come soggetto, ma anche perché aumenta la percezione della cittadinanza delle discriminazioni subite e la volontà di denunciare. Unar, ha detto Petrovic, ha promosso fin dal 2005 la costituzione di “antenne” territoriali per garantire presidi, sportelli spesso chiamati Osservatori, finalizzati a prendere in carico e offrire supporto in occasione di episodi discriminatori e a diffondere la cultura del rispetto con azioni di prevenzione, sensibilizzazione, monitoraggio delle discriminazioni. Questo ruolo è essenziale e di assoluta importanza anche per garantire omogeneità nella raccolta dati e nella declinazione delle attività, quindi assoluto plauso per l’iniziativa del disegno di legge.

 

Oscad: Ottimo l’obiettivo, serve maggiore precisione nella terminologia
Stefano Chirico per l’Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori (OSCAD) ha descritto brevemente le attività di Oscad, istituito nel 2010 con l’obiettivo di mettere a sistema le forze di polizia nel contrasto degli atti di natura discriminatoria. Il primo elemento da considerare è che si occupa di reati e tutto quello che non ha questa natura viene trattato dall’Unar, che ha appunto la diversa funzione già illustrata dal collega. Tre gli aspetti sui quali è attivo: monitoraggio sui reato di odio e discriminazione, sensibilizzazione in merito delle forze polizia e partecipazione ai tavoli europei. L’iniziativa legislativa è dunque estremamente interessante e pienamente condivisibile negli obiettivi, ma servirebbe chiarire alcuni aspetti: la materia, osservatorio di qual discriminazioni si occupa? Sia il reato che il non reato, immagino, Si potrebbe ad esempio integrare l’articolo 1, chiarendo le differenze tra reato e non reato. Altro aspetto, servirebbe chiarire di quali settori l’Osservatorio ritiene di volersi occupare, introducendo maggiore precisione nella terminologia. Ad esempio, all’articolo 2, sarebbe meglio precisare tecnicamente le declinazioni dei territori in cui l’Osservatorio vuole muoversi. Potrebbe essere per esempio interessante monitorare il ground disabilità, che non è declinato nella proposta ecc.

 

I commenti dei consiglieri e la replica degli auditi
Mara Dalzocchio (Lega) ha ringraziato per aver rilevato gli aspetti lacunosi che rafforzano il suo scetticismo sulla proposta e ha chiesto se ci sono dati su odio e discriminazioni in Trentino e se esistano criteri individuati per attenzionare i cittadini, altrimenti qui ci troveremo ad indagare tutte e tutti per qualsiasi cosa.
Sara Ferrari ha ringraziato gli auditi perché hanno chiarito che questo è uno strumento di cui il territorio è opportuno si doti, pur segnalando gli elementi di debolezza e la necessità di maggiore precisazione e puntualizzazione degli ambiti e dell’allargamento dei soggetti che possono subire discriminazione.
Lucia Coppola ha ringraziato gli intervenuti per la chiarezza e disponibilità ed ha chiesto in che modo si entri in relazione con le singole realtà territoriali.

 

Stefano Chirico ha replicato a Dalzocchio che i dati sull’odio e le discriminazioni sono un tema estremamente complesso perché soffrono di underreporting e underrecording (non riconosciuti né da chi li subisce, né da chi li registra) e si riesce a toccare solo la punta dell’iceberg. Abbiamo dati ufficiali solo sui ground coperti dalla normativa e dunque non abbiamo attualmente dati statistici scientificamente dimostrabili sui crimini d’odio. I numeri più attendibili in materia, pur senza valore statistico, sono quelli comunicati annualmente all’Osce. Per questi deficit è altrettanto difficile definire gli ambiti, che sono tendenzialmente quelli classici, razza, etnia, discriminazione sessuale, disabilità ecc. Nell’ottica di fornire un servizio Chirico, e successivamente anche Petrovic, hanno dato personale disponibilità a fornire i contributi che saranno ritenuti utili al perfezionamento della proposta legislativa. Quanto alla relazione con i territori Chirico ha anticipato che recentemente Oscad ha attivato una rete di referenti territoriali presso tutte le questure e presso i comandi dei carabinieri provinciali. Un aspetto particolarmente significativo, ha aggiunto, perché è fondamentale l’ottica nazionale, ma lo è ancora di più quella locale, adattata alle esigenze specifiche del territorio.

 

Vox Diritti:e stremamente importanti il monitoraggio e l’attività di prevenzione
Massimo Clara per Vox Diritti, ha chiarito che l’associazione si occupa della tutela e della lotta contro qualsiasi forma di discriminazione. Vox realizza da anni la mappa dell’odio, fondata sull’esame di decine di migliaia di tweet per rilevare contenuti di incitazione alla violenza su internet. Un’operazione parallela alla proposta oggetto della discussione, ha detto. Il lavoro svolto ha dato informazioni preziose sui meccanismi di diffusione dell’odio e sulla selezione dei gruppi classici (ebrei, omosessuali, donne ecc.) e dei gruppi meno classici come i disabili. I risultati della mappa sono buoni sotto il profilo della bontà delle leggi e delle buone pratiche. Dalla quantità di tweet di odiatori emerge che Trento non è tra le zone apicali da nessun punto di vista, che vede invece in assoluto ai vertici la città di Roma. Tuttavia, essere informati su quanto avviene nel territorio con un costante monitoraggio e attività di prevenzione è sicuramente estremamente utile. Quando si realizzano questi interventi, ad esempio nelle scuole, si ottiene una forma di partecipazione che permette di costruire un contesto di grande valenza educativa.

 

I commenti dei consiglieri e la replica di Clara
Rispondendo a sollecitazioni di Paola Zanella e Alessia Ambrosi, Massimo Clara ha poi chiarito che l’effetto pandemico ha confermato una ripercussione sui discorsi di odio riferiti ai disabili e questo è avvenuto in coincidenza con episodi specifici. Ha poi aggiunto che da un punto di vista pratico l’algoritmo per analizzare i tweet da una risposta molto precisa ad esempio nel distinguere il contesto in cui vengono utilizzate le singole parole, grazie a meccanismi di associazione. Dal punto di vista della libertà di opinione è assolutamente possibile distinguere tra il comiziante e il soggetto che incita all’odio. La libertà di opinione è un valore costituzionale, ma lo è anche il rispetto dell’altro: il pensiero di Adolf Hitler ha ammazzato molti più ebrei di quanto ne abbia potuto uccidere lui materialmente.

Mara Dalzocchio ha espresso perplessità su una presunta mappa dell’odio e preoccupazione per il fatto che la libertà di pensiero possa essere declinata da un algoritmo. Stiamo attenti ad approcciarci a questo tema, ha aggiunto.

Sara Ferrari ha replicato che l’Osservatorio non ha il compito di occuparsi della metodologia e ha precisato che anche la Fondazione Kessler di Trento si sta occupando di una mappatura simile.

Clara ha precisato che l’attività di monitoraggio e di studio non hanno competenze di natura penale, solo di prevenzione e informazione. Non c’è nessun singolo identificato, bensì si individua il numero di tweet in maniera anonima, anche perché l’odio va ben aldilà della componete legale. Ha poi precisato che il lavoro è svolto dalla Statale di Milano, dalla Sapienza di Roma, dalla Cattolica di Milano e dall’Aldo Moro di Bari, con una quantità e qualità di differenze culturali e anche di orientamento politico.