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CODACONS * TIK TOK: « ABBIAMO CHIESTO AL GARANTE DELLA PRIVACY DI INNALZARE IL LIMITE DI 16 ANNI PER ISCRIVERSI AI SOCIAL »

A partire dal 9 febbraio Tik Tok sta chiedendo ai propri iscritti di confermare l’età, una misura adottata a seguito delle iniziative intraprese dal Garante della Privacy per mettere una stretta ai profili degli under 13, ma che tuttavia non sembra sufficiente a tutelare adeguatamente i minori.

Il Codacons, attraverso finti profili appositamente creati, procederà a verificare l’efficacia dei provvedimenti annunciati da Tik Tok, per capire se il social sia effettivamente in grado di limitare l’accesso ai minori di anni 13.

Intanto l’associazione ha presentato una istanza al Garante della Privacy in cui, ritenendo del tutto insufficienti gli impegni assunti dall’azienda cinese, e considerati i rischi derivanti da un accesso incontrollato dei minori alle piattaforme social, come dimostrato dagli ultimi gravi fatti di cronaca, chiede l’innalzamento a 16 anni del limite minimo di età per l’iscrizione a tutti i social network.

“Il nuovo Regolamento europeo (GDPR) prevede il divieto di offerta diretta di servizi digitali (quindi iscrizione ai social network e ai servizi di messaggistica) ai minori di 16 anni, a meno che non sia raccolto il consenso dei genitori (occorre accertare che il consenso sia dato dall’esercente la patria potestà) o di chi ne fa le veci. In sostanza il GDPR introduce una deroga abbassando il limite dei 18 anni (per l’Italia), limite che non può essere abbassato oltre i 14 anni – scrive il Codacons nell’istanza – Affinché, dunque, il corretto sviluppo psichico del minore possa essere effettivamente tutelato, il Codacons ritiene che il limite di età per l’accesso ai social network debba essere innalzato a 16 anni e che le misure annunciate da Tik Tok non risolveranno alla radice il problema delle iscrizioni al social per gli under-14, né quello degli effetti che tali piattaforme hanno sulla mente e sui comportamenti dei giovanissimi, da cui poi derivano i gravissimi eventi che hanno smosso con urgenza il Garante della Privacy stesso”.