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CONSIGLIO PAT * ATTIVITÀ POMERIGGIO: « MINORANZE CRITICHE SULL’ORGANIZZAZIONE NELLA DISTRIBUZIONE DEI VACCINI, L’ASSESSORA SEGNANA RISPONDE CHE NON CI SONO LE DOSI »

Sono proseguiti nel pomeriggio i lavori del Consiglio in videoconferenza con l’informativa sul Covid e la discussione di quattro delle otto risoluzioni proposte. Minoranze critiche sull’organizzazione nella distribuzione dei vaccini e l’assessora Segnana risponde che non ci sono le dosi. A metà marzo via ai tamponi salivari del Cibio: se ne potranno processare 240 l’ora. Rsa: pronto il protocollo per permettere i nuovi ingressi. Atteso il parere di Rezza.

 

Nel pomeriggio il Consiglio provinciale in videoconferenza ha ripreso i lavori a partire dalla comunicazione della Giunta dedicata agli aggiornamenti sulla gestione dell’emergenza Covid chiesti da Paolo Zanella di Futura insieme ad altri 9 esponenti della minoranza, per avere informazioni in merito a tre argomenti: all’andamento epidemiologico della pandemia con l’impegno assunto dal SSP e le misure di contenimento; al piano vaccinale (adesione, successive fasi della campagna, modalità organizzative); e alle misure di sostegno economico messe in campo e programmate. Sono state discusse 4 delle 8 risoluzioni proposte dai consiglieri. I lavori proseguono domani alle 10.00.

 

Segnana (relazione allegata): la situazione peggiora. Per le vaccinazioni la Pat segue si attiene al piano nazionale, ma le dosi non sono sufficienti.

L’assessora Segnana nella sua relazione ha segnalato l’aumentata incidenza dei contagi da Covid-19 rilevata a fine febbraio in Italia e anche nella nostra provincia, con un Rt superiore all’uno e l’incremento dei posti letto nei reparti di terapia intensiva. L’età media dei diagnosticati è diminuita a 44 anni. Crescono i focolai nel settore della scuola per cui si richiedono azioni di contenimento della diffusione e si raccomanda la riduzione dell’interazione delle persone e della mobilità. Il governo ha comunicato alla conferenza delle regioni e delle province autonome la volontà di prorogare le misure restrittive adottate in precedenza. In discussione in questo momento è la possibilità che il nuovo dpcm all’articolo 43 preveda in determinate condizioni anche la chiusura delle scuole. Segnana ha poi evidenziato che per il potenziamento della diagnostica la Provincia ha investito sul Cibio per l’introduzione dei test salivari, molto meno invasivi. Il 17 febbraio il Cibio è stato accreditato per questo tipo di diagnosi molecolare e ora il laboratorio dispone degli strumenti e del personale necessari per avviare l’attività a metà marzo. Il protocollo per gli accertamenti diagnostici è stato quindi già aggiornato per l’utilizzo dei test salivari la cui sperimentazione inizierà subito su 1000 soggetti sintomatici e asintomatici. Peraltro sui sintomatici la nuova metodica si è già dimostrata valida e Roma è interessata a questi test che potrebbero essere esportati anche in altre regioni. Il Cibio prevede che si potranno processare 240 campioni salivari l’ora. Capitolo Varianti. Segnana ha segnalato che si stanno diffondendo in Italia e anche nelle regioni del Nordest tra cui la nostra le varianti inglese e sudafricana del Covid. E ha informato che la Provincia di Trento partecipa all’indagine indagine campionaria promossa dall’Iss collaborando con l’Istituto zooprofilattico. Ad oggi, ha avvertito Segnana, sono 4 le persone risultate positive alla variante inglese in Trentino. Capitolo Rsa. Provincia e Apss con gli enti gestori delle Rsa trentine hanno condiviso nuove linee guida per garantire incontri in sicurezza tra gli ospiti e i loro familiari. Ora queste Linee guida attendono nei prossimi giorni il parere del Comitato tecnico scientifico nazionale. L’andamento delle vaccinazioni nelle Rsa è molto buono. Quanto all’arrivo di nuovi ospiti nelle Rsa l’assessora ha precisato che potranno essere inserite persone già vaccinate due volte oppure dopo la prima purché nella struttura sia stato immunizzato l’80 per cento del personale sanitario e socio-sanitario. La priorità per le vaccinazioni è stata poi asegnata agli insegnanti e alle operatrici delle scuole dell’infanzia e degli asili nido. Seguirà tutto il personale docente e non docente delle scuole di ogni ordine e grado. Quanto alla consegna delle dosi di vaccino, Segnana ha segnalato che Pfeizer è stata finora l’unica a rispettare gli accordi sui numeri. Capitolo piano di riorganizzazione della rete ospedaliera. L’assesora ha ricordato che la Giunta ha destinato 16 milioni di euro a tre interventi: l’aumento dei posti letto in terapia intensiva e sub-intensiva, il potenziamento dei pronto soccorso e l’acquisizione di mezzi di trasporto per l’emergenza. I lavori per il pronto soccorso a Trento, Rovereto e Arco sono terminati o stanno per concludersi mentre a Cles si terminerà nel 2022. La consegna delle nuove ambulanze avverrà entro giugno. Interventi nuovi posti di terpaia int e semint sono previsti 9 interventi per 13 milioni di euro. Entro il mese prossimo, ha concluso l’assessora, si procederà con il pagamento dei bonus Covid a favore di 5400 unità di personale che sono state impegnate nell’emergenza.

 

Paola Demagri (Patt) ha posto all’assessora alcune domande in merito all’orientamento della Giunta sull’ingresso dei familiari nelle Rsa, se sia legato all’eventuale loro immunità o ad altri aspetti utilizzati per definire le Linee guida. Perché, ha osservato, i familiari degli ospiti non si accontentano più della stanza degli abbracci. Un’altra domanda ha riguardato le liste d’attesa che crescono per alcune categorie di pazienti e in particolare per quelli oncologici. Si tratta di capire quale sia l’idea della Giunta rispetto al trattamento di questi pazienti e se si vogliano utilizzare anche le sale operatorie delle strutture private per favorire la riduzione delle liste d’attesa. Vaccinazioni: c’è un cronoprogramma ma le sollecitazioni sono molteplici. Per questo occorre vaccinare il più possibile selezionando le persone alle quali dare priorità rispetto ad altre sulla base di criteri trasparenti. Demagri ha anche illustrato la propria risoluzione, poi approvata, che impegna l’Apss ad evitare discriminazioni nelle vaccinazioni sulla base dell’appartenenza del personale ad ambiti professionali diversi. Ancora, Demagri ha chiesto notizie all’assessora sul coinvolgimento delle farmacie nelle vaccinazioni e quando sarà riaperto il punto nascita dell’ospedale di Cles. Infine ha richiamato l’attenzione di Segnana sulle cure domiciliari, che a suo avviso finora sono state un anello debole nella gestione della pandemia perché i medici di medicina generale e gli infermieri erano impegnati nel tracciamento dei pazienti Covid. Oggi, ha concluso, le cure domiciliari dovrebbero ripartire dalla presa in carico completa dei pazienti particolarmente complessi.

 

Paolo Zanella (Futura) ha ricordato che un anno fa come oggi emergeva il primo caso Covid in Trentino. Ora la pressione sugli ospedali è tale da esporre i personale al il rischio del barnout. Per evitare questo pericolo occorre assumere più personale di quel che si sta facendo. Solo al S. Chiara vi sono 50 assenze per gravidanze, personale che andrebbe sostituito in fretta attingendo dalle graduatorie aperte. Il consigliere ha anche denunciato il fatto che i dati sui tamponi relativi al mese di novembre non si trovano nel sito, diversamente da quanto l’assessora aveva riferito. Inoltre occorre cercare di anticipare gli interventi restrittivi prima che le varianti del virus si diffondano. La media dei tamponi cala: si è scesi ai 1.493 di questo mese rispetto ai 2.800 di gennaio. Bene i test salivari che partiranno a metà marzo anche se erano stati annunciati ai primi di novembre. Sui tracciamenti delle varianti, Zanella non ha capito perché la Pat mandi i dati all’Istituto zooprofilattico. Zanella ha detto di vergognarsi della scarsa adesione alle vaccinazioni finora dimostrata dal personale sanitario delle Rsa, visto che il 50% si rifiuta e quindi non si capisce come si possa allora arrivare all’80% delle vaccinazioni necessario perché si possano accogliere nuovi ospiti. Quanto alla priorità nella distribuzione delle dosi, la Pat sta seguendo giustamente il piano vaccini nazionale. Il dottore Ferro sta proponendo strategie per cercare di vaccinare la popolazione il più rapidamente possibile, anche con una sola dose a chi ha già avuto il Covid. Certo sulle categorie a cui dare la priorità vi sono margini interpretativi. Alcune regioni hanno vaccinato le persone disabili, altre anche le assistenti domiciliari e sociali. Una categoria ingiustamente dimenticata per Zanella è quella degli addetti alle pulizie che lavorano nei reparti Covid. Occorre evitare che sia vaccinato prima chi dev’essere vaccinato dopo.

 

Luca Zeni (Pd) che sulla comunicazione dell’assessora ha rilevato che ai consiglieri interesserebbe di più conoscere l’impostazione politica con cui la Giunta vuole affrontare l’emergenza pandemica piuttosto che i microdati puntuali. Tamponi: il trend in Trentino e preoccupa la sensibile riduzione dei molecolari rispetto ad esempio all’Alto Adige dove invece il numero dei test è 3 o 4 volte superiore al nostro. Bene per questo il coinvolgimento dei Cibio per i tamponi salivari che permetteranno un’ulteriore attività di screening. Colpisce negativamente, invece, secondo Zeni, il bassissimo numero di analisi sulle varianti, per il quale andrebbero coinvolto sia FBK che l’istituto zooprofilattico. Decisivo per Zeni è poi il tema dei vaccini per poter vedere una luce in fondo al tunnel. Certo la quantità delle dosi non dipende dalle regioni, ma dai territori dipende sicuramente la velocità con cui si riescono a somministrare i vaccini che si hanno. Di fatto in Trentino ci si mette di più rispetto ad altre regioni. Più si è veloci a vaccinare e più persone sono coperte. Zeni ha infine denunciato le persistenti difficoltà organizzative per la prenotazione dei vaccini online da parte delle persone più fragili. E ha sollecitato il passaggio ad una modalità organizzativa diversa. Infine il consigliere ha illustrato le sue tre risoluzioni con varie richieste in merito alle quali – ha lamentato – la Giunta non ha espresso anticipatamente un orientamento che favorisca un accordo.

 

Pietro De Godenz (UpT) ha lamentato che avrebbe voluto ma non ha potuto sottoscrivere la richiesta di questa comunicazione sul Covid e ha comunque apprezzato l’annuncio dell’assessora sull’avvio dei tamponi salivari. Ha infine chiesto se vi è una data per l’apertura del punto nascita di Cavalese e per il pronto soccorso, i cui lavori dovrebbero finire nel 2022. Un tempo a suo avviso troppo lungo.

 

Segnana ha risposto per ragioni di tempo solo ad alcune domande. Sugli ingressi dei parenti nelle Rsa ha riferito che un protocollo era stato valutato con Upipa e Spes per ricominciare con le visite fisiche senza la necessità che sia presente un operatore nella stanza, per evitare assembramenti. Il protocollo c’è ma per evitare rischi si è preferito inviare il documento al professor Rezza del ministero chiedendo il suo parere per tranquillizzare i direttori e i presidenti delle Rsa. Si è ora quindi in attesa del responso del Cto. Quanto alle vaccinazioni, il protocollo concordato precisa che se gli anziani da inserirre nelle Rsa hanno avuto la doppia vaccinazione con Moderna il loro ingresso è possibile senza bisogno che sia vaccinato l’80 per cento del personale. Se invece è stata loro somministrata una sola dose di vaccino, serve l’80% del personale vaccinato. Farmacie: al momento è stata chiesta la loro collaborazione solo per eseguire i tamponi mentre per le vaccinazioni l’Apss sta valutando come utilizzare anche le farmacie appena vi sarà un numero di dosi adeguate. In ogni caso anche nelle farmacie per somministrare il vaccino servirà la presenza di un medico. Segnana ha poi informato che i Comuni metteranno a disposizione spazi sia per i tamponi che i vaccini con il personale necessario. Quanto alla riapertura del punto nascita di Cles, l’assessora ha detto che all’ospedale è stato comunicato che per questo occorre attendere il completamento dei lavori. Ha confermato la volontà di riaprire, ma – ha aggiunto – occorre comunque tener conto dell’attuale evoluzione dei contagi. Quanto alla riapertura dei centri diurni nelle Rsa l’assessora ha preannunciato un incontro su questo punto con Upipa e Spes. A Coppola ha detto che le cure domiciliari sono mantenute chiedendo alla consigliere di chiarire la domanda. Sul personale l’assessora ha risposto a Zanella ricordando che l’Apss ha provveduto a una serie di assunzioni e di trasformazioni del rapporto di lavoro da determinato a indeterminato anche per infermieri e oss. Quanto alle 50 assenze per maternità si è riservata di sentire l’Apss. Sui Comuni che oggi hanno un numero di positivi sopra la soglia critica per Segnana è corretto stabilire una percentuale oltre la quale intervenire con eventuali chiusure come è già avvenuto per Baselga, Bedollo e Castel Tesino: quando si supera il limite previsto si valuta il da farsi con i sindaci. Calo dei tamponi: la sospensione dei molecolari ogni 7 giorni tra tutto il personale sanitario ha comportato una riduzione del numero dei test molecolari. Presto si sottoporranno a tampone molecolare gli alunni delle classi in quarantena delle scuole nelle quali il test si riterrà necessario. Sulle varianti del Covid, il tracciamento va fatto da laboratori accreditati e per noi questo è l’istituto zooprifilattico.

La discussione quattro delle otto risoluzioni proposte dai consiglieri sulla comunicazione chiesta alla Giunta.

La risoluzione 56 di Zanella per sollecitare il personale sanitario a vaccinarsi, respinta con 17 voti contrari 11 favorevoli e 2 di astensione, impegnava la Giunta in quattro direzioni: 1. a sollecitare il personale sanitario ad aderire alla campagna vaccinale come atto di responsabilità, anche per il tramite degli Ordini professionali; 2. ad attuare campagne informative rivolte alla popolazione generale per favorire l’adesione alla vaccinazione, anche decostruendo la disinformazione che circola sui vaccini; 3. a ripensare l’organizzazione della campagna con vaccini AstraZeneca centralizzando le prenotazioni (online purché il sistema regga, evitando di sovraccaricare il Cup ma creando un canale apposito) utilizzando/allestendo centri vaccinali, con personale dedicato e anche con il supporto dei medici di medicina generale disponibili; 4. a far rientrare le categorie citate in premessa (in primis le persone con disabilità, poi anche gli operatori delle pulizie che operano nei reparti Covid) in queste prime fasi della campagna vaccinale.

L’assessora ha detto di aver proposto in anticipo alcuni emendamenti alla risoluzione di Zanella che però non ha accettato le modifiche. Di qui il suo no alla risoluzione che sarebbe stata condivisibile solo nei primi due punti. Zanella ha spiegato di non aver accolto gli emendamenti proposti da Segnana perché avrebbero snaturato la risoluzione.

Filippo Degasperi (Onda Civica) ha osservato che la risoluzione di Zanella è condivisibile ma mancano due presupposti: il primo riguarda l’insufficienza delle dosi del vaccino per responsabilità riconducibili all’Unione europea che a cascata ha messo in difficoltà gli Stati nazionali e le regioni oggi con quantitativi insufficienti; il secondo è la scarsa organizzazione messa in campo a livello nazionale con le famose “primule” dopo che per 20 anni sono stati chiusi ovunque i presidi sanitari allo scopo di concentrare i servizi. Il risultato è che oggi ci troviamo costretti ad aprire strutture sanitarie addirittura nei centri commerciali. Per questo il consigliere ha detto di capire anche il no dell’assessore.

Sara Ferrari (Pd) ha osservato che la risoluzione è talmente logica che non si capisce perché non si possa approvare così com’è. Nel mondo della scuola questa strana organizzazione dei vaccini ha generato arrabbiature perché nella stessa classe vi sono insegnanti vaccinati e altri no e che devono iscriversi sul portale. Portale al quale però possono accedere solo gli educatori dei nidi e le insegnanti delle materne.

Lucia Coppola (Misto) ha detto di condividere in toto la risoluzione di Zanella, che si sofferma non tanto sui vaccini disponibili ma sulle questioni metodologiche e organizzative e sulle categorie che con più urgenza hanno diritto al vaccino.

Paola Demagri (Patt) ha spiegato i motivi per cui ha sottoscritto la risoluzione: a partire dall’esigenza di una programmazione delle vaccinazioni che eviti discriminazioni. Per Demagri occorreva però aggiungere tra le categorie da vaccinare anche i genitori che hanno figli in chemioterapia e che risultano quindi immunodepressi.

Claudio Cia (FdI) ha riconosciuto che il tema della vaccinazione sollevato dalla risoluzione presenta problemi organizzativi dipendenti dall’Apss. Ha raccontato che gli capita di sentire tutti i giorni casi di anziani che da Cles devono andare per vaccinarsi nel Primiero facendo “viaggi della speranza”. Questa gestione della vaccinazione, ha protestato, non è tollerabile. Compito della politica è interagire con l’Apss per mettere fine a questo sistema. Per questo ha preannunciato la sua astensione sulla risoluzione.

La risoluzione 57 di Demagri per la vaccinazione delle assistenti sanitarie e sociali come di altri operatori, approvata con 33 voti a favore, impegna la Giunta a dare mandato all’Apss di impostare un metodo per valutare le varie casistiche presenti all’interno di ogni Servizio, approfondendo la conoscenza della tipologia di professionisti che compongono i vari ambiti, al fine di impostare un piano vaccinale che tenga conto delle situazioni puntuali e non solamente dei criteri generali individuati. L’assessora Segnana ha annunciato la volontà della Provincia di vaccinare le persone anche con una sola dose. Demagri ha apprezzato la volontà di evitare disuguaglianze che sarebbero incomprensibili anche perché si tratta solo di 15-20 persone in tutto il Trentino.

La risoluzione 58 di Zeni per accelerare le vaccinazioni, respinta con 20 contrari, 12 favorevoli e un voto di astensione, proponeva di impegnare la Giunta in otto direzioni: a garantire che le dosi di vaccino a disposizione vengano somministrate nel più breve tempo possibile anche attraverso incentivi economici al personale disponibile a lavoro straordinario, o attraverso assunzioni ulteriori, e a monitorare e comunicare i tempi di deposito delle dosi di vaccino contenute nei frigoriferi-deposito del sistema sanitario; ad implementare il numero di tamponi anche con l’acquisto di nuove tecnologie che permettono di avere strumenti capaci di effettuare sia tamponi molecolari senza necessità di passaggio in laboratorio sia tamponi antigenici rapidi di terza generazione; ad incrementare l’attività di rilevamento e monitoraggio delle varianti in Trentino, anche potenziando il ruolo dell’Istituto zooprofilattico, e ad incrementare la comunicazione istituzionale rispetto alla necessità di mantenere un rigoroso rispetto dei comportamenti individuali (mascherina, distanziamento e igiene); ad incrementare l’attività di screening allargandola ad ambiti ulteriori oltre a quelli già in essere, ad esempio nel mondo della scuola; a mantenere l’impegno approvato dal Consiglio il 2 febbraio rispetto alla modalità di prenotazione dei vaccini e alla pubblicazione di un cronoprogramma vaccinale dettagliato; a pubblicare subito dopo l’invio i dati trasmessi a Roma per il calcolo dell’Rt e degli altri parametri utilizzati per definire la colorazione, in modo che si possa verificare in anticipo l’andamento e fornire agli operatori economici una previsione anticipata, al fine di facilitare la loro organizzazione d’impresa.

L’assessora ha motivato il suo no alla risoluzione perché il testo contiene attacchi ingiustificati alla Giunta e all’Apss in merito al lavoro svolto. Accusando ad esempio l’esecutivo di aver “sbandierato” il colore giallo lungamente accordato al Trentino come simbolo di efficienza politica. Segnana ha spiegato che la Giunta era felice che con il giallo aziende e servizi potessero lavorare. E ha ricordato che a Roma la Provincia ha sempre comunicato tutti i dati richiesti. Quanto alla velocizzazione delle vaccinazioni a chi ha più bisogno, Segnana ha risposto che per questo occorrono dosi sufficienti e che tutti vorrebbero essere vaccinati per primi. Il problema – ha concluso – è che però i vaccini non ci sono.

Zeni ha replicato affermando che a suo avviso l’assessora non ha toccato 5 punti su 6 del dispositivo e quindi non ha motivato il no alla sua risoluzione. Certo il numero delle dosi dei vaccini non dipende da noi ma dallo Stato e dall’Ue. Ma il problema è che mentre una regione somministra le dosi che ha in un certo tempo e un’altra che invece i vaccini li tiene chiusi nel frigorifero. Chiedere quindi che le dosi vengano somministrate prima possibile non è certo irrispettoso.

Zanella ha giudicato le spiegazioni dell’assessora irrispettose nei confronti dei consiglieri. Come nel caso della somministrazione dei vaccini: Zanella ha ricordato di aver semplicemente segnalato che vi sono persone escluse dalle dosi anche se assimilabili alle categorie che vengono vaccinate ora. Zeni non faceva altro che proporre alcune azioni per migliorare la gestione della pandemia.

Degasperi ha ribadito di non comprendere il diniego dell’assessora visto che la risoluzione di Zeni chiede solo celerità nella somministrazione dei vaccini. E ha aggiunto che è legittima la richiesta della risoluzione di incrementare il numero dei tamponi, dal momento che in febbraio l’Alto Adige ha effettuato 268 mila tamponi mentre nel Trentino ci si è fermati a 80.000.

Alessandro Savoi (Lega) ha ricordato che queste comunicazioni sul Covid vanno avanti da 4 mesi e si è detto stufo di queste risoluzioni banali, superflue e provocatorie. Savoi ha aggiunto che tutti vorremmo vaccinare in tempi brevissimi l’intera popolazione trentina, ma senza le dosi questo non è possibile. Chiaro che bisognerà vaccinare prima gli anziani. “Boccio questa risoluzione perché è una provocazione politica”, ha concluso.

La risoluzione 59 di Coppola per la vaccinazione dei pazienti affetti da malattie croniche, (il voto su questo testo è previsto domattina alla ripresa dei lavori) impegna la Giunta a vaccinare con precedenza i pazienti affetti da malattie croniche, indipendentemente dalla fascia di età, esclusivamente con i vaccini Pfeizer o Moderna, e ad iscriverli in un apposito elenco a disposizione dei centri vaccinali. Coppola ha ricordato di aver presentato questa risoluzione a tutela delle categorie più fragili come questi malati.

L’assessora Segnana ha spiegato che i pazienti affetti da malattie croniche sono circa 100.000 e non è possibile distinguere a quali di questi si dovrebbe dare la precedenza. Vi sono infatti pazienti superfragili e pazienti fragili. I fragili si possono vaccinare con AstraZeneca e a questo sta lavorando l’Apss per somministrare una sola dose. I superfragili, come ad esempio i dializzati, saranno invece vaccinati insieme agli over 80 con l’Apss che prendendo direttamente in carico queste persone. Il no alla risoluzione si spiega quindi con la scarsità di vaccini e con le priorità diverse del piano nazionale.

Zanella ha preso spunto da questa risoluzione per ricordare la circolare del ministero del 22 febbraio scorso che aveva fornito aggiornamenti sull’utilizzo del vaccino AstraZeneca. La circolare amplia l’utilizzo di AstraZeneca alle persone con patologie croniche. Perché allora non si inizia a vaccinare queste persone anziché gli insegnanti? La risoluzione di Coppola poteva non valere fino a questa circolare, adesso ha senso.

Zeni ha osservato che le sollecitazioni contenute in queste risoluzioni sono più che doverose perché con esse i consiglieri riportano segnalazioni e suggeriscono soluzioni. Il tema delle vaccinazioni è tra quelli che inducono a proporre miglioramenti ad esempio con un cronoprogramma chiaro e un’organizzazione più fluida al di là dei numero delle dosi a disposizione delle regioni. Di AstraZeneca sono state infatti somministrate in Trentino solo 600 dosi rispetto alle 9.600 arrivate finora. Un recepimento maggiore delle istanze contenute in queste risoluzioni da parte della Giunta potrebbe migliorare l’organizzazione delle vaccinazioni.

Mara Dalzocchio (Lega) su questa e le altre risoluzioni, anche se legittimamente presentate, ha detto che non propongono nulla di diverso rispetto a ciò che la Giunta già propone di fare o sta giù facendo. Ma si tratta di azioni non sempre realizzabili a causa di problemi e scelte che non dipendono dalla Provincia. Nessuno, ha proseguito, sostiene che in Trentino siamo stati più bravi degli altri: in alcuni campi lo siamo stati e in altri meno. Ma non è possibile sentire dalle minoranze che fino a ieri il Trentino avrebbe dovuto essere arancione e non giallo, mentre oggi si sollecita il contrario. Si fatica ad accettare critiche infondate, ha aggiunto Dalzocchio. Si cerchi piuttosto di dare una mano per il futuro, perché quello è ancora incerto.

Come previsto dall’ordine del giorno il presidente Kaswalder ha sospeso la videoconferenza del Consiglio alle 17.30. I lavori proseguiranno domani alle 10.00.