PROVINCIA AUTONOMA TRENTO

Covid-Free (13ma puntata format Tv)

Abbiamo bisogno di comunità. Ne abbiamo necessità urgente, proprio ora, dopo mesi di isolamento e di comunicazioni a distanza, dopo una ripresa dei contatti che è segnata per molti da forti timori e molta prudenza a cui fanno da contraltare tante persone pervase da un desiderio di buttarsi tutto alle spalle, come nulla fosse accaduto.

Eppure è accaduto qualcosa di molto significativo, che ha aumentato le distanze non solo sociali, ma soprattutto quelle concrete, in termini di aspettative, di possibilità, di lavoro, di reddito, di inclusione.

Lo scorso anno abbiamo messo al centro della settimana le solitudini; avevamo l’ambiziosa idea di interrogarci e provare a prospettare idee su come prendersi cura di questa dimensione, che spezza legami, atomizza il corpo sociale, sfibra la comunità.

La pandemia ha enfatizzato in molti casi questa condizione; ma ha anche messo in luce persone, associazioni, lavoratori, volontari capaci di prendersi cura, farsi carico, sacrificarsi per un’ideale di umanità, di comunità. Ci ha insegnato che nessuno si salva da solo.

Ci ha insegnato che l’altro è parte costitutiva della mia stessa libertà. E’ emersa un’idea di fratellanza come fatto non di sangue o di stirpe, ma come sentimento profondamente umano dell’essere sempre in relazione con l’altro. La pandemia, il virus ci hanno insegnato l’importanza insostituibile della relazione, del rapporto, di sentirsi comunità.

Una lezione che non va dimenticata.

Abbiamo capito tutti di aver bisogno di una comunità pensante, riflessiva, sapiente, tollerante e attenta. Di una comunità di persone che sappiano prendersi cura di se stesse e degli altri.

A partire da questa riflessione CNCA, Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza del Trentino Alto Adige propone la sua Settimana dell’accoglienza, la sesta, consapevole delle difficoltà nella organizzazione e gestione degli eventi che in essa sono contenuti, ma allo stesso tempo convinta che mantenere nonostante tutto l’appuntamento sia davvero importante.

E’ importante infatti in questo delicato momento riaffermare i valori e le pratiche che la Settimana promuove ed evidenziare il ruolo fondamentale che le reti solidali, formali e informali, hanno avuto e stanno avendo in questa fase di emergenza per garantire coesione sociale e attenzione ai più fragili.

E’ importante porre all’attenzione di tutti l’urgenza di ritessere fili, relazioni, legami, connessioni e provare a ripartire, per un nuovo modo di stare insieme, di contare e contarci, di guardare alle persone come soggetti portatori di diritti inalienabili e non come consumatori, come cittadini responsabili e non come individui alla ricerca del proprio particolare. Di prendersi cura di se stessi, degli altri, del bene pubblico, in altre parole della qualità complessiva della vita. Parole come relazione, spazi di vita, salute e ambiente sono parole chiave per ridare un senso, un significato al nostro vivere collettivo, e sono anche le parole chiave della nostra settimana.

Relazioni come fattore determinante per una comunità che sappia riconoscere il valore di ciascuno e sia accogliente con tutti, sia capace di valorizzare quanto di straordinario è stato fatto in questi mesi da moltissime persone nel campo sanitario, educativo, dell’assistenza, dei servizi essenziali, del volontariato e farne tesoro.

Queste trame che si sono materializzate nell’emergenza devono rimanere, devono essere accresciute, devono essere lo stimolo per comprendere quanto la vita di una comunità è dipendente dall’impegno, dal coraggio, dal senso forte di appartenenza. Quando le persone vivono relazioni positive di scambio, si modifica il significato stesso che esse attribuiscono alla loro condizione. Molte barriere, minacce, paure, identificazione di nemici, difficoltà, inadeguatezze, insoddisfazioni che logorano le persone in tutti i loro ambienti di vita, sono socialmente costruite, nascono dal modo di agire e di vedere la realtà che si sono affermati in una determinata comunità.
Occorre ri-creare quindi spazi di vita ove le relazioni fra le persone possano realizzarsi. Spazi di socialità, di incontro, di scambio, di espressione culturale, di creatività.

Questi spazi chiedono di essere profondamente ridisegnati e resi significativi, con una visione politica e sociale che sappia ri-connettere, coinvolgere attori pubblici e privati, scuole e territorio, associazioni e istituzioni. Una comunità che cresce nell’agorà, nella piazza, nel confronto. Una piazza reale, non quella virtuale dei social, una piazza diffusa e non solo vissuta nel salotto buono dei centri storici. Non è utopia, è condizione per ridisegnare una nuova modalità di stare assieme. La riconfermata sindaca di Parigi ne ha fatto programma elettorale e su questo ha vinto.

La “città del quarto d’ora”, la città dove ognuno nel raggio di 15 minuti abbia la possibilità di lavorare, imparare, fare la spesa, condividere, stare all’aria aperta, acculturarsi e spendersi nel sociale, farsi curare, fare esercizio fisico. Non sulle paure, non sulle chiusure, non sulla differenziazione, sulla diffidenza, ma sull’inclusione, sullo scambio, sulla reinvenzione di una qualità urbana che metta al centro le persone e non gli interessi, i bisogni e non gli affari.

Vogliamo ragionare su questo, sulla necessità di prendersi cura soprattutto delle periferie, urbane e di valle, di ripensare alle persone che le abitano, alle loro problematiche, alle loro necessità.

Fra le quali c’è sicuramente la salute, diritto fondamentale dell’individuo, che deve essere garantito a tutti (cittadini italiani e stranieri) e interesse della collettività. Come sta scritto nell’art. 32 della Costituzione. Salute intesa “non come semplice assenza di malattia, ma come stato di completo benessere fisico e psichico”. La giurisprudenza ha iniziato a considerare il diritto a un ambiente salubre come premessa necessaria per rendere effettivo il diritto alla salute. Garantire la salute e la qualità dell’ambiente è garantire la tenuta di una comunità. Sono elementi che si intrecciano e che vedono le realtà di CNCA muoversi con una visione di prospettiva e con una dimensione di concreta presa in carico.

Riconosciuta pochi giorni fa anche con un premio per quanto fatto in questa fase della pandemia, ma che non rappresenta un’eccezione ma la regola di associazioni e cooperative che hanno ben presente il legame tra diseguaglianze sociali e diseguaglianze della salute; tra interventi di sola medicalizzazione e la necessità di un sistema di relazioni che sgretolino il muro di solitudine e povertà; tra la distanza dei protocolli e la prossimità. Spesso è proprio l’accompagnamento a fare la differenza in molte situazioni: rende cioè possibile la cura.

E hanno ben presente i gruppi di CNCA anche la sfida grandissima che riguarda l’ambiente, da quello globale, a quello del proprio microcosmo, come condizione necessaria, indispensabile per favorire uno sviluppo di comunità e una qualità del benessere.

La Settimana dell’Accoglienza del 2020, con i limiti nostri e quelli imposti dalle necessarie regole, va nella direzione di costruire occasioni di riflessione complessiva sulla fase che stiamo vivendo, sul futuro prossimo, ma anche su quello a lungo termine. Occasioni anche per costruire reti, valorizzando tutto ciò che di notevole e straordinario in questi mesi è stato messo in campo; per elaborare progetti che vadano nella direzione di una comunità che sia cooperativa, solidale, responsabile, ecologica, aperta. Altrimenti come dice Piero Piro su Vita, non sarà.

Una comunità in definitiva che si assume il compito di costruire relazioni, spazi, qualità della vita, con singoli, associazioni, gruppi, istituzioni di base che si prendono cura di se stesse e degli altri, contrastando la deriva individualistica, la rottura delle relazioni, la conflittualità micro e macro, il fastidio di occuparsi del bene pubblico.
Su questo vogliamo interrogarci, di questo vogliamo discutere, cercando proposte , alleanze, entusiasmi.

Siamo “idealisti concreti”, o “sognatori con i piedi nel fango”, come ama dire l’ex presidente nazionale di CNCA Armando Zappolini. Altrimenti non saremmo qui.