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CONSIGLIO PAT * QUARTA COMMISSIONE: « LEGGE BENESSERE FAMILIARE, AUDIZIONI CON AGENZIA FAMIGLIA – COMUNI DI TRENTO E ROVERETO – COOPERATIVE SOCIALI – CONSULTA -SINDACATI »

Consultazioni oggi presso la quarta Commissione di Claudio Cia, sul disegno di legge 91 di Sara Ferrari (e colleghi del PD), che modifica la legge sul benessere familiare. La proposta intende aggiungere la piena gratuità alle garanzie che la Provincia già oggi offre ai suoi cittadini in termini di frequentabilità dei servizi socio-educativi per la prima infanzia, negli obiettivi di una maggiore conciliazione di maternità e occupazione e di una più efficace promozione della partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Dalle audizioni è emerso un sistema estremamente complesso e la necessità di rimodulare e ristrutturare la proposta. Se ne riparlerà in Commissione il 18 maggio prossimo. Sono stati ascoltati l’Agenzia per la famiglia, i Comuni di Trento e Rovereto, una rappresentanza delle cooperative sociali, la Consulta per la famiglia e i sindacati delle cui posizioni diamo conto qui di seguito.

 

Agenzia per la famiglia: le politiche provinciali sostengono famiglie e natalità
Luciano Malfer ha condiviso una presentazione in cui ha analizzato il lavoro svolto negli anni dalla Pat sull’”ecosistema” dei servizi di conciliazione vita/lavoro. Tutto nasce per sostenere la famiglia, nell’esercitare il welfare aziendale, familiare e territoriale. In questa logica Malfer ha citato il documento del dicembre del 2020 “Alleanza per l’infanzia” che formula una dettagliata proposta di ampliamento e rafforzamento delle politiche per l’infanzia per il benessere delle famiglie, della conciliazione vita-lavoro e della società in generale. Un altro documento molto recente, “Asili nido in Italia” rivela che sono 42 le province dove il 75% dei comuni offrono servizi per la prima infanzia. A livello normativo, tutto poggia sulla legge 4 del 2002 e sulla legge per la famiglia del 2011 che identifica la filiera in una vasta gamma di servizi: i nidi socio educativi (3775), le Tagesmuetter (525), i nidi aziendali (80), i 929 nidi conciliativi, il ruolo delle famiglie auto organizzate e lo strumento prezioso delle baby sitter. I nidi imprenditoriali che prescindono dai finanziamenti pubblici sono in calo e sono attualmente 50. Secondo i più recenti indicatori del mother index regionale di Save the Children il Trentino si posiziona secondo in Italia dopo l’Alto Adige sull’area del tempo, sull’area della cura e su quella del lavoro, mentre è primo sull’area dei servizi. Quanto ai servizi per la conciliazione vita/lavoro estiva Malfer ha sottolineato le numerose attività e servizi e le Linee guida recentemente approvate che prevedono contributi estivi con un costo complessivo a carico della Pat di circa 800.000 euro. Ha poi citato il Family audit, un protocollo che coinvolge le aziende con piani di conciliazione vita/lavoro con aumento dell’indice di flessibilità dell’azienda che ha prodotto ripercussioni sul piano del benessere del dipendente e anche dell’azienda. Questa sensibilità ha comportato anche un aumento delle donne in posizioni di quadro. Il tasso di occupazione femminile è cresciuto nel decennio passando dal 57,7 al 61,7 e le donne con figli sono maggiormente occupate in Trentino rispetto alla media nazionale. Le famiglie con un figlio sono calate nell’ultimo decennio passando dal 45% al 41%, con un corrispondente, importante aumento, però delle famiglie numerose (passate dall’11 al 14,5%). In sintesi, dunque, Malfer ha osservato che le politiche messe in campo consentono alle famiglie che scelgono di fare figli di poterlo fare.

 

 

La parola ai consiglieri
Sara Ferrari (PD) ha posto due domande puntuali sui buoni di servizio e le risorse messe a disposizione dalla Provincia e sulla dislocazione dei servizi in risposta ai bisogni che devono essere uguali e paritari in tutto il territorio.

Paolo Zanella (Futura) ha chiesto se ci sia una spiegazione rispetto ai dati illustrati con riferimento alla diminuzione delle famiglie con un solo figlio.

Malfer ha chiarito che i buoni di servizio sono una misura europea e prevedono un 10% minimo a carico dell’utente in base all’indicatore Icef. Accanto a questo la Pat mette risorse proprie. Quanto alla territorialità lo strumento oggi è calibrato in modo da essere replicato ovunque.
Il dato sul calo di famiglie con un solo figlio va letto positivamente: le politiche messe in atto consentono non solo di avere un figlio, ma di farne anche un secondo o addirittura un terzo, proprio in virtù del sistema di welfare che le sostiene.

 

 

Comune di Trento: una proposta che si sovrappone alla norma nazionale
Marcella Seppi, dirigente del Servizio per l’Infanzia del Comune di Trento ha detto che la possibilità di consentire alle famiglie un rimborso illimitato non si presta ad equità. Ovvero, si presterebbe se si considerasse il sistema tariffario attuale (su base Icef) e se manteniamo un sistema graduato sulla situazione economico-patrimoniale della famiglia. A livello nazionale chi frequenta i nidi riceve il bonus già dal 2016 indipendentemente dall’Isee fino ad un certo reddito. In questo attuale momento, quindi, la proposta in discussione si sovrappone alla disciplina nazionale vigente, aldilà del fatto che la Pat già interviene per il 70% del costo a bambino. Sarebbe utile piuttosto ragionare su un incremento dei finanziamenti, per evitare alla famiglia di chiedere il rimborso, trasferendo direttamente dalla Pat un incremento di finanziamento.

 

Comune di Rovereto: la risposta a esigenze sentite
Mauro Amadori, direttore generale del Comune di Rovereto ha espresso apprezzamento per il ddl che incontra esigenze ben sentite dalle famiglie sopratutto in questo periodo difficile. Amadori ha sottolineato anche le difficoltà del Comune nel supportare la domanda e garantire standard di qualità, senza contare le maggiori risorse umane che si sono dovute introdurre, con un costo stimato in 300.000 euro annui cui si aggiungeranno i maggior costi del passaggio dalla categoria D1 a quella D2 per i contratti delle educatrici.

 

La parola ai consiglieri
Sara Ferrari ha precisato che la logica del disegno di legge è quella di costruire un servizio universale e gratuito, come accade per le scuole dell’infanzia. Dopodiché si poteva immaginare una strada diversa, senza passaggio di rimborsi. Tuttavia, questa ipotesi sembrava andasse a rivoluzionare un sistema complesso e articolato che sul territorio ha dato risposte a bisogni diversi anche in località dove non c’è la massa critica per costruire un vero e proprio servizio pubblico. Il bonus nazionale andrebbe a gravare meno su costi locali. Ha poi chiesto ad entrambi i rappresentanti comunali, quale sia la percentuale media a carico della famiglia sul costo complessivo del servizio.
Seppi ha replicato che la tariffa media a carico della famiglia a Trento è di 251 euro (pari circa al 25% del servizio). Amadori ha aggiunto che a Rovereto il 18% della tariffa è a carico della famiglia, il 25% del Comune e il 47% della Pat.

 

 

La cooperative: bellissima opportunità per le famiglie, con attenzione alle possibili disfunzionalità
Hanno preso parte all’audizione per le cooperative Sandra Dodi (Citta Futura), Roberto Festi (Bellesini), Francesca Gennai (Coccinella), Mariangela Minati e Marzia Giovannini (Pro.Ges), Concetta Guida e Alessandra Liviero (Tagesmuetter-il Sorriso).
Francesca Gennai ha espresso apprezzamento per l’introduzione del diritto universale al godimento di questi servizi ed posto alcune riflessioni, contenute in un documento consegnato ai commissari. In poco tempo emergeranno bisogni educativi e sociali fino adesso poco conosciuti e se vorremo dare risposte di qualità lo dovremo fare in una logica di reciprocità. In secondo luogo, promuovere il diritto universale restituisce un’attenzione verso la persona e i cittadini che ci permetterà di prepararci meglio al futuro. L’attenzione da porre è nella capacità di accogliere l’effetto benefico, con l’inevitabile incremento delle iscrizioni, lavorando anche nell’ottica di nuove infrastrutture. Rispetto ai buoni di servizio lo strumento va nella direzione di sostenere le mamme lavoratrici: Gennai ne ha sottolineato la fragilità per i costi amministrativi e per il fatto non viene riconosciuto nei giorni in cui i bambini non sono presenti, con un rischio d’impresa considerevole a carico dei gestori. Come cooperative abbiamo già posto la questione dell’aumento dei costi, legati anche all’aumento retributivo legato al nuovo inquadramento delle figure educative con titolo: un costo in più pari all’11%, accanto al timore che questo valore aumenti ulteriormente. Questo è un settore che ha già bisogno di un investimenti aggiuntivi, ha aggiunto: occorre prima di tutto pensare a come andare a rendere sostenibile quello che c’è già.

Roberto Festi ha ribadito che il documento illustrato da Gennari riassume le posizioni anche della Cooperativa Bellesini e ha posto l’attenzione sui metodi educativi di rispetto delle norme e delle linee educative e sulla distinzione tra le linee educative tra i differenti servizi, ad esempio per un asilo nido o per i servizi di conciliazione.

Mariangela Minati e Marzia Giovannini hanno espresso la convinzione che quella contenuta nel ddl sia una bellissima opportunità per le famiglie: permettere l’accesso gratuito a questi servizi aiuta a creare le generazioni del futuro. Piena condivisione dunque sulla proposta.
Concetta Guida e Alessandra Liviero hanno condiviso il disegno di legge e hanno evidenziato la peculiarità del loro servizio, focalizzandosi in particolare sul buono di servizio e sui limiti di questo strumento che esclude certe situazioni ed è di difficile applicazione nei nidi famigliari.

 

 

La parola ai consiglieri
Sara Ferrari ha apprezzato gli interventi ed ha ribadito l’intento del ddl che ha un obiettivo semplice, ma di difficile traduzione. Il tentativo è stato quello di salvaguardare la pluralità del sistema nel duplice percorso della legge 4 e 5, costruite per cercare di dare risposte alle famiglie nelle diversità dei loro bisogni. Per questo si fanno salvi i buoni di servizio e si cerca di intaccare il meno possibile il sistema, rispettando la diversità delle situazioni e in una scelta politica di maggiore investimento. Ferrari ha chiesto il parere delle cooperative, se si possa immaginare in tempo rapido di andare in questa direzione e con quale approccio. Ci vorrà tempo, ha aggiunto in conclusione, per capire cosa questa pandemia comporterà a livello di cambiamenti sociali e quello che il Recovery Plan prevede di finanziare quanto a innovazione sociale.

Gennari ha replicato che si può fare tesoro dell’esperienza di altre regioni che hanno evidenziato due elementi di disfunzionalità. In primo luogo un possibile spreco dell’utilizzo del servizio; in secondo luogo il fatto che i buoni di servizio ricadono come costo d’impresa sui soggetti erogatori, aspetto legato ai tempi di attesa del rimborso e al fatto che il buono copre la mamma solo quando lavora. Attenzione, dunque, a questo riguardo: prendiamoci il tempo di imparare da chi ha già fatto questa esperienza.
Sandra Dodi, Roberto, Alessandra Liviero hanno rafforzato la posizione espressa da Gennari sul tema dei buoni di servizio e hanno raccomandato di fare uno sforzo nel concordare a monte gli interventi.

 

 

Consulta provinciale per la famiglia: il focus va spostato sul fattore tempo
Massimo Sebastiani ha apprezzato la proposta nel senso che tutto quello che viene fatto per agevolare la famiglia è ben accetto. Tuttavia, Sebastiani ha posto alcuni spunti nell’ottica di una visione europea. Guardando ai paesi tedeschi, osserviamo che stanno percorrendo strade diverse ed innovative rispetto alle politiche del Nord Europa. La gratuità è un concetto importante, ma non il solo. L’attenzione si dovrebbe centrare sul fattore tempo: i paesi tedeschi hanno concepito un sistema che tiene conto del fattore tempo come ricchezza educativa nella crescita della famiglia stessa, ovvero investimenti sui genitori per permettere di curare la propria famiglia in maniera più attenta. L’obiettivo utopico di delegare la cura dei figli abbiamo visto che a livello statistico non si trasforma in maniera automatica in una crescita della famiglia. Se vogliamo incidere davvero sulla natalità, occorre un mix di tempo e un mix di servizi.

 

 

La parola ai consiglieri
Sara Ferrari ha convenuto sull’esigenza rimarcata da Sebastiani, osservando che la Provincia va da tempo in questa direzione. Basta pensare al Family audit che cerca proprio di costruire le possibilità per il lavoratore di avere maggiore tempo e maggiore flessibilità per dedicarsi alla propria vita.
Sebastiani ha replicato ribadendo l’approccio diverso dei paesi tedeschi che permettono di fare scelte molto più radicali che da noi per la gestione della propria famiglia. Benissimo dunque il Family audit così come altre scelte di flessibilità, ma qui parliamo di un investimento vero del tempo, non di una banale flessibilità nella gestione.

 

 

CGIL, CISL: la gratuità
Andrea Grosselli (Cigil) ha espresso condivisione per lo spirito del disegno di legge ponendo però una questione di tipo tecnico sull’opportunità di fare questo intervento, in ordine alla compatibilità di queste misure con gli strumenti statali. La Provincia dovrebbe cioè piuttosto “aggiungere” che non far risparmiare lo Stato. Abbassare le tariffe è sicuramente utile anche per il ceto medio, ha aggiunto e forse si dovrebbe fare un lavoro di contenimento anche sui servizi conciliativi educativi estivi, ma attenzione alla gratuità che potrebbe svilire il servizio offerto, ha ammonito.

Grosselli ha poi apprezzato la posizione espressa da Sebastiani ed ha convenuto che si dovrebbe scommettere maggiormente sul tempo, permettendo ai genitori di restare più a lungo con il proprio figlio, almeno nel primo anno di vita. La scommessa è su due binari: lavorare sulla capacità di sviluppo e crescita economica per liberare maggiore tempo da dedicare alla gestione personale. Infine, il segretario della Cigil ha notato che si dovrebbe fare luce sui buoni di servizio, chiedendosi se sostengono le attività estive oppure sono a carico della famiglia, dal momento che la Provincia ha attivato l’offerta alternativa della scuola per l’infanzia.

Michele Bezzi (Cisl) ha condiviso la posizione del collega della Cisl: il ragionamento deve essere più complessivo e quella dei servizi per l’infanzia è una componente. Occorre integrare gli interventi con strutture pubbliche e private e offrire servizi di qualità.

 

 

La parola ai consiglieri
Sara Ferrari ha ribadito le finalità del disegno di legge e lo sforzo di una proposta che ha rivelato oggi delle debolezze, sia perché il tema è delicato, sia per la stratificazione di norme e interventi nazionali ed europei. Farsi carico totalmente di questo costo significa non avere più l’entrata statale e le risorse del Fondo sociale europeo. Occorre garantire l’obiettivo, tutelando il bilancio provinciale, ha aggiunto, prendendosi tempo per capire meglio il contesto e come meglio indirizzare le scelte.

Questa proposta ha senso se diamo un’offerta educativa diffusa altamente qualificata, ha aggiunto Zanella, che ha ammesso che le audizioni hanno rappresentato la complessità del sistema e la necessità di ristrutturare e ripensare la proposta alla luce di quanto emerso.

Claudio Cia ha detto di non temere che la gratuità possa far sottostimare il servizio, perché allora dovrebbe valere per tutti i servizi attualmente gratuiti. Ha poi posto l’attenzione sulla legge 104, che garantisce stipendio e contributi figurativi per oltre due anni in caso di accudimento di un congiunto non autosufficiente: si potrebbe pensare una norma di questo tipo anche per questo contesto, ha suggerito, così da permettere alle famiglie di scegliere come gestire il proprio tempo.

La possibilità suggerita da Cia dovrebbe essere garantita per il primo anno di vita del bambino, ha replicato Grosselli: il primo anno di vita del bambino pagato in percentuale sarebbe un segno di civiltà.

La quarta Commissione si riunirà nuovamente su questo argomento il 18 maggior prossimo.