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CONSIGLIO PAT * LAVORI AULA MATTINO: « INIZIATO L’ESAME DEL DDL SPINELLI PER CONCESSIONI ACQUE MINERALI E SOLIDI / OLIVI CONTESTA LA SCELTA DI VERSARE ALLA PAT LA QUOTA VARIABILE CANONI »

Iniziato l’esame in aula del disegno di legge proposto dall’assessore Spinelli in materia di ricerca e concessioni per l’estrazione di acque minerali e solidi. Olivi contesta la scelta di versare la quota variabile dei canoni alla Pat che trasferirà poi le risorse ai Comuni.

Il Consiglio provinciale, convocato in presenza ha approvato stamane 14 dei 23 articoli del disegno di legge 64, “Disciplina della ricerca e delle concessioni minerarie e modificazioni della legge provinciale sulle cave 2006”, proposto dalla Giunta con l’assessore Achille Spinelli. Il presidente Kaswalder ha informato in apertura il passaggio della consigliera Lucia Coppola dal gruppo Futura 2018 al Gruppo misto. Da segnalare in particolare la critica di Alessandro Olivi del Pd che ha contestato la norma del ddl che prevede di assegnare direttamente alla Provincia anziché ai Comuni titolari del territorio nel quale insiste il giacimento, la quota variabile del canone di concessione. Il suo emendamento al testo è stato respinto. Kaswalder ha avvertito che l’informativa chiesta dal gruppo del Pd sull’ultima ordinanza del presidente Fugatti in merito alle misure di emergenza per fronteggiare la pandemia da Covid-19, avrà luogo al termine dei lavori di oggi, dopo aver concluso la discussione dei due punti all’ordine del giorno (il secondo riguarda la risoluzione proposta dalla Quinta Commissione sulla partecipazione della Provincia al programma 2020 dell’Ue).

 

La discussione generale. L’assessore: adeguamento al principio di concorrenza.
L’assessore Spinelli ha ricordato che il ddl disciplina i permessi di ricerca e le concessioni per le acque minerali e i minerali solidi. L’obiettivo, ha spiegato, è di adeguare le procedure di concessione ai principi comunitari di trasparenza e tutela della concorrenza. Questo perché oggi le concessioni vengono rilasciate su istanza di parte e non soddisfano questi principi. Spinelli ha sottolineato che la principale novità del ddl consiste nella previsione che il rilascio di nuove concessioni e il rinnovo di quelle in scadenza avvenga con l’indizione di una procedura concorrenziale e la valutazione dei requisiti dei partecipanti. Il testo stabilisce che i Comuni si possano assumere la responsabilità delle concessioni su delega della Pat. I canoni di concessione, che in base al ddl saranno corrisposti alla Provincia, sono composti da una quota fissa legata alle superfici e una quota variabile legata alle quantità e ai volumi prelevati. Una parte della quota variabile verrà trasferita dalla Pat ai Comuni con il protocollo di finanzia locale.

 

Olivi: contrario all’autonomia dei Comuni versare la quota variabile alla Pat.
Alessandro Olivi del Pd ha apprezzato il ddl per la parte riguardante la disciplina delle acque minerali, che garantisce l’evidenza pubblica nella procedura di assegnazione dei giacimenti. A suo avviso la nuova legge fissa alcuni capisaldi che consentiranno ai territori di veder operare in questi giacimenti le migliori energie territoriali, considerato il valore ambientale e sociale dell’acqua. Per questo secondo Olivi le regole d’ingaggio devono prioritariamente essere finalizzate a salvaguardare l’ambiente. Il consigliere ha ricordato che alcuni anni fa gli utilizzatori delle acque versavano ai Comuni titolari del bene canoni assolutamente irrisori. E che allora, all’ingiustizia da lui rilevata, era seguita l’introduzione di canoni più adeguati da riconoscere alle comunità locali con l’impegno di quest a reinvestire il corrispettivo in altri beni comuni. La modifica che il ddl introduce e che Olivi contesta è la previsione che anche la quota variabile del canone sia versata alla Provincia. Cosa che contraddice l’asserita attenzione della Giunta provinciale per la valorizzazione dei Comuni e dei territori che dice di voler mettere al centro delle proprie politiche. Prevedendo di restituire i canoni ai Comuni attraverso i protocolli annuali sulla finanza locale si introduce per Olivi un inutile passaggio, tanto più grave perché espropria l’autonomia comunale. Si va ad accentrare anziché decentrare. A suo parere questa legge poteva semmai essere l’occasione per rafforzare ancor più il vincolo di destinazione virtuosa di queste risorse da parte dei Comuni. Si compie invece un atto di fredda burocrazia. Una norma, questa, che per Olivi non è giustificata da nessun obbligo di adeguamento ad altre e che accresce solo il castello borbonico dell’apparato della Provincia.

 

Porfido: no alla frattura tra prima e seconda lavorazione. Emendamento “sociale”.
Con riferimento alle cave di porfido, Olivi ha esortato ad evitare una frattura secca tra la prima e la seconda lavorazione dopo che in quest’ultima sono emerse le pratiche più opache. Ricordando che la riforma del 2017 rappresenta un punto avanzato delle leggi in materia a livello nazionale, con il principio, irrinunciabile, che chi ha una concessione pubblica per il porfido non deve limitarsi a staccare il materiale della montagna ma avere anche una struttura industriale che ne consenta la successiva lavorazione. L’azienda si deve assumere la responsabilità dell’intera filiera. Per le concessioni in essere Olivi ha ricordato che con la legge da lui firmata nel 2017 era stata anche introdotta la regola che all’impegno di dotarsi di una struttura industriale e di personale sottoposto ad un trattamento adeguato al processo produttivo, si arrivi in tempo, prima della scadenza della concessione. E ha auspicato che la Giunta non introduca deroghe a questa regola. L’esponente del Pd ha poi spiegato il “vincolo sociale” da lui proposto con un emendamento per prevedere che se la Giunta si prenderà con una delibera la responsabilità di quanto materiale oltre al 20% del totale estratto potrà essere ceduto ad un’altra ditta per la seconda lavorazione, visto che si tratta di una filiera che dovrebbe stare in capo al primo soggetto imprenditoriale, allora la seconda azienda garantisca ai lavoratori condizioni pari a quelle stabilite per la prima. Non avere infatti lo stesso costo del lavoro tra chi il porfido lo stacca dalla montagna e chi poi lo lavora, non garantirebbe una situazione corretta e socialmente sostenibile. Olivi ha concluso ricordando che la legge del 2017 era stata giudicata “una normativa di polizia”. E che approvando in qeust’occasione il suo emendamento si dimostrerebbe che quell’approccio non era anti-impresa, ma squisitamente “sociale”.

 

Ossanna: ddl ok ma chiarire quanto della quota variabile sarà girata ai Comuni.
Lorenzo Ossanna del Patt ha ringraziato l’assessore per il ddl e le modifiche approtate. Ma anche detto di condividere in parte la proposta di Olivi di trattenere la quota variabile del canone di concessione che il ddl prevede invece di versare alla Provincia. Ha chiesto di sapere quanta parte della quota variabile verrebbe trasferita ai Comuni. Ossanna ha sottolineato anche l’importanza delle Asuc, augurandosi che siano garantiti adeguati ristori anche a questi enti proprietari minori dei territori nei quali insistono giacimenti di acque minerali.

 

Coppola (Misto): devoluzione integrale ai Comuni dei canoni ambientali.
Lucia Coppola ha ricordato che il ddl si riferisce a 4 giacimenti in tre dei quali avviene il prelievo di acque minerali mentre da una si estraggono solidi. Bene a suo avviso le certificazioni etiche e ambientali e i marchi di qualità che il testo introduce tra i requisiti imposti alle imprese. Dal momento che per tre delle 4 concessioni la scadenza naturale sarebbe tra 10-15 anni e che quindi ci sarà tempo, grande attenzione andrà dedicata alla qualità ambientale, al sociale e al rapporto con il territorio, comprendendo in questo anche quello con le Asuc che presidiano e tutelano il passaggio e le risorse naturali. Sarà poi importante per Coppola mantenere inoltre le norme di salvaguardia per i lavoratori nel passaggio di proprietà perché non ne paghino lo scotto. Sulla quota variabile che la Pat si propone di “girare” ai Comuni, Coppola ha ricordato che il Cal (Consiglio delle autonomie locali) aveva proposto che fosse integralmente lasciata alle municipalità proprietari del giacimento sfruttato. Questo per un adeguato ristoro da riconoscere alla comunità locale. La legge provinciale dovrebbe quindi sancire questa regola.

 

La replica di Spinelli.
L’assessore ha evidenziato il valore economico molto limitato di questo ddl. Si sta parlando di circa 130.000 euro distribuiti tra gli enti locali sui cui territori insiste una miniera o una fonte di acque minerali. Importante è invece, ha aggiunto, il peso della risorsa idrica, che ha assunto il valore di patrimonio universale. Parlando di bilancio , Spinelli ha osservato che quello della Provincia “è diventato un po’ un colabrodo” perché la spesa risulta sempre più vincolata e la crescente rigidità riduce i margini di manovra delle amministrazioni. “Così la politica delle risorse – ha lamentato – non è più né libera né attuabile”. Per questo la Giunta ha deciso di ricondurre alla Provincia i canoni delle nuove concessioni, nell’intento di assicurate poi ai Comuni le risorse a loro necessarie e forse anche superiori alle entrate finora incassate dagli enti locali. Per Spinelli non c’è quindi alcun accentramento da parte della Provincia, né mancanza di rispetto per le autonomie territoriali. Anzi, ha aggiunto che gli enti locali verranno più tutelati con una gestione più limpida e “forse anche meno onerosa dal punto di vista amministrativo”. Il ddl, a suo avviso, riduce la burocrazia affidando gli oneri amministrativi alla sola Provincia: questo libera i Comuni da molti adempimenti legati alla gestione di questa partita. L’assessore ha quindi garantito che le risorse per i Comuni ci saranno e gli enti locali ne potranno disporre in modo libero, senza vincoli imposti dalla Pat per rispondere ai bisogni della comunità locale.
Quanto al tema cave di porfido, l’assessore ha replicato a Olivi assicurando che la Giunta è consapevole della delicatezza del settore. E che per questo condivide l’obiettivo di perseguire la legalità e la sicurezza oltre che la garanzia di giuste retribuzioni per i lavoratori del settore. Ha garantito poi che l’esecutivo non intende affatto derogare al limite oggi imposto per legge alle imprese di affidare all’esterno per la lavorazione più del 20% del materiale estratto. Anche perché, ha ricordato, la logica della filiera introdotta dalla legge provinciale del 2007 è stata apprezzata anche dai sindacati in quanto introduce criteri di controllo, trasparenza e legalità all’interno delle cave. Sulla questione della battaglia per la legalità, ha preannunciato Spinelli, la Giunta presenterà una riforma che non è l’obiettivo di questo ddl. Ma ha sottolineato che comunque questo testo introduce per requisiti del codice degli appalti e l’applicazione del contratto nazionale del lavoro, come pure l’obbligo della regolarità degli stipendi, che costituiscono elementi importanti in questa direzione.
Quanto ai canoni, l’assessore ha precisato che nella finanza locale la Giunta garantirà risorse adeguate sia ai Comuni che alle Asuc. Ha ricordato che al riguardo esiste già un 30% della quota da riservare a questi enti, ma la Giunta intende impegnarsi a fare di più.
A Coppola l’assessore ha detto che questo ddl ha un’impronta verde molto forte, perché il territorio ha un grande valore per il Trentino. Un valore che anche le Asuc concorrono a tutelare e per questo la Giunta intende valorizzarne il ruolo.

 

GLI ORDINI DEL GIORNO.

Odg 1 di Luca Guglielmi (Fassa) per riconoscere una quota equa a Comuni e Asuc. Approvato.
Il dispositivo dell’odg impegna la Giunta in tre direzioni: a confrontarsi prima della stesura dei prossimi protocolli di finanza locale con gli enti nei cui territori si trovano le sorgenti di acque minerali per comprenderne le necessità soprattutto con riferimento agli oneri ambientali che ne derivano e consentire un equo ristorno dei sacrifici; a prestare attenzione nella distribuzione della quota variabile dei canoni di consumo al tema dei ristori da riconoscere alle Asuc, laddove le concessioni riguardino aree soggette a vincolo di uso civico; e infine (punto modificato con Spinelli) ad individuare tra i criteri di destinazione agli enti locali di parte della quota variabile, la valorizzazione di quelli in cui lo sfruttamento della sorgente prevede l’impiego di manodopera locale. L’assessore Spinelli ha detto che la Giunta condividere l’odg con una modifica del terzo punto. Alessio Manica (Pd) ha apprezzato i primi due punti del dispositivo mentre ha espresso perplessità sul terzo, a suo avviso non attuabile e per il quale ha una votazione separata. Ossanna ha invece apprezzato proprio la valorizzazione della manodopera locale prevista dal terzo impegno, obiettivo in linea con i valori autonomisti. Nelle votazioni la premessa, i punti 1 e 2 sono stati approvati con 2 astensioni mentre il punto 3 (emendato) è stato approvato con 5 astensioni.

 

Odg 2 di Alex Marini (Misto): si affidi alla Pat il controllo dell’attività estrattiva del porfido. Approvato un punto del dispositivo.
Sulla base di quest’odg il Consiglio assegna alla Giunta due impegni: 1. predisporre un’analisi propedeutica alla definizione di un progetto di riforma e armonizzazione normativa del settore delle attività minerarie di seconda categoria e dell’attività estrattiva del porfido, per affidare alla Provincia i processi amministrativi e di controllo ora in capo ai Comuni, ricordando che la stessa Provincia è titolare anche della disciplina degli usi civici e comunicare quindi l’esito dell’analisi al Consiglio provinciale entro 6 mesi dall’approvazione di questo testo; 2. valutare l’esistenza o meno dei presupposti per un’azione civilistica sotto il profilo del danno diretto o indiretto (danno all’immagine) evidenziato dall’operazione Perfido e comunicare l’esito di detta valutazione al Consiglio provinciale entro due mesi dall’approvazione di quest’odg e comunque prima dell’inizio dell’udienza dibattimentale.
L’assessore Spinelli ha spiegato che l’odg non è accoglibile nella premessa, nel punto 1, mentre la Giunta condivide il punto 2. Secondo Marini l’assessore ha dato una risposta tecnica ad un problema politico come quello delle cave di porfido. Per questo la sua proposta era di analizzare la situazione per arrivare a una riforma che garantisca la legalità del settore. Premessa e punto 1 sono stati respinti con 17 no, 3 sì e 9 astensioni, mentre il punto 2 è stato approvato all’unanimità.

 

Odg 3 di Alex Marini (Misto) per contrastare l’inquinamento legato alla commercializzazione. Respinto.
L’odg assegna alla Giunta quattro impegni: 1. valutare l’inserimento tra i criteri di selezione delle domande inseriti nei bandi per l’assegnazione delle concessioni per la coltivazione di giacimenti di acque minerali, di impegni relativi alla commercializzazione in vetro del prodotto e a piani di riconversione della distribuzione da plastica a vetro; 2. valutare l’inserimento tra i criteri di selezione delle domande inseriti nei bandi per l’assegnazione delle concessioni per la coltivazione di giacimenti di acque minerali, di impegni relativi all’accelerazione dei tempi di raggiungimento degli obiettivi relativi all’introduzione di prescrizioni di progettazione per garantire che i tappi rimangano fissati alle bottiglie e dell’obiettivo di integrare il 25% di plastica riciclata nelle bottiglie in PET a partire dal 2025 e il 30% in tutte le bottiglie di plastica a partire dal 2030; 3. predisporre entro sei mesi dall’approvazione del presente ordine del giorno e con il coinvolgimento delle catene di distribuzione alimentare che operano sul territorio della provincia di Trento, un piano d’azione per il raggiungimento anticipato degli obiettivi di raccolta separata delle bottiglie di plastica del 90% entro il 2029 e del 77% entro il 2025 fissati dall’Unione Europea; 4. predisporre, di concerto con le associazioni di categoria, un piano di comunicazione sociale al fine di invitare le pubbliche amministrazioni del Trentino, gli esercizi commerciali e le associazione ad aderire alla campagna “Plastic free” lanciata dal Ministero dell’Ambiente.
L’assessore Spinelli ha giudicato non accoglibili i punti 1 e 2.
Quanto ai punti 3 e 4 riguardanti plastiche e imballaggi, l’assessore all’ambiente Mario Tonina li ha giudicati non accoglibili. Sul punto 3 ha ricordato che in Trentino la raccolta differenziata si attesta a livelli molto elevati, del 76% e in alcuni territori supera l’’80%, In questo campo è importante per Tonini attivare tutte le azioni mirate alla riduzione della produzione di rifiuti. Ad esempio riutilizzando le bottiglie di plastica per ridurre il consumo di questi prodotti monouso, in linea con gli obiettivi generali della Ue. Il punto 3 non è accoglibile perché superato degli orientamenti più recenti e che saranno oggetto della prossima revisione dei piano rifiuti della Provincia. Quanto al punto 4, Tonini ha ricordato che la Giunta provinciale attuerà nel 2021 un’apposita iniziativa perché il Trentino sia apripista sul tema delle plastiche. L’odg è stato respinto con 19 no, 7 sì e 4 astensioni.

Odg 6 Filippo Degasperi (Onda civica Trentino): Commissione d’indagine sul settore del porfido. Respinto.
L’odg del consigliere di Onda Civica Trentino impegna la Giunta a avviare il procedimento per istituire una commissione d’indagine del Consiglio sul settore del porfido. Indagine che dovrebbe estendersi dalle infiltrazioni della malavita organizzata emerse in seguito alle recenti indagini della magistratura, alla situazione complessiva di un comparto che da anni è attraversato da illegalità nei rapporti di lavoro, contenziosi sulla proprietà dei lotti e da una crisi che l’ha portato il valore della produzione dagli 80 milioni di euro del 2000 ai 35,5 del 2018.
L’assessore Spinelli ha giudicato non accoglibile l’odg sia perché vi sono indagini della magistratura in corso sia in quanto la Provincia ha già garantito con l’ultima legge del 2017 sulle cave la vigilanza sull’estrazione e la lavorazione del porfido. Meglio quindi che la Pat rafforzi le proprie attività di indirizzo e di controllo piuttosto che istituire una commissione d’indagine.
Coppola si è detta dispiaciuta della chiusura della Giunta alla proposta di Degasperi, viste la rilevanza del fenomeno malavitoso emerso con 18 persone sottoposte a misure cautelari perché sospettate di operare per un sodalizio mafioso in val di Cembra.
Marini si è detto sorpreso delle motivazioni della Giunta perché di fronte all’operazione giudiziaria “Perfido” non si può continuare a voler nascondere i problemi sotto il tappeto. A suo avviso infatti c’è un problema politico che va oltre la vicenda giudiziaria. Una commissione d’indagine avrebbe uno scopo non giudiziario ma conoscitivo.
Olivi, premesso che a suo avviso il ricorso del Consiglio a una commissione d’indagine dovrebbe essere limitato, perché spetta ad altri il compito di accertare che le leggi vengano rispettate, ha giudicato comunque carente la risposta negativa della Giunta a questo odg. Per questo Olivi ha annunciato che il Pd voterà a favore di una commissione d’indagine, non avendo paura di nulla quando si tratta di approfondire una situazione come quella delle cave di porfido anche a tutela delle imprese che hanno sempre rispettato le regole. Perché è dalla legalità e dalla trasparenza che si produce efficienza economica. Una commissione d’indagine dovrebbe verificare se funziona o non funziona la filiera istituzionale per cui il Comune ha certe competenza, la Provincia ne ha altre e c’è anche il ruolo delle Asuc. Si tratta di capire con quest’organismo come la filiera istituzionale può rafforzare i propri compiti per combattere le sacche di opacità. Occorre dimostrare questa volontà almeno con l’emendamento nel quale si prevede che i lavoratori della seconda lavorazione debbono avere le stesse condizioni e lo stesso trattamento dei lavoratori della seconda lavorazione.
Alessandro Savoi (Lega) ha richiamato alla necessità di non giudicare delinquenti e lazzaroni gli imprenditori delle cave di porfido e le amministrazioni della val di Cembra. A suo parere il Consiglio non deve entrare nel merito delle vicende giudiziarie per giudicare le malefatte di qualche lazzarone, perché i politici hanno il compito di legiferare e intervenire dove ci sono lacune nelle norme, non indagare sui reati. Per questo secondo Savoi una commissione non servirebbe a nulla. E ha concluso: “val di Cembra, gente perbene”. L’odg è stato respinto con 18 no, 9 sì e 3 voti di astensione.

Odg 7 di Degasperi: attuare con le Asuc il regolamento della legge sulle cave. Approvato.
L’odg impegna la Giunta “ad avviare un serrato confronto con le ASUC per pervenire all’approvazione del regolamento d’esecuzione dell’articolo 13 comma 2 bis della legge provinciale sulle cave 2006 entro 6 mesi”. Se una cava insiste all’interno di un bene di uso civico, il regolamento, che avrebbe dovuto entrare in vigore tre anni fa, prevede il coinvolgimento della Asuc interessata sia nella pianificazione che nell’esercizio delle funzioni normalmente in capo al Comune per la concessione su beni propri. Si tratta, secondo il consigliere, di valorizzare in tal modo il ruolo delle Asuc nel processo di rilascio delle concessioni e delle modalità di conduzione delle stesse, come prevede l’articolo 13 della legge provinciale sulle cave 2006.
Olivi ha giudicato giusto il punto di vista di Degasperi perché la legge del 2017 ha stabilito che quando una cava è in un territorio gravato da uso civico è l’Asuc che ha il potere di rilasciare la concessione, con un processo decisionale che coinvolga il Comune per le competenze tecniche che l’Asuc non ha. Mancava solo la determinazione del quantum economico che l’Asuc avrebbe dovuto incassare. Trascorsi 2 anni, Olivi ha chiesto cosa è stato fatto del regolamento sul quale si erano già espressi sia i Comuni sia le Asuc.
L’assessore Spinelli ha ammesso qualche ritardo da parte della sua struttura rispetto alla definizione del regolamento. Sull’odg, giudicato in toto accoglibile, ha ricordato che la legge sulle cave vengano coinvolte sempre in un confronto costruttivo. Il regolamento era stato predisposto nel 2018 e all’inizio di quest’anno le Asuc erano state coinvolte per arrivare all’approvazione. La Giunta intende ora arrivare all’approvazione del testo dopo il confronto con il Consiglio delle autonomie locali e con le Asuc.
Marini ha osservato che c’è un problema a monte, perché i Comuni hanno estrema difficoltà ad esercitare la competenza in materia di concessioni e non si vede come potrebbero riuscire ad esercitarla le Asuc, che dovrebbero essere equiparate ai Comuni.
L’odg è stato approvato all’unanimità.

 

Esaminati 14 articoli. No all’emendamento Olivi per lasciare i canoni ai Comuni.

Conclusi gli odg si è passati all’esame dei 23 articoli del ddl e dei relativi emendamenti. Marini ha comunicato il ritiro di una parte di 14 emendamenti avendo trovato un accordo con la Giunta. I primi 14 articoli sono stati rapidamente approvati anche con voti favorevoli di Ossanna del Patt e di De Godenz dell’UpT. Recepito all’articolo 9, approvato con un solo voto di astensione, un emendamento di Marini per incentivare l’utilizzo della plastica nel settore dell’imbottigliamento, norma che in Italia non esiste ancora in nessun’altra regione.
Sull’articolo 14 Olivi ha presentato il proprio emendamento per lui “assolutamente dirimente”. E’ incomprensibile per Olivi che con una legge si esproprino i Comuni del canone di concessione dell’acqua dicendo che quelle risorse verranno restituite attraverso il protocollo di finanza locale. Queste risorse, poco più di 100.000 euro, appartengono infatti ai Comuni e andrebbero quindi lasciate ad essi “senza l’infrastruttura burocratica di farli andare in Provincia per poi restituirne, magari anche di più”. Per il consigliere “c’è qualcosa di cinicamente burocratico in questa norma. Si lascino allora i canoni dell’acqua ai Comuni”. Si sta parlando per Olivi “di un principio costitutivo della nostra autonomia”. Come si può – ha chiesto il consigliere all’ex sindaco, presidente Kaswalder – bocciare un emendamento che chiede di lasciare i soldi agli enti locali proprietari dei territori in cui si trovano i giacimenti delle acque minerali?” L’emendamento di Olivi è stato respinto con 17 no 13 sì e il voto di astensione del presidente Kaswalder.

La ripresa dei lavori è programmata per le 15.00.