CONSIGLIO PROVINCIA AUTONOMA TRENTO - CORECOM

Intervento del Presidente Marco Sembenotti

(Comitato per le Comunicazioni del Trentino)

Interrogazione a risposta orale presentata dal gruppo consigliare comunale M5S.

Oggetto: Raccolta, gestione e riciclo di rifiuti RAEE – Il traffico di rifiuti è servito.

I rifiuti elettronici (ed elettrici) sono ciò che rimane di apparecchiature che per un corretto funzionamento hanno avuto bisogno di correnti elettriche o di campi elettromagnetici e che sono state progettate per essere usate con una tensione non superiore a 1.000 volt per la corrente alternata e a 1.500 volt per la corrente continua. Non necessariamente questi rifiuti vengono scartati quando non sono più funzionanti, specialmente se si tratta di materiali elettronici, per i quali la tecnologia avanza a passi da gigante giorno per giorno rendendo obsoleto del materiale anche con appena pochi mesi di vita.

Vengono comunemente denominati con l’acronimo RAEE (Rifiuti da apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) o con il termine e-waste, derivante dall’inglese Waste of electric and electronic equipment (WEEE).

Le concentrazioni massime di tutti i seguenti elementi sono nell’ordine dello 0,1% (tranne il cadmio che è limitato a 0,01%) del peso di materiale omogeneo. Ciò significa che i limiti non si applicano al peso del prodotto finito, o persino ad un componente, ma a tutta la singola sostanza che potrebbe essere separata meccanicamente. Per esempio la guaina isolante di un cavo elettrico che compone l’apparecchio elettronico.

 

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Il piombo

Il piombo è usato nella saldatura dei componenti sui circuiti stampati e nei pannelli in vetro dei monitor (tubo a raggi catodici), le leghe comunemente usate contengono 40% di piombo – 60% di stagno. Il piombo può causare problemi al sistema nervoso centrale e periferico, al sistema sanguigno e ai reni. Si sono riscontrati effetti negativi anche sul sistema endocrino e sullo sviluppo del cervello dei bambini. Il piombo ha inoltre, gravi effetti anche sull’ambiente: sulle piante, sugli animali e sui micro-organismi.

 

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Il mercurio

Il mercurio viene utilizzato in particolari termostati e lampade a scarica di mercurio. Esso è usato soprattutto nella realizzazione di sensori (di posizione), relays, interruttori (ad esempio nei circuiti stampati e nelle attrezzature per misurazioni) e lampade ad elettroluminescenza. Inoltre, esso è impiegato negli strumenti medici, nella trasmissione dei dati, nelle telecomunicazioni e nella telefonia mobile. Il mercurio è usato anche nelle batterie, negli interruttori e nei circuiti stampati. Quando il mercurio inorganico si diffonde nell’acqua si trasforma in mercurio metilato nei sedimenti dei fondali. Il mercurio metilato si accumula facilmente negli organismi viventi e particolarmente, attraverso la catena alimentare, nei pesci. Il mercurio metilato causa danni permanenti al cervello.

 

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Il cadmio

Il cadmio si utilizza nelle batterie ricaricabili come protezione alla corrosione ed usura di componenti metallici e in alcuni casi come pigmento o stabilizzante in vernici, viene utilizzato inoltre in alcune componenti come nei resistori a chip SMD, nei rivelatori di infrarossi e nei semiconduttori. I tipi più vecchi di tubi a raggi catodici contengono cadmio.

Inoltre, il cadmio è utilizzato come stabilizzatore di plastica. Anche i composti di cadmio sono classificati tossici: possono causare danni irreversibili alla salute. Il cadmio ed i composti di cadmio si accumulano nel corpo umano, soprattutto nei reni. Il cadmio viene assorbito attraverso la respirazione ed il cibo. Nell’arco di trent’anni, il cadmio può facilmente accumularsi in quantità tale da provocare setticemia. Il cadmio causa vari e pericolosi effetti anche sull’ambiente.

 

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Il cromo

Il cromo esavalente viene usato in trattamenti di cromatura e nella passivazione della zincatura elettrolitica, su componenti ferrosi e non ferrosi, per evitare la corrosione e l’usura delle superfici. Da ricordare che il cromo esavalente è un agente cancerogeno. Il cromo VI può facilmente passare attraverso le membrane delle cellule ed essere assorbito provocando effetti dannosi alle stesse. Esso causa forti reazioni allergiche persino se assorbito in piccole concentrazioni come, ad esempio, la bronchite asmatica.

Il cromo VI potrebbe causare gravi danni anche al DNA. Inoltre, i composti di cromo esavalente sono tossici per l’ambiente Dall’incenerire spazzatura contenente cromo deriva la generazione di cenere inquinata anche di cromo che, fluttuando in aria, si diffonde nell’ambiente. Gli scienziati hanno, per questo, creato la convenzione secondo cui i rifiuti contenenti cromo non possono essere inceneriti.
I bifenili polibromurati e l’etere di difenile polibromurato

I bifenili polibromurati (PBB) ed eteri di difenile polibromurati (PBDE) sono aggiunti ai polimeri plastici per ottenere proprietà ignifughe.
Troppo spesso, malgrado le iniziative da Bruxelles per promuovere i rifiuti come risorsa preziosa, questi sono spesso spediti via mare in Africa ed Asia e verso le economie in forte espansione. Invece di essere riutilizzati in Europa.

Portiamo in Cina, India e Indonesia sopratutto plastica, vetro e carta e non solo, come spesso viene denunciato, materiali pericolosi e rifiuti elettronici. Dal 1995 al 2005 le esportazioni di carta da macero sono passate dagli 1,2 milioni di tonnellate ai 7,8 milioni di tonnellate e nella sola Cina si è passati da 0 tonnellate a 4,5 milioni di tonnellate; le esportazioni di rifiuti di plastica sono aumentate da 0,2 a 1,6 milioni di tonnellate, di cui la metà finiscono in Cina e a Hong Kong.

Per quanto riguarda i metalli portiamo in Cina acciaio, rame, alluminio e nickel. Tuttavia, più materiali sono esportati sotto forma di rifiuti elettronici, come telefoni e computer portatili. Le esportazioni di rottami di ferro e acciaio sono aumentate di 6,7-8,1 milioni di tonnellate, mentre le esportazioni di rame, alluminio e nickel dall’UE dei Venticinque ha raggiunto quasi 1,6 milioni di tonnellate nel 2005.

Ma perché l’Europa rinuncia a tenere in casa propria i preziosi rifiuti? Per molti motivi e sopratutto economici, nonostante la politica ambientalista europea punti alla dismissione progressiva delle discariche, a una maggiore tassazione degli inceneritori e a un forte sostegno della raccolta differenziata. Ma il riciclo costa e tanto. L’opzione molto ipocrita per la verità è scegliere di inviare i rifiuti in quei paesi dove le norme ambientali e sanitarie per il riciclo sono più flessibili e il costo del lavoro è sensibilmente inferiore. Non solo: in Cina e in molti altri paesi asiatici le importazioni di rame e rottami sono esenti da tasse e il costo del trasporto via mare è considerevolmente basso. Riferiesce l’AEE, l’Agenzia europea dell’ambiente che spedire un container dalla Ue a Hong Kong costa 500 euro. Nel 2004 The Guardian annunciava il crack dell’economia europea a causa dello scialo insensato di materie prime:
Ostacolare il riciclo locale delineerà rischi per la società europea, tra cui la bancarotta.

La Cina è furba: riciclare acciaio richiede il 95% di energia in meno che se fosse prodotto ex novo da bauxite vergine. Dunque, ottiene materie prime con poco sforzo energetico riuscendo così a emettere anche meno Co2. Ha detto Patrick de Schrynmakers, secrétaire général della Association européenne de l’aluminium (AEE):

L’energia è un fattore chiave, che è precisamente il punto debole della Cina. Tenendo conto della mancanza di energia e del desiderio di ridurre ridurre le emissioni di gas serra, è stato facile capire perché stava cercando di ottenere tutti i rifiuti disponibili. La Cina sovvenziona l’uso di rifiuti metallici con un rimborso totale dell’IVA sui rottami di alluminio importati.L’anno scorso, la Cina ha importato 3,7 milioni di questi rifiuti, purtroppo, quasi tutti provenienti dall’Europa

Non si può certamente continuare così e dunque l’Europa per il 2013-14 annuncia una serie incentivi a sostegno di iniziative a sostegno del riciclo.
Ogni anno, fino al 90 per cento dei 41 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici prodotti al mondo sono commerciati illegalmente o conferiti in discariche non a norma. E il problema è destinato a divenire ancor più consistente stando alle stime che proiettano l’e-waste a 50 milioni di tonnellate già entro il 2017. A ricordarci i rischi, anche dal punto di vista economico, di una gestione sbagliata dei RAEE, è il programma ambientale delle Nazioni Unite UNEP con il documento “Waste Crimes, Waste Risks: Gaps and Challenges In the Waste Sector“.

La relazione è stata presentata in anteprima a Ginevra in occasione della Conferenza della Parti delle tre principali Convenzioni mondiali stipulate sul fronte rifiuti: Basilea, Rotterdam e Stoccolma. Dalle pagine emergono dati sconcertanti: secondo le valutazione dell’Interpol, il prezzo di una tonnellata di rifiuti elettronici si aggira intorno ai 500 dollari, il che vuol dire che la quantità di RAEE gestito illegalmente possiede un valore tra i 12,5 e i 18,8 miliardi dollari l’anno. Il rapporto scava in quelli che oggi sono i traffici illegali di rifiuti, non solo elettronici, e sulle minacce per salute e ambiente che questo fronte di criminalità organizzata sta regalando al Pianeta.

Soluzioni innovative per combattere la gestione insostenibile dei Raee ma anche dei rifiuti urbani, alimentari, i prodotti chimici di scarto e dei pesticidi contraffatti, esistono già. “Attraverso il rafforzamento della cooperazione internazionale e la coerenza legislativa, normative nazionali più forti, nonché una maggiore consapevolezza e misure di prevenzione possiamo assicurare che questo commercio illegale finisca”, spiega il Sottosegretario Generale dell’ONU e Direttore esecutivo dell’UNEP, Achim Steiner. Ghana e Nigeria sono tra i maggiori destinatari del contrabbando di RAEE in Africa occidentale, anche se elevati volumi di rifiuti sono trasportati anche in Costa d’Avorio e nella Repubblica del Congo. In Asia, sono invece Cina, Hong Kong, Pakistan, India, Bangladesh e Vietnam le principali mete.

E l’UNEP ci tiene a ricordare che la questione avrà un prezzo alto non soltanto per i Paesi in via di sviluppo, trasformati in grandi e pericolose discariche abusive, ma anche per i Paesi esportatori. Il mercato globale dei rifiuti – dalla raccolta al riciclaggio – vale 410mila miliardi di dollari, crea posti di lavoro e reddito: il recupero metalli preziosi e delle altre risorse presenti nei prodotti elettronici, per esempio, può ridurre la quantità di rifiuti prodotti, diminuendo la pressione sull’ambiente e il costo delle importazioni di materie prime.

La direttiva europea 2002/95/CE sui rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) impone la raccolta differenziata per i RAEE, introducendo il principio del ritiro dei vecchi apparecchi al momento dell’acquisto di nuovi.

In pratica, si assegna la responsabilità ai produttori, che hanno l’obbligo di finanziare trasporto, trattamento, recupero e smaltimento finale dei RAEE, pena l’applicazione di sanzioni amministrative. Al contempo, però, la direttiva cerca di limitare l’incidenza di questi costi a carico delle case produttrici, stabilendo degli incentivi a favore delle aziende che introducono accorgimenti per limitare il volume, il peso e la pericolosità degli apparecchi elettrici o elettronici.

In Italia la direttiva è stata recepita col decreto legge 151 del 2005 – entrato in vigore 3 anni più tardi – che prevede la possibilità per i produttori di applicare un sovrapprezzo definito (detto visible fee) sui propri prodotti, al fine di ammortizzare i costi sostenuti per il recupero e il riciclo dei RAEE, garantire il ritiro dei vecchi apparecchi e gestire il riciclo dei rifiuti elettronici, salvaguardando l’ambiente e la salute umana.

Nonostante la normativa lo vieti, i tre-quarti dei RAEE prodotti in gran parte negli Usa ed in Europa raggiungono illegalmente Cina – massima importatrice – India e Africa occidentale.

Già dal lontano 1989, inoltre, la Convenzione di Basilea sancisce il divieto di esportazione degli e-waste non destinati al recupero o al riciclo verso i Paesi in via di sviluppo. Ma la realtà è ben diversa, basti pensare che i ¾ dei RAEE prodotti in gran parte negli Usa ed in Europa raggiungono illegalmente Cina – massima importatrice – India e Africa occidentale.

Secondo uno studio del programma ambiente dell’ONU, dal titolo “Where are WEee in Africa”, nel solo 2009 sono approdate nel Continente nero circa 220.000 tonnellate di RAEE provenienti in gran parte dall’Europa, con conseguenze devastanti per l’integrità degli ecosistemi e la salute degli abitanti di quei Paesi.

Solo un terzo di quel materiale nocivo, infatti, è destinato al recupero e al riciclo, mentre la maggior parte sfugge ai controlli e riempie discariche abusive, miniere abbandonate o cave di ghiaia, dopo aver naturalmente fruttato ingenti guadagni a coloro che gestiscono illegalmente questi traffici. Senza dimenticare le gravi responsabilità di quei produttori europei che in tal modo riescono a eludere i costi delle normative ambientali.

In Ghana, dove l’85% dei container illegali carichi di rifiuti elettronici provengono dal Vecchio Continente, Greenpeace ha rilevato concentrazioni 100 volte superiori a quelle normali di piombo, cadmio e antimonio nei suoli dove i RAEE vengono bruciati a cielo aperto (discarica di Agboglobshie, nella capitale Accra e cantiere della città di Korforidua), riscontrando presenze preoccupanti anche di altri veleni quali diossine, cloro e bromo.

Chi lavora al recupero dai rifiuti di metalli da vendere come il rame e l’alluminio sono inoltre molto spesso bambini, costretti a lavorare in condizioni di totale sfruttamento e senza il rispetto delle minime misure di sicurezza. I giovani smontano e fondono i rifiuti, mentre i fumi sprigionati da queste operazioni esalano tossine e sostanze nocive che contaminano suolo, aria e acqua, mettendo a repentaglio la salute dei lavoratori stessi e degli abitanti di quei territori.

Dall’Africa all’Asia la musica non cambia, così come la responsabilità di Europa e Usa. Al porto di Honk Kong, uno dei più trafficati al mondo, giungono giornalmente decine di migliaia di container, compresi quelli che a bordo camuffano in vari modi i RAEE (nel 2007 le autorità ne hanno sequestrati 27 con oltre 200 tonnellate di materiali pericolosi), destinati principalmente all’enorme centro di riciclo di Huaqing, nella provincia meridionale cinese di Guangdong, o alla città di Guiyu, il più grande centro al mondo di riciclo dei rifiuti elettrici e elettronici, sito a 200 Km dal porto.

Qui, dalla metà degli anni ’90, arrivano annualmente oltre 1 milione di tonnellate di e-waste, gestiti in modo del tutto approssimativo da parte di lavoratori in fuga dalle poverissime province agricole cinesi, che guadagnano la miseria di 10 dollari al giorno. Dopo aver recuperato oro, rame e altri elementi utili con metodi altamente inquinanti (bagni acidi per l’oro, combustioni per il rame…) ogni sera sulle rive del fiume Lian vengono dati alle fiamme i rifiuti da cui non è più possibile estrarre nulla.

L’acqua di Guiyu è così inquinata da piombo, cromo e zinco da non esserepiù potabile e in tutta la zona si rilevano le concentrazioni di diossine cancerogene più alte al mondo. Il piombo scorre anche nelle vene dei bambini, poiché come rilevato da uno studio dell’Università di Shantou, l’82% di loro ha nel sangue dei livelli elevatissimi di questo metallo.

Se in occidente continua il folle usa-e-getta di prodotti elettronici che inspiegabilmente durano sempre meno, al confine tra Honk Kong e il territorio di Shenzen, proliferano indiscriminatamente i centri di stoccaggio da cui partono i RAEE per raggiungere i siti illegali di smaltimento.

Al consumismo, espressione di una società fondata sul culto dei beni materiali e alla ricerca di nuovi bisogni sempre più effimeri da soddisfare, dove l’obiettivo del massimo profitto contrasta con la necessità della tutela ambientale, fa da contraltare la realtà dei Paesi in via di sviluppo, pronti a trasformarsi in discariche degli eccessi del mondo occidentale, per garantire l’illegale business che arricchisce alcuni trafficanti senza scrupoli e fornisce un’ingiusta risposta alla povertà più nera. A scapito dell’integrità degli ecosistemi e della salute dei meni fortunati sul Pianeta Terra.

Intanto, l’ONU ha promosso l’iniziativa StEP che non solo presenta un quadro dettagliato sulle varie legislazioni nazionali in materia di RAEE, ma ha anche realizzato una mappa interattiva e in costante aggiornamento dove è possibile visualizzare per ogni Paese la quantità di beni elettrici ed elettronici prodotti, con la conseguente generazione di rifiuti.

I dati sono allarmanti: ogni anno nel mondo vengono gettati 50 milioni di tonnellate di vecchi pc (150mila pezzi al giorno nei soli Usa) e la piccola Italia nel 2012 ha prodotto ben 17 Kg di rifiuti elettronici per abitante, giungendo ad un totale di 1 milione di tonnellate l’anno!

Mentre le successive revisioni della direttiva RAEE cercano di migliorare le operazioni di raccolta nei singoli Paesi europei (obiettivo fissato al 2016 di 45 tonnellate annuali di e-waste per ogni 100 tonnellate di prodotti messi in commercio nel triennio precedente), le soluzioni più valide per arginare questo fenomeno sconcertante restano quelle di migliorare le percentuali di recupero e riciclo in ogni Paese, rafforzando la collaborazione sia nazionale che internazionale ed impedire l’esportazione illegale.

Da parte loro, poi, le aziende dovrebbero impegnarsi a produrre oggetti eletronici più duraturi e più puliti, cercando di utilizzare sostanze alternative a quelle nocive che garantirebbero il riciclo sicuro, mentre i consumatori farebbero bene ad abbandonare la corsa all’acquisto dell’ultimo modello, impegnandosi a riparare quando possibile: questo continuo ricambio dettato dal mercato, infatti, non fa altro che generare tonnellate su tonnellate di rifiuti pericolosi, che si sottraggono troppo spesso allo smaltimento legale.

Solo tali atteggiamenti virtuosi potranno fornire risposte adeguate al turpe fenomeno delle esportazioni illegali di rifiuti elettronici, che compromette la nostra salute e quella del mondo in cui viviamo.

Nel 2012 i RAEE prodotti in Italia ammontano a 800.000 tonnellate: di questi, una percentuale enorme – pari al 70% – è sfuggita al sistema legale di smaltimento.

Intorno al mercato legale prospera infatti un fiorente mercato “parallelo”, fatto di discariche abusive, traffici illeciti anche internazionali, inquinamento, truffe e criminalità ambientale: un mercato che, sfruttando il lavoro nero e la manodopera a basso costo, sottrae profitti all’economia legale, inquina i terreni, minaccia la salute pubblica e alimenta il business delle ecomafie.

Basti pensare che, tra il 2009 e il 2013, le forze dell’ordine italiane hanno sequestrato ben 299 discariche abusive di RAEE, concentrate soprattutto in Puglia (13,4% del totale), in Campania (12,7%), Calabria e Toscana (11%). Tra le 220 inchieste, condotte tra il 2002 e il 2013, che si sono concentrate sul delitto di attività organizzata di traffico di rifiuti, ben 6 hanno riguardato specificatamente il traffico di Raee (il 2,7% del totale).

“Se i rifiuti nel complesso rappresentano un problema e contemporaneamente una opportunità per lo sviluppo di filiere importanti della green economy, per i RAEE questo discorso assume un valore ancora più alto e pertinente.” – ha commentato Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente – “La gestione corretta dello smaltimento dei materiali elettrici ed elettronici, infatti, può alimentare sostanziosamente il settore del riciclaggio delle materie che li compongono, la riduzione degli impatti della produzione come dell’uso delle risorse naturali ed energetiche. Si tratta di una filiera nascente, perché la normativa sui RAEE è molto recente e i problemi non mancano, ma con grandi prospettive.”

“Il racket dei RAEE si combatte favorendo il mercato legale.” – ha dichiarato Laura Biffi, che ha curato il dossier I pirati dei RAEE per l’Osservatorio nazionale ambiente e legalità di Legambiente – “Ciò significa che, accanto a un migliore sistema di controlli e sanzioni esteso a tutta la filiera, dal venditore di elettrodomestici al trasportatore al riciclatore, è necessario mettere a punto una campagna di informazione efficace rivolta ai cittadini, ma anche agli addetti alle vendite, nonché alle stesse forze dell’ordine e agli enti preposti alla vigilanza. Solo così il ciclo virtuoso dei RAEE sarà in grado di togliere profitti al mercato nero e di produrre nuova economia e nuova occupazione nel rispetto delle leggi e dell’ambiente.”

Il dossier “I pirati dei RAEE” è stato presentato da Legambiente insieme al Rapporto annuale 2013 sul sistema di ritiro e trattamento dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche in Italia e viene allegato.

 

 

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Tutto ciò premesso e considerato che:

• abbiamo potuto toccare con mano tali realtà lavorando direttamente nella Baraccopoli della capitale del Ghana sopracitata e verificando i danni provocati e il livello di mortalità giovanile che procura;

• riteniamo opportuno che la Città di Trento per le sue caratteristiche alpine e verdi ambisca a primeggiare nella qualità del reciclo dei materiali RAEE in tutta la sua filiera dalla raccolta al trattamento

Era il lontano 25 maggio 2016 quando interrogavamo nel merito. Sono passati più di 3 anni e mezzo ed il traffico di rifiuti RAEE che ci spaventata è alla fine arrivato alle cronache.

In quella interrogazione si chiedeva: quale fosse l’attuale filiera del recupero e trattamento dei materiali RAEE; se fosse richiesta, alle ditte appaltatrici dello smaltimento, una certificazione che comprovi il metodo di smaltimento e la destinazione finale del prodotto smaltito e recuperato; se fosse in atto una campagna di informazione al cittadino atta a sensibilizzare lo stesso alla pericolosità elevata dello smaltimento scorretto dei materiali RAEE e di come invece sia opportuno farla in modo corretto; se non si ritenesse necessario aumentare l’informazione ai cittadini per aumentare la loro consapevolezza rispetto alla pericolosità sanitaria ed ambientale e alla potenzialità economica dei RAEE per arginare cosi il fenomeno dello smaltimento illegale e combattere quello delle discariche abusive, aumentando il corretto conferimento nei siti di raccolta. (ad esempio corsi nelle scuole); se non si ritenesse opportuno migliorare i sistemi di raccolta proponendo ed obbligando i distributori ad attuare la pratica del ritiro “uno contro uno” nei punti vendita e garantendo cosi piena collaborazione al consumatore che deve smaltire un RAEE. (ad esempio inserendo la clausola in concessione).

Le risposte furono imbarazzanti nel merito della campagna informativa ed un aumento dell’informazione ai cittadini. Non necessario siamo gia bravissimi cosi!! Questa la risposta.

Oggi si scopre che da molto tempo invece la questione del furto, stoccaggio, trasporto e traffico di rifiuti RAEE è un problema anche Trentino.

Caro Sindaco le porto i ringraziamenti dello slum di Agbogbloshie dove lavoro e dove ho tanti amici che stanno vivendo e morendo di questo.

 

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al fine di avviare un dibattito in merito a tale situazione per poter giungere in tempi rapidi ad una soluzione si interrogano il Sindaco e la Giunta al fine di sapere:

se, seppur ormai a fine corsa, non sia arrivato il momento di suggerire ai servizi competenti di smetterla di rispondere alle interrogazioni con un “siamo già bravissimi cosi” e cominciare invece a capire che se qualcuno vi segnala un problema potreste mettervi in discussione e collaborare per un miglioramento del sistema.

Nessuno è portavoce della verità ma nessuno allo stesso tempo deve ritenersi esente da critiche e perfetto nel suo operato. Ricordate Muttley della serie Wacky Races degli anni 70? Beh a volte sembra proprio che questa giunta passi il tempo a dire “Medaglia, medaglia, medaglia”. E’ quindi arrivato il momento di migliorare anche il sistema di gestione dei rifiuti RAEE.

Cogliamo l’occasione per porgere i più cordiali saluti.

 

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Consiglieri comunali M5S
Andrea Maschio
Paolo Negroni