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CONFCOMMERCIO * DECRETO DIGNITÀ: ” ANCHE I PUBBLICI ESERCIZI ED I RISTORATORI DEL TRENTINO CHIEDONO LA POSSIBILITÀ DI UTILIZZARE I VOUCHER “

Anche i pubblici esercizi ed i ristoratori del Trentino chiedono la possibilità di utilizzare i voucher, equiparando – all’interno del Decreto Dignità, in discussione in questi giorni al Parlamento – anche le aziende della somministrazione di alimenti e bevande, intrattenimento e svago, agli alberghi, per i quali è prevista la reintroduzione dello strumento.

Giorgio Buratti, presidente dell’Associazione pubblici esercizi del Trentino, referente di Fipe per la provincia di Trento, nonché vicepresidente di Confcommercio Trentino con delega ai rapporti confederali, e Marco Fontanari, presidente dell’Associazione ristoratori del Trentino e vicepresidente di Confcommercio Trentino con delega al lavoro, lanciano l’appello alle forze politiche.

«Sono molto perplesso – dichiara Giorgio Buratti – poiché la politica nazionale sembra considerare il turismo costituito solo dalla componente alberghiera. Per quanto importante, infatti, la ricettività è solo una parte della complessiva offerta turistica italiana e trentina e, numericamente, non è nemmeno la più rilevante, sia in termini quantitativi che di occupazione.

Per questo, escludere i pubblici esercizi dalla reintroduzione dei voucher è un fatto inspiegabile. In Trentino i voucher hanno dimostrato di essere uno strumento utile e vantaggioso sia per le aziende che per i lavoratori.

Il vantaggio, infatti, è quello di corrispondere in modo semplice, corretto e veloce ai picchi della domanda dell’offerta che il turismo, per sua stessa natura, impone. Praticamente tutte le aziende del nostro settore che svolgono la loro attività in un contesto turistico, infatti, hanno la necessità di far fronte in maniera veloce alle “emergenze” che costringono ad aumentare l’organico.

I limiti dei voucher, benché perfettibili, costituiscono una garanzia contro un uso distorto o, peggio, contro un abuso incontrollato. Se prevista per gli alberghi, quindi, la loro reintroduzione va necessariamente estesa anche alle aziende della somministrazione di alimenti e bevande, intrattenimento e svago».

«L’intento – spiega Buratti – è senz’altro condivisibile: ridurre la precarietà ed aumentare l’attrattività del lavoro nel nostro settore è un obiettivo che come Fipe del Trentino ci siamo posti da molti anni. Solo garantendo continuità e stabilità all’occupazione nel turismo, infatti, possiamo pensare di far crescere professionalità e attrattività per questa attività. E rendere attrattivo il turismo significa investire su uno dei settori che in Italia e anche in Trentino ha le maggiori prospettive di crescita».

«Così si penalizza ancora di più l’attrattività italiana – commenta Marco Fontanari – già fin troppo stritolata tra tasse e concorrenza sleale. Va assolutamente rivista la decisione di prevedere l’utilizzo dei voucher soltanto per il settore della ricettività (e dell’agricoltura), escludendo un settore che, in Italia, rappresenta l’82% del turismo, il 73% dell’occupazione e genera 30 miliardi di fatturato all’anno. Non comprendiamo perché i ristoranti siano esclusi dalla possibilità di utilizzare i nuovi voucher.

A fianco delle altre disposizioni previste nel Decreto Dignità (vale a dire le restrizioni riguardanti i contratti a termine), la decisione del Governo rappresenta un colpo durissimo al nostro settore, già penalizzato da incrementi a doppia cifra di tasse e tributi (come la Tari) e da una concorrenza non regolamentata e sempre più aggressiva, come il fenomeno degli home restaurant e quello del business travestito da sagre, fiere e circoli vari.

«Il turismo – prosegue Fontanari – e in particolare la ristorazione italiana rappresenta un vanto e un forte fattore di attrattività a livello internazionale, ma anche interno: anche negli anni della crisi il nostro settore ha saputo contenere gli effetti negativi e, in molti casi, ha assunto anche un ruolo anticongiunturale di spinta dell’economia.

Penalizzarlo come fa il Decreto Dignità con l’esclusione inconcepibile dai nuovi voucher significa avere una visione miope e incapace di investire sui reali assetdel nostro Paese. La flessibilità è uno strumento indispensabile per un’attività che deve fare i conti con la stagionalità, ovvero con picchi di lavoro che costringono le imprese a modulare il proprio organico. Se l’intento – condivisibile – è quello di superare la precarietà, si è scelta una strada completamente sbagliata che non corrisponde affatto alla realtà del nostro settore».