CONSIGLIO PROVINCIALE TRENTO

"A tu per tu“ con con Roberto Paccher - Consigliere provinciale Lega

Focus su vitalizi

La Prima Commissione, organo del Consiglio provinciale competente in materia finanziaria, ha incontrato nel pomeriggio il presidente della Giunta in merito all’utilizzo delle risorse messe a disposizione dal Governo con il “decreto agosto” e accantonate dall’esecutivo nei fondi di riserva in occasione dell’ultimo assestamento di bilancio. Si tratta, com’è noto, di 217 milioni di euro che lo Stato ha riconosciuto alla Provincia per coprire il mancato gettito fiscale dei mesi in cui le misure adottate per fronteggiare l’emergenza da Covid-19 avevano bloccato le attività economiche del Trentino. Risorse che in parte l’esecutivo intende utilizzare subito stanziando 165 milioni di euro per opere pubbliche e investimenti, tenendo per il momento fermi i rimanenti 52 milioni.

Il fondo di riserva Covid e l’indebitamento di 350 milioni in tre anni. 217 milioni che dovrebbero arrivare dalle casse dello stato alla Provincia per coprire il mancato gettito dei mesi della pandemia. Di questi, però, solo 165 saranno stanziati subito. Restano fermi fino al 2021 i restanti 52.

Dal Corriere, martedì 15 settembre 2020. Autore: Montanari
Recovery Fund, ecco il piano
La Provincia prevede investimenti per due miliardi. Funivia del Bondone con l’indebitamento

 

È un piano da 2 miliardi e 11 milioni di euro, distribuiti su 32 progetti e raggruppati in 8 aree tematiche, quello che la giunta Fugatti ha disposto per il Recovery Fund. Ieri il governatore, insieme all’assessore Achille Spinelli, ha presentato la proposta a sindacati e parti economiche, facendo chiarezza anche sui 217 milioni che dovrebbero arrivare dallo Stato per coprire il mancato gettito dei mesi della pandemia. Di questi solo 165 saranno stanziati subito.
TRENTO Per il Recovery Plan la giunta Fugatti candida un piano da 2 miliardi e 11milioni di euro, distribuiti su 32 progetti e raggruppati in 8 aree tematiche. Il pacchetto che arriva a Roma da Trento, preparato a tutta velocità, fa valere il principio demografico secondo il quale alla Provincia autonoma spetterebbe l’equivalente dell’1% dei 209 miliardi destinati da Bruxelles all’Italia per reagire alla crisi provocata dal Coronavirus. È infatti su questa porzione che il Trentino ha fatto i conti, cesellando un quadro di proposte di investimenti sulla falsa riga del Progetto di Rilancio statale. Il governatore, insieme all’assessore Achille Spinelli, ha presentato ieri la proposta a sindacati e parti economiche, facendo chiarezza anche su altre risorse a disposizione della provincia: il fondo di riserva Covid e l’indebitamento di 350 milioni in tre anni. 217 milioni che dovrebbero arrivare dalle casse dello stato alla Provincia per coprire il mancato gettito dei mesi della pandemia. Di questi, però, solo 165 saranno stanziati subito. Restano fermi fino al 2021 i restanti 52.

 

Perciò 74 milioni saranno investiti in opere stradali, 44 per supportare i settori economici (dal commercio al turismo fino all’industria) attraverso Trentino Sviluppo, 17 in sanità e 30 per lavoro, comuni e interventi su case Itea.

Risorse aggiuntive affluiscono dall’indebitamento della Provincia di 100 milioni all’anno per il triennio 2021-23. In totale 300 milioni, di cui la metà destinati alla realizzazione delle varianti di Canazei e di Comano, 80 per la manutenzione di Rsa e strutture sanitarie, 30 per l’edilizia scolastica e 20 per il sistema irriguo. Tra i progetti si ritaglia uno spazio anche la funivia Trento-Bondone, che insieme al PolsaMalcesine riceverà 70 milioni. Binomio riproposto anche nel piano per il Recovery Plan. È senz’altro questo il capitolo più sostanzioso. La quantificazione fatta dalla giunta — più di due miliardi, che Roma potrebbe approvare nella loro interezza oppure sacrificare in larga parte — tira dentro progetti ambiziosi distribuiti lungo otto campi prospettici. Dal digitale (39 milioni), agli investimenti su green e sostenibilità (554 milioni), passando per filiere produttive (275) e pubblica amministrazione (49 milioni), poi formazione e ricerca (78), infrastrutture (520), tessuto economico (65) e infine inclusione ed equità (431). Interventi ferroviari e stradali, investimenti per le olimpiadi di Cortina 2026, realizzazione di un acquedotto strategico per la valle dell’Adige, investimenti per il Nuovo ospedale di Trento (Not). E ancora: un piano acqua per l’agricoltura, la scommessa sulla mobilità a idrogeno, fondi per il lavoro agile, stanziamenti per ampliare la capienza delle residenze universitarie e ristrutturazione delle strutture scolastiche. Nel piano locale ci sono molti degli investimenti di cui in Trentino si parla da anni.

Tanti temi. Troppi, secondo i sindacati, lamentano assenza di indirizzo e vaghezza, con alcune voci – il lavoro e il sociale – sacrificate. Le parti industriali parlano invece di «ottimo lavoro di predisposizione». «La sensazione è positiva — commenta Fausto Manzana, Presidente di Confindustria Trento — La ripartizione è stata puntuale. Notiamo favorevolmente che la nostra sfida è stata accolta, dato che per la prima volta abbiamo sentito parlare di indebitamento. Ci si aspettava un ragionamento un po’ più ampio rispetto a dove possiamo andare, però insisto sulla positività». Il progetto arriva giovedì in prima commissione. Ma sulla parte del Recovery il disegno aspetta l’approvazione di Roma.
Manzana Industriali: Ripartizione delle risorse puntuale. Positivo anche il ricorso all’indebitamento. Forse ci aspettavamo maggior prospettiva

 

Dal Trentino di martedì 15 settembre 2020
Provincia pronta al debito:
«300 milioni in tre anni»
Manzana: «Ok, ma si può osare di più»
confindustria
luca petermaiert rento. Sono 165 (su 217) i milioni che – stanziati dallo Stato in estate per venire incontro alla drastica diminuzione di gettito provinciale prodotta dal Pil – verranno utilizzati dalla Provincia per opere pubbliche e investimenti. Si tratta delle famose risorse finite nei fondi di riserva della Provincia durante l’assestamento di bilancio, una scelta che indusse le opposizioni ad abbandonare l’aula. Prudenzialmente Piazza Dante ha preferito non allocare 52 milioni in attesa di capire quale sarà il reale “buco di bilancio” e quanto, di conseguenza, la minore “copertura” garantita dallo Stato.

 

300 milioni di debito

Incontrando ieri le parti sociali (sindacati, Coordinamento imprenditori e Ance) la Provincia ha, in realtà, confermato un’altra notizia (già anticipata nei giorni scorsi dal Trentino) e che non riguarda le risorse statali. Fugatti, infatti, ha annunciato che nei prossimi tre anni Piazza Dante si indebiterà con il mercato per 100 milioni all’anno (300 milioni complessivamente) per finanziare nuove opere pubbliche. Parliamo dell’adeguamento degli ospedali di valle alle necessità del Covid, ma anche delle Rsa. E ancora: interventi di edilizia scolastica e per l’approvvigionamento idrico del settore agricolo. E ancora la viabilità, con la variante di Comano e quella di Canazei. E infine i collegamento verso il territorio, con i finanziamenti per la realizzazione della funivia del Bondone e di quella Polsa-Malcesine. Diciamo che su questa “lista della spesa”, il presidente Fugatti ha dichiarato che, da parte della giunta, c’è ampia disponibilità al dialogo con le parti sociali e i territori.72 milioni di opere stradali

 

Tornando alle risorse statali, dei 165 milioni che verranno allocati, 72 saranno indirizzati a realizzare opere stradali. La lista è lunga ed è stata approvata nell’ultima seduta di giunta. Tra le opere maggiori il primo intervento sulla galleria dei Crozi; il sottopasso della ferrovia Trento-Malè a Mezzolombardo; i lavori di rettifica e allargamento della galleria Ponte Pià sulla statale del Caffaro o l’allargamento e messa in sicurezza della strada del Menador. 44 milioni a Trentino Sviluppo. Si tratta della parte di risorse destinate al sostegno dei vari settori economici, dall’agricoltura al commercio, dal turismo fino all’industria. Una parte di questi soldi andrà alla sistemazione di alcuni impianti di risalita, altri (una decina) sarà indirizzata a sostenere la manutenzione degli alberghi.
La parte restante della torta dei 165 milioni sarà destinata al sostegno di altre attività resesi urgenti con la pandemia: 12 milioni andranno all’Agenzia del Lavoro per le politiche attive, una decina di milioni per l’Itea, altri dieci milioni circa ai comuni.Il Recovery Fund.

 

Stando ad una sommaria ripartizione delle risorse previste dal Recovery Fund, infine, al Trentino toccherebbero circa 2 miliardi di euro. A Roma è stata inviata una sommaria lista di potenziali interventi composta in parte da opere già finanziate (come il Not), e in parte anche da alcuni “progetti di filiera” (come l’acqua, il green o la digitalizzazione)

 

Da l’Adige, Recovery, la Provincia
vuole 2 miliardi di euro
Per Not, ferrovia da interrare e green deal
La Provincia proporrà al governo 32 progetti da finanziare con i soldi europei del Recovery Fund. Il piano Marshall varato dalla Commissione Europea vale per l’Italia 209 miliardi di euro (127 miliardi di prestiti e 82 miliardi a fondo perduto) e anche la giunta chiede una quota (l’1%) del totale da destinare a otto grandi macroaree per sviluppare il territorio trentino con nuove infrastrutture, servizi alle imprese, green deal con spazio all’idrogeno, sanità con il Not, interramento della ferrovia a Trento e Rovereto nell’ambito della ferrovia del Brennero.
A esporre il piano per il Recovery Fund della Provincia è stato ieri Maurizio Fugatti che, attorno alle 15, ha incontrato le parti sociali, per la prima volta insieme, ossia sindacati e associazioni di categoria, come Confindustria o Artigiani e Confcommercio, solo per citarne alcune. Otto le aree in cui la Provincia ha raggruppato i 32 progetti per 2 miliardi e 11 milioni di euro di investimenti: digitalizzazione, infrastrutture, green deal, struttura economica, sostegno alle filiere produttive, pubblica amministrazione più efficiente e al servizio di cittadini e imprese, formazione/ricerca e, per ultimo, equità e inclusività.
La lista per il Recovery Fund. In questo capitolo Fugatti ha inserito il finanziamento del Not e il rafforzamento della sanità territoriale, ma anche interventi sui territori come quelli sulla rete idrica, nelle aree rurali e di montagna, con una richiesta pari a circa 430 milioni di euro. Per la formazione e la ricerca, per la quale si chiede un intervento di 78 milioni di euro, ecco la volontà di aumentare di 350 posti letto di residenze universitarie (31 milioni di euro per 200 posti a Rovereto e 150 a Trento) e investimenti sull’edilizia scolastica sul Pertini a Trento (21 milioni), Russell a Cles (12 milioni) e Vittoria a Trento (13 milioni).

Sul digitale si puntano 39 milioni di euro per, tra l’altro, potenziare la rete dorsale in fibra ottica e completare la connettività delle scuole. Per le infrastrutture si chiedono 520 milioni di euro per: 1. collegamento passo San Giovanni-Cretaccio (12 milioni), potenziare la Ss 240 tra Mori e S. Giovanni (25 milioni), mettere in sicurezza la galleria dei Crozi, la galleria di Ponte Pià (25 milioni di euro), sottopassi ciclopedonali e stradale a Spini di Gardolo, variante di Cles e circonvallazione di Pinzolo. Si punta poi a funivie tra le città e la collina/montagna come quella tra Rovereto e Folgaria e a migliorare il consumo d’acqua per l’agricoltura. Nel green deal si punta ad esempio sulla ristrutturazione degli edifici pubblici e sulla produzione di energia prodotta da fotovoltaico e alla riqualificazione energetica dei distretti produttivi. O ancora sull’uso di legname per produrre energia termica. E la produzione dell’idrogeno anche per i tir in A22. E ancora le funivie di Malcesine-Polsa (circa 28 milioni) e Bondone (45 milioni) (per queste due però servono anche risorse private per circa il 50% dei rispettivi costi e Fugatti punta prima sulle risorse della Provincia), e di San Martino, i bus elettrici a Trento per sostituire quelli diesel, e piste ciclopedonali strategiche in val di Non, Sole, val dell’Adige e dei Laghi, Giudicarie. Per l’economia si punta sulla quantistica e sul distretto del lavoro intelligente e agile. Altri 275 milioni vanno a sostenere la ricettività turistica, la filiera agroalimentare e lo sviluppo dell’agricoltura trentina.
Piano da 500 milioni nel triennio. Accanto al piano, a breve ci sarà anche un progetto di attivazione di investimenti da parte della Provincia da 500 milioni di euro nel triennio, tra cui un piano di opere da 300 milioni di euro finanziate probabilmente a debito nel triennio 2021, 2022 e 2023. I dettagli verranno chiariti giovedì da Fugatti alla commissione consiliare.
 La sveglia al governo. «La nostra proposta c’è – dice Fugatti – siamo però preoccupati da Roma che non ha detto ancora nulla sulle risorse per le Regioni».