Audizioni tutte favorevoli, in IV Commissione, al ddl Ferrari per l’inserimento lavorativo delle persone con disturbi dello spettro autistico.

Consultazioni tutte favorevoli oggi in IV Commissione – presidente Claudio Cia (Agire) – al disegno di legge 17 che reca “Disposizioni in materia di inserimento lavorativo delle persone con disturbi dello spettro autistico”, proposto da Sara Ferrari del Pd e sottoscritto anche dagli altri quattro consiglieri del gruppo. Presente l’assessora alla salute e elle politiche sociali Stefania Segnana, l’organismo ha raccolto il parere positivo, accompagnato anche da varie osservazioni e suggerimenti, dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari, dell’Agenzia del lavoro, del Coordinamento provinciale imprenditori, della Cgil, dell’Università di Trento, dell’Anffas, della Cooperativa AlberoBlu e della Fondazione trentina per l’autismo di Casa Sebastiano.

 

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Azienda provinciale servizi sanitari. Vincere la paura dello stigma sociale.
Per l’Apss è intervenuto il dottor Stefano Calzolari, direttore dell’unità operativa di neuropsichiatria infantile, che ha descritto punti di forza e di debolezza delle persone affette da autismo in rapporto al tema del lavoro. Si parla di spettro autistico, ha spiegato, perché vi è un ventaglio di situazioni diverse dal punto di vista del livello cognitivo di ogni soggetto. Si tratta di conoscere il livello cognitivo di ciascuno per poter adattare ad esso l’attività lavorativa.

Vi sono aziende negli Usa che cercano espressamente persone affette da disturbi dello spettro autistico perché sono molto efficienti. D’altra parte si tratta di soggetti che possono essere facilmente disturbate e hanno grossi problemi di socializzazione. Ma soprattutto sono troppo onesti perché non riescono a dire bugie di nessun tipo. A Villa Igea di Trento vengono per questo valutati da diversi anni sia bambini che adulti con disturbi dello spettro autistico. Per le persone il cui livello intellettivo è meno brillante, per permettere loro di lavorare occorre eliminare e possibili fonti di disturbo e al tempo stesso “allenare” il soggetto all’attività richiesta. Con l’aiuto dell’Agenzia del lavoro e delle normative attuali – ha concluso Calzolari – è comunque possibile trovare un impiego per queste persone.

Fabio Cembrani, direttore ha espresso un parere favorevole al ddl anche se richiede aggiustamenti e semplificazioni. Finalmente – ha spiegato Cembrani – questa proposta abbandona la strada di un welfare di tipo assistenzialistico e si dirige verso un welfare generativo, rispettoso della dignità delle persone per svilupparne le competenze, le capacità e le propensioni. Inoltre, ha proseguito Cambrani, occorre vincere la paura dello stigma sociale, che esiste nonostante l’integrità somatica di queste persone che a volte sono dei veri e propri geni, mentre vengono non di rado considerate quasi pericolose per gli altri.

Cembrani ha aggiunto un forte “no” a percorsi alternativi “perché l’alternatività dei percorsi lavorativi è quasi sinonimo di devianza”. E ha osservato che il fallimento di un progetto lavorativo di queste persone non può essere imputato né al disabile né alla famiglia ma ai soggetti che se ne occupano. Per questo – ha sottolineato – dopo la profilatura di queste persone, servono operatori formati. La panacea di tutti i mali non è l’avviamento propedeutico al lavoro, ma la presenza di tutori dotati di competenze, conoscenze e sensibilità particolari, capaci di rendere conto dei successi e delle difficoltà, ma soprattutto con la voglia di trasformare i costi in investimenti sociali, come prevedono gli articoli 2 e 38 della Costituzione. Si tratta di dare a chi è vulnerabile speranza nel futuro, perché senza speranza non c’è vita umana. “Abbiate coraggio – ha concluso Cembrani –, siete sulla strada giusta”.

 

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Agenzia del lavoro. Più personale per l’inserimento lavorativo di questi soggetti.
Il presidente, Riccardo Salomone ha apprezzato i punti di forza del ddl visto anche il momento difficile che stiamo attraversando. Si tratta di proteggere con queste misure target deboli in una fase in cui i rischi di esclusione sociale dal mercato del lavoro colpirà soprattutto i soggetti deboli. Bene anche la scelta del ddl l’idea di focalizzare l’attenzione sulla personalizzazione dei servizi offerti e di una commissione multidisciplinare che prenda in carico le persone con disturbi dello spettro autistico per poterne apprezzare le qualità partendo da competente specialistiche diverse.

Salomone ha poi ricordato la modifica della legge provinciale 19 del 1983 sulle politiche attive del lavoro avvenuta con la legge di assestamento dello scorso anno, che ha previsto l’ipotesi di sostenere attraverso misure lavorative le persone con disturbi dello spettro autistico. Inoltre esiste già per legge una unità multidisciplinare prevista da questo ddl. L’attuale piano di politiche del lavoro affida all’Agenzia misure dedicate alle persone con disabilità in base alla legge 68 del 1999, che si sovrappongono al ddl di Ferrari. Ancora, il piano di politica del lavoro modificato quest’anno prevede una definizione di “soggetto svantaggiato” che esplicita la sua applicazione anche alle persone con disturbi dello spettro autistico. L’attuale modello di intervento ha già dimostrato di funzionare e potrebbe semmai essere ulteriormente sviluppato. Infine Salomone ha segnalato alcune criticità emergenti dal ddl. La prima riguarda il problema della presa in carico di queste persone in modo personalizzato, perché oggi l’Agenzia del lavoro non ha operatori sufficienti da dedicare a questo servizio.

Il rapporto attuale è infatti di un solo operatore ogni 180 soggetti disabili. Occorrerebbe quindi potenziare il personale per poter prendere in carico questi soggetti. Un secondo problema potrebbe essere il “particolarismo”, nel senso che il rischio è di sbilanciare gli interventi a favore di questa categoria di soggetti a scapito di altre con svantaggi. Terza criticità: il ddl punta sull’inserimento lavorativo ma trascura l’inclusione sociale, aspetto che sarebbe invece da richiamare per tener conto di chi non può essere inserito nel mercato del lavoro. Rispondendo ad alcune domande di Ferrari, Salomone ha segnalato che il sostegno previsto oggi è rivolto alle persone con invalidità civile certificata. Per le altre in condizioni di svantaggio gli strumenti attuali non permettono la personalizzazione degli interventi per carenza di operatori. Infine il presidente ha ribadito che occorre evitare ogni discriminazione degli interventi nei confronti dei soggetti con disabilità.

 

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Coordinamento provinciale imprenditori. Puntare sulla collaborazione tra servizi.
Rossanna Roner di Confesercenti, che rappresenta le micro-imprese del commercio e dei pubblici esercizi, ha giudicato il ddl assolutamente condivisibile ma di difficile applicazione in queste attività economiche, in cui spesso lavora il solo titolare o un dipendente part-time. Ha però concluso confidando nella commissione multidisciplinare che deve valutare le possibilità di inserimento lavorativo in queste realtà.

Stefano Salvi, di Confindustria Trento, ha espresso l’apprezzamento del Coordinamento imprenditori per le finalità del ddl, visto soprattutto l’approccio integrato che il testo prevede tra i vari servizi. Bene anche la scelta di individuare in Agenzia del lavoro il soggetto nel quale radicare gli interventi a supporto di questi soggetti. L’auspicio è che vi sia una stretta collaborazione tra i servizi e in particolare con le cooperative sociali che attraverso le convenzioni già previste dalla normativa provinciale possono facilitare l’inserimento lavorativo nelle aziende delle persone con vari tipi di disabilità.

 

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Cgil: bene il provvedimento ma vanno chiariti i rapporti con gli altri interventi.
Maurizio Zabbeni della Cgil ha valutato positivamente la finalità del ddl. Si tratta però a suo avviso di capire come questo provvedimento si intrecci con quel che già oggi l’Agenzia del lavoro e altri enti fanno per questi soggetti. Al di là dell’inserimento lavorativo, per Zabbeni occorre considerare anche il tema dell’inclusione e dell’assistenza socio-sanitaria, che deve accompagnare queste persone a seconda del diverso grado di gravità di ciascuno. Esistono già interventi provinciali che si fanno carico di questi soggetti a partire dalla scuola per riuscire a comprenderne le potenzialità rispetto all’inserimento lavorativo. La problematica è quindi molto complessa in rapporto a quel che già la Pat mette in campo. Serve quindi un approfondimento per arrivare a coinvolgere tutti gli attori interessati, dalla famiglia alla scuola, in vista dell’inserimento lavorativo. Ma per molti di questi soggetti anche solo l’inclusione sociale potrebbe essere il massimo obiettivo raggiungibile.

 

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Università di Trento. Bene, ma tutor e tirocinio richiedono tempi lunghi.
La direttrice del dipartimento di psicologia e scienze cognitive, Paola Venuti, ha giudicato necessario e ben fatto il ddl perché questi soggetti sono una categoria estremamente complessa e quindi da preservare con una legge apposita. Ha aggiunto che andrebbero sottolineati due aspetti. Per la presa in carico nel lavoro bisognerebbe sottolineare che è un po’ più lunga in questi casi perché richiede anche una formazione dell’ambiente in cui vengono inseriti questi soggetti che, inoltre, hanno bisogno di un tutoraggio continuo perché l’azienda possa ottenere chiarimenti in merito alla situazione e all’andamento della vita di queste persone. Il legame tra tutor, datore di lavoro e soggetto autistico va quindi mantenuto per un tempo lungo. Anche il tirocinio dev’essere abbastanza lungo, come l’università ha verificato perché anche i tempi di adeguamento di queste persona all’ambiente lavorativo esige tempi lunghi.

Fondamentale è a suo avviso la formazione dei tutor che attualmente non è adeguata per gestire l’inserimento lavorativo di persone con disturbi dello spetto autistico. A una domanda di Ferrari, la direttrice del dipartimento di psicologia ha ricordato le legge nazionali e provinciali per le persone autistiche. L’errore è considerarle disabili dal punto di vista intellettivo e cognitivo, mentre spesso il loro problema è sociale e relazionale. Non si campisce che il loro cervello funziona maniera diversa: per certe aree anche molto meglio di quello degli altri; in altre molto male anche se il quoziente intellettivo è più alto del normale. Ad esempio non salutano. Gli inserimenti lavorativi in università sono andati bene perché si è capito che il problema vero di queste persone è sociale. Si sbaglia ad avviare queste persone come fossero disabili, perché con loro non funziona. Serve invece un tutoraggio che rimanga nel tempo a supporto dell’inserimento per promuovere una relazione di fiducia. Il rischio della ghettizzazione è forte, ma proprio per questo occorre rendere consapevoli le persone con disturbi dello spettro autistico del loro problema per migliorarne le relazioni sociali. Il ddl va bene, ha concluso Venuti, proprio perché è specifico per questi soggetti che non sono disabili ma hanno bisogno di una protezione anche quando il loro livello intellettivo è molto alto.

 

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Anffas (Associazione famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale).
Il direttore, Massimiliano Deflorian, ha condiviso motivazioni e finalità del ddl. E ha proposto alcune modifiche per perfezionare il testo, ad esempio distinguendo inserimento lavorativo, che afferiscono all’Agenzia del lavoro, e inclusione sociale, che competono ai servizi sociali. Quanto agli incentivi previsti dal ddl, Anffas ha apprezzato l’efficacia dell’intervento del “manager di rete”, figura di supporto al di là dell’inserimento nel mondo del lavoro per la tenuta e la continuità dell’azione di sostegno sul campo. Diversamente accade che l’inserimento parte bene ma poi quando insorgono problematiche che se non gestite portano all’espulsione dal mondo del lavoro.

Linda Pizzo, specialista di Anffas sul versante dell’inserimento lavorativo, ha ricordato le esperienze dell’associazione nell’accompagnamento di persone con disturbi dello spettro autistico. Ha ricordato che occorre definire la capacità della persona di potersi spendere nei vari contesti lavorativi. E che quando la fragilità è marcata è fondamentale la continuità della presa in carico. La figura del manager di rete è un ruolo importante per tenere insieme il fronte del supporto della persona con quello delle esigenze dell’impresa. Essenziale è agire non solo per le politiche di avviamento al lavoro anche per il mantenimento al lavoro con una serie di azioni programmatiche che garantiscano supporti integrati che permettano alla persona di rispondere alle esigenze dell’azienda.

 

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Cooperativa AlberoBlu. Fondamentale la formazione dell’ambiente lavorativo.
Raffaele Ettrappini ha evidenziato l’importanza dell’orientamento e della formazione nell’inserimento lavorativo, per una sinergia tra azienda e i giovani affetti da questi disturbi. La formazione dev’essere attiva e circolare per sviluppare le competenze del soggetto. E fondamentale è la supervisione per creare un contesto virtuoso nell’ambiente di lavoro. Importante è anche la durata dei tirocini lavorativi, della quale sarebbe utile precisare la durata.
Francesco Campanella ha evidenziato che la formazione va rivolta anche ai colleghi di lavoro con cui l’assistito dovrà convivere. Puntando soprattutto sugli spetti pratici. Serve anche un affiancamento tra utenti autistici e altri con altre disabilità, che dev’essere però attentamente valutata da specialisti.
Alessandro Carolli ha insistito sulla necessità di conoscere e valutare le capacità di questi soggetti con disturbi, che hanno caratteristiche cognitive, relazionali e di altro tipo per poter realmente progredire nel lavoro. Anche Carolli ha poi richiamato l’importanza del manager di rete per promuovere il successo dell’inserimento lavorativo.

 

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La Fondazione trentina per l’autismo Casa Sebastiano chiede coinvolgimento.
Annachiara Marangoni, direttrice di Casa Sebastiano, realtà socio-sanitaria che si occupa di persone con disturbi dello spettro autistico sopra i 16 con finalità riabilitative a partire dalle predisposizioni di ciascun soggetto. La direttrice ha giudicato indispensabile intervenire a sostegno di queste persone la cui disabilità non è assimilabile ad altre. Occorrono equipe che si occupano di autismo e Casa Sebastiano può contribuire a valutare queste persone. Giusto anche individuare una figura di responsabile con il computo di sostenere l’attuazione del piano personalizzato di inserimento lavorativo. Serve per questo un esperto di autismo, specializzato per aiutare la commissione interdisciplinare. Ma anche come consulente del datore di lavoro. Il dd dovrebbe inoltre prevedere che l’Agenzia del lavoro si possa rivolgere a realtà che si occupano da sempre di autismo. Marangoni ha anche suggerito di affiancare nell’inserimento lavorativo i soggetti autistici ad altri disabili.

L’assessora Segnana ha assicurato che terrà conto di tutti i contributi emersi dalle audizioni, sicuramente utili all’esame del disegno di legge.