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COMITATO PROMOTORE DISTRETTO BIOLOGICO * IL QUESITO DEL REFERENDUM: « VOLETE CHE IL TERRITORIO AGRICOLO DELLA PROVINCIA DI TRENTO REALIZZI I SISTEMI DI PRODUZIONE BIOLOGICI? »

Il Comitato promotore del referendum, che prima di tutto vuole essere un’iniziativa popolare che coinvolga l’intera cittadinanza trentina, ha depositato presso la Presidenza del Consiglio provinciale il quesito lo scorso venerdì. Ora, una commissione deciderà la sua ammissibilità e, successivamente, per portare i trentini a votare si dovranno raccogliere 8 mila firme in tre mesi

Questo il quesito:“Volete che il territorio agricolo della Provincia autonoma di Trento diventi un distretto biologico, per tutelare la salute, l’ambiente e la biodiversità, indirizzando la coltivazione, l’allevamento, la trasformazione, la preparazione alimentare e industriale dei prodotti con i sistemi di produzione biologici”

“Un’impresa assolutamente fattibile se si considerano i benefici in gioco per tutti” dichiara Fabio Giuliani, presidente del Comitato. “Per immaginare un referendum propositivo in grado di porre le basi per creare un distretto biologico su tutto il territorio provinciale, si è dovuti partire raccogliendo le energie di tante associazioni, comitati, gruppi di acquisto solidale ed esperti agricoltori, allevatori e operatori turistici, andando al di là degli schieramenti politici.”

Lo spunto è arrivato dai Verdi trentini, che ora compongono la forza politica Europa Verde, ma il processo avviato è diventato subito della comunità e per la comunità, per chi aspira ad un territorio più protetto, più sano, senza dimenticare lo sviluppo economico. Nella conferenza stampa di lancio, l’obiettivo dichiarato è stato quello di arrivare nei primi mesi del 2020 a una consultazione provinciale. Per questo tipo di consultazione, come anticipato, la norma provinciale prevede la raccolta di almeno 8 mila firme di cittadini elettori. I quali si dovranno pronunciare a favore di una serie di meccanismi per supportare le aziende agricole, e tutti i soggetti che utilizzano il territorio, ad implementare modalità sostenibili e rispettose della bio-diversità. Si pensi, dunque, alle coltivazioni biologiche, agli allevamenti che valorizzano le razze autoctone, alle filiere corte che garantiscono i nostri prodotti a Km zero (coltivati con l’utilizzo di anti-parassitari che dovranno essere “biologici”). “Insomma, un processo che metta al centro il rispetto dell’ambiente e che, allo stesso tempo, lo valorizzi e lo renda ancora più desiderabile” aggiunge Andreas Fernandez, altro membro del Comitato “perché una conversione ecologica è possibile e non esclude uno sviluppo economico in grado di non lasciare indietro nessuno e di continuare a creare ricchezza. Tutto questo in sinergia con l’apparato turistico del Trentino, perché il “bio turismo” si va consolidando come una delle tendenze future.”

Per raggiungere questi obiettivi si devono iniziare a costruire accordi tra istituzioni, aziende, produttori locali e cittadini, per impegnarsi ad una gestione responsabile e sostenibile delle risorse. E i cittadini devono essere in prima fila, come Anna Dallapiccola, la quale ha deciso di far parte del Comitato promotore: “I miei figli vanno ogni giorno allasilo in Alta Valsugana; la struttura è circondata da meleti e ho iniziato a preoccuparmi per la loro salute, visti i tanti prodotti chimici antiparassitari che circolano”.