Intervista a Marina Mattarei

- ex Presidente Federazione Trentina della Cooperazione -

Via entro l’estate tutte le “macchinette da gioco” da bar e tabacchini situati entro 300 metri da luoghi sensibili come prevede la legge provinciale sulla ludopatia? Netta contrapposizione tra imprenditori da una parte, Terzo Settore e Apss dall’altra, sentiti oggi dalla IV Commissione circa l’ipotesi di prorogare la scadenza modificando la norma. Atteso ora il parere della Giunta.

Mattinata di audizioni in videoconferenza, oggi, per la Quarta Commissione presieduta da Claudio Cia (Agire), sull’obbligo – previsto da una norma della legge provinciale 13 del 2015 dedicata alla prevenzione e la cura della ludopatia – di rimuovere entro la metà di agosto di quest’anno gli apparecchi da gioco da bar e tabacchini distanti meno di 300 metri dai cosiddetti “luoghi sensibili”: scuole, case di riposo, oratori e altri centri sociali dove si incontrano giovani e anziani, esposti più di altri al rischio di dipendenza dalle “macchinette”. Dai due “mondi” coinvolti – sono stati consultati i rappresentanti delle associazioni di categoria da una parte e le organizzazioni sociali e sindacali dall’altra – è emersa una netta contrapposizione.

I primi – esercenti di bar, tabacchini e gestori di sale gioco – hanno sollecitato un ritocco della norma che preveda una proroga di 2 anni del termine entro il quale gli operatori dovranno rimuovere le slot e le videolotterie dai loro locali, altrimenti – hanno sostenuto – le loro attività subiranno gravi perdite economiche con inevitabili ripercussioni negative sull’occupazione, senza contare le cospicue entrate alle quali la Provincia dovrebbe rinunciare (stimate in circa 40 milioni di euro all’anno). I secondi – associazioni del Terzo Settore e sindacati confederali – si sono invece pronunciati per l’attuazione della legge provinciale entro i tempi stabiliti, a causa di danni sociali e psicologici pesantissimi anche se difficili da calcolare, ai quali si aggiungono i costi elevati per la sanità pubblica, conseguenti ai sempre più numerosi casi di ludopatia che emergono sempre più, favoriti dalla prossimità tra le macchinette e le persone attratte dall’illusione di facili guadagni.

Alla fine, mentre i consiglieri di minoranza hanno respinto la proposta del presidente Cia di formare un gruppo di lavoro interno per valutare eventuali proposte di modifica della legge, l’assessore Failoni, intervenuto al termine, dopo aver seguito gran parte delle audizioni, impegnandosi a comunicare al più presto alla Commissione la posizione maturata dalla Giunta sull’argomento. Una volta acquisito il parere dell’esecutivo – ha concluso Cia – l’organismo consiliare deciderà se proseguire con approfondimenti o chiudere il punto.

 

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Cia: affrontare il tema senza pregiudizi ideologici.

In apertura Cia (Agire) ha chiarito il senso di queste audizioni, sottolineando l’esigenza di raccogliere tutti gli elementi utili per poi decidere il da farsi in vista di possibili proposte di modifiche alla norma che consentano l’eventuale proroga della scadenza di quest’estate come richiesto dagli esercenti interessati. L’importante – ha insistito Cia – è affrontare senza pregiudizi ideologici la questione, che per quanto riguarda gli aspetti economici ed occupazionali riguarda anche le competenze della Seconda Commissione, i cui componenti sono stati invitati e che oggi era rappresentata dal solo consigliere Devid Moranduzzo (Lega).

 

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Apss: più le persone sono distanti dall’oggetto della dipendenza e meglio è.

Per l’Azienda provinciale servizi sanitari sono intervenute Anna Franceschini, direttore del servizio dipendenze e alcologia ed Ermelinda Levari, medico psichiatra che si occupa della presa in carico delle persone affette da ludopatia. Franceschini ha ricordato che le dipendenze si caratterizzano per la perdita di controllo e della sensibilità agli stimoli del gioco ai quali non si riesce a resistere. Più queste persone sono distanti dall’oggetto della propria dipendenza meno forti sono gli stimoli a giocare. Dalle ricerche emerge che i giovani giocano prevalentemente nei luoghi vicini a scuola e a casa. Quelli più coinvolgenti e problematici sono le Slot machine e le Videolotterie (Vlt), che implicano spese maggiori al Gratta e Vinci. Vero è che gli italiani sono sempre più propensi anche al gioco online: si tratta soprattutto di uomini sopra i 60 anni con problemi di solitudine e mancanza di ruolo dopo il pensionamento. Le persone che soffrono di questa dipendenza – ha aggiunto Franceschini – richiedono un maggiore controllo e disposizioni che prevedano orari limitati e giochi lontani dai luoghi sensibili come le scuole e i centri per anziani. Levari ha aggiunto che anche gli utenti giudicano importante rendere meno accessibili i giochi che causano dipendenza. Sanno che avere un’offerta facilmente a disposizione significa maggior probabilità di cedere allo stimolo e al richiamo del gioco.

 

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Franceschini: dai 7 utenti in carico al servizio del 2007, si è arrivati ai 120 di oggi.

A una domanda di Paola Demagri (Patt), che ha chiesto di quantificare i pazienti in carico presso il servizio dipendenze dell’Apss e la percentuale degli utenti in carico a livello nazionale per poter fare una comparazione, Franceschini ha risposto che ogni anni l’Apss segue più di 100 pazienti. L’aumento è stato esponenziale a partire dal 2007, quando i pazienti in carico erano 4. Ora gli utenti sono 120.
Lucia Coppola (Futura) ha chiesto quale sia la percentuale delle persone “guarite” dalla ludopatia. Levari ha risposto che circa il 40% delle persone che sono state in carico all’Apss sono arrivate alla “remissione” (in questi casi il termine “guarigione” è improprio) ma a distanza di non più di un anno, un anno e mezzo. Il problema è successivo, di follow up, perché non si sa se questi soggetti hanno ricadute, perché a distanza di 5 anni con loro si perdono i contatti. Nel dato andrebbero incluse anche le persone che si appoggiano all’Ama (Associazione auto mutuo aiuto) nelle valli. Associazione con cui l’Apss collabora.

 

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Levari: la dipendenza dal gioco si accompagna spesso a quella dall’alcol.

Claudio Cia ha chiesto se vi sono dati sul tipo di gioco da cui le persone dipendono: slot machine, gratta e vinci o giochi online che si possono svolgere anche a casa. E quanti sono i giovani che si sono rivolti al Sert. Levari ha risposto che bnel 90% dei casi il problema riguarda le slot machine. Con il lockdown e la chiusura delle sale da gioco, l’Apss ha predisposto un questionario che in questi giorni è stato somministrato agli utenti anche per capire quanto elevato sia stato il ricorso al gioco online. I più anziani rispondono che non saprebbero nemmeno come accedere ai giochi online. I minorenni non hanno invece problemi con il gioco d’azzardo ma con i video-giochi.
Devid Moranduzzo (Lega) ha chiesto se l’Apss interviene nelle scuole medie e superiori per la prevenzione e come se la ludopatia sia “contagiosa” in famiglia. Franceschini ha spiegato che nelle scuole gli interventi sono frontali non hanno efficacia mentre danno buoni risultati quelli sulle competenze di tipo sociale e relazionale. Sulla famiglia, Levari ha spiegato che spesso una persona che soffre di dipendenza da gioco ha un familiare, ad esempio un genitore, con un problema analogo. Ma anche una dipendenza dall’alcol o un disturbo depressivo. Chi ha un uso problematico del gioco spesso consuma sostanze, cannabis o tabacco. Vi è una correlazione tra il “bere” e il giocare. Ecco perché le macchinette nei bar incentivano spesso la perdita del controllo. Dipendenza dall’alcol e dal gioco in molti casi si accompagnano.

 

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L’Agenzia delle dogane: l’importante è che i giochi siano legali.

Per la sezione giochi e tabacchi dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, intervenuta con Luigi Riverso, ciò che maggiormente preme è che i giochi siano legali. E che, se rimossi, non siano sostituiti da giochi illeciti. Giusto quindi per l’Agenzia tutelare le fasce più deboli, ma l’obiettivo verrebbe meno se prendessero piede le offerte illegali.
Rispondendo a una domanda di Cia Riverso ha spiegato che, stando ai controlli dell’Agenzia, questo accada spesso. Su richiesta di Demagri ha precisato che l’Agenzia delle dogane e monopoli ha compiti di vigilanza in materia di gioco. E che gli esercizi che intendono offrire gioco con apparecchi che prevedono vincite in denaro devono iscriversi a un apposito albo esibendo precisi requisiti che garantiscano il rispetto della legge. L’Agenzia poi verifica la regolarità dei locali che offrono gioco con le Slot machine e il numero degli apparecchi installati. E ha ricordato che per questi occorre anche presentare una Scia al Comune, che si occupa di accertare il distanziamento da luoghi sensibili.
Moranduzzo ha osservato che i controlli dell’Agenzia andrebbero effettuati non nei bar o nei tabacchini ma nelle sale gioco, dove influenzano maggiormente i consumatori.
Riverso ha chiarito che i controlli vengono effettuati anche nelle sale gioco dove peraltro solitamente non si riscontrano illeciti. Quanto agli esercizi che hanno disinstallato le slot, l’Agenzia non ha riscontrato solitamente situazioni regolari.

 

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Confesercenti e Confcommercio chiedono il rinvio della scadenza.

Per Confesercenti Aldi Cekrezi ha osservato che la normativa nazionale ha permesso alle imprese come bar, sale giochi e tabacchini di effettuare investimenti sulle macchinette e anche di assumere personale. Sempre – ha aggiunto – rispettando le regole. E ha ricordato che vi sono bar nei quali il 30-35% del fatturato complessivo deriva dalle Slot e dalle Vtl e che con queste entrate gli operatori pagano l’affitto e altri costi fissi come i dipendenti. Rimuovere questi apparecchi comporterebbe un drastico calo del fatturato con prevedibili conseguenze negative sull’occupazione. Cekrezi ha ricordato che il mercato dei giochi online, a differenza di bar e tabacchini, non è soggetto a nessun controllo. Inoltre gli operatori dei pubblici esercizi devono seguire corsi di formazione ed esporre cartelli per dissuadere gli utenti da un abuso dei giochi. In sostanza i pubblici esercizi possono aiutare la prevenzione della dipendenza da gioco. Secondo Confesercenti l’ente pubblico deve permettere alle imprese di continuare a lavorare. Quindi la Provincia dovrebbe far slittare di 2 anni la scadenza del prossimo mese di agosto.
Per la Confcommercio Giovanni Profumo ha ricordato che Stato ed Erario ricavano dai giochi d’azzardo legali 10 miliardi di euro all’anno. E che in questa materia c’è estrema confusione: a suo avviso le norme per tutelare i soggetti deboli dal rischio della dipendenza da gioco andrebbero riscritte. Perché per i giovani la legge interviene sul gioco “fisico” mentre nulla prevede per quello online che i ragazzi usano moltissimo. Profumo ha aggiunto che vista anche l’attuale pandemia sarebbe saggio adottare un atteggiamento prudente, prendendo tempo con una proroga nell’attuazione della legge che consenta di individuare una formulazione migliore. Armonizzando le esigenze delle imprese e prestando al tempo stesso attenzione alla tutela dei clienti, senza sacrificare i diritti degli uni o degli altri. Giusto quindi rinviare la scadenza e nel frattempo cercare interventi che inducano ad un consumo equilibrato del gioco. Sempre per Confcommercio, Mila Bertoldi ha ricordato che l’attività degli imprenditori che si avvalgono di questi apparecchi è legale e tutela la sicurezza perché evita la fuga nel campo del gioco illegale e inoltre. Quindi i pubblici esercizi e i tabacchini che offrono giochi hanno anche una funzione sociale. E non si può dimenticare che la perdita causata dalla rimozione dei giochi legali sarebbe molto elevata per il bilancio della Provincia. “Fino ad oggi mai nessun esercente – ha concluso – ha dovuto rimuovere apparecchi da gioco per aver gestito in modo illecito le macchinette. Inoltre queste imprese danno lavoro a dipendenti e sostengono famiglie. La rimozione delle slot porterebbe alla cancellazione di molte attività che producono reddito e contribuiscono al bilancio della Provincia.

 

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Il Sinagi: serve una riforma complessiva. Senza giochi legali, rischio criminalità.

Busetti del sindacato nazionale giornalai (Sinagi) ha espresso la forte preoccupazione degli operatori del settore per l’imminente scadenza del termine entro il quale tra due mesi andrà effettuata la rimozione delle macchinette. Senza questi giochi gli operatori del settore non riusciranno a sostenere i costi fissi legati, a pagare i dipendenti e l’affitto. La preoccupazione più grande riguarda però la conservazione dei livelli occupazionali, perché la rimozione dei giochi comporterebbe la perdita di centinaia di dipendenti. Busetti ha peraltro concordato con il fatto che una semplice proroga della scadenza sarebbe poco incisiva. Bisognerebbe a suo avviso anche ragionare su una riforma complessiva. Il Sinagi – ha aggiunto – ha ben presente la problematica sanitaria sottesa agli interventi legislativi come quello della Provincia, dovuti a un utilizzo non corretto di questi apparecchi da gioco. Occorrerebbe potenziare la formazione degli operatori per contribuire la tutela dei clienti. Ma se si afferma una linea proibizionistica il rischio è che esploda il gioco illegale. Ancora, il ritorno fiscale dell’utilizzo delle slot machine e degli altri giochi per la Provincia si aggira sui 45 milioni di euro all’anno. Si tratta allora di contemperare gli interessi di tutti, imprenditori e utenti, individuando un giusto equilibrio. Sinagi ha messo anche in guardia dal rischio con la rimozione dei giochi leciti apra la strada a quelli illegali con possibili infiltrazioni criminose.

 

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Federtabaccai: non vogliamo minori alle Slot. Un solo errore e chiudiamo.

Gabriele Sannicolò, presidente della Federazione italiana tabaccai, ha ricordato che la susa organizzazione rappresenta 48.000 attività. E ha chiesto la proroga per altri 2 anni l’uso delle slot e delle Vlp per questi operatori, visto anche il difficile periodo che stanno attraversando. Dal gioco dipende il 40% del reddito dei tabacchini. Le vendite di tabacco e di servizi sono calate molto nei mesi della pandemia. I tabaccai sono obbligati a frequentati corsi per la dissuasione dei cliente dal rischio della dipendenza da gioco. Insomma, sono vigili, attenti e tenuti a verificare sempre l’età del cliente. La nostra preoccupazione è che i minori non utilizzino le slot, ha aggiunto. Gli operatori sono consapevoli che un solo errore in questo campo significherebbe la perdita della licenza.
Moranduzzo ha sottolineato il fatto che gli operatori dei pubblici esercizi e dei tabaccai hanno tutto l’interesse ad evitare il rischio della ludopatia.
Coppola ha messo in guardia dal rischio di credere che le famiglie dei lavoratori dei pubblici esercizi e dei tabacchini contino più delle famiglie delle persone che diventano dipendenti dal gioco. C’è da chiedersi se, vista la pericolosità e la diffusione della dipendenza da gioco e i gravi oneri per le famiglie toccate dalla ludopatia, il gioco valga la candela. Meglio sarebbe per Coppola puntare ad una riconversione delle attività dei pubblici esercizi e dei tabaccai, ai quali non spetta certo il compito di prendersi cura di chi diventa dipendente dai giochi offerti nei loro locali. Occorre quindi puntare, nei bar e nei tabacchini, su attività alternative ai giochi.
Rispondendo a una domanda di Demagri, Cekrezi di Confesercenti ha informato che in Trentino sono circa 2000 i bar dotati da 2 a 5 macchinette. Senza le quali circa 1000 famiglie rimarrebbero senza reddito.
Profumo di Confcommercio ha ribattuto a Coppola evidenziando la preoccupazione che sopprimendo il gioco lecito si apra la strada ad un mondo di giochi illeciti. Occorre quindi da un lato tenere il gioco sotto controllo investendo in prevenzione soprattutto nelle scuole.
Per il Sinagi Busetti ha stimato nel 30-40% del fatturato gli introiti derivanti per i tabacchini dal gioco lecito. Quanto alla perdita occupazionale a suo avviso la rimozione dei giochi da pubblici esercizi e tabacchini comporterebbe la perdita di un migliaio di posti di lavoro. E ha ribadito che con l’eliminazione del gioco lecito, il vuoto sarebbe colmato dal gioco illecito e dal gioco online.

 

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Cgil e Cisl: i costi della ludopatia superano quelli per ricollocare i lavoratori.

Per i sindacati sono intervenuti Andrea Grosselli della Cgil e Michele Bezzi della Cisl. Grosselli ha chiesto l’attuazione della legge 13 del 2015, perché la preoccupazione della Cgil è per le conseguenze negative degli abusi dell’utilizzo delle macchinette da gioco, pur riconoscendo che vi sarebbero ripercussioni anche per le imprese e l’occupazione. Ma questi effetti negativi sulle imprese per la Cgil sarebbero sostenibili sia grazie agli aiuti pubblici della Provincia sia grazie alla ripresa del mercato del lavoro dopo la pandemia. In ogni caso a suo avviso sarebbe auspicabile che nell’attuare questa norma la Provincia prevedesse anche misure di sostegno alle imprese costrette a rimuovere i giochi dai locali. Per Grosselli nel bilanciamento degli interessi in campo, gli effetti sulla spesa pubblica sarebbero alla fine positivi, visto che calerebbero i costi da sostenere per la cura delle persone vittime della ludopatia.
Bezzi della Cisl ha condiviso la posizione espressa dalla Cgil anche se con una maggiore insistenza per la tutela anche dei lavoratori dei pubblici esercizi e dei tabacchini, che andrebbero aiutati a trovare un altro impiego attraverso appositi corsi di formazione. Bezzi ha comunque confermato l’esigenza di mantenere la tempistica prevista dalla legge 13.
Cia ha chiesto se non sia troppo impegnativo per le casse della Provincia ricollocare i lavori dei pubblici esercizi e dei tabacchini che perderebbero l’occupazione per effetto della rimozione delle macchinette. E aggiunto che chi lavora in questo settore ha diritto di non sentirsi demonizzato visto che i giochi portano grande ricchezza alla Provincia.
Grosselli ha risposto che pur di fronte a un evento catastrofico come la pandemia, nel medio periodo con la copertura degli ammortizzatori sociali il mercato del lavoro del Trentino avrà bisogno di manodopera. Quindi il problema di trovare un altro lavoro per queste persone non ci sarà, perché saranno riassorbite. Mentre i costi a carico della collettività per recuperare chi è affetto da ludopatia sono sicuramente più alti.

 

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L’Ama: nel 2018 giocati 923 milioni di euro. Il problema riguarda Slot e Vtl.

Per l’Associazione di auto mutuo Ama, Miriam Vanzetta ha ricordato che l’Ama si occupa di gioco d’azzardo dal 1999. Fino al 2009 il tema del gioco legale era molto di nicchia, ma poi con l’apertura delle Vlt e le Slot nei bar e nei tabaccai vi è stato un boom delle problematiche di dipendenza. L’Ama ha formato 8 gruppi nelle valli del Trentino. Nel 2018 i dati del monopolio di Stato dicono che solo in Trentino nelle slot sono stati giocati 923 milioni di euro, pari al 75% di tutto il giocato nella nostra regione. La quasi totalità dei soldi spesi va in queste macchinette, con un incremento di 15 milioni di euro dal 2018. Il problema delle Slot e delle Vlt è dominante rispetto ad altri giochi. Il 90% dei giocatori d’azzardo hanno problemi con slot e Vlt. Vi sono poi target diversi tra chi gioca nei locali e chi gioca online. Vanzetta ha evidenziato che la tipologia delle persone che giocano nei bar e nei tabacchini è diversa da quella che gioca online ed è quindi da escludere che vi siano spostamenti dal gioco con le macchinette al gioco online. Nel 2012 l’Ama, ha proseguito, ha stretto un accordo di collaborazione con i Comuni di Trento e Rovereto e le Casse rurali per fronteggiare la ludopatia e contrastare il gioco d’azzardo vista la notevole incidenza di quest’attività sui risparmi delle famiglie.
Sempre per Ama, Giulia Tomasi ha segnalato l’alto potenziale di induzione alla dipendenza da gioco proprio delle Slot e delle Vtl. Questo per l’alta velocità del gioco che dà subito notizia della vittoria, della sconfitta e il premio. Vi sono suoni e luci che assorbono e catturano totalmente l’attenzione delle persone. Il suono della macchinetta è studiato per attirare verso il gioco. Inoltre una volta il gioco era molto prevedibile. Oggi grazie agli studi comportamentali realizzati nelle università americane, si è riusciti a favorire la dipendenza concedendo il premio in modo non prevedibile. Inoltre si possono vincere all’improvviso 2 euro come 2.000. Sono 279 le persone che si rivolgono ad Ama ogni anno per questo problema e 9 su 10 persone per problemi legati a slot e Vlt. La maggior con dipendenza patologica “severa”. Le macchinette lasciano quindi cicatrici profonde nella nostra società.

 

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Il Consolida: i ricorsi della lobby del gioco non hanno mai avuto successo.

Per il Consorzio delle cooperative sociali Consolida, Michelangelo Marchesi, ha sottolineato la disinformazione alimentata anche dalla lobby del gioco, che crea confusione ad esempio sullo spostamento dal gioco con le macchinette al gioco online. Il sistema del gioco d’azzardo ha fatto pressione con numerosi ricorsi contro leggi di Regioni e regolamenti di Comuni che non hanno mai ottenuto risultati. Ad esempio nel 2018 a Napoli il Tar prima e il Consiglio di Stato poi, hanno rigettato il ricorso contro le norme sul distanziamento delle slot da luoghi sensibili. Vero che la rimozione dei giochi comporterebbe la perdita di posti di lavoro, ma ancora i numeri non si conoscono, mentre si vedono i danni devastanti causati dalla ludopatia. Ora la richiesta di una proroga della legge provinciale rischia di accentare i problemi. Per Marchesi vanno quindi trovate alternative occupazionali per i lavoratori ma occorre evitare altri pesanti costi sociali e sanitari al sistema trentino.

 

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Cnca: la politica si faccia carico del problema.

Claudio Bassetti del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca) ha osservato che il problema della ludopatia può portare alla distruzione dei rapporti sociali. Il gioco d’azzardo amplifica le solitudini e attrae i soggetti più svantaggiati della popolazione. Dagli anni ‘90 il Cnca sta rispondendo al problema con gruppi come Ama attraverso un’opera di sensibilizzazione individuale e collettiva. Il Cnca interviene poi a livello politico per porre un freno al modello della liberalizzazione del gioco d’azzardo in Italia. Occorre restituire potere decisionale alle comunità locali che pagano il prezzo più alto di questi danni sociali. E ciò a causa dell’accesso ravvicinato e immediato alle macchinette che favorisce la dipendenza. Paradossale è che i consumi delle famiglie italiane sono in calo del 7% dalla crisi del 2008-2009, mentre è aumentata la spesa per il gioco d’azzardo. Nei momenti di crisi le persone si buttano nel gioco sperando di poter migliorare la loro condizioni. Bassetti ha segnalato che sono stati stimati in 2 miliardi e 800 miliardi i costi sociali legati alla dipendenza da gioco d’azzardo. A suo avviso la politica provinciale deve farsi carico del problema salvaguardando gli interessi generali che questo dramma mette in discussione.

 

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Albora: i 5 anni trascorsi dall’introduzione della legge sono già troppi.

Per l’Associazione Albora, il presidente Luigi Torboli ha ricordato un’indagine effettuata a Mori, da cui è emerso come intere famiglie abbiano bruciato tutti i loro risparmi. E ha raccontato delle cicatrici che la dipendenza dalle slot machine lasciano nelle persone per anni e anni. Un controllo sociale a suo avviso non è realistico. Si accumulano debiti con amici, familiari stretti, cugini e vi sono pignoramenti di una parte della pensione delle persone coinvolte. Secondo Albora per l’applicazione della norma sulla rimozione dei giochi i 5 anni trascorsi dall’introduzione della legge provinciale sono già troppi e hanno comportato costi sociali molto pesanti, compresa la perdita di lavoro di molte persone e la distruzione di interese famiglie. L’unica soluzione per contrastare questa piaga sociale è il mantenimento dei tempi previsti da questa legge.

 

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Più azzardo con la pandemia. Per poter continuare a giocare si commettono reati.

Coppola si è detta pienamente in sintonia con le posizioni espresse da Marchesi e Vanzetta, mentre Alex Marini del Misto ha denunciato come il danno sociale subito a causa della ludopatia dalle persone, dalle famiglie, dalle comunità e dal sistema non sia quantificabile e resti a lungo. Occorrerebbe quindi stimare a quanto ammonta.
Demagri ha chiesto se l’emergenza della pandemia che stiamo vivendo oggi abbia incrementato il ricorso alle macchinette da gioco per fronteggiare i loro problemi.
Vanzetta di Ama ha confermato che molte persone hanno iniziato a giocare di più d’azzardo con l’emergenza Covid-19, pensando di risolvere così i loro problemi economici. “Con pochi euro – ha osservato – si crede di cambiare la vita evitando di impegnarsi nel lavoro o nello studio. Vi sono contributi pubblici alle persone e alle famiglie e anche eredità che finiscono direttamente nella macchinetta da gioco”. Sulla legalità ha aggiunto che molti giocatori d’azzardo che chiedono soldi ad amici e parenti per poter continuare a giocare, ma poi arrivano a commettere reati contro il patrimonio o contro la persona. Ci sono operatori economici che per poter giocare non pagano lo stipendio ai dipendenti della loro società. Vi sono quindi implicazioni in termini illegalità molto significative.

 

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Il Forum associazioni familiari parla di disastro: 110,5 miliardi spesi nel 2019.

Paolo Holneider, vicepresidente del Forum ha evidenziato il grido d’allarme che arriva per la disgregazione dei nuclei familiari. Le associazioni del Terzo Settore hanno chiesto aiuto alle amministrazioni comunali. Anche perché l’azzardo è un gioco legale contro il quale è difficile battersi. Le cifre sono allucinanti: nel solo 2019 sono stati 110,5 miliardi di euro spesi per il gioco d’azzardo, il doppio della spesa statale per i servizi sanitari. Si genera un disastro sociale incalcolabile economicamente perché lo Stato non vuole fare questi conti: la cifra risulterebbe infatti molto superiore ai 10 miliardi incassati ogni anno per il gioco d’azzardo. Per questo il Forum ritiene che la legge provinciale del 2015 vada applicata distanziano le Slot oltre i 300 metri dai luoghi sensibili. Occorre che la Provincia dia un segnale della presa in carico anche politica di questo problema. Il Forum, ha concluso Holneider, ha incontrato i baristi che hanno tolto le slot. Questi operatori hanno spiegato di non poter più sopportare, per guadagno, la vista di persone che si mangiavano tutto lo stipendio in un attimo giocando con le loro macchinette. Il Tar di Bolzano ha giudicano non incostituzionale la norma dei 300 metri che tutelano il bene della salute dei cittadini rispetto ai vantaggi economici.

 

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I gestori delle sale gioco (Sapar): siamo con le istituzioni ma lasciateci lavorare.

Per il Sapar, gestori di sale gioco, il presidente Domenico Distante ha ricordato chegli operatori del settore rispettano le regole statali. E ha ribadito che “dove non c’è il gioco legale c’è il gioco illegale”. Per Distante il limite dei 300 metri dai luoghi sensibili rende impossibile l’apertura di un’attività, mentre nessuno impedisce di giocare online e in modo illegale. Vi sono imprese che lavorano da 50 anni, vi sono i dipendenti e tutto l’indotto legato a queste attività. “Non ci vergogniamo delle nostre imprese – ha aggiunto – ma lavoriamo a testa alta osservando la legge”. Distante ha lamentato la disinformazione diffusa su questa materia: i dipendenti delle imprese che lavorano con i giochi sono discriminati e talvolta non ottengono nemmeno i contributi per l’acquisto della prima casa a causa della loro attività. Vero – ha ricordato – che con il gioco c’è gente che si rovina, ma un problema analogo accade anche quando chi assume una bevanda alcolica poi si mette alla guida di un’auto. Distante ha quindi chiesto ancora una volta la proroga della scadenza prevista dalla legge. “Il Sapar – ha concluso – non è contro le istituzioni nella lotta alla ludopatia, ma al loro fianco”.

 

 

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Cia: la storia dimostra che il proibizionismo ha sempre generato illegalità. Quando la Giunta fornirà un parere si deciderà se continuare a lavorare sul tema. Cia ha concordato sul fatto che il proibizionismo ha sempre generato l’illegalità come la storia dimostra, ad esempio quando sono state eliminate le case chiuse. E ha aggiunto che l’obiettivo di queste audizioni è di valutare la possibilità di istituire un gruppo di lavoro che coinvolga consiglieri della Quarta e della Seconda Commissione per affrontare il tema in modo oggettivo e non ideologico. E poi decidere per un’eventuale migliore formulazione della norma provinciale, introducendo strumenti di prevenzione.

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Luca Zeni (Pd) ha ricordato che la norma provinciale non mira a vietare ma a regolamentare il gioco d’azzardo e punta molto sulla formazione. In ogni caso per evitare la diffusione del gioco nei pubblici esercizi e tabaccai occorre seguire i consigli degli esperti. L’eventuale proroga della scadenza prevista dalla legge provinciale in agosto era dettata dall’esigenza di capire l’orientamento giurisprudenziale, perché vi erano dei dubbi sulla tenuta della norma rispetto a ricorsi pericolosi. Sarebbe bene che la Giunta si esprimesse al riguardo. Per Zeni comunque non vi è motivo per creare un gruppo di lavoro: la proposta di modificare la norma sul distanziamento sarà una scelta politica. Se qualcuno la vuole presentare si seguirà il normale iter.
Anche Coppola e Demagri si sono pronunciate contro la proroga e hanno detto di ritenere che non vi sia bisogno di creare un gruppo di lavoro essendo già sufficienti gli elementi raccolti con queste audizioni. Entrambe hanno chiesto di conoscere la posizione della Giunta provinciale per capire se vi sia l’intenzione di arrivare ad una proroga o ad applicare la legge come previsto per quest’estate.
L’assessore Failoni, che ha detto di aver seguito la videoconferenza quasi per intero, ha risposto che la Giunta ragionerà su quanto emerso dalle audizioni e comunicherà nei prossimi giorni la posizione dell’esecutivo alla Commissione.
Il presidente Cia ha concluso affermando che una volta acquisito il parere della Giunta la Commissione deciderà se proseguire o meno il lavoro sul tema.

 

Alla videoconferenza erano collegati i consiglieri Demagri, Rossato, Ambrosi, Coppola, Savoi al posto di Dalzocchio, Zeni, Cia e Moranduzzo.

 

 

 

Il documento del Sapar

 

Audizioni dipendenza da gioco e legge provinciale

 

Il documento della Federazione italiana tabaccai

 

Il documento del Sinagi