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CONSIGLIO PAT * PRIMA COMMISSIONE: « SÌ AL DDL SUI BUONI MENSA / VIA LIBERA DELLE AUDIZIONI ALLA PETIZIONE PER L’INGRESSO DEL COMUN GENERAL DE FASCIA NEL CAL PREVISTO DAL DDL LEGGE GUGLIELMI »

Sì della I Commissione al ddl urgente della Giunta sui buoni mensa. Via libera dalle audizioni alla petizione sulla partecipazione del Comun General de Fascia al Consiglio delle autonomie locali previsto dal ddl legge Guglielmi. Sui due ddl di Masè e Rossi per modificare la legge elettorale della Provincia, previsto un approfondimento che valuti l’impatto del passaggio da due a tre preferenze possibili, ferma restando l’alternanza di genere.

La I Commissione presieduta da Vanessa Masè (La Civica) ha approvato con 6 voti a favore e due di astensione, espressi da Alex Marini (Misto, 5 Stelle) e Giorgio Tonini (Pd), il disegno di legge 82 proposto dalla Giunta sui buoni pasto in materia di servizio sostitutivo di mensa con una modifica della normativa provinciale sul personale del 1997. La settimana scorsa i capigruppo avevano accordato la procedura d’urgenza al ddl che approderà, quindi, in aula nella seduta consiliare del 23, 24 e 25 febbraio. Nel presentare il provvedimento formato da un solo articolo e rispondere alle domande di Cia (FdI) e Marini (Misto-M5S), l’assessore Mattia Gottardi e il dirigente del personale Silvio Fedrigotti hanno spiegato che l’obiettivo della norma è sia di allargare la gestione dei buoni pasto anche agli altri enti locali, sia di semplificare la procedura individuando nel Consorzio dei Comuni l’interlocutore rappresentativo di tutti. La Commissione ha poi ascoltato Giuseppe Detomas sulla petizione popolare numero 10 che sollecita l’approvazione del disegno di legge 79 di Guglielmi (Fassa) per la partecipazione del Comun General de Fascia al Consiglio delle autonomie locali (Cal). Ddl che ha acquisito il consenso dei soggetti invitati alle relative audizioni ma che sarà approvato il 17 febbraio per ottenere anche quello del Cal. Infine l’organismo ha discusso i due ddl proposti da Masè e Rossi per modificare la normativa elettorale della Provincia. I consiglieri si sono trovati d’accordo sulla possibilità di permettere agli elettori trentini di esprimere tre preferenze anziché due come stabilito dalla legge attuale, ferma restando l’alternanza di genere. Accolta la proposta di Tonini (Pd) e Zanella (Futura) di far precedere alla modifica uno studio sull’impatto e il vantaggio che questo cambiamento potrebbe produrre rispetto alla normativa attuale. I consiglieri si sono invece espressi contro la parte del ddl di Rossi che punta all’elezione indiretta del presidente della Provincia introducendo un sistema proporzionale puro, senza premio di maggioranza, perché non garantirebbe la stabilità e la governabilità. Rossi ha aperto allora ad una mediazione proponendo l’ipotesi di lasciare il premio di maggioranza che a suo avviso sarebbe compatibile con l’elezione indiretta del presidente.

Petizione per l’ingresso del Comun General de Fascia nel Cal. Sentito Detomas.

La Commissione ha poi ascoltato il Procurador del Comun General de Fascia Giuseppe Detomas, referente della petizione popolare numero 10 ed ex consigliere provinciale eletto nella scorsa legislatura in rappresentanza della minoranza ladina. La petizione propone di rendere partecipi il Comun General de Fascia del Consiglio delle autonomie locali (Cal) e sollecita il Consiglio provinciale ad approvare il disegno di legge 79 proposto a questo scopo da Luca Gugliemi del gruppo Fassa, attuale rappresentante della minoranza ladina. Detomas ha ricordato la storia del Comune General de Fascia istituito con la riforma istituzionale del 2005 che aveva sancito il superamento dei comprensori. Fino al 2017 il Comun General è stato un ente associativo dei Comuni ma con la modifica dello Statuto di autonomia avvenuta quell’anno è stato ri-costituito e trasformato in ente locale territoriale autonomo, unico caso di questo tipo in Italia. La petizione sollecita il Consiglio ad approvare il ddl proposto da Guglielmi per garantire al Comun general de Fascia una presenza all’interno del Consiglio delle autonomie locali. Detomas ha ricordato la ricorrente tentazione di considerare il Comun General de Fascia una sorta di Comunità, mentre a livello costituzionale quest’ente ha una assoluta peculiarità e proprio questa differenza arricchisce in termini di pluralismo culturale il sistema delle istituzioni del Paese e caratterizza al tempo stesso, in modo concreto, la nostra autonomia. La petizione, ha proseguito il Procurador, è stata sottoscritta da tutti i sindaci della Val di Fassa e dagli enti rappresentativi del territorio. L’approvazione del ddl di Guglielmi rafforzerebbe il Comun General de Fascia come ente esponenziale della comunità ladina e prezioso strumento di tutela della minoranza linguistica, riconoscendo ad esso competenze specifiche funzionali allo sviluppo dei caratteri identitari della popolazione.

Consiglieri tutti favorevoli.
Ugo Rossi (Patt) ha apprezzato il fatto che la petizione mette a tema l’identità della minoranza linguistica ladina e condiviso l’opportunità di procedere a questo passaggio legislativo che chiarisce la natura del Comun General de Fascia. Rossi ha auspicato che la prossima riforma delle Comunità di valle preannunciata dalla Giunta valorizzi la logica che ha portato a considerare il Comun General de Fascia un ente con precise funzioni e in grado di rappresentare e governare il territorio superando la frammentazione delle singole municipalità. A suo avviso anche l’impianto della prossima legge istituzionale sarebbe opportuno prevedere la cessione di funzioni a una Comunità da parte dei Comuni per rendere più competitivi i territori.

Rispondendo poi ad alcune domande di Alex Marini (Misto-M5S) sui compiti del Comun General de Fascia, Detomas ha ricordato che l’esercizio di competenze rilevanti a tutela delle minoranze linguistiche non riguarda solo quest’aspetto ma è molto più ampio e abbraccia, in realtà, molteplici settori legati a questo tema, dalle politiche sociali a quelle urbanistico-paesaggistiche e ambientali. E ha aggiunto che non a caso lo stesso Statuto di autonomia prevede che nella formazione del bilancio della Provincia vi siano disposizioni finanziarie a garanzia dello sviluppo socio-economico delle minoranze linguistiche. Questo giustifica ampiamente la necessità che il Comun General de Fascia entri nel Cal, anche se in quest’organismo vi sono anche rappresentanti dei Comuni e della Comunità dello stesso territorio.

Alessandro Savoi (Lega) ha detto di condividere la petizione e il ddl che essa sostiene ricordando che le minoranze linguistiche hanno giustificato storicamente il riconoscimento dell’autonomia del Trentino. Fondamentale, ha aggiunto, è che così come i ladini hanno per Statuto un rappresentante nel Consiglio provinciale, così anche il Comun general de Fascia possa partecipare al Cal per discutere tutti i provvedimenti di interessi della valle.

Vanessa Masè (La Civica) si è detta d’accordo con l’affermazione che le minoranze sono elemento costitutivo dell’autonomia e che quindi il Comun ha diritto di partecipare agli organismi rappresentativi dei territori.

Giorgio Tonini (Pd), nell’esprimere la sua condivisione della petizione e del provvedimento collegato, ha ricordato che il Parlamento aveva approvato la legge che ha riconosciuto nel Comun Gde Fascia un ente locale primario al punto da dare un connotato diverso non solo all’autonomia del Trentino ma anche alla Repubblica, che da allora è costituita non solo dalle regioni e dai comuni ma anche da quest’ente che gode di una specialità assoluta e di cui non si trovano altri esempi nella nostra Costituzione.

Le consultazioni sul ddl 79 di Guglielmi che attua la richiesta della petizione.

Il primo ad intervenire sul ddl 79 di Detomas che prevede l’inserimento del Comun General de Fascia nel Cal attuando la petizione, è stato il sindaco di Campitello di Fassa Ivo Bernard. Nessuna obiezione da parte sua sul ddl che – ha preannunciato – dovrà comunque passare dalla giunta del Cal, ben sapendo che il Comun general de Fascia è un ente autonomo giuridicamente riconosciuto. Masè ha ricordato che nella prossima seduta sarà sentito anche il Cal.

Favorevole al ddl anche il presidente dell’Autorità per le minoranza linguistiche Dario Pallaoro, ex presidente del Consiglio provinciale. Pallaoro ha osservato che “era ora arrivare alla conclusione di questa vicenda iniziata nel 2008, quando già era emersa la volontà di coinvolgere nel Cal il Comun general de Fascia”. Finalmente la riforma costituzionale del 2017 ha riconosciuto in quest’ente una istituzione primaria della Repubblica. Pallaoro ha quindi confermato l’importanza e l’urgenza di questa partecipazione del Comun al Cal, anche perché parliamo di una minoranza solida e dotata di una forza economica. Al riguardo il presidente dell’Autorità per le minoranze linguistiche ha aggiunto che sarebbe anche importante evidenziare con una verifica “lo stato dell’arte” delle popolazioni ladina, mochena e cimbra. Magari prevedendo che la relazione annuale predisposta su questo tema dell’Autorità competente venga discussa in Consiglio provinciale. Perché senza un intervento politico a sostegno di queste popolazioni il rischio è che le minoranze più piccole si estinguano.

La presidente Masè ha raccolto una proposta di Pallaoro.

Luca Guglielmi (Fassa) ha condiviso l’idea perché – ha osservato – di minoranze linguistiche e non solo quella ladina oggi si parla troppo poco anche a livello politico.

Alex Marini (Misto-M5S) ha concordato con la proposta di sottoporre la relazione dell’Autorità al Consiglio, anche se – ha aggiunto – l’ipotesi di discutere in aula documenti di lavoro analoghi a questo finora è sempre stata respinta.

Per l’Union ladins de Fascia il vicepresidente Stefano Weiss e il presidente Fernando Brunel hanno espresso condivisione per il ddl che soddisfa la necessità di inserire il Comun general de Fascia nel Cal, salvaguardando così la cultura e la lingua della valle e le tradizioni ladine, non semplici da tutelare a causa della suddivisione di questa minoranza in varie province e regioni. Brunel ha anche sottolineato l’importanza che il Comun abbia in tal modo un rapporto stabile con i sindaci della valle.

La presidente Masè ha ricordato che sulla petizione sarà preparata la relazione che ricapitolerà l’iter e la discussione che ha suscitato e da approvare, mentre per quanto riguarda il ddl 79 vi sarà ancora un’audizione il 17 febbraio con il Cal che deve prima esaminare al proprio interno il provvedimento e poi portare il suo parere in Commissione.

Approfondimento in vista per le due proposte di modifica della legge elettorale.

Si è poi passati alla discussione dei due ddl, il 5 di Vanessa Masè (La Civica) e l’80 di Ugo Rossi del Patt, che propongono di modificare la legge elettorale della Provincia, la numero 2 del 2003.

Alessandro Savoi (Lega) ha ricordato che il ddl di Rossi era già stato aperto due anni fa e ha ribadito che tra gli obiettivi del provvedimento c’è anche la modifica della norma sulle preferenze che attualmente consente di esprimerne al massimo due. La Lega ha sempre contestato questo limite e condivide quindi la proposta del Patt di riportare a tre i numero massimo di nomi da indicare nella scheda di voto. La stessa proposta, ha osservato, è contenuta nel ddl 80 di Masè perché agli elettori sia data maggiore libertà. Savoi si è invece pronunciato contro la seconda proposta contenuta nel ddl di Rossi, che prevede un sistema proporzionale puro senza premio di maggioranza e il ritorno all’elezione indiretta del presidente della Provincia. L’esponente leghista ha sottolineato che la legge provinciale 2 del 2003 garantisce la governabilità proprio grazie al premio di maggioranza accordato ai vincitori, e va quindi mantenuta. Chi vince ha per Savoi il diritto-dovere di governare mentre a chi va lasciato il compito di fare opposizione. L’altro vantaggio del premio di maggioranza sta nel fatto che subito dopo aver votato gli elettori sanno già da chi saranno governati.

Giorgio Tonini (Pd) ha evidenziato il valore che in democrazia riveste la scelta di dare direttamente al popolo la possibilità di decidere piuttosto che a qualcuno al posto del popolo. Oggi è giusto garantire per legge che chi governa lo faccia legittimato dalla volontà del popolo sovrano. Con l’elezione diretta del presidente ed il premio di maggioranza. Per Tonini si potrebbero semmai modificare i regolamenti per ovviare al progressivo depotenziamento del Consiglio provinciale e alla debolezza del ruolo delle minoranze, introducendo dei contrappesi rispetto al potere oggi assegnato a chi governa. A suo avviso in questa seconda metà della legislatura il Consiglio provinciale dovrebbe lavorare ad uno “statuto della minoranza” per evitare che sia solo l’ostruzionismo lo strumento a disposizione delle opposizioni per farsi ascoltare. Per Tonini questo vale anche per i Comuni dove le minoranze consiliari hanno pochissimo rilievo dopo l’introduzione dell’elezione diretta del sindaco. Ma ha aggiunto che tutto questo deve però avvenire senza sacrificare la stabilità assicurata dalle leggi elettorali che hanno un correttivo maggioritario come nel caso del Trentino. Quanto al rispetto del principio costituzionale della preferenza di genere, Tonini ha osservato che i due ddl sono molto simili perché prevedono di passare da due a tre preferenze. La proposta potrebbe a suo avviso risultare anche condivisibile, purché prima si proceda ad uno studio per valutare l’impatto di questa modifica.

Paolo Zanella (Futura) si è dichiarato d’accordo con Tonini ricordando comunque che il principio della parità di genere anche nell’accesso alle cariche elettive è costituzionalmente sancito da tre articoli: il 3, il 51 e il 117. E che quindi non si può più tornare indietro rispetto a questo obiettivo, anche tenuto conto che la doppia preferenza di genere è stata adottata in Italia nei sistemi elettorali di 14 regioni. Anche per Zanella serve comunque un approfondimento della questione per capire qual è laicamente lo strumento migliore per raggiungere la parità, fermo restando il vincolo di genere.

Mara Dalzocchio (Lega) ha espresso sul ddl di Rossi le stesse perplessità di Savoi mentre sulle preferenze ha ribadito che la Lega non condivide l’imposizione prevista dalla legge provinciale attuale. I cittadini, infatti, dovrebbero poter esprimere liberamente le proprie preferenze. Quanto al genere, a suo avviso occorrerebbe puntare sulla dimensione culturale perché le donne, che sono la maggioranza della popolazione, votino di più le candidate. Meglio comunque, in questa direzione, prevedere la possibilità di esprimere tre preferenze anziché solo due.

Vanessa Masè ha riconosciuto che la legge del 2003 garantisce una stabilità di governo che oggi gli elettori percepiscono in termini positivi perché evita continui rimpasti soprattutto in questa delicata fase per la politica. Quanto alla proposta sua e di Rossi della terza preferenza, ha tenuto a chiarire che l’unico obiettivo è migliorare la legge attuale partendo dall’esperienza positiva dell’impatto che l’offerta di questa possibilità aggiuntiva ha sugli elettori. La proposta non mina comunque minimamente la promozione delle pari opportunità tra uomini e donne nell’accesso alle cariche elettive. L’importante è per Masè sfuggire alle posizioni ideologiche visto tra l’altro che nella legge attuale la seconda preferenza non è obbligatoria. Per cui aggiungerne una terza non cambia la sostanza delle cose. Masè ha comunque condiviso la richiesta di Pd e Futura di uno studio sull’impatto delle due soluzioni possibili in materia di preferenze. Purché, ha aggiunto, questo non faccia slittare troppo avanti l’esame del ddl che dovrebbe approdare in aula entro aprile. La condizione è che la Commissione licenzi i due testi non oltre il 23 marzo. A suo avviso lo studio sull’impatto delle due o tre preferenze si potrebbe affidare agli uffici legislativi.

Ugo Rossi ha precisato di aver presentato il ddl del Patt a inizio legislatura e che se da allora sono trascorsi due anni è stato perché la Giunta aveva chiesto tempo per poter riflettere sulla proposta. Nel merito Rossi ha segnalato che altre autonomie speciali non soffrono di legittimazione, di mancanza di stabilità e di minore governabilità e democraticità solo perché non hanno sistemi elettorali che non prevedono l’elezione diretta. Anche il sistema dell’elezione indiretta è collegato, sia pur in modo diverso, alla volontà popolare. Si tratta semplicemente di un altro metodo elettorale sul quale è legittimo che vi siano opinioni politiche distinte. Comunque per salvaguardare l’obiettivo della stabilità, Rossi ha aperto a una mediazione, ipotizzando la possibilità di prevedere un premio di maggioranza anche all’interno di un sistema di elezione indiretta come quello proposto dal suo ddl. E ha ricordato che oggi a livello nazionale le proposte che avanzano non vanno certo nella direzione del maggioritario. Quanto al metodo di lavoro sul ddl, il capogruppo del Patt si è reso disponibile a differire l’approdo in aula del proprio testo per permettere un approfondimento sulla questione della preferenza di genere.

Ivano Job della Lega ha evidenziato che in questo momento storico la politica fatica a convincere gli elettori ad andare a votare, per cui è molto importante lasciare ai trentini la possibilità di scegliere direttamente il presidente prima dello spoglio. Quanto alle preferenze, va assecondato lo sforzo di entrambi i ddl di promuovere una sempre maggiore rappresentanza femminile nelle istituzioni rappresentative dei cittadini.

Masè chiede a Tonini e Zanella di formalizzare la richiesta di un approfondimento.

A questo punto Masè ha chiesto a Tonini e Zanella di formalizzare la loro richiesta di approfondimento e di proseguire l’esame dei due ddl giovedì 17 febbraio. Sono già pervenute alcune richieste di audizione che saranno previste nelle sedute successive.