La chiusura dell’autostrada A11 Firenze-Pisa Nord per la presenza eccessiva di animali selvatici è la conferma di una emergenza nazionale che in Italia causa diecimila incidenti stradali all’anno con 13 morti nei primi nove mesi del 2019 secondo l’Asap mentre nelle campagne sono stimati danni in almeno 200 milioni alle colture, senza contare i rischi per la salute provocati dalla diffusione di malattie di animali che razzolano sempre piu’ spesso tra i rifiuti delle città. E’ quanto afferma la Coldiretti in rifermento alla chiusura dell’autostrada A11 Firenze-Pisa Nord per circa 25 chilometri tra Prato Ovest e Montecatini Terme (Pistoia) cosi’ come disposto dalla prefettura di Pistoia su richiesta della Regione Toscana per catturare numerosi animali selvatici presenti nella zona, in particolare cinghiali, ma anche caprioli.

E’ la conferma dell’enormità di un fenomeno che ha raggiunto livelli insopportabili, non solo per le aziende agricole, che vedono i loro raccolti razziati, dagli attacchi ai vigneti nel Chianti e in tutta la provincia di Firenze, a Prato e Pistoia. la situazione è diventata – sostiene la Coldiretti – diventata insostenibile e si calcola che Il numero di animali selvatici siano raddoppiato negli ultimi dieci anni e che solo in Toscana siano presenti 250mila cinghiali, 200mila caprioli, 12mila daini, 4mila cervi e 3mila mufloni

E’ in realtà – continua la Coldiretti – un’emergenza su tutto il territorio nazionale dove si contano 2 milioni di cinghiali che stanno provocando l’abbandono delle aree interne, problemi sociali, economici e ambientali con inevitabili riflessi sul paesaggio e sulle produzioni con le incursioni dei cinghiali che sono arrivati anche all’interno delle città minacciando la sicurezza delle persone. Il numero di incidenti gravi con morti o feriti per colpa di animali è aumentato del 81% sulle strade provinciali nel periodo 2010-2018 secondo l’analisi Coldiretti su dati del rapporto Aci Istat. Un rischio la sicurezza e la salute degli automobilisti e che – secondo l’indagine Coldiretti/Ixè – porta 3 italiani su 4 (72,7%) a considerare un pericolo per la circolazione sui quasi 850mila chilometri di strade e autostrade italiane la presenza di animali selvatici

La proliferazione senza freni degli animali selvatici – continua la Coldiretti – sta mettendo anche a rischio l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali. Studi ed esperienze relative all’elevata densità dei cinghiali in aree di elevato pregio naturalistico hanno mostrato notevoli criticità in particolare per quanto riguarda il rapporto tra crescita della popolazione dei selvatici e vegetazione forestale. Proprio le modalità di ricerca di cibo attraverso una cospicua attività di scavo ben visibile sui campi coltivati provoca, infatti, anche su superfici naturali – spiega la Coldiretti – notevoli danni alla biodiversità.

Serve un piano straordinario per garantire la sicurezza nelle città e nelle campagne secondo la Coldiretti che ha presentato un pacchetto di proposte nella manifestazione nazionale in Piazza Montecitorio lo scorso giovedi 7 novembre con l’adesione di centinaia di Sindaci, dei sindacati Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil e delle associazioni dell’ambientalismo e dei consumatori come Symbola, Terranostra, Federparchi, Federconsumatori, Codacons, Adusbef, Centro Consumatori Italia, Aiab, Associazione per l’agricoltura biodinamica e Legambiente che ha condiviso le preoccupazioni alla base dell’iniziativa.

Ai rappresentanti del Governo e del Parlamento di tutti gli schieramenti presenti il presidente della Coldiretti Ettore Prandini ha illustrato un pacchetto di misure da tradurre in un emendamento alla legge di Bilancio finalizzato a semplificare le norme che consentano alle regioni di mettere a punto piani per il contenimento dei cinghiali e della fauna selvatica. La norma che assegna la competenza alle Regioni – secondo il presidente di Coldiretti – è fondamentale per dare certezze alle imprese agricole e garantire il futuro agli agricoltori. Si deve andare oltre alla caccia per dare risposte strutturali che consentano di ripristinare l’equilibrio ambientale che è stato visibilmente compromesso anche con l’intervento di personale specializzato. Apprezziamo gli impegni assunti dai parlamentari di tutti gli schieramenti – ha concluso Prandini – nel sottolineare pero’ che se le commissioni parlamentari, dall’Agricoltura all’ambiente e alle Finanze, non voteranno il provvedimento torneremo in piazza ma questa volta non in modo così pacifico perché “siamo esasperati”.