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CONSIGLIO PAT * AUDIZIONI QUARTA E PRIMA COMMISSIONE: « IL TERZO SETTORE CHIEDE DI PROROGARE AL 2022 LE SCADENZE PER L’AFFIDAMENTO DEI SERVIZI SOCIO-ASSISTENZIALI »

Il Terzo Settore chiede compatto di prorogare al 2022 le scadenze per l’accreditamento e l’affidamento dei servizi socio-assistenziali. Questo a causa del Covid ma anche per cogliere i nuovi bisogni emersi e ricalibrare gli interventi utilizzando la co-programmazione. Oggi il primo blocco di audizioni della IV e I Commissione.

Consultazioni in videoconferenza, stamane, per le Commissioni Quarta e Prima del Consiglio provinciale, presiedute da Claudio Cia (FdI) e Vanessa Masè (La Civica). A tema la risoluzione 35 approvata in Aula il 2 febbraio sulle organizzazioni del Terzo settore. Nella risoluzione si ricorda che il 30 giugno 2021 scade il termine entro il quale questi enti dovranno ultimare le procedure per l’accreditamento provinciale, mentre il 31 dicembre 2021 è l’ultima data utile per concludere le procedure per l’affidamento dei servizi socio-assistenziali. Le due scadenze sono connesse all’attuazione della legge provinciale 13 del 2007 sulle politiche sociali. “Sarebbe opportuno – si legge nel documento – visto il protrarsi della situazione problematica (legata all’emergenza Covid-19, ndr) e delle difficoltà di assolvere ai numerosi adempimenti amministrativi, far slittare il termine per l’affidamento al 31 dicembre 2022”. Per le stesse ragioni – prosegue il testo – si potrebbe prorogare di un anno, al 30 giugno 2022, il termine per l’accreditamento definitivo dei soggetti che gestiscono servizi già funzionanti. Per valutare l’opportunità del duplice slittamento, la risoluzione ha impegnato, appunto, le due Commissioni a consultare “i membri della Consulta provinciale delle politiche sociali, i dirigenti dei servizi competenti, i rappresentanti sindacali dei lavoratori impegnati nel Terzo Settore e i rappresentanti delle organizzazioni di secondo livello e delle categorie operanti in questo campo”. Quelle di oggi erano le prime audizioni sul tema. Il secondo blocco è in programma il 27 aprile.

 

Consulta provinciale delle politiche sociali. L’emergenza Covid ha assorbito tutte le energie e rendono necessarie le proroghe.

Massimo Komatz ha ricordato che la Consulta ha effettuato numerosi incontri sul territorio per un’operazione-ascolto che ha coinvolto più di 100 persone. La stragrande maggioranza dei soggetti sentiti ha detto di ritenere ineluttabile un posticipo delle due date per l’accreditamento dei soggetti del Terzo Settore e l’affidamento dei servizi socio-assistenziali perché negli ultimi 14 mesi l’attività quotidiana di questi enti è stata completamente assorbita dalla necessità di riorganizzare e rimodulare l’attività. Si è trattato e si tratta tutt’ora di garantire servizi il più aderenti possibile ai bisogni delle persone. Servizi diurni, residenziali e per le aree di intervento dei minori e degli anziani. Oltre a tutte le misure di precauzione, prevenzione e cura, gli enti del Terzo Settore hanno dovuto fronteggiare le situazioni di malattia e di isolamento di persone familiari e conviventi. E a ciò si è aggiunta la continua riorganizzazione del personale a disposizione degli enti del Terzo Settore. Personale per lo più femminile con carichi di lavoro personali, familiari e lavorativi. Queste, ha sottolineato Komatz, sono le ragioni che sostengono la necessità di posticipare la scadenza per l’accreditamento. Inoltre la Consulta “allargata” chiede un posticipo dei termini anche per quanto riguarda gli affidamenti. Infine serve un intervento su alcuni aspetti particolarmente pesanti dell’accreditamento, per alleggerire gli oneri amministrativi e burobraciti che gravano sugli enti del Terzo Settore, come l’adozione del modello 231 che – ha concluso Komatz – non è un obbligo di legge e non è appropriato a questo tipo di enti anche da un punto di vista economico. “In un periodo in cui tutte le risorse professionali, emotive ed economiche sono da destinare ai servizi per rispondere a bisogni sempre più complessi, questo appesantimento appare uno spreco intollerabile”.
Anna Orsinger, altro membro della Consulta, ha sottolineato l’impossibilità di prescindere dall’impegno richiesto agli enti del Terzo Settore a causa pandemia per proteggere dalla malattia e garantire il benessere delle persone e delle loro famiglie. Persone e famiglie con cui è stato necessario mantenere i contatti anche quando i servizi sono stati sospesi, specialmente quelli rivolti ai soggetti più fragili. Il problema che ora si pone riguarda la possibilità di attuare concretamente nella quotidianità i requisiti richiesti per l’accreditamento e l’erogazione dei servizi. Tema al quale gli enti del Terzo Settore non hanno avuto il tempo di pensare a causa dell’emergenza. Anche perché enl frattempo in questi mesi sono cresciuti i problemi di natura economica e di povertà conseguente alla chiusura prolungata. Per Orsinger occorre quindi lavorare ad una una riprogrammazione dei servizi per la qualità della vita soprattutto dei soggetti più giovani e degli anziani. Ed è per questo un bene che il Catalogo sia uno strumento aperto.
Angelo Prandini, anch’egli componente della Consulta, ha spiegato che serve più tempo non solo per gli enti del Terzo Settore ma a tutto il sistema per fare i conti con le novità normative intervenute nel 2020, come la co-programmazione, dopo l’approvazione del Catalogo. Un tempo in più permetterebbe una rilettura dei bisogni perché gli enti rischiano altrimenti di accreditarsi sulla base di una fotografia antecedente al cambiamento derivante dall’emergenza sanitaria. Ignorando ad esempio il problema economico, diventato nel frattempo esplosivo. La proroga per Prandini consentirebbe di avere il tempo per incontrarsi e confrontarsi utilizzando l’istituto della co-programmazione fra Terzo Settore, politica e funzionari pubblici. Certo poi la scelta finale sarà della politica, ma prima gli amministratori pubblici potranno capire dai soggetti del Terzo Settore come sono cambiati i bisogni e come ricalibrare le risposte. In questo modo il Trentino si potrà riorganizzare sulla base di una diagnosi aggiornata e tale da favorire una ripartenza adeguata al cambiamento intervenuto.

 

I consiglieri Zanella e Marini. Che fare con le Comunità di valle commissariate?

Paolo Zanella (Futura) ha osservato che in questo momento vi è la necessità di prorogare i termini per l’accreditamento e l’affidamento dei servizi, tenuto conto sia dei bisogni oggettivi legati all’impegno causato dalla pandemia sia delle esigenze emergenti in prospettiva, che esigono di riorganizzare i servizi. Servizi oggi affidati alle Comunità di valle, enti che in questo momento sono ancora commissariate. Alcune Comunità hanno già fatto partire delle gare ma molte sono ferme. Per questo prendersi il tempo necessario per fare un’analisi dei bisogni nuova e capire i problemi emersi, è opportuno in vista di una co-programmazione che parta dalle esigenze dei territori.
Alex Marini (Misto) ha evidenziato il problema di architettura normativa che sta creando delle difficoltà amplificate dall’emergenza sanitaria. Quanto al dialogo politico, vi è a suo avviso la necessità di momenti di confronto frequenti tra utenti, destinatari dei servizi e mondo politico. Mancano però i vertici politici delle Comunità di valle che dovrebbero gestire gli affidamenti dei servizi socio-assistenziali. L’incertezza attuale impedisce di rispondere alle esigenze emergenti dai territori. Infine c’è un problema di disponibilità di risorse finanziarie. Bisognerebbe decidere di investire parte delle risorse del Recovery Fund anche a tutela dei più deboli e per far funzionare meglio i servizi assicurati dai soggetti del Terzo Settore.
Prandini ha messo in luce il rischio che gli affidamenti vadano sulla strada dell’appalto. Contro questa prospettiva prendere tempo è fondamentale. Inoltre il telaio della legge 13 del 2007 risente del fatto di essere stato pensato allora per tutelare il Terzo Settore. Andare in appalto per l’affidamento significa generare il “mostro” delle rotazioni (divieto imposto alla stazione appaltante di invitare nuovamente un soggetto del Terzo Settore che ha erogato per tre anni un servizio socio-assistenziale, ad assumerne ancora la gestione, ndr). Vale la pensa far scoppiare questa bomba per 9.000 persone che lavorano per gli enti del Terzo Settore che hanno un fatturato complessivo di 110 milioni di euro? Prandini ha insistito per questo sull’opportunità di avviare un confronto tra centro e periferia nei prossimi sei mesi per aggiornare il quadro della situazione.

 

Federazione trentina della cooperazione e Consolida: non si possono equiparare enti del Terzo Settore e servizi privati in grado di stare sul mercato. Occorre valorizzare l’eco-sistema del welfare trentino.

Italo Monfredini ha sostenuto la necessità di tutelare l’attuale eco-sistema dei servizi socio-assistenziali del Trentino, dove la Provincia utilizza gli enti del Terzo Settore per erogare le presentazioni di cui la popolazione ha bisogno. L’accreditamento che ora viene richiesto tende a rendere più compatibile con le esigenze della pubblica amministrazione gli enti del Terzo Settore più orientati a servizio delle persone che alla gestione degli adempimenti burocratici. Il punto per Monfredini è riconoscere che i servizi erogati dal Terzo Settore ad un’utenza portatrice di bisogni di carattere sociale e socio-sanitario, non si possono equiparare a prestazioni di altro tipo in grado di stare sul mercato. Insomma, il sistema di affidamento attraverso l’appalto in questo settore crea distorsioni. Come quella del sistema della rotazione, che causerebbe lo sfascio di questo eco-sistema integrato pubblico e privato-sociale che si avvale anche di volontariato e grazie al quale la nostra è ancora una comunità sociale coesa. Monfredini ha suggerito quindi di valorizzare ancor più l’attuale risorsa costituita dalle cooperative e dagli enti del Terzo Settore, per farne un volano di sviluppo dei servizi socio-assistenziali. Questa è a suo avviso la vera questione politica che oggi occorre porsi.
Per il Consorzio delle cooperative sociali (Consolida), Serenella Cipriani ha sottolineato che una proroga di accreditamento e affidamenti è funzionale a consentire a tutti di avere il tempo di adeguarsi al nuovo modello per valorizzare un welfare di eccellenza come quello trentino.
Alla domanda di Zanella e Cia su cosa implichi dal punto di vista dell’utenza vedersi cambiare il servizio a causa della rotazione, Monfredini ha risposto che questo meccanismo “inibisce qualsiasi tipo di investimento che un’organizzazione del Terzo Settore può compiere su un determinato servizio”. Perfino per un computer è previsto un ammortamento di 5 anni. Tre anni non si giustificano proprio. Cipriani ha aggiunto che i tre anni inibiscono qualunque investimento anche sulle risorse umane.

Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza (Cnca) Federazione
regionale: non c’è nessuna controindicazione politica alle proroghe.

Michelangelo Marchesi, membro dell’esecutivo regionale, ha giustificato con vari argomenti la ragionevolezza della scelta politica della proroga, in primo luogo perché non mette affatto in discussione il percorso verso l’accreditamento. Non è, insomma, un colpo di spugna, ma permettere solo di portare a termine una tappa del percorso verso questo obiettivo. La proroga garantisce poi che le persone più fragili e vulnerabili continuino a fruire dei servizi erogati dal Terzo Settore. Non si tratta di una richiesta di pochi perché a chiedere uno slittamento delle date sono sia le piccole che le grandi organizzazioni del Terzo Settore. E non vi sarebbero aggravi di costi per la pubblica amministrazione perché le cose proseguirebbero per alcuni mesi come già impostate. Certo la proroga dei termini non può e non deve essere all’infinito ma consentirebbe un “approfondimento dialogico tra Terzo Settore e pubblica amministrazione sull’evoluzione dei bisogni nel territorio e sugli strumenti di affidamento e programmazione dei servizi del sistema di welfare. Infine per Marchesi se si deciderà di concedere una proroga “è bene che ciò avvenga in tempi molto brevi per consentire di ri-programmare i termini dei percorsi di accreditamento ed avere lo spazio necessario per definire le modalità con cui affrontare i nuovi affidamenti”. Un lavoro frettoloso rischia invece di premiare solo chi è stato meno collaborativo a discapito di quanti tengono invece alla continuità dei servizi in una logica di sistema.

 

Coordinamento inclusione prevenzione (Cip): dopo il Covid il sistema va ripensato, altrimenti si ragiona su un mondo che non c’è più. Si alle gare, no alla rotazione.

Fabiano Lorandi ha raccontato che gli oltre 400 minori seguiti dalla sua associazione a Rovereto insieme agli operatori sono stati travolti dalla pandemia. Lo stesso è accaduto alle famiglie. L’associazione si è attivata con modalità educative a distanza accentuando la personalizzazione dei progetti per i ragazzi. Strumento però di difficile applicazione per chi restava a casa. Sono soprattutto aumentati i bisogni di ascolto di questi utenti, per cui si è reso necessario procedere all’aggiornamento e alla formazione professionale degli educatori per metterli nelle condizioni di rispondere ai bisogni relazionali dei ragazzi, ridefinendo azioni e strategie pedagogiche. Lavoro che ha pesato e pesa ancora molto sull’attività. A questo si è aggiunta l’esigenza di prestare assistenza e dare risposte anche ai genitori dei ragazzi per aiutarli a ridefinire i rapporti con i figli. La richiesta delle proroghe secondo Lorandi è più che motivata da tutto ciò. Non solo per i minori ma per tutti gli utenti dei servizi socio-assistenziali è necessario ridefinire insieme, pubblico e privato, il quadro dei nuovi bisogni con lo strumento della co-programmazione, grazie alla quale si potranno delineare interventi adeguati.
Chiara Dossi, anche lei del Cip, ha ricordato la richiesta rivolta durante l’emergenza sanitaria alle operatrici dell’assistenza domiciliare di reinventarsi e di fare cose diverse. Operatrici che sono spesso donne costrette a conciliare lavoro in famiglia e per la cooperativa. Donne che che non di rado sono andate a lavorare volontariamente anfhe nelle Rsa più colpite dal contagio, per dare una mano. Insomma le cooperative sociali quest’anno hanno lavorato molto più del dovuto, con presidenti e direttori pronti a sostituire il personale in caso di malattia per portare avanti il servizio. Bene quindi l’accreditamento – per Dossi – ma ora vi è la necessità di ragionare a bocce ferme, perché il Covid ha travolto tutto e il rischio è quindi di ragionare su un mondo che non c’è più. Il sistema va ripensato inventando nuovi strumenti e aggiuntando quelli che già ci sono. Quanto al tema della rotazione, Dossi ha ricordato come la sua cooperativa abbia sempre lavorato con gare di appalto e non tema certo il confronto competitivo con altri soggetti, ma – ha aggiunto – “tutto sarebbe comunque vanificato dalla rotazione, perché non è sopportabile il limiti massimo dei tre anni di attività. Non si può infatti lavorare se sulla nostra testa pende il criterio della rotazione. Chiediamo – ha concluso Dossi – di essere osservati e valutati per quello che facciamo davvero sul territorio, senza sconti, purché però si guardi alla realtà dei fatti”.

 

C’è dialogo con i sindaci, non con i commissari delle Comunità.
Cia ha ringraziato Dossi per aver riassunto i problemi che interessano tutti i soggetti socio-assistenziali.
Zanella, sollecitato da quest’ultima testimonianza, ha chiesto se sia fattibile con le Comunità di valle, enti responsabili di questo settore di servizi, un dialogo orientato alla co-programmazione e di riprogettazione o di mappatura dei bisogni sociali sul territorio.
Lorandi ha risposto che con i Comuni di Trento e Rovereto un dialogo si è già aperto, mentre con la Comunità della Vallagarina può esserci qualche problema perché commissariata e priva di titolarità politica.
Dossi ha confermato che vi è un dialogo ma solo con i sindaci mentre con i commissari della Comunità di valle non c’è rapporto anche perché non conoscono i temi in discussione.

 

Forum del Terzo Settore del Trentino: proroga utile per programmare il futuro.

Il portavoce Andrea La Malfa ha messo in luce che l’accreditamento non è solo un aspetto burocratico ma costituisce una grande occasione per gli enti del Terzo Settore di ragionare sui loro servizi con l’obiettivo di mettere al centro la persona e soprattutto la necessità di individuare quali sono i nuovi bisogni sociali emersi con il Covid. E come si è modificato la struttura sociale trentina rispetto a questi bisogni emergenti. Una revisione da cui potrebbe anche scaturire l’esigenza di nuovi soggetti erogatori. La richiesta della proroga per il Forum è dettata dal buon senso, per aiutare la crescita di questo sistema e la capacità degli enti del Terzo Settore di rispondere ai nuovi e grandi bisogni sociali emergenti.
Sempre per il Forum Egon Angeli ha ribadito che la vera domanda è come fare meglio in questa nuova condizione e ribadito l’obiettivo della co-programmazione per ridefinire i bisogni e individuare quali azioni concrete da mettere in campo. A suo avviso infatti il Terzo Settore non è chiamato solo a “curare” il presente ma anche a prevedere il futuro.

L’Anffas: un po’ di tempo in più sarebbe utile anche alla Provincia per accompagnare gli enti del Terzo Settore verso il nuovo sistema di accreditamento.

Per l’Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale, il direttore Paolo Girardi ha confermato la fondatezza della richiesta della proroga per permettere una riprogrammazione delle attività a supporto delle famiglie. La proroga è importante – ha osservato – per tre motivi: poter avviare delle vere e proprio sperimentazioni e attività pratiche di test sulle procedure di programmazione; per consentire alla Provincia di avere il tempo di accompagnare i soggetti del Terzo Settore ad approcciarsi al nuovo sistema di accreditamento e affidamento dei servizi; aprire uno spazio utile alla revisione delle linee guida provinciali del 2019 alla luce della sentenza della Corte costituzionale del 2020 e del recente decreto del ministero del lavoro e delle politiche sociali che ha indicato nella co-progettazione lo strumento ordinario di gestione dell’attività amministrativa per l’affidamento dei servizi. Si tratta di impiegare il tempo concesso della proroga per lavorare su questo tema anche guardando alle buone pratiche già in essere che possono offrire spunti interessanti in tal senso. E questo per mantenere l’eccellenza del sistema Trentino.

 

Associazione provinciale per i minori (Appm): seri dubbi sulla sostenibilità anche per gli enti pubblici della massa di adempimenti richiesti per l’accreditamento.

Infine il direttore dell’Appm Paolo Romito ha segnalato l’eterogenietà dei comportamenti e delle prassi amministrative adottati in questo periodo provvisorio all’interno delle Comunità di valle. Alcuni commissari affidano già i servizi con le gare, altri no. Romito ha anche osservato che il sistema di accreditamento permette una risposta diversa dal recepimento sic et simpliciter di procedure più adatte ad attività commerciali. La speranza è che vi sia un’apertura ad una procedura diversa dalle gare. Ora il rischio, per il direttore di Appm, è che venga la richiesta di spostare in avanti i termini per l’accreditamento definitivo, venga fraintesa e scambiata per la volontà di ribaltare tutto e ripartire dall’inizio. Si tratta invece di chiedersi se il sistema di accreditamento che è stato disegnato sia in grado di far fronte ai nuovi bisogni emersi in occasione della pandemia. Sempre a proposito di accreditamento, una seconda questione importante per Romito riguarda la sostenibilità per la pubblica amministrazione delle attività di controllo e valutazione delle procedure richieste. Sostenibilità tutta da verificare non solo per gli enti del Terzo Settore ma anche per l’ente pubblico considerato che il nuovo sistema produrrà una miriade di valutazioni che rischiano di risolvere tutto in un puro adempimento burocratico, facendo passare in secondo piano l’esigenza più importante: quella della manutenzione del sistema costruito in Trentino negli ultimi anni. C’è insomma di che dubitare sulla sostenibilità di tutti questi adempimenti. Se una proroga delle scadenze permetterà una rivisitazione complessiva della materia, occorrerà a suo avviso farsi carico anche di questo problema. E risolverlo.

Il presidente Cia, tirando le conclusioni, ha osservato che da queste audizioni emerge un quadro dei bisogni, dei servizi e delle capacità di risposta degli enti del Terzo Settore decisamente mutato dalla pandemia, ma anche un forte richiamo alla concretezza. E dal punto di vista metodologico ha sottolineato l’utilità di aver a tutti gli auditi di oggi di ascoltare, rimanendo sempre connessi, gli interventi degli altri.