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CONFCOMMERCIO TRENTINO * RISTORAZIONE – FESTE NATALE: FONTANARI, « LA CHIUSURA IN QUESTO PERIODO È IL COLPO DI GRAZIA DI UN ANNO DISASTROSO, CINQUE I PILASTRI PER IL RILANCIO »

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12.12 - mercoledì 23 dicembre 2020

Sono cinque i pilastri sui quali l’Associazione ristoratori del Trentino chiede che venga costruita una strategia concreta di rilancio del settore della ristorazione. Il settore che ha pagato più di tutti in questo 2020 il prezzo delle chiusure e delle altre misure restrittive. Uno dei settori che si è scelto di sacrificare in nome della salute pubblica senza tuttavia prevedere un sistema adeguato di sostegni per evitare conseguenze pesantissime. L’Associazione ristoratori del Trentino ha convocato oggi la propria giunta per l’ultimo incontro del quinquennio: a gennaio 2021, infatti, inizieranno le procedure di rinnovo degli organi.

«Questa ulteriore chiusura del periodo natalizio – commenta il presidente Marco Fontanari – è il colpo di grazia di un anno disastroso per le nostre aziende. Un anno che si chiuderà con cali attorno al 60% del fatturato, con picchi come quello di dicembre in cui arriveremo ad un 70/80%. Il giorno di Natale, un giorno particolarmente importante negli anni scorsi per la ristorazione, sarà praticamente un -100% perché asporto e consegna a domicilio non copriranno quasi nulla delle prenotazioni perse».

«Ma se il 2020 è andato così – continua Fontanari – ci aspettiamo che il 2021 segni un cambio di rotta: dal punto di vista sanitario, naturalmente, sperando che il vaccino possa alleggerire le strutture ospedaliere, ma soprattutto dal punto di vista economico. Fin da subito, da gennaio, si devono mettere in campo provvedimenti per il settore, per evitare che il malumore già presente anche tra i nostri associati cresca fino a non essere più sopportabile né gestibile. Fino ad oggi abbiamo dato prova di un grande senso di responsabilità: abbiamo collaborato nella gestione dei protocolli di sicurezza, praticamente la totalità delle imprese li hanno adottati in maniera pedissequa e molte volte anche in modo più severo, abbiamo partecipato ai tavoli di lavoro, abbiamo dato il nostro contributo, abbiamo anche protestato ma sempre in modo civile e responsabile. L’Associazione ha lavorato in questi mesi anche come camera di compensazione del malumore degli imprenditori. Un ruolo che facciamo sempre più fatica a svolgere perché il disagio sta crescendo sensibilmente e crescerà fintanto che non ci saranno provvedimenti davvero concreti».

«Ciò non è servito – spiega Fontanari – per salvare i conti delle nostre aziende: molte di esse sono allo stremo, o faticano moltissimo nel far quadrare i bilanci. Da gennaio ci aspettiamo iniziative incisive e concrete, anche da parte della Provincia Autonoma di Trento».

In proposito, la Giunta dell’Associazione ha indicato i cinque versanti sui quali occorre intervenire al più presto:

Ristori: non si disconosce quanto fatto finora dal Governo e dalla Provincia ma l’entità dei ristori e dei provvedimenti è insufficiente rispetto alle perdite subite dalla categoria. Va previsto uno stanziamento che garantisca almeno un ristoro pari al 30/40% delle perdite del periodo marzo-gennaio 2021.

Riduzione dei costi operativi:
Canoni di locazione: oggi molti imprenditori del settore non sono in grado di sostenere i costi degli affitti, che sono balzati mediamente dal 10% al 30% come incidenza sul fatturato. Bisogna intervenire con misure ad hoc per poterli ridefinire in maniera strutturale. Si rende necessario per almeno tutto il 2021 un blocco agli sfratti in questo settore, al fine di contenere la fuoriuscita di operatori per l’impossibilità di onorare i contratti di locazione o di affitto di ramo di azienda. È opportuno anche prevedere agevolazioni per i proprietari degli immobili, come la cedolare secca.

Cancellazione, differimenti oneri fiscali: va prevista una dilazione ad almeno 10 anni delle scadenze fiscali indifferibili ed una cancellazione per le imposte come Imis – TARI – TOSAP direttamente collegate alla gestione delle attività.

Decontribuzione oneri sociali: prolungare la cassa Integrazione. Licenziare è un gesto estremo, doloroso, ma non si può chiedere alle imprese in questo momento di farsi carico di ulteriori costi sociali. Va incentivato un “patto occupazionale” per favorire il mantenimento delle competenze all’interno del settore limitando l’espulsione delle lavoratrici e dei lavoratori grazie a un taglio del costo degli oneri sociali per i lavoratori della ristorazione. Sì agli incentivi per le nuove assunzioni ma si premi soprattutto chi riesce a mantenere l’occupazione.

Generazione liquidità, patto con i sistemi bancari: serve un patto con il sistema bancario per la liquidità delle imprese, subito. Va spalmato il debito contratto nel 2020 in un arco temporale lungo, di almeno 10/15 anni con un preammortamento di almeno 24 o 36 mesi, che permetta alle imprese di ottenere quelle liquidità per rialzarsi e ripagare il debito in un periodo sostenibile. Vanno inoltre previste ulteriori moratorie anche nel corso del 2021.

Rimodulazione Iva: in diversi Paesi del continente europeo si è provveduto a ridurre l’Iva sulla ristorazione al fine di sostenere la domanda.

Riordino del settore: è indubbio che da questa crisi vada tratto qualche insegnamento per far sì che quanto sta accadendo non sia invano e si possano predisporre degli accorgimenti per evitare che un momento del genere possa ripetersi. Per questo è fondamentale rivedere i criteri di accesso al settore della ristorazione: il periodo di crisi che stiamo vivendo sta evidenziando la fragilità del sistema dovuta anche alle liberalizzazioni del 2006. Questo settore è stato troppo spesso serbatoio di improvvisazione imprenditoriale e una reale mancanza di requisiti professionali all’ingresso ha generato un eccesso di offerta che poggia su radici fragili, dove la qualità è stata sacrificata in nome dei prezzi. Va rivisto l’impianto normativo che regola il settore, al fine di identificare dei parametri di ingresso al mercato più stringenti e qualificanti ed eviti l’infiltrazione di sistemi malavitosi.

«Vogliamo ringraziare la nostra clientela – conclude Fontanari – perché ci è stata vicina in questo momento difficile e ci ha sostenuto. La ristorazione è il punto di unione, di raccordo e sintesi, di due delle grandi eccellenze italiane, l’enogastronomia e l’offerta turistica e culturale: a questa importanza strategica non ha quasi mai corrisposto una uguale considerazione delle istituzioni e dei governi, tanto che il nostro settore è diviso tra commercio e turismo, senza una propria identità come meriterebbe che sia. Non sarebbe fuori luogo se questa crisi epocale fosse lo stimolo per dare al nostro settore una rappresentanza istituzionale adeguata, come potrebbe essere un Ministero».

Anche l’Associazione ristoratori del Trentino aderirà alla manifestazione di protesta indetta a livello nazionale da Fipe Confcommercio e Fiepet Confesercenti: “Basta!”

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