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CONSIGLIO PAT * LAVORI AULA MATTINATA: « GLI INTERVENTI DELL’ASSESSORE TONINA – MANICA – MARINI, LA DISCUSSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE PER LE CONCESSIONI IDROELETTRICHE »

Iniziata in Aula con gli interventi dell’assessore Tonina, di Manica e Marini, la discussione generale sul disegno di legge in materia di concessioni idroelettriche

La seconda giornata dei lavori in Aula si è aperta con una sospensione concessa dal presidente Kaswlader ad Alessio Manica (Pd) che ha chiesto una riunione delle minoranze in merito alla trattativa con l’assessore Tonina sul disegno di legge 81 dedicato soprattutto al rinnovo delle concessioni per le derivazioni idroelettriche. Al ddl, il cui esame era iniziato ieri al termine della seduta pomeridiana con la lettura della relazione introduttiva, è collegata anche una norma proposta dallo stesso Manica insieme a Sara Ferrari del Pd, sempre riguardante la gestione dell’energia idroelettrica. Al rientro in Aula Manica ha riferito che “le trattative con l’assessore Tonina sono giunte ad un ottimo punto di mediazione rispetto alla proposta delle minoranze”. Sono seguiti una lunga relazione introduttiva dell’assessore, che ha illustrato anche gli emendamenti al ddl, e gli interventi di Manica e Marini. La discussione generale prosegue nel pomeriggio.

 

Tonina: con il contributo delle minoranze, migliorato il testo iniziale.

L’assessore Tonina prima di presentare il ddl 81 ha ringraziato i consiglieri di minoranza per la disponibilità al dialogo iniziato con loro già durante i lavori della III Commissione e il presidente Ivano Job, al quale va il merito di aver permesso tempi più distesi per approfondire il tema, dal momento che il testo iniziale – ha ricordato – era privo dell’emendamento della Giunta che ha poi suscitato tanto interesse. Dopo una serie di audizioni e prolungando i lavori dell’organismo, il ddl è stato migliorato con il contributo dei consiglieri e del Consiglio delle autonomie locali. L’assessore ha spiegato che gli emendamenti definiti dopo l’approvazione del ddl in III Commissione con 4 voti favorevoli e 3 di astensione e grazie al lavoro svolto successivamente, permettono ora il superamento dell’ostruzionismo inizialmente minacciato dalle minoranze con il deposito di 220 ordini del giorno. L’assessore ha segnalato che questo ddl affronta diverse materie legate fra loro dal filo conduttore dell’ambiente e della qualità della vita della nostra comunità. Materie – ha proseguito – giunte a maturazione durante questa pandemia che ci ha responsabilizzato e costretto a operare scelte non facili “e ad accettare anche qualche compromesso pur di ottenere risultati importanti nell’interesse del Trentino”. In particolare per la parte del ddl riguardante la disciplina del procedimento di riassegnazione delle piccole concessioni idroelettriche e la disciplina delle grandi derivazioni idroelettriche. Su questo tema di enorme importanza – ha sottolineato – “siamo intervenuti in sede di Commissione con l’obiettivo di migliorare il testo iniziale per limitare i profili sollevati dal Governo nel ricorso alla Corte Costituzionale”. Per Tonina questo ddl interrompe il protrarsi dell’incertezza normativa in materia che penalizza l’efficienza degli impianti e l’attività di programmazione dei titolari di concessione, ma soprattutto la produzione idroelettrica da fonte rinnovabile”.

 

Provvedimento omnibus a causa di necessità contingenti.
Tonina ha giustificato il fatto che questo ddl “è divenuto per forza di cose omnibus solo a causa della situazione contingente” per cui è stato necessario introdurre norme relative anche agli impianti termici civili, allo scarico di acque reflue domestiche, al deposito dei veicoli fuori uso bonificati presso i centri di rottamazione e al trattamento delle acque reflue industriali. Uno degli articoli del ddl modifica la normativa in materia di canoni per le utenze di acqua pubblica e di titoli a derivare. Il testo avvia inoltre il processo di riforma delle Reti di Riserve, attualmente 10, realtà molto importanti distribuite in modo uniforme in tutto il Trentino. Reti di Riserve esistenti da un decennio che non sono enti come i Parchi naturali, ma accordi tra enti pubblici. Il cui limite è la precarietà derivante anche dalla scadenza triennale di questi accordi. La riforma delle Reti di Riserve ha l’obiettivo di valorizzare in modo adeguato i territori coinvolti. Infine il ddl modifica la legge provinciale sui contratti pubblici e introduce variazioni riguardanti problematiche di natura urbanistica ed edilizia che impattano sulla qualità della vita. I temi toccati sono quelli dell’allineamento dei dati catastali e tavolari e dell’eliminazione delle barriere architettoniche. Su quest’ultimo fronte in particolare si prevede una semplificazione dei procedimenti autorizzativi per favorire maggiormente le persone disabili che hanno la necessità di avviare al più presto gli interventi di adeguamento. Tonina ha tenuto a sottolineare la sostanziale omogeneità degli interventi previsti dal ddl di cui ha poi passato in rassegna i contenuti.

 

Procedura concorrenziale per le concessioni relative alle piccole derivazioni.
L’assessore ha ricordato che la Giunta aveva depositato in III Commissione durante l’esame del ddl un emendamento che interviene in materia di riassegnazione delle concessioni di piccole derivazioni d’acqua a scopo idroelettrico. La modifica prevede una procedura concorrenziale e disciplina in via transitoria i procedimenti di rinnovo in corso, sulla base di un obbligo di disapplicazione degli articoli 28 e 30 del Regio Decreto del 1933 per incompatibilità con il quadro europeo e in particolare con la cosiddetta direttiva Bolkenstein. Direttiva direttamente efficace nell’ordinamento giuridico nazionale. Tonina ha precisato che le piccole concessioni idroelettriche sono ricondotte all’ambito di applicazione dell’articolo 12 della direttiva Bolkenstein. Ma ha aggiunto che a seguito dell’obbligo di disapplicazione degli articoli 28 e 30 del Regio Decreto n. 1775 del 1933, si pone il problema di individuare quale sia la normativa applicabile ai casi concreti che si presentano, compresi quelli per i quali non si è ancora concluso il procedimento di rinnovo. Per questo il ddl – ha continuato Tonina – introduce una disciplina che assicura il rispetto del principio di certezza del diritto. Come? Prevedendo una procedura concorrenziale limitatamente alle concessioni con potenza nominale media annua superiore ai 220 kWh, perché questa è considerata la soglia minima per qualificare il relativo impianto meritevole di contesa sul mercato.

 

Esclusi dalla gara anche le cooperative elettriche storiche.
L’assessore ha precisato che sono escluse dalla disciplina concorrenziale una serie di concessioni che non presentano caratteristiche tali per cui essere soggette all’articolo 12 della Direttiva Bolkestein. Si tratta in particolare delle concessioni per “autoconsumo”, di quelle per usi multipli con altro scopo prioritario (potabile, irriguo, industriale, ecc.) rispetto a quello di produzione di energia per l’ immissione in rete, e delle cooperative elettriche storiche, tutelate perché anch’esse di autoconsumo ed estranee ai meccanismi della concorrenza.

 

Le medie derivazioni.
L’assessore ha poi illustrato un emendamento che permetterà di assegnare le concessioni di medie derivazioni d’acqua a scopo idroelettrico a società miste. La modifica prevede che l’assegnazione possa riguardare una o più concessioni, che il socio privato (min 30%) sia selezionato con gara a doppio oggetto (riguardante sia lo status di socio che la concessione) secondo requisiti e criteri di aggiudicazione stabiliti con regolamento, e che il socio pubblico sia costituito da Provincia, Comuni e loro società.

 

Rinnovo automatico per 15 o 10 anni delle concessioni scadute.
Un altro emendamento rende la normativa coerente con la sentenza della Corte di Giustizia del 2016 (Promoimpresa), indicati nella recente segnalazione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM). In particolare si prevede il rinnovo “automatico” (previa valutazione di compatibilità ambientale) pari a 15 o a 10 anni delle concessioni scadute a seconda se esse sono scadute prima o dopo la pronuncia della Corte di Giustizia. Inoltre si prevede che la durata del predetto rinnovo può essere aumentata di massimo 10 anni tenendo conto di investimenti e contratti in essere alla fine del 2020 nonché degli interventi richiesti dalla VIA.

 

Le modifiche per adeguare alle richieste del governo la Lp 9 dell’ottobre scorso.
Tonina ha segnalato anche che il ddl assolve all’impegno assunto di adeguare alle richieste del Governo le norme della legge provinciale 9 dell’ottobre scorso, impugnata da Roma, con cui la Provincia si è dotata di una nuova disciplina per la ri-assegnazione delle concessioni per grandi derivazioni d’acqua a scopo idroelettrico. Le censure riguardavano la violazione delle competenze dello Stato in materia di cessione dei beni alla scadenza delle concessioni e la potenziale eccessiva restrizione della concorrenza per effetto di norme molto dettagliate e vincolanti. Le principali modifiche prevedono che i beni cosiddetti “bagnati” che passeranno alla Provincia a titolo gratuito saranno trasferiti nello stato in cui si trovano, escludendo la precisazione che dovranno essere liberi da pesi o gravami. Ed escludono la possibilità per la Provincia di gestire direttamente centrali nel caso in cui vi siano prevalenti interessi per la sicurezza dei territori a valle. Resta salva per la Provincia la facoltà di non mettere a gara impianti qualora sussistano questi interessi prevalente. E i provvedimenti con cui saranno valutati gli interessi prevalenti o concorrenti ad un diverso uso delle acque, da svolgere prima dell’avvio delle gare, saranno comunicati anche al Ministero delle Infrastrutture. Le modifiche stabiliscono poi che la modalità ordinaria di assegnazione delle concessioni sarà la gara, ma non si escludono le altre forme, altrettanto legittime, della società mista (che, eventualmente potrebbe essere assimilata alla suddetta forma ordinaria) e del Partenariato Pubblico Privato. Modalità che in ogni caso prevedono lo svolgimento di procedure ad evidenza pubblica per la scelta del partner privato. Tonina ha aggiunto di aver concordato con il consigliere Manica l’approvazione di un emendamento che aggiunge quale modalità ordinaria di gestione anche la gara, per l’individuazione del socio privato della società a capitale misto pubblico – privato.

Manica: questo è il più importante passaggio della legislatura.

Alessio Manica (Pd) ha esordito evidenziando che “dal punto di vista normativo questo ddl è il passaggio più importante dell’intera legislatura, perché si sta parlando dell’acqua, bene demaniale per eccellenza e risorsa decisiva del nostro territorio anche in rapporto al cambiamento climatico che stiamo vivendo”. Il consigliere ha poi snocciolato alcuni dati che dimostrano la rilevanza del tema: 17 grandi concessioni idroelettriche caratterizzate da 34 centrali di produzione, 161 opere di presa (13 grandi dighe, 4 piccole dighe, 9 piccoli invasi), 306 km di canali/gallerie, 19 km di condotte forzate, 4 laghi naturali regolati (Molveno, Ledro, Cavedine, Toblino), per un totale di 240 milioni di euro di valore vendita della produzione (fatturato). Si sta parlando di una una potenza elettrica nominale di 505.236 kWh (al netto del DMV). Gli enti locali trentini sono assegnatari di una parte rilevante delle concessioni a derivare di potenza inferiore a 3.000 kWh sia direttamente come Comuni e Comunità sia tramite società controllate e/o partecipate. Si tratta di circa un terzo delle derivazioni e dei titoli considerati (circa 230 concessioni) scaduti o in scadenza, con un utile che, se si considera complessivamente una produzione annua di energia interno ai 20 milioni di euro, potrebbe aggirarsi intorno a circa 7 milioni di euro all’anno, senza considerare le diverse forme di incentivo che se applicate alla tariffa sono in grado di triplicare questi valori. Insomma, ha commentato Manica, “l’impatto economico sul nostro territorio – ha osservato – è molto elevato”. E oggi il Consiglio si trova ad affrontare per la prima volta il tema dei rinnovi, soprattutto delle grandi concessioni. A suo avviso oggi “forse molte piccole concessioni non sono più necessarie, anche perché nate con finalità finanziarie speculative dopo che lo Stato aveva introdotto dei premi esagerati per i kWh prodotti. Con il risultato che si è “tirato il collo ai nostri torrenti”.

 

Inaccettabili provvedimenti omnibus come questo.
Quanto al percorso compiuto dal ddl, per il consigliere “peggio di così non si poteva fare”. E ciò “spiega la dura reazione delle minoranze”. Il tema del rinnovo delle concessioni piccole e grandi “è arrivato alla garibaldina in III Commissione perché il ddl 81 trattava di tutt’altro e l’emendamento della Giunta in materia è arrivato a provvedimento già aperto”. Emendamento sconosciuto sul quale le minoranze hanno chiesto tempi adeguati di discussione per non andare al voto in pochissimi giorni come voleva la Giunta. Per questo le opposizioni hanno voluto bloccare i lavori della Commissione mettendo subito sul tavolo 200 emendamenti. E per questo gli stessi soggetti consultati, imprenditori in particolare, si sono rifiutati di esprimersi in tempi tanto stretti. Manica ha rivolto anche una critica al presidente del Consiglio Kaswalder perché “un tema come questo del rinnovo delle concessioni idroelettriche meritava un ddl a se stante. Non sono accettabili ddl come questo, con dentro di tutto un po’, dall’energia idroelettrica al catasto: ne va della serietà del lavoro da svolgere in Commissione”, ha tuonato il consigliere.

 

Le scadenze offrono l’opportunità di una ri-pubblicizzazione.
Cosa c’è in gioco? Sia sulle grandi che sulle piccole concessioni la Giunta, prima delle pressioni esercitate dalle minoranze con gli emendamenti e gli odg depositati, ha affrontato questi temi imboccando la strada più tutelante, più semplice e meno complessa: quella di codificare al meglio come andremo a gara sulle grandi derivazioni e come cerchiamo di parare i colpi sulle piccole. E questo mentre per Manica oggi occorrerebbe ribaltare completamento la visione imboccando strade innovative, ad esempio con una maggiore ri-pubblicizzazione del governo della risorsa idrica. Ora gli emendamenti presentati – ha proseguito – permettono di scegliere la modalità più adatta. Si tratta di evitare il rischio di non cogliere le opportunità che di fronte alle scadenze la Provincia può utilizzare. Perché se da un lato il percorso della gara è giuridicamente ineludibile, dall’altro è molto poco definito sia a livello nazionale che europeo. Altre Regioni non stanno disciplinando le medie concessioni. Mentre le grandi concessioni 60 anni fa erano considerate interesse nazionale per lo sviluppo del Paese, le piccole erano ritenute linfa economica ed energetica per i territori, per i Comuni che disponevano di centraline, ecc. Tanto più che gli altri Stati europei che sfruttano l’acqua a scopo idroelettrico stanno tutt’altro che correndo nel mettere a gara le proprie concessioni. Nel Trentino – ha protestato Manica – siamo più realisti del re pur di assicurare il rispetto della concorrenza. Ma l’acqua è un bene pubblico demaniale per eccellenza e non può essere schiacciato dall’attuazione della Bolkenstein. Solo per l’ansia di risolvere la questione amministrativa delle concessioni scadute, si pianta un paletto che rischia di costare molto al Trentino. Altro aspetto sottolineato da Manica: l’attenzione alla necessità di mettere al sicuro le risorse dei Comuni che hanno la fortuna di avere concessioni idroelettriche. Si tratta di 230 concessioni solo un terzo delle quali in mano ad enti pubblici. I due terzi sono di privati. La Giunta, secondo il consigliere, non può fingere di non vedere che nella rete a strascico per il rinnovo delle concessioni si garantirebbero per 20 anni solo i due terzi, costituiti dalle concessioni private, drogate spesso dallo Stato a beneficio di operazioni speculative. Tutto questo graverà fortemente sul futuro dei nostri Comuni. Per Manica, insomma, questo ddl abdica a un esercizio dell’autonomia. “Che originalità e autonomia c’è – ha concluso – nel cercare di codificare al meglio la gara per il rinnovo delle concessioni idroelettriche anziché riservarsi la possibilità di utilizzare tre strade: la gara, la società mista e il partenariato? Perché autolimitarsi negli strumenti che la stessa legge ci concede?”

 

Marini: recuperare la consapevolezza etica del rapporto uomo-ambiente.

Alex Marini (Misto) ha detto di ritenere indispensabile cogliere l’occasione, di fronte ad un disegno di legge importante come questo, avviarsi verso una revisione complessiva del nostro modello di sviluppo. “Viviamo nell’era dell’antropocene in cui l’uomo sta modificando le caratteristiche del pianeta mettendo a rischio la sua stessa esistenza. Si continua a ragionare con la logica dello sfruttamento delle risorse naturali che arreca gravissimi danni all’ecosistema ad esempio con l’emissione nell’aria di miliardi di tonnellate di anidride carbonica”. Danni che per Marini si notano anche nel Trentino con l’ormai prossima scomparsa dei ghiacciai e conseguenze sulla disponibilità di acqua, quindi sulle derivazioni idroelettriche. Il problema è l’appropriazione delle risorse naturali per un consumo eccessivo di quel che la terra mette a disposizione. Serve quindi un ragionamento etico che permetta di assumersi precise responsabilità collettive ma soprattutto – ha insistito il consigliere – di acquisire una precisa consapevolezza come cittadini dei comportamenti da adottare per invertire la rotta. Questa legge provinciale riguarda l’energia ed è quindi molto importante per iniziare a ragionare sulla complessità del sistema in cui viviamo e arrivare a dare risposte che orientino ad un futuro sostenibile. Occorre insomma cambiare l’attuale modello di sviluppo che è evidentemente sbagliato. Secondo Marini dobbiamo recuperare la coscienza di quanta energia stiamo consumando, del come e del perché. I nostri nonni – ha ricordato – avevano questa consapevolezza e si limitavano a soddisfare in modo diretto i loro bisogni umani senza alterare gli equilibri naturali.

 

Tenere maggiormente in considerazione la questione ambientale.
Per Marini è questa preoccupazione etica che ha spinto le minoranze ad intervenire in Commissione per modificare questo ddl, contro l’ansia di disciplinare in fretta, per ritagliarsi uno spazio adeguato e chiedendo di consultare i soggetti interessati. Marini ha ricordato come le stesse osservazioni tecniche del Consiglio provinciale abbiano evidenziato che questo ddl è del tutto anomalo per la disomogeneità delle norme. Oggi sono state aggiunte altre norme che riguardano anche gli appalti. Questo ddl è estremamente disarticolato e disomogeneo. C’è quindi un problema di metodo. Marini ha comunque ringraziato l’assessore Tonina per la disponibilità dimostrata a migliorare il provvedimento, anche se a fronte dell’ostruzionismo minacciato dalle opposizioni. La questione ambientale, secondo il consigliere, non è stata sufficientemente tenuta in considerazione dalla Giunta nella definizione dei criteri per il rinnovo delle concessioni e della destinazione dei canoni ambientali. Ora le minoranze sono tuttavia riuscite ad ottenere qualcosa di importante. A questo punto si tratta di perfezionare gli interventi di modifica. Ad esempio introducendo un vincolo forte nell’utilizzo dei canoni per finanziare interventi di ripristino di funzionalità ecologica dei corsi d’acqua. Perché lo sfruttamento di qualunque corso d’acqua causa importanti danni all’ecosistema. Secondo Marini negli emendamenti andrebbe anche inserito un riferimento esplicito all’Agenda 20-30, citando alcuni obiettivi del documento. Marini chiede che la Giunta incarichi l’Università di produrre nuovi modelli di gestione dell’energia che prendano spunto dalle migliori esperienze già realizzate in altri Paesi europei. Marini ha infine richiamato l’esigenza di adottare in questo ddl la clausola valutativa per giudicare a distanza di un triennio l’impatto di questa nuova legge. E questo attivando il Tavolo valutativo delle politiche pubbliche istituito nell’ambito del Consiglio provinciale. Meglio se prevedendo la partecipazione e il contributo delle comunità locali.

 

 

Foto: archivio Opinione (elettrodotti a Sardagna di Trento)