Nuovo Dpcm, comparto del terziario in ginocchio. Peterlana “Aperture con orari assurdi. Cosi non possiamo lavorare e ci teniamo costi fissi e spese”. Il nuovo DPCM del 24 ottobre mette in ginocchio l’intero comparto del terziario.

Massimiliano Peterlana, Vicepresidente Confesercenti e presidente Fiepet, descrive il disappunto di una categoria che negli scorsi mesi ha investito molto per elevare i livelli di sicurezza dentro e fuori i propri locali, nella consapevolezza di dover fare la propria parte nella lotta contro la pandemia.

“Ci aspettavamo dalla autorità degli interventi puntuali e circoscritti alle situazioni dove le regole non vengono rispettate, anziché un intervento a tappeto che colpisce tutti indistintamente –dice Peterlana– . Bar, pub e ristoranti, alberghi e strutture ricettive hanno investito molto per garantire la sicurezza dei cittadini, dei consumatori e dei lavoratori”.

Solo con l’annuncio di una nuova stretta, già nei giorni scorsi, è stato perso tra il 20 e il 40% dell’incasso nel comparto ristorativo.

Peterlana: “Si tratta di un ulteriore colpo per un settore estremamente provato dalla crisi economica, dal lockdown e dallo smart working. Occorre ricordare che dietro a queste attività ci sono famiglie di imprenditori e lavoratori che vivono grazie alle loro aziende. Il tessuto socio-economico di ogni città è gravemente in pericolo. Chiudere in anticipo e in maniera indiscriminata le attività porterà più danni che benefici, con operatori sempre più in difficoltà. Cosi non possiamo lavorare e ci teniamo costi e spese”.

“Questa volta gli interventi devono essere immediati e su tutti i costi aziendali – dichiara il portavoce FIEPET. – Interventi di sostegno certi, rapidi e adeguati, destinati alle imprese. Un ritardo è inammissibile: significherebbe la morte delle attività e un sistema economico che rischia di collassare”.

E ancora: “Occorre azzerare su costi fissi e bollette, rifiuti e occupazione suolo pubblico, una certezza per i dipendenti in cassa integrazione, servono interventi decisi, ancora troppo spesso lasciati alla libera iniziativa di amministratori locali e quindi disomogenei sul territorio e del tutto insufficienti”.