Buoni pasto, dalla parte degli esercenti. Fontanari, vicepresidente di Confcommercio Trentino e presidente dell’Associazione ristoratori: «Fin da subito avevamo detto pubblicamente che il bando fatto così non era sostenibile e le condizioni non erano convenienti. Ora chiediamo che la Provincia si confronti con le categorie».

Il bando per la gestione dei buoni pasto dei dipendenti pubblici segna un altro stop: l’Agenzia per gli appalti della Provincia Autonoma di Trento ha dichiarato decaduta anche la seconda azienda aggiudicataria, certificando la fondatezza delle perplessità della categoria, rese evidenti – fin dall’emissione del bando – da parte del presidente dell’associazione ristoratori Marco Fontanari.

«Abbiamo appreso – commenta il vicepresidente di Confcommercio Trentino nonché presidente dell’Associazione ristoratori del Trentino Marco Fontanari – che anche la seconda aggiudicataria del bando per la gestione dei buoni pasto ai dipendenti pubblici della provincia di Trento è stata dichiarata decaduta. Questo esito conferma le preoccupazioni che abbiamo espresso fin da subito: si trattava di un bando che scaricava sugli esercenti tutti gli oneri, erodendo i margini già ridotti del servizio. Il meccanismo col quale è stato disegnato questo bando penalizza fortemente gli esercenti, che si sono resi conto della eccessiva onerosità della proposta a carico delle aziende».

«Anche FIPE, la nostra federazione nazionale, non più tardi della settimana scorsa, aveva lanciato un appello proprio sul mondo dei buoni pasto: un servizio importante che però rischia di travolgere gli esercenti tra burocrazia, costi d’esercizio e riduzione del valore nominale del buono pasto che viene scaricata sulla nostra categoria per una quota anche del 30%. FIPE ha chiesto al governo un’inversione di rotta, anche alla luce del fallimento di QuiGroup, costato 325 milioni di euro, dei quali 200 sulle spalle degli esercenti. Un eventuale nuovo bando provinciale sarebbe un’ottima occasione per dimostrare le capacità innovative del Trentino, coniugando qualità e sostenibilità».