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CONSIGLIO PAT * IV COMMISSIONE: « VIA LIBERA ALLE AUDIZIONI DEL DDL FAILONI PER L’ORGANIZZAZIONE DELLE OLIMPIADI INVERNALI E DEI GIOCHI PARALIMPICI DEL 2026 »

IV Commissione: sì unanime, sentiti Anffas e Consolida, al regolamento sull’abitare sociale delle persone con disabilità e via libera alle audizioni per il ddl di Failoni sulle misure straordinarie per l’organizzazione delle Olimpiadi invernali e dei giochi paralimpici del 2026. La presidente Taufer ha illustrato la relazione della Commissione pari opportunità riferita alle attività 2020.

La IV Commissione presieduta da Claudio Cia (FdI) ha “aperto” il disegno di legge 90 proposto dalla Giunta con l’assessore Roberto Failoni che detta “Misure straordinarie per l’organizzazione dei venticinquesimi giochi olimpici invernali e dei quattordicesimi giochi paralimpici invernali 2026”. Su richiesta di Zeni (Pd) e Zanella (Futura) condivisa anche da Pietro De Godenz (UpT) l’organismo ha deciso all’unanimità di procedere ad alcune consultazioni invitando il Coni, le due Federazioni interessate (sport invernali e sul ghiaccio), il Coordinamento imprenditori e il Consiglio delle autonomie locali a pronunciarsi sul provvedimento che approderà in aula a maggio.
Subito prima i commissari hanno ascoltato la presidente della Commissione pari opportunità tra uomo e donna Paola Taufer, che ha illustrato la relazione annuale sull’attività svolta dall’organismo incardinato nel Consiglio nel corso del 2020.
A seguire, dopo due audizioni effettuate per acquisire i pareri dell’Anffas (Associazione famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale) e del Consorzio delle cooperative sociali (il Consolida), la IV Commissione – presente anche l’assessora Stefania Segnana – si è espressa all’unanimità a favore della deliberazione da lei proposta insieme alla Giunta sui nuovi criteri e modalità per l’attuazione omogenea e uniforme in tutto il Trentino della normativa provinciale 8 del 2003 – la cosiddetta legge sul “dopo di noi” – per quanto riguarda la parte relativa all’abitare sociale delle persone con disabilità.

Decise le audizioni sul disegno di legge per l’organizzazione delle Olimpiadi invernali 2026, che approderà in aula a maggio.

La IV Commissione ha aperto oggi l’esame del disegno di legge 90 “Misure straordinarie per l’organizzazione dei venticinquesimi giochi olimpici invernali e dei quattordicesimi giochi paralimpici invernali 2026” proposto dall’assessore Roberto Failoni. Cia ha ricordato che per arrivare in aula in aprile il ddl dovrebbe essere approvato dalla Commissione entro domani e che sarebbe l’ideale procedere già oggi alla votazione. Failoni ha riassunto i contenuti del provvedimento formato da 6 articoli. Oltre a prevedere con l’articolo 1 la partecipazione della Provincia all’organizzazione dell’evento, l’articolo 2 istituisce e disciplina il “Coordinamento olimpico provinciale”, l’articolo 3 indica le disposizioni straordinarie per le risorse umane, l’articolo la realizzazione dei lavori pubblici da mettere in cantiere, l’articolo 5 le disposizioni finanziarie. Lavori che dovranno assicurare la piena efficienza e fruibilità delle strutture destinate ad ospitare le gare. Questo provvedimento è per Failoni fondamentale per arrivare pronti al grande evento sportivo del 2026.

Luca Zeni (Pd) pur comprendendo, ma solo fino a un certo punto, la richiesta di questa pressante urgenza del ddl, visto che già nella finanziaria erano stati adottati dei provvedimenti sulla partecipazione del Trentino alle Olimpiadi, ha chiesto di prevedere delle audizioni per raccogliere il punto di vista dei principali soggetti interessati nel mondo degli sport invernali da cui potrebbero arrivare anche suggerimenti per migliorare il testo. Audizioni che non dilaterebbero di molto i tempi di esame del ddl. Zeni ha anche chiesto lumi sul coordinamento provinciale e la sua composizione.

Paolo Zanella (Futura) si è espresso a favore della richiesta di procedere ad alcune consultazioni, richiesta accolta dall’assessore Failoni che ha però sollecitato la Commissione ad effettuarle al più presto.

Il dirigente Bettotti ha spiegato le ragioni dell’urgenza del provvedimento (dettagliate nella relazione illustrativa), legate al ritardo accumulato a livello nazionale. Ora occorre quindi accelerare perché già nel 2025 le strutture sportive e le opere infrastrutturali complementari dovranno essere pronte. Quanto al coordinamento, ha ricordato che anche Veneto, Lombardia e Provincia di Bolzano stanno predisponendo questo organismo che ha lo scopo di mettere a disposizione della Fondazione Milano-Cortina alla quale è affidata l’organizzazione delle Olimpiadi, un interfaccia adeguato in ciascun territorio coinvolto, specialmente per quanto riguarda le infrastrutture, il personale e il volontariato. Quanto alla composizione del coordinamento, Bettotti ha aggiunto che l’importante è che questo organismo si possa riunire rapidamente ogni volta che servirà per interfacciarsi con la Fondazione sulle necessità organizzative sempre più urgenti e importanti per arrivare alle Olimpiadi 2026. L’obiettivo è realizzare il più rapidamente possibile delle opere, soprattutto gli impianti sportivi ma anche i collegamenti, che per gli impegni di dossier di candidatura devono essere pronte e testate nel 2025.

Pietro De Godenz (UpT) ha sottolineato che il ritardo accumulato è di almeno un anno e che quindi c’è molta urgenza, ma che si potrebbero comunque ascoltare in Commissione con delle consultazioni sia il Coni sia le due Federazioni degli sport invernali e sul ghiaccio coinvolte, come pure il Coordinamento degli imprenditori.
D’accordo con De Godenz si è detto Gianluca Cavada (Lega), vista l’importanza di quest’evento per tutta l’economia trentina.

L’assessore ha condiviso la proposta di De Godenz sulle consultazioni da effettuare il prima possibile e che dovranno coinvolgere il Coni, le due Federazioni e il Coordinamento imprenditori.

Cia ha aggiunto ai soggetti anche il Consiglio delle autonomie locali. La proposta dei soggetti da convocare per le consultazioni è stata approvata all’unanimità. E ha spiegato che per ragioni tecniche il ddl, non potendo esser approvato domani, approderà in aula in maggio.

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Regolamento di attuazione dell’Abitare sociale: l’Anffas sollecita l’applicazione del principio di sussidiarietà.

Mariella Bonzanini, vicepresidente dell’Anffas ha osservato che l’iniziale stanziamento di 680mila euro annui andrebbe incrementato per gli anni successivi al 2023 per consentire interventi strutturati che superino le logiche assistenzialistiche. I fondi per il “Dopo di noi” devono infatti costituire un investimento che può portare perfino alla totale non assistenza delle persone portatrici di disabilità. Bonzanin ha ricordato che nel 2013 l’associazione ha avviato una “scuola satellite” per persone tra i 20 e 30 anni da accompagnare verso l’autonomia nell’abitare, minimizzando conseguentemente il supporto degli educatori. La vicepresidente ha posto poi alcune domande di chiarimento e sollecitato l’applicazione del principio di sussidiarietà anche nell’approccio alla valutazione dei singoli casi attraverso il coinvolgimento dei soggetti del Terzo Settore. Bonzanin ha infine ricordato che nella “casa satellite” dell’Anffas vi sono ragazzi con un reddito da lavoro, per cui occorre che la nuova disciplina non sia penalizzante ma premiante per il raggiungimento della loro semi-autonomia e per la loro capacità di vivere anche senza la famiglia di origine. Positiva, comunque, per l’Anffas, è l’attivazione di una cabina di regia che presidi la sperimentazione.
Luca Moser, anche lui per l’Anffas, ha evidenziato l’annoso problema dell’Icef perché questo indicatore risulta penalizzante nei confronti delle famiglie che hanno messo da parte dei risparmi. Per questo Anffas ha immaginato il caso-tipo di una famiglia in cui c’è una persona con disabilità e costituita da una coppia di pensionati, ciascuno delle quali percepisce una pensione e ha accumulato dei risparmi. I valori Icef superano quindi la soglia dello 0,40 e occorrerebbe allora rivedere i calcoli del contributo affinché non risulti penalizzante per queste situazioni. Più in generale per Moser la nuova disciplina, che comunque l’Anffas condivide in larga parte, risente di un’impostazione per cui il Terzo Settore, quindi le associazioni come questa, sembra svolgere solo un ruolo di supplenza quando l’ente locale pubblico competente non è in grado di fornire direttamente certe risposte. Per l’Annfas sono invece maturi i tempi per cui anche le leggi provinciali recepiscano il principio di sussidiarietà, riconoscendo un primato nella presa in carico delle persone da parte dei soggetti del Terzo Settore la cui esperienza e vicinanza al bisogno delle persone con disabilità rende queste associazioni e realtà del privato-sociale particolarmente competenti nel fornire le risposte. Mentre l’ente pubblico dovrebbe limitarsi ad intervenire unicamente laddove non vi è un soggetto del Terzo settore in grado di attivarsi. Ha concluso Moser: “mettere oggi più risorse a disposizione di progetti come questo investendo sull’autonomia e sullo sforzo di ritardare il più possibile l’istituzionalizzazione di queste persone, significa per l’ente pubblico risparmiare molte risorse in prospettiva”.

Il Consolida: anche le famiglie e altri soggetti dovrebbero concorrere finanziariamente perché gli oneri non gravino tutti sull’ente pubblico,

Francesca Gennai del Consolida ha messo in evidenza l’esigenza di rendere possibile la co-partecipazione al sostegno economico erogato dall’ente pubblico per la realizzazione del progetto dell’abitare sociale. Questo vorrebbe dire che a fornire le risorse necessarie dovrebbero essere anche le famiglie e altre attività di fundraising, in modo che il pubblico non debba accollarsi tutto soprattutto nel futuro. Occorre inoltre creare omogeneità nell’attuazione di questo regolamento su tutto il territorio provinciale sostenendo quelle comunità che sono meno abituate a gestire progetti di questo tipo. Infine per Gennaii serve un forte passaggio culturale per perseguire tutti, come comunità, l’obiettivo di una vera autonomia di queste persone.

L’assessora Segnana ha detto di condividere alcune delle richieste emerse da Anffas e Consolida e in particolare l’esigenza di garantire l’uniformità dei servizi e nell’offerta erogata a tutte le famiglie senza distinzioni tra le Comunità di valle. E ha ricordato che questa delibera è stata elaborata e condivisa dal Consiglio delle autonomie locali.
La dottoressa Sartori ha aggiunto che si tratta di avviare al più presto questa sperimentazione per seguire da vicino le persone con disabilità coinvolte e arrivare così in seguito a perfezionare l’intervemto. Ha anche ricordato che i 680mila euro previsti saranno spalmati sui primi tre anni, compreso questo, ma che potranno aumentare se l’intervento dimostrerà di funzionare. Le risorse si potranno comunque erogare sempre nelle tre opzioni previste dalla legge provinciale: con un voucher individuale, per la gestione diretta tramite le Comunità di valle e per la gestione indiretta tramite l’attribuzione del servizio ad associazioni del Terzo Settore da parte delle Comunità. Quanto alla soglia del 46% di disabilità per l’accesso alla misura di sostegno prevista, Sartori ha ricordato che questa scelta è stata fatta per coinvolgere un maggior numero di soggetti, perché per la grave disabilità esistono già altre risposte.

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Illustrata la relazione annuale della Commissione provinciale pari opportunità. Per Dalzocchio occorrerebbe lavorare non tanto sul linguaggio di genere, che per lei è solo la punta di un iceberg, quanto sulla cultura che genera discriminazione.

A seguire, l’organismo ha incontrato la presidente della Commissione provinciale per le pari opportunità (Cpo) tra donna e uomo Paola Taufer, che ha sintetizzato la relazione sull’attività svolta dall’organismo nel 2020 che approderà a breve nell’aula del Consiglio che ne discuterà sicuramente. La presidente ha ricordato che i fondi messi a disposizione della Cpo l’anno scorso sono ammontate a 25.000 euro. Taufer ha citato le numerose iniziative dettagliatamente illustrate nella relazione annuale sui temi del mondo del lavoro, della conciliazione fra vita lavorativa e di cura, sul raggiungimento di posizioni apicali per le donne, sul versante della comunicazione e della promozione di una cultura paritaria nelle scuole di ogni ordine e grado. Molte sono state in particolare le attività di sensibilizzazione e approfondimento dedicate all’attualissimo e scottante tema della violenza di genere e soprattutto alle diverse forme di maltrattamento delle donne. Al centro dell’attenzione è stata posta anche la denuncia degli stereotipi di genere da smantellare attraverso l’informazione e la cultura. Conta molto per la Cpo fare rete tra istituzioni e associazioni per sviluppare una collaborazione tra gli assessorati alle pari opportunità dei Comuni trentini. “Vorremmo che fosse riattivato a breve il tavolo sulla medicina di genere”, ha concluso Taufer.

Paolo Zanella (Futura) ha segnalato il problema della difficile integrazione sociale delle donne straniere e sottolineato l’importanza sia del linguaggio di genere sia di lavorare nelle scuole sulla prevenzione della violenza di genere e per le pari opportunità di bambine e ragazze. A suo avviso questi temi dovrebbero essere inseriti come materia curricolare nei programmi scolastici. Taufer ha ricordato che alcuni Comuni hanno chiesto alla Cpo di approfondire il tema del linguaggio di genere, che già l’organismo mette al centro dell’attenzione incontrando bambini e ragazzi nelle scuole.

Mara Dalzocchio (Lega) ha espresso appezzamento per il lavoro svolto dalla Commissione in un anno difficile come il 2020. Bene anche il lavoro svolto dalla Cpo per la conciliazione famiglia-lavoro, per la lotta alla violenza di genere e per la lotta alla discriminazione. Sul lavoro delle donne per Dalzocchio la relazione non mostra iniziative concrete per risolvere il problema. E ha poi aggiunto che il linguaggio di genere è solo la punta di un iceberg. A suo avviso il percorso dev’essere prima culturale, perché non si può caricare il linguaggio di genere anche della lotta alle discriminazioni.
Taufer ha ribattuto che il linguaggio di genere non è un qualcosa di secondario, perché l’uso delle parole influenza il nostro modo di pensare e di agire ed è anche all’origine di certi stereotipi. Sul lavoro Taufer ha ricordato l’utilità della ricerca svolta e promossa dalla Cpo sul tema “Donne in vetta”.

L’assessora Segnana ha osservato che il 2021 sarà un anno molto impegnativo per la Cpo e per questo le attività andranno programmate insieme a lei.