CONSIGLIO PROVINCIA AUTONOMA TRENTO - CORECOM

Intervento del Presidente Marco Sembenotti

(Comitato per le Comunicazioni del Trentino)

Commissione minori, ascoltati il pm dei minorenni, il garante e l’ex difensore civico. Nuova mattinata di audizioni, che continueranno il primo ottobre, della commissione speciale di indagine in materia di minori. Il pm dei minori: i servizi ci sono, ma le norme sono in ritardo rispetto ai cambiamenti sociali.

Il primo ad essere ascoltato è stato il sostituto procuratore dei minori del Tribunale di Trento. Su richiesta della presidente della commissione, ha spiegato i motivi e i modi di intervento della procura. Interventi che inevitabilmente incidono sulla libertà dei minori, ma che vengono presi solo quando i problemi non sono stati risolti in modo consensuale, ciò extragiudiziale. Inoltre, per sottolineare la delicatezza del ruolo della procura, ha ricordato che la differenza tra la giustizia minorile rispetto a quella penale e civile, è che opera principalmente non su fatti accaduti, ma sul futuro del minore mettendo sempre al centro il suo interesse. Deve decidere, ad esempio, se il ragazzo dovrà essere seguito da un servizio sociale che supporti il ruolo genitoriale oppure se va limitata la potestà genitoriale. Quindi, alla base ci deve essere la prognosi della situazione. Rispetto alla procura ordinaria, il pm minorile ha libertà di indagine e il contraddittorio con la difesa si svolge solo in dibattimento. Inoltre, è previsto dalle norme il mandato di monitoraggio che permette di tenere aperto il procedimento, di seguire il minore e la sua situazione familiare, senza arrivare in tribunale. Quando si arriva davanti al giudice, ha detto il procuratore, significa che la situazione è talmente grave da non lasciare alternative.
Il magistrato ha detto inoltre che l’assenza del difensore in fase istruttoria non è un problema, pesano invece le carenze normative, soprattutto il fatto che il codice civile e il codice di procedura civile sono assai datati. In generale la legislazione sulla famiglia e il diritto minorile, sono in ritardo rispetto all’evoluzione della società. Anche i servizi fanno fatica ad affrontare i cambiamenti del ruolo e dell’atteggiamento dei genitori. In Trentino, ha aggiunto il sostituto procuratore, non c’è una carenza di servizi, anzi forse sono troppi e c’è il rischio di rendere poco chiare le responsabilità e a chi spetta decidere. Buono il rapporto tra procura dei minori e il Dipartimento politiche sociali della Pat.

La presidente della commissione ha chiesto delle difficoltà burocratiche, spesso segnalate, che riguardano gli allontanamenti.
L’allontanamento di un minore, ha affermato il magistrato, è sempre un trauma, ma spesso i provvedimenti richiedono tempo, ma non si tratta di lungaggini burocratiche. Molte volte si aspetta per le esigenze del minore, ad esempio per dargli la possibilità di concludere un iter scolastico. Non a caso molti decreti di affidamento si concludono a giugno. Comunque, ha continuato il pm, nel 99% dei casi di ritardi nella revoca dell’allontanamento familiare derivano dal fatto che i genitori non hanno riacquistato una capacità genitoriale.

Una consigliera di opposizione ha chiesto quali siano le maggiori problematiche che si stanno affrontando.
Il magistrato ha risposto che fino ai 10 – 11 anni ci sono soprattutto le carenze genitoriali, le difficoltà o l’incapacità nel prendersi cura di un figlio per mancanza di risorse, non tanto economiche, ma nella maggior parte casi determinate da disagi psichici o tossicodipendenze. Ci sono poi i conflitti tra genitori che si riflettono sui figli. Ma i casi più complessi, più critici sono quelli che coinvolgono minori dagli 11 anni fino a 14, quindi non imputabili, che entrano in grave conflitto con uno o ambedue i genitori. L’incapacità del genitore di affrontare il figlio che assume comportamenti gravi. Ci sono poi i conflitti generazionali che riguardano le famiglie di immigrati. Tante ragazzine, ha ricordato il magistrato, di famiglie straniere ma trentine perché nate qui, vengono allontanate da casa a causa degli atteggiamenti dei genitori. Temi che vanno affrontati con la prevenzione e sotto il profilo culturale.

 

Il garante dei minori: si deve arrivare ad una disciplina per l’ascolto dei ragazzi.

Il garante dei minori, Fabio Biasi, rispondendo alla presidente che ha gli ha chiesto quali possibilità di miglioramento ci possono essere nella gestione dei problemi dei minori, ha affermato, in base alla sua esperienza di procuratore del tribunale dei minori, che la collaborazione degli apparati giudiziari con i servizi sociali è sempre stata buona, anche se le scelte di questi ultimi, non sono mai state prese dalla procura come il Vangelo. Ciò che conta, ha aggiunto, è costruire un progetto per ogni caso e quindi è sbagliato generalizzare schierandosi in modo netto pro o contro gli allontanamenti dalle famiglie. Va contemperato, con equilibrio, il diritto del minore ad avere una famiglia e il suo benessere. Il garante ha sottolineato poi la necessità degli operatori sociali di lavorare in serenità e autonomia, liberi dalla pressione di media e dell’opinione pubblica. Chi deve firmare un provvedimento di allontanamento, ha ricordato, si trova sempre di fronte ad una situazione dolorosa. Spesso le critiche che vengono mosse ai servizi, ha aggiunto, derivano dal fatto che danno l’impressione di giudicare le famiglie in difficoltà. Invece, andrebbe rafforzato, con un progetto di ampio respiro, il ruolo di chi opera nei servizi di aiuto anche attraverso una formazione non libresca ma umana e psicologica, anche per togliere la patina burocratica agli interventi. Importatissimo sarebbe, ha continuato, arrivare ad una disciplina per regolare l’ascolto dei minore. Un fatto centrale, secondo il garante, perché i minori non sono un’appendice dei genitori ma hanno una vita propria. Se l’ascolto fosse istituzionalizzato, molti problemi verrebbero risolti.

Anche il garante ha parlato di norme datate, i qualche caso autoritarie, ma, nonostante ciò, ha aggiunto, non è vero che i servizi sociali “rubano” i bambini. Solo quando non è assolutamente possibile ricomporre la situazione in famiglia si passa all’affido. E l’obiettivo è quello di non fare più affidi sine die che si trasformano in adozioni sotto traccia, ma ciò richiede l’intelligenza e la sensibilità di operatori e giudici e la valutazione della reazione della famiglia che non deve essere giudicata ma accolta in modo empatico anche se fermo. Servono poi le tecniche psicologiche moderne, che andrebbero impiegate anche nei nostri servizi, per spezzare, anche lungo l’asse genealogico, le catene familiari negative che stanno alla base dei problemi e dei comportamenti devianti dei minori.

Infine, il garante ha detto di non capire perché i servizi sociali dal pomeriggio del venerdì al lunedì mattina siano assenti. Andrebbe introdotta quindi la reperibilità perché ci sono interventi che vanno fatti in tempi rapidi. Secondo il garante dei minori, inoltre, sarebbe un bene introdurre figure maschili tra gli assistenti sociali, in prevalenza donne, per avere una visione più completa, dai due punti di vista, delle situazioni e dei problemi. Inoltre, ha invitato a non fare seguire i casi gravi al personale troppo giovane che il più delle volte, per quanto preparato, non ha l’esperienza umana sufficiente.

La presidente ha ringraziato il garante per la profondità umana della sua relazione e per i suggerimenti. E ha chiesto se la procura ha ricevuto denunce sull’operato dei Servizi sociali e se ci sono stati affidi ingiustificatamente lunghi. La procura dei minori, ha concluso il garante, non ha mai ricevuto segnalazioni, anche perché andrebbero rivolte alla procura ordinaria, ma anche a palazzo di giustizia non sembra ci siano esposti o querele. Anche se sembra ci siano stati provvedimenti disciplinari nei confronti di assistenti sociali. Per quanto riguarda gli affidi sine die non sono previsti, ci sono stati alcuni casi di affidamenti prolungati ma legati alla volontà dei ragazzi di non rientrare in famiglia.

 

L’ex difensore civico: c’è un eccessivo turn over degli assistenti sociali.

L’ex difensore civico e ex garante dei minori ha fatto una fotografia della sua attività sugli affidi che, durante il suo mandato, sono rimasti stabili, una decina all’anno. Inoltre, nella sua esperienza ha avuto modo di constatare che la gestione di questi casi è sempre stata improntata all’equilibrio e all’attenzione alle famiglie d’origine. Piuttosto i problemi possono nascere dall’eccessivo turn over degli assistenti sociali che sono pochi e non sempre possono garantire la continuità ed essere punti di riferimento per i minori. E’ stato anche affrontato il problema della figura del tutore, un garante dei ragazzi, figura terza tra famiglia e assistenti, costituendo un elenco di volontari evitando così che i tribunale dovesse nominare o i sindaci o gli stessi assistenti sociali.

Cosa ha prodotto, ha chiesto la presidente della commissione, il rapporto con Centro giustizia riparativa della Regione. L’ex garante ha detto che, anche grazie ad un protocollo, c’è stata una collaborazione per i colloqui con i minori soprattutto quelli che hanno avuto problemi con internet. Sempre la presidente ha chiesto se vengono fatte verifiche sulle famiglie affidatarie e sull’utilizzo dei fondi che vengono messe a loro disposizione. L’ex garante ha affermato che, da quanto ha potuto conoscere nella sua funzione, nel caso in cui il minore riceva un’indennità o un’eredità la responsabilità della gestione spetta al tutore. Per gli affidi in comunità c’è una visita periodica del procuratore, ma ha detto di non sapere se ci siano controlli sulle famiglie. Infine, l’ex garante, rispondendo sempre a una domanda della presidente della commissione, ha detto che, da quanto ha potuto constatare, l’esperienza trentina è sempre stata ritenuta virtuosa, anche se a suo parere servirebbero più risorse finanziarie.